Gli indiani Wampanoag ed uno strano “ringraziamento”

Un grazie a Andrea Chiodi

Era l’undici novembre del 1620 quando il galeone “Mayflower” approdò nella baia di Cape Cod con a bordo oltre un centinaio di emigranti, perlopiù puritani, i cosiddetti “Padri Pellegrini”, che erano salpati da Plymouth. Ogni quarto giovedì di novembre negli Stati Uniti d’America si festeggia il “Thanksgiving Day”, ossia la “Festa del Ringraziamento”, che è, probabilmente, la celebrazione più tradizionale e sentita di quella nazione.
Nelle rappresentazioni si rievoca anche la partecipazione alla festa degli indiani Wampanoag che avevano assistito ed aiutato i puritani a superare il primo durissimo inverno sul nuovo continente e gli avevano insegnato anche come coltivare le piante tipiche del nuovo mondo, oltre ad averli riforniti dei prodotti di quella terra. Nelle rievocazioni si vedono i buoni Padri Pellegrini invitare i Wampanoag e questi partecipare alla festa portando con se cacciagione e, in buona evidenza, i tacchini. In queste festose rievocazioni non viene mai raccontato il destino toccato a quegli amichevoli indiani e anche i libri di storia sono avari di parole circa gli avvenimenti successivi.
Nel 1620 una nave inglese, la Mayflower, con a bordo un centinaio di profughi puritani, attraversò l’Atlantico e seppur diretta in Virginia, approdò alla fine nella baia di Cape Cod. Il primo inverno fu durissimo per i nuovi arrivati: era troppo tardi per seminare ed avere un raccolto e senza del cibo fresco metà della colonia morì di fame o per malattie.


Il Mayflower impegnato nella navigazione

Quando i padri pellegrini giunsero nel New England non trovarono una terra disabitata, ma ne trovarono una occupata da varie tribù indiane alcune delle quali avevano già avuto scontri armati con i soldati inglesi. Una delle tribù più potenti della zona in cui sbarcarono i padri pellegrini era quella dei Wampanoag, indiani conosciuti anche come Pokanoket.
Il nome Wampanoag significa “Popolo dell’est” o “Popolo dell’alba” essendo composto da due parole in lingua Algonquiana: “wampa”, che significa aurora, e “noag”, che significa popolo. Questi indiani vivevano lungo le estreme propaggini della costa est ed erano i primi a vedere ogni giorno il sorgere del sole. La Festa del Ringraziamento, benchè ufficialmente istituita molto tempo dopo, si rifà ad un episodio effettivamente accaduto. L’inverno del 1620 fu molto duro per gli emigranti e la piccola comunità potè sopravvivere solo grazie alla generosa ospitalità ed all’aiuto dei Wampanoag ed ad uno degli ultimi Pawtuxet rimasti, un certo Squanto (Tisquantum), che è rimasto nelle cronache storiche relative a quegli anni. Squanto, nonostante la sua tribù fosse stata decimata dai soldati inglesi, si prese cura di quei civili e insegnò loro a cacciare, pescare, coltivare il mais e li sfamò con i prodotti della sua terra. Fece anche da mediatore con la potente tribù dei Wampanoag, guidata da capo Massasoit.


La comunità dei Padri Pellegrini ringrazia i Wampanoag

Per celebrare la buona sorte e ringraziare del primo raccolto, i pellegrini organizzarono una festa alla quale, in realtà non erano stati invitati né Squanto, né altri indiani con l’eccezione del capo Wampanoag, Massasoit, che si presentò accompagnato da più di cinquanta guerrieri per testimoniare la potenza della sua tribù.
Massasoit e gli inglesi sottoscrissero in breve tempo un trattato di pace e di alleanza. In base a questo trattato i Wampanoag si impegnavano a non aggredire i pellegrini e se qualche indiano avesse commesso dei crimini contro questi, Massasoit si impegnava a consegnare il colpevole perché fosse punito. Venne anche sottoscritto un trattato di mutua alleanza in base al quale se uno dei due gruppi fosse stato ingiustamente aggredito da nemici esterni, l’altro sarebbe intervenuto in sua difesa. Inoltre si convenne che durante gli scambi commerciali non venissero portate con sé armi. Nel 1621 Edward Winslow, leader dei pellegrini e, successivamente, governatore di Plymouth, descriveva così capo Massasoit: “Di corporatura vigorosa, era nel fiore degli anni, corpo atletico, espressione solenne e di poche parole. Il suo abbigliamento differiva ben poco da quello dei suoi sudditi, solo per una collana di perle d’ osso intorno il collo da cui pendeva sulle spalle una piccola borsa di tabacco che usava per offrire; il suo viso era dipinto con un pesante colore rosso e sia la testa che il viso erano cosparsi di olio. Tutti i suoi sudditi avevano i visi ornati pitture parzialmente o completamente con pitture alcune di colore nero, altre con rosso o giallo ed alcuni portano pitture bianche, alcuni erano coperti con pelli, altri erano nudi, ma tutti alti, forti, tutti uomini di notevole corporatura.”
Simile la descrizione di Massasoit in una lettera del settembre del 1623 di Emmanual Altham, uomo d’ affari inglese che visitò le colonie: “Vorrei aggiungere qualcosa sulla statura di Massasoit. E’ un uomo come non si è mai visto in questa regione ed è molto coraggioso, molto acuto per un selvaggio, indossa, come tutti i suoi uomini, solo una pelle di lupo sulle spalle; sulla vita è cinto da collane.”


