Osage, il popolo venuto dalle stelle (1800-1872)

A cura di Pietro Costantini

All’inizio del XIX secolo gli Osage dovettero affrontare, oltre il we- lu-ska (il “piccolo popolo” dei germi) portato dai Francesi e dagli Spagnoli, l’invasione degli Americani, da loro inizialmente chiamati sia “Folte Sopracciglia” sia “Lunghi Coltelli”, dato che i Piccoli non avevano ancora deciso cosa fossero in realtà. La situazione geo-politica di inizio ‘800 vedeva la sponda orientale del Mississippi e i territori dell’est di proprietà degli Stati Uniti, la sponda occidentale e l’ovest di appartenenza spagnola, con un confine della Florida spagnola non ben definito a settentrione, benché la Spagna rivendicasse la demarcazione al 31° parallelo. Il primo ministro francese, Talleyrand, temeva che gli Americani potessero restaurare in Louisiana in predominio degli odiati Inglesi, per cui cercò di convincere la Spagna a restituire la Louisiana alla Francia, che sarebbe stata in grado più della Spagna di difendere militarmente quel territorio.
Il 1° ottobre 1800 a San Ildefonso fu concluso un trattato segreto, con il quale la Spagna restituiva la Louisiana alla Francia. In seguito, quando Napoleone cominciò a preparare la guerra contro l’Inghilterra, si trovò nella condizione di avere un enorme bisogno di denaro; nel contempo gli Stati Uniti continuavano a premere per aver finalmente l’agognato sbocco nel Golfo del Messico, con New Orleans. Questa coincidenza di interessi portò, nel dicembre 1803, alla vendita del territorio della Louisiana da parte della Francia agli Stati Uniti, per quindici milioni di dollari.


Rappresentazione (dell’epoca) del passaggio della Louisiana dalla Francia agli Stati Uniti

Primi contrasti con gli Americani

Naturalmente i Piccoli (gli Osage), come prima ignoravano di essere nella Louisiana francese, non sapevano ora che quel territorio era passato agli Stati Uniti. Ma gli effetti non tardarono a farsi sentire. I nuovi Folte Sopracciglia non risalivano il fiume Osage con canoe cariche di merci affascinanti, non erano di passaggio, ma accendevano fuochi, abbattevano alberi, erano chiassosi e sparavano contro bersagli casuali e costruivano capanne di tronchi. Questi uomini, che distillavano pe-tsa-ni (acqua di fuoco) e uccidevano tutti gli animali per procurarsi e vendere le pelli, per gli Osage non meritavano di vivere.
Per gli Osage non si trattava solamente di dipingersi il volto secondo la cerimonia dell’organizzazione di guerra, e di attaccare e scacciare il nemico che aveva violato confini riconosciuti da tutte le tribù, come succedeva contro i Sac e Fox, i Pawnee, i Potawatomi o i Caddo: questa invasione era una cosa nuova e frustrante. Il problema era che quei coloni facevano parte di gruppi decisi a stabilirsi in territorio Osage, e che le famiglie che erano state spinte a battere in ritirata ritornavano poi assieme ad altri gruppi familiari. I nuovi arrivati erano tenaci: costruivano fortificazioni, scavavano trincee e avevano i moschetti sempre a portata di mano. A quel punto i Piccoli erano costretti ad ucciderli. Comunque poco si sa dell’uccisione di coloni americani certamente avvenuta in quel periodo: la memoria collettiva tribale ha cancellato ogni traccia, in quanto gli Osage moderni sembra ritengano un vero crimine l’uccisione di cittadini americani.
I fratelli Chouteau, che avevano l’esclusiva del commercio con i Piccoli, riuscirono a farsi rinnovare il contratto, scaduto nel 1803, per altri quattro anni. Ma un intraprendente ed energico mercante spagnolo, Manuel Lisa, invidioso del successo dei Chouteau riuscì, nel giugno 1802, ad ottenere il diritto esclusivo di commercio con i Great e Little Osage, nonostante le proteste dei primi titolari. L’ira dei mercanti francesi fu tale da spingerli immediatamente a tentare di convincere in ogni modo gli Osage a trasferirsi lontano dal Posto-dei-Molti-Cigni, naturalmente non prima di aver chiesto un risarcimento per le somme spese a Fort Carondelet e le merci rimaste in giacenza nei magazzini del forte.
I singoli clan dei Piccoli vagabondavano