Gli Osage in visita nella vecchia Europa

A cura di Pietro Costantini

Circa la presenza di nativi americani in visita in Europa, la storia degli Osage riporta due episodi ben precisi.
Uno è del 1725.
Etienne Veniard, signore di Bourgmont, comandante di Fort Detroit, nell’autunno 1724 era stato incaricato dal governo francese di portare a termine due missioni: stipulare un trattato di alleanza con i Padouca (Comanches) e poi portare in Francia alcuni capi delle principali tribù perché potessero avere idea della potenza dei Francesi.
Conclusa l’alleanza con i Padouca, Bourgmont poté dedicarsi alla seconda parte della sua missione. Il 15 dicembre 1724 venne tenuto un grande Consiglio intertribale, nel quale Bourgmont espose i suoi progetti ai capi indiani riuniti.
Gli Oto rifiutarono di inviare in Francia alcun guerriero.
Gli Osage entrarono in crisi con i loro principi religiosi: coloro che sarebbero stati inviati in Francia si sarebbero trovati in una posizione ben più precaria di un guerriero solo in battaglia: in guerra sarebbero stati sotto lo sguardo benigno di Wah’kon-Tah finché avessero avuto con sé il Fagotto del Falco Sacro e il piccolo scudo-feticcio rosso appeso al collo a copertura del petto, e avessero intonato i canti a Nonno Sole, i Canti del Corvo e i Canti del Lupo.
Ma lontani dalle Grandi Acque (Mississippi), dalle Acque Fumanti (Missouri) e dalle Acque Rosse (Arkansas), i nemici Caddo avrebbero avuto il loro stesso potere e avrebbero potuto intonare il Canto di Morte. Ma tutti provavano un certo conforto nel fatto che anche il figlio meticcio di Bourgmont era stato in Francia e ne era tornato sano e salvo. In fondo anche i Folte Sopracciglia (i Francesi) stessi avevano fatto più volte quel viaggio.
Il grande capo True Eagle
Inizialmente furono scelti quattro Osage, cinque Missouri e quattro Illinois ma, giunti a New Orleans dopo il lungo viaggio sul Mississippi, Bourgmont scoprì che i fondi per la spedizione erano stati tagliati dalla Compagnia delle Indie, e fu costretto a scegliere un solo delegato per tribù. I prescelti furono: Chicague, capo degli Illinois Metchegami, la figlia del Grande Capo Missouri, e un anonimo Osage.
La piccola delegazione arrivò in Francia il 20 settembre 1725. Intorno ad essa si sviluppò un grande interesse, specialmente da parte di nobili e cortigiani sempre in cerca di novità esotiche. Anche i direttori della Compagnia delle Indie incontrarono Bourgmont e il gruppetto di “sauvages”. C’era anche il duca di Borbone, primo ministro subentrato al deceduto Filippo d’Orlèans nella reggenza per il giovane Luigi XV, appena tredicenne. Chi tornava dal nord America in Francia riportava in patria una profusione di storie romantiche e avventurose: i “Pellerossa” avevano dunque assunto nell’immaginario europeo, specie francese, una connotazione molto romantica. Gli Indiani e la “Principessa” del Missouri furono condotti al Bois de Boulogne e fu loro permesso di catturare un cervo. Furono rivestiti con abiti trapunti d’oro e, con cappelli di piume di struzzo, li si fece danzare al Teatro Italiano. Furono invitati a diversi balli in maschera e le dame francesi tubarono con il capo Chicague e il guerriero Osage. Pare certo che essi ebbero l’opportunità di vedere qualcuna delle migliori camere da letto della capitale…La duchessa d’Orlèans, avendo trovato un nuovo passatempo e una sorta di trastullo nella ragazza Missouri, organizzò il battesimo della “Principessa Indiana” a Notre Dame e le fece addirittura da madrina.
La “Belle Sauvage” ricevette doni dal re e dai membri della corte. Le venne regalato perfino un orologio da caminetto tempestato di diamanti. Anche gli altri due delegati indiani ricevettero doni sontuosi. Infine la duchessa organizzò il matrimonio della “Principessa” del Missouri con il sergente Du Bois, che aveva fatto parte del gruppo di Bourgmont nel Missouri, cosicché ci furono altri regali munifici da parte del re e delle dame di corte.