Le terre dei Wampanoag in cui si insediarono i Padri Pellegrini

Le descrizioni sopra riportate mostrano quanto i coloni fossero colpiti dall’aspetto degli indiani. Forte dell’amicizia con i Wampanoag la piccola colonia potè prosperare e diventare forte. Hobbamock, consigliere di capo Massasoit, si trasferì a Plymouth con la sua famiglia come ambasciatore del suo popolo presso i bianchi.
Per tutto il periodo della sua lunga vita e fino alla morte avvenuta intorno al 1660, Massasoit riuscì a mantenere l’alleanza con gli inglesi basandola sul commercio, ma il prezzo via via crescente da sopportare era rappresentato dalle incursioni nei suoi territori, man mano che la colonia si allargava, ed una certa interferenza negli affari politici della sua nazione.
Questa situazione di contrasti tra indiani e coloni si accrebbe quando a Massasoit successe il figlio Wamsutta (anche conosciuto con il nome di Re Alessandro). Ai contrasti legati al possesso delle terre si aggiunse la crisi nel commercio delle pelli, che erano uno dei principali beni scambiati tra indiani e coloni. Come conseguenza Wamsutta iniziò una politica estera più indipendente, infittendo le relazioni con i coloni del Connecticut, una colonia inglese sorta intorno al 1630 in un territorio ove erano insediamenti olandesi che furono ben presto assorbiti. Il Connecticut era la zona intorno alla foce del fiume omonimo e quindi posta a sud ovest rispetto la Massachusetts Bay Colony fondata dai padri pellegrini. Questa sorta di riaffermata indipendenza irritò le autorità della colonia del Massachussets che, evidentemente, avevano perso il riguardo ed il timore (per non parlare della riconoscenza) che i loro padri quarant’anni prima avevano nutrito per gli allora potenti Wampanoag. Ora i potenti erano i coloni e così ingiunsero a Wamsutta di presentarsi presso le autorità della colonia. Il giovane capo indiano, sospettoso riguardo le reali intenzioni degli inglesi, rifiutò di presentarsi e fu quindi forzatamente costretto a recorsi a Plymouth da una banda di uomini armati.


Re Alessandro dei Wampanoag

Pochissimi giorni dopo gli uomini di Wamsutta riportarono a casa il corpo del loro capo morto: stranamente, subito dopo essere stato interrogato dalle autorità della colonia, il capo indiano si era ammalato ed era improvvisamente morto. Gli successe il fratello Metacom, chiamato dagli inglesi re Filippo. I Wampanoag e Metacom si convinsero che Wamsutta era stato avvelenato, ovviamente, se questo fu, non vi sono testimonianze da parte inglese.
Dopo il sospetto assassinio di Wamsutta, i Wampanoag e capo Metacom mantennero per ancora alcuni anni la pace con gli inglesi, ma ormai i coloni si appropriavano di sempre più terre e cresceva lo scontento tra gli indiani. C’era intanto anche un’ altro modo di soggiogare gli indiani: il Reverendo John Eliot verso la fine degli anni 50 completò la traduzione della Bibbia in Algonquiano il ceppo linguistico al quale la gran parte delle tribù del nord est appartenevano. Eliot fondò le “praying towns”, nelle quali gli indiani convertiti al cristianesimo potevano vivere. Mentre ci si aspettava che i nativi abbandonassero tutte le loro tradizioni e la loro cultura, (e, non incidentalmente, le loro terre), e adottassero il modello di vita dei bianchi, essi erano comunque tenuti segregati dai bianchi in questi piccoli villaggi.


