Daniel Boone, l’avventura di un uomo solitario

A cura di Paolo Secondini

Daniel Boone
Nato a Bercks County, in Pennsylvania, il 2 novembre 1734, Daniel Boone divenne famoso, già negli anni della giovinezza, per la sua straordinaria abilità nella caccia, che iniziò a praticare in maniera sistematica nelle praterie e sui monti del North Carolina (dove si era trasferito con la famiglia nel 1751), popolati di orsi, scoiattoli, castori e altri animali.
Instancabile camminatore, copriva ogni giorno grandi distanze, inseguendo con astuzia e ostinazione – il lungo fucile tra le mani – le sue prede. Quando alla fine riusciva a raggiungerle oppure a stanarle, per esse non c’era nessuna possibilità di salvezza: la mira di Boone era praticamente infallibile. La carne della selvaggina gli forniva un alimento sicuro, nutriente, mentre con la pelle confezionava indumenti alla maniera degli indiani: calzoni e giubbe, copricapi e stivali.
Per alcuni anni Boone visse in completa solitudine o, tutt’al più, in compagnia di un cane che, senza mai stancarsi, lo seguiva dappertutto, specialmente durante la caccia nei mesi invernali.
Un altro ritratto di Daniel Boone
Di solito in primavera attendeva alla coltivazione del mais, il cui raccolto, oltre alle pelli, vendeva in autunno a mercanti di passaggio o direttamente agli empori di paese, dove ogni tanto si recava con il carro.
Ma il contatto con i suoi simili durava assai poco. Tutte le volte, infatti, sembrava aver fretta di tornarsene sulle montagne o nelle praterie, dove, sebbene di rado, incontrava altri cacciatori, come lui abituati a una vita dura e disagiata, ma libera e piena di avventure.
Con alcuni di essi – tra cui un commerciante, tale John Findley – stabilì, poco più che trentenne, rapporti di amicizia e decise di spostarsi verso Ovest, fino al Kentucky.
Attraverso il passo di Cumberland, scoperto nel 1750 da Thomas Walker e situato nei monti Appalachi, raggiunsero una regione ubertosa, a tratti coperta di vaste foreste. Proprio in una di queste, Daniel Boone visse per oltre due anni, dopo che i propri compagni fecero ritorno, probabilmente sentendone la nostalgia, ai luoghi d’origine.
Rimasto solo, si diede a esplorare i vasti territori circostanti, ricchi di fertili pianure, attraversati da numerosi corsi d’acqua (proprio sulla sponda di uno di questi fonderà, nel 1775, Boonesborough).


A cavallo e in esplorazione

Continuò a cacciare e a vivere semplicemente, come aveva sempre fatto, accontentandosi dell’essenziale. Il Kentucky si rivelò popolato di molta selvaggina – specialmente bufali, cervi e tacchini selvatici –, come anche di indiani shawnee, con i quali ben presto venne a contatto.
Superata l’ostilità iniziale, Boone mostrò simpatia per i nativi del luogo, tanto da essere accolto in una delle loro tribù e, addirittura, adottato come figlio dal capo Blackfish, che gli diede il nome di Grossa Tartaruga. Degli indiani, tra i quali rimase per un po’ di tempo, conobbe debitamente usi e costumi. Il loro modo di vivere semplice e genuino fortificò in lui l’amore e il rispetto per la natura.
Ma non sempre gli shawnee, per lo meno quelli appartenenti ad altre tribù, furono benevoli verso di lui.


Daniel Boone riscatta la sua giovane figlia Jemima

Un mattino, mentre era a caccia, ebbe la sfortuna di imbattersi in un gruppo di indiani bellicosi, che non esitarono ad attaccarlo soltanto perché era un bianco. Seriamente in pericolo, Daniel Boone si diede a una fuga precipitosa, interrotta all’improvviso da un pauroso precipizio, sull’orlo del quale venne a trovarsi. Gettò lo sguardo verso il basso dove scorreva, tra sponde diritte, un fiume maestoso, la cui superficie scintillava sotto i raggi del sole. Era un salto di una ventina di metri, un salto che sarebbe potuto risultare fatale, ma che egli non esitò a fare quando avvertì vicinissime le urla degli inseguitori. Riuscì in tal modo a mettersi in salvo.
Visse momenti drammatici in altre circostanze, come quando, per non essere ucciso, fu costretto a cedere agli indiani tutte le sue pelli e il suo denaro, o quando ancora, con trepidante angoscia, riuscì a liberare sua figlia e altre ragazze bianche, catturate da alcuni spietati guerrieri cherokee.


Boone e i suoi in vista del Kentucky

Il coraggio, la praticità, la determinazione, uniti a una salute di ferro, permisero a Daniel Boone di vivere fino alla veneranda età di ottantacinque anni. Morì infatti il 26 settembre 1820, a St Charles County, nel Missouri.
Le sue ultime parole, al momento di rendere l’ultimo respiro, furono le seguenti: «Ecco, me ne sto andando. Il mio tempo, ormai, volge al termine.»
Si concludeva così la lunga avventura di un uomo vissuto, per quasi l’intera esistenza, a contatto con la natura forte e selvaggia, come forte e selvaggio, per certi aspetti, furono il cuore e lo spirito di Boone.

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