Rappresentazione settecentesca francese degli Osage

L’altro episodio è del periodo 1827-1830.
Nel 1827, un certo David Delauney, approfittando dell’assenza dell’agente degli Osage, che si trovava a St. Louis, con l’aiuto di un interprete francese si introdusse nella riserva e convinse una dozzina di Osage a compiere un viaggio in Francia. Già cento anni prima, nel 1725, un Osage, una donna Missouri e un Illinois erano stati in Francia al seguito di Bourgmont, ma per scopi “politici”; qui si trattava di mera speculazione. La zattera di Delauney, con un carico di pellicce da vendere a New Orleans o in Francia, scendendo il Missouri fece naufragio nei pressi di St. Louis. Tutti si salvarono a nuoto, e sei degli Osage decisero di averne già avuto abbastanza e tornarono al villaggio. I sei che proseguirono il viaggio erano: Ki-He-Kah Shinkah, Piccolo Capo, di 36 anni; sua moglie Gthe-Do’n-Win, Falco Donna, di 19 anni; Mi-Ho’n-Ga, Sole Sacro, di 18 anni, parente di Falco Donna; Washinka Sabe, Uccello Nero, forse marito di sole Sacro; Mo’n-Sho’n A-Ki-Da Tonkah, Grande-Protettore-della-Terra, di 45 anni, banditore del villaggio, che si faceva chiamare Grande Soldato e che i Francesi chiamavano “L’Orateur”; e infine un guerriero tramandato ai posteri come Minckchatahook, un nome intraducibile per i moderni Osage. Arrivarono a Le Havre il 27 luglio 1827, suscitando un’incredibile curiosità: riuscirono a malapena a lasciare il veliero per raggiungere l’Hotel Hollande, e si dovette assegnare loro una scorta supplementare quando la sera si recarono a teatro in calesse.
A Rouen furono accolti da una folla festante che li accompagnò fino all’Hotel de Léon. A teatro furono ospitati nel palchetto del principe; questi si rivolse alla folla in platea presentando Piccolo Capo come il “Principe del Missouri”. Durante l’intervallo e alla fine dell’opera ricevettero frutta, bicchieri di vino, orecchini, sigari, stoffe e ciondoli. Anche a Parigi ebbero accoglienza trionfale e ricevettero i saluti della folla quando si mostrarono al balcone dell’albergo. Gli uomini avevano acconciature elaborate e tenevano in pugno un tomahawk ornamentale molto decorato. La ragazza che si presentò al pubblico in quell’ occasione indossava tutto ciò che le era stato regalato, e aveva i capelli scuri divisi al centro da una scriminatura, con la linea rossa che rappresentava il sentiero percorso ogni giorno da Nonno Sole dall’alba al tramonto. A Saint Cloud incontrarono il re Carlo X. In ogni più piccolo spostamento venivano seguiti dai giornali francesi e di New Orleans.