Wampanoag al lavoro

La maggior parte dei nativi scelsero di stare ben lontani da queste “praying towns” e di rimanere “selvaggi”.
Nel 1671 il governo di Plymouth, preoccupato della crescente irritazione degli indiani contro gli sconfinamenti dei coloni, tentò di costringere gli indiani a consegnare le armi da fuoco. La risposta non fu positiva e anzi, la richiesta aumentò i sospetti di Metacom ed anche di alcuni delle tribù tradizionalmente nemiche, i Narragansett, i Pequot e i Mohegan del sud. Inoltre Metacom fece notare che erano i puritani ad invadere le terre dei Wampanoag ed a rubare i loro raccolti. Negli anni successivi le tensioni crebbero, indiani e Puritani furono uccisi durante scaramucce. Più i coloni tentavano di invadere le terre, più gli indiani opponevano resistenza.
La scintilla che innescò la “guerra di Re Filippo”, scoccò nel gennaio del 1675, quando un indiano di nome John Sassamon, ex collaboratore di Metacom e che era diventato cristiano, denunciò alle autorità che il re stava facendo progetti per combattere gli inglesi. Le accuse di Sassamon non furono provate, ma poco tempo dopo il suo corpo trovato sotto uno stagno ghiacciato.


I Wampanoag a confronto con i bianchi

Dalla testimonianza di un indiano, la colonia di Plymouth arrestò tre Wampanoag e li condannò all’impiccagione per l’assassinio di John Sassamon. L’esecuzione avvenne l’8 giugno 1675 a Plymouth. Questo atto era una palese violazione dei trattati in quanto la giustizia per i loro affari interni doveva essere amministrata autonomamente dagli indiani. I Wampanoag presero come un insulto ed una arrogante interferenza nei loro affari interni la condanna della corte inglese, un atto che voleva essere un chiaro attentato alla loro indipendenza. In risposta, il 20 giugno, un drappello di Pokanoket, una tribù alleata, probabilmente senza l’approvazione di Filippo, assaltò molte casa coloniche isolate a Swansea in Massachusetts. Posero sotto assedio la città che distrussero poi cinque giorni dopo.
Per tutto il 1675 le forze indiane ebbero il sopravvento. Ad un certo punto tra i puritani si parlò anche di un possibile rientro in Inghilterra, ma col tempo i nativi cominciarono a scarseggiare di cibo e furono anche attaccati da tribù rivali che si allearono con gli inglesi. Nel gennaio del 1676 Metacom – Filippo viaggiò verso ovest fino al territorio dei Mohawk cercando un’ alleanza che non riuscì ad ottenere.


La morte di un famoso capo Wampanoag

Anche le speranze di ottenere approvvigionamenti dai francesi del Canada a nord, non si realizzarono. Alla fine la guerra di attrito e di terra bruciata logorò senza speranza le forze indiane. Nell’ agosto del 1676 Wetamoo vedova di Wamsutta, fratello di Re Filippo, morì annegata nel fiume Taunton, mentre cercava di sottrarsi alla cattura degli Inglesi. Il suo cadavere venne recuperato, denudato ed oltraggiato, la testa fu staccata dal busto e infissa su una picca per essere mostrata ai Pellirosse che si erano già arresi. Il 12 agosto 1676, in seguito alla delazione di un indiano, i soldati circondarono la palude dove si nascondeva re Filippo, ormai quasi abbandonato da tutti i suoi guerrieri. Un colpo di moschetto sparato da Alderman, un indiano traditore al servizio del capitano Church, pose fine alla libertà e alla vita di re Metacomet, che aveva meno di 40 anni. Il suo corpo venne squartato e decapitato e la testa fu inviata dapprima a Plymouth e quindi a Boston, per essere esibita come trofeo.La guerra era costanta ai puritani inglesi circa 900 caduti, ma una gran parte dei Wampanoag era stata massacrata, i sopravvissuti furono venduti come schiavi. I Narragansett, i Podunk, i Nipmuck furono anch’essi virtualmente eliminati.
In poco più di 50 anni (appena 50 anni!) dal giorno dell’approdo a Plymouth, i puritani avevano cancellato un’espressione culturale ed una civiltà che aveva caratterizzato quelle terre per migliaia di anni.

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