Il fucile Kentucky, un’arma micidiale

A cura di Gualtiero Fabbri

Il nome Kentucky, quindicesimo Stato dell’Unione, deriva dal termine indiano Ken-Tak-I, il cui significato parrebbe essere “regioni oscure”. Agli inizi del XVIII secolo, attorno al 1710-1720, diversi armaioli quasi tutti provenienti dal Centro Europa, Germania, Austria, Svizzera, Tirolo, emigrarono nel nuovo mondo e si stabilirono a Lancaster, in Pennsylvania, e laggiù ricominciarono a lavorare, ossia a costruire armi. Ovviamente, si basarono sulle armi dei loro luoghi di origine e l’arma principale dei cacciatori di grosse prede dell’Europa Centrale era lo Jaeger, un fucile a canna rigata, il vero progenitore del Kentucky americano.
Fin dalla loro comparsa la totalità dei fucili militari e quasi tutti quelli da caccia erano a canna liscia; fecero eccezione, appunto, gli armaioli centro-europei che erano gli unici a produrre sistematicamente armi a canna rigata da secoli, fin dal 1480.
Probabilmente agli inizi la rigatura della canna fu eseguita solo per ovviare al deposito di fecce, conseguenti allo sparo, ma nel tempo ci si accorse che in presenza di determinate rigature la palla assumeva una stabilità e una precisione impensabili con armi a canna liscia, oltre ad una maggiore potenza. Erano osservazioni empiriche a cui fecero seguito studi scientifici e balistici approfonditi sulle rigature, ma solo nel 1747 dal fisico inglese B. Robbins. I fucili Jaeger erano armi non molto lunghe, facili da trasportare nei boschi e in montagna, erano dotati di una grande potenza e sparavano un grosso calibro, indispensabile per i grandi cinghiali, per i cervi e gli stambecchi che dovevano essere colpiti a distanze ragguardevoli.


Un bellissimo originale a luminello

Nel Nuovo Mondo, gli armaioli tedeschi adattarono lo Jaeger alle nuove esigenze e ai materiali che trovarono sul posto. Il potente Jaeger aveva sulle lunghe distanze una caduta di traiettoria notevole che il tiratore esperto doveva calcolare a occhio, con la vallata di fronte, gli alberi, le rocce, tutte cose assenti nelle praterie americane; un fucile dotato di un calibro minore e un’alta velocità avrebbe consentito un tiro molto più teso, ma per avere la potenza necessaria avrebbe dovuto bruciare bene tutta la polvere a disposizione e per fare questo ci sarebbe voluta una canna più lunga, o almeno così pensarono gli artigiani.
Le nuove armi, solitamente di buona qualità, risultarono quindi dei fucili a canna rigata, ovviamente con accensione a pietra focaia; per le parti in legno fu utilizzato il noce, ma soprattutto l’acero, molto leggero e robusto, che con la sua particolare venatura, (“tiger stripes”) rese queste armi molto belle e caratteristiche.


Un Kentucky, anno 1761, cal.78, canna 42,75″ (108,5 cm)

Alcuni fabbricanti, col tempo, diedero al calcio una singolare curvatura e anche questa divenne per i loro fucili un segno distintivo.
Come gli Jaeger, erano generalmente dotati di “steker” al grilletto, un dispositivo che permetteva di alleggerire lo scatto di questo consentendo tiri più precisi.
Le nuove armi avevano, normalmente, il “patch box” solitamente di ottone e sul lato destro, dove venivano riposte le palle e le pezze per avvolgerle, pietre di scorta e quant’altro fosse necessario; la canna era ottagonale, lunga dai 30” ai 36” (76,17cm, 91,4cm) con calibri che andavano dal .60 al .75. Nel tempo il calibro prese a diminuire e la canna ad allungarsi e nel periodo della guerra d’indipendenza americana erano armi con calibro inferiore al 60, che si ridusse nell’ottocento al calibro .45 e anche al .40; la canna si allungò fino a toccare i 40” (101,5cm) e anche di più, a volte superando addirittura i 50”!


Un Kentucky della rivoluzione, 1766, calibro .75, canna 44,25″ (112,3 cm)

Nel nuovo ambiente il calibro minore dava anche altri vantaggi; ad esempio, un cacciatore o esploratore che fosse partito con scorte bastanti per sei mesi ed un’arma in calibro .66, prevedendo una media di tre colpi al giorno, avrebbe dovuto portare 20 kg di munizioni, mentre riducendo il calibro dell’arma a .45, il peso delle munizioni si diventava di soli 11,5 Kg. Un altro grosso vantaggio dato dalla leggerezza e dai calibri ridotti era che un’arma simile poteva essere usata anche dalle donne e dai fanciulli, cosa non di poco conto dati i tempi e i luoghi.
Questa descrizione è da ritenersi assolutamente generica, visto che la fabbricazione dell’arma, la lunghezza delle canne e il calibro erano elementi molto soggettivi, affidati all’artigiano che costruiva le armi una ad una, su commissione.