Gli Osage all’Opéra de Paris – illustrazione da un quotidiano del 1827

Furono invitati un po’ ovunque, e condotti a teatro tanto spesso che cominciarono ad annoiarsi. Una sera, nel foyer, a causa della folla insistente, Piccolo Capo si arrabbiò e dichiarò che non sarebbe più andato a teatro: era sfuggito alla furia del mare e non voleva finire soffocato là dentro. La gente comprese: la collera di un personaggio nobile era accettabile.
I Francesi rimasero colpiti dal comportamento dei sei Osage: non eccedevano mai nel bere vino e alcolici, e quando incontravano qualche vecchio si alzavano prontamente dicendo “Augh, padre mio” o “madre mia”.
A quanto pare essi erano del tutto ignari del fatto che Delauney facesse pagare il pubblico che li andava a vedere e che, con ogni probabilità, avesse concluso dei contratti con i proprietari dei teatri. Quando a Delauney sembrò che l’interesse verso il “Principe del Missouri” e il suo seguito cominciasse a calare, organizzò una festa straordinaria, con gli Indiani che avrebbero ballato danze selvagge e con l’ascensione di una mongolfiera, con biglietto d’ingresso fissato a cinque franchi. Piccolo Capo espresse il desiderio di volare e vedere la terra dall’alto come un’aquila. Il giorno stabilito per l’ascensione il numero di spettatori paganti era davvero impressionante. Piccolo Capo si mantenne calmo e dignitoso finché entrò nella navicella, dopo di che intonò uno stridulo canto di preghiera che durò per tutto il tempo in cui rimase in aria. Tutti cercavano di sfruttare la novità dei selvaggi Indiani: i negozi vendevano borse decorate con l’immagine dei sei Osage, gli ambulanti si erano messi a vendere bambole indiane, e addirittura forme di pane con fattezze indiane. I parigini rimasero incantati dalle donne Osage, anche se una di loro, Sole Sacro, era visibilmente incinta. Le donne francesi invece parvero parecchio affascinate dai guerrieri. Grande Soldato in seguito rivelò con orgoglio di essersi “sposato” tre volte mentre si trovava in Francia.
Osage – illustrazione francese
Ma l’interesse per i pittoreschi Osage andò calando sempre più, mentre di pari passo aumentavano i debiti che, chissà per quale motivo, Delauney aveva accumulato. Il 10 febbraio 1828, all’Hotel de la Pommelette di Liegi, in Belgio, Sole Sacro diede alla luce due gemelline, che furono battezzate nella chiesa di St. Denis. Una, Maria Theresa Ludovica Clementina Uccello Nero fu adottata da una ricca signora di Liegi e morì l’anno successivo; l’altra, Maria Elizabeth Josepha Julia Carola, restò con Sole Sacro.
Gli Osage furono visti ad Amsterdam, A Dresda, a Francoforte e a Berlino, finché un giorno Delauney li abbandonò. La loro triste vicenda venne riportata dal “Moniteur Universal” il 12 gennaio 1829, in un articolo ripreso da un quotidiano di Monaco, in cui si descrivevano le loro vicissitudini e la miseria in cui erano stati abbandonati. La simpatia e l’umanità dei Francesi si risvegliarono: si mobilitarono in loro favore vescovi, magistrati e nobili. Il grande Lafayette donò loro delle medaglie con la sua effigie e raccolse denaro a loro favore. Per tornare in America dovettero dividersi in due gruppi: Uccello Nero, Sole Sacro e Minckchatahook furono imbarcati su una nave a Bordeaux nell’aprile 1830. Piccolo Capo, Falco donna e Grande Soldato, ai quali si erano aggregati l’interprete e suo figlio, furono soccorsi dal vescovo di Montauban, che li accolse in casa propria e li sfamò finché non riuscì a raccogliere i fondi per farli partire. Mentre stavano per imbarcarsi a Le Havre, furono scoperti da un gruppo di creditori di Delauney, che sequestrarono i bagagli, le medaglie e tutti i doni ricevuti. Sbarcarono a Norfolk, in Virginia, dove furono ospitati da una certa signora Anderson, finché il Ministero della Guerra non riuscì a pagar loro il viaggio di ritorno nel Missouri. Qualche tempo dopo, Lafayette riuscì a recuperare i doni e li rispedì a Sole Sacro e a Grande Soldato. Uccello Nero e Minckchatahook erano morti di vaiolo sulla nave. L’ex banditore del villaggio che si faceva chiamare Gran Soldato si gloriò delle straordinarie esperienze vissute in Francia fino alla fine dei suoi giorni, con la medaglia di Lafayette sempre appesa al collo, onnipresente quando qualche viaggiatore di passaggio chiedeva informazioni.

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