Kentucky Long Fowler, anno 1790, calibro .7 gauge, canna 70,5″ (179cm)

Passiamo ora alla decantata precisione di questa famiglia di armi. Tralasciando gli aspetti leggendari, il fucile tipo “Kentucky” era
un’arma effettivamente precisissima. La gara tipica che si disputava a quei tempi consisteva nello sparare al filo di un’ascia posta in verticale a 50 yards (46 metri) di distanza, ai lati del quale erano posti due pezzi di corteccia esattamente equidistanti; la palla colpendo il filo doveva tagliarsi e produrre nei bersagli due fori simmetrici!
Un altro tipo di gara che si faceva nelle fiere era il tiro al tacchino… Si sparava ad una distanza di 65 metri alla testa dell’animale, sporgente dalla gabbia, sempre in movimento.
Questi erano tiri di enorme precisione da effettuarsi con l’arma caricata a dovere, dosi esatte di polvere, la palla avvolta accuratamente nella “pezza” (patch) e spinta senza deformazioni dentro la canna del fucile.
Nell’uso pratico, il Kentucky era un’arma che consentiva l’abbattimento di un cervo, colpendolo al collo, polmoni, o nella regione cardiaca da circa 250 metri di distanza; oppure si riusciva a colpire una volpe a 150 metri, un procione o un opossum a 100 metri, uno scoiattolo a 50 metri e, infine, un orso o un uomo a 300-400 metri.


Kentucky calibro .45, canna 41,75″ (106cm)

Durante la rivoluzione americana gli inglesi, con i loro “Brown Bess” a canna liscia – la cui letalità non superava i 70-80 metri – e dotati di una precisione ancora inferiore si trovarono di fronte a queste temibili armi, assolutamente più precise e con una gittata quattro volte superiore!
Il Lungo Fucile americano, il Kentucky, era però inadatto per una guerra tradizionale, visto che per il suo caricamento era di una laboriosità che non era adatta ai soldati dell’epoca e in più i fucili militari di allora potevano avere una cadenza di fuoco tre volte superiore alla sua, per non parlare del fatto che gli scontri tra eserciti avvenivano a distanza ravvicinata, con poche scariche di fucileria e un grande utilizzo della baionetta.
Gli uomini della frontiera che affiancarono l’esercito dei ribelli adottavano le tecniche della guerriglia, tendendo agguati in cui prendevano di mira preferibilmente gli ufficiali ed allontanandosi poi per evitare lo scontro diretto. In questo tipo di lotta, il fucile tipo “Kentucky” regnava senza rivali.


Kentucky,”acero riccio” calibro .40, canna 39″ (99cm)

Dalle memorie del Maggiore inglese G. Hanger: “Il Generale Tarleton ed io stavamo osservando la zona per annotare la disposizione del nemico, quando uno di questi “riflemen”, avendoci riconosciuti come ufficiali, attraversò lesto un fossato, si sdraiò a terra e sparò verso di noi; la palla passò, sfiorandoci, tra il generale e me, uccidendo il cavallo del trombettiere appena dietro a noi; ho misurato a passi più volte la distanza, che è di 400 yards (367 metri)…”
Questi fucili erano di fattura variabile e spesso risultavano essere parecchio differenti uno dall’altro, così che non avevano un nome che si potesse riferire ad un particolare modello. In Germania i fucili a canna rigata erano chiamati “Buchse”, che corrispondeva all’inglese “Rifle”, che significa genericamente arma a canna rigata; in italiano non esiste una parola corrispondente. A differenza del “Rifle”, un fucile ad avancarica a canna liscia veniva chiamato “scattergun” (per la rosata prodotta dalla munizione spezzata).


Replica di Pedersoli. Molto bello e fascinoso, a pietra focaia in calibro .45

Per la sua canna rigata, e l’insolita lunghezza, ciò che stiamo chiamando “fucile Kentucky”, sia pure tenendo in buon conto l’estrema varietà della produzione artigianale, venne chiamato “Long Rifle” o anche “Longue Carabine” dagli abitanti di origine francese, oppure era anche chiamato “Plain Rifle” o “Common Rifle” per indicare come fosse l’arma usata da tutti. Il termine esatto per indicarlo dovrebbe essere “Pennsylvania Rifle”, essendo stato prodotto quasi esclusivamente in quella zona.
Il nome “Kentucky rifle” dovrebbe essere considerato improprio e comunque cominciò ad essere usato solamente attorno al 1826, quando queste armi stavano per scomparire per lasciare il posto a quelle dotate del sistema di accensione a percussione di capsula ed alla nuova generazione di armi, tipo quelle dei fratelli Hawkeen, con altre caratteristiche.


Sembra che questo Kentucky sia stato il primo posseduto da Davy Crockett

Nella guerra Anglo-Americana, combattuta nel periodo 1812-1814, si svolse anche la “battaglia di New Orleans” (gennaio 1815), detta anche la “Battaglia Inutile”, perché combattuta quando le due nazioni avevano ormai stipulato la pace. A vincere furono i 5.000 americani comandati da Andrew Jackson. In questo numero vi erano 800 soldati regolari USA ed il resto erano volontari; fra questi volontari vi erano circa 2.000 frontiersmen armati con i loro lunghi fucili. Questi uomini erano provenienti dalla Ohio Valley, la maggioranza di loro era del Tennessee ed un esiguo numero proveniva dal Kentucky e da altri luoghi. Un decennio dopo, diventò di moda una ballata che cantava le gesta compiute dai volontari del Kentucky in questa battaglia e qui, per la prima volta, il lungo fucile fu chiamato “Kentucky”. Ecco la porzione di testo:
“But Jackson he was wide awake,
And wasn’t scar’d at trifles,
For well he knew what aim we take,
With our Kentucky rifles.”
“Ma Jackson era molto sveglio
E non era spaventato da (queste) bazzecole
Perché conosceva bene quello che prendevamo di mira
Con i nostri Kentucky rifles.”
Questa è in breve la storia del nome Kentucky riferito ai lunghi fucili dei primi anni della frontiera, armi terribili che di nome avrebbero potuto essere chiamati in molti modi, fuorché Kentucky.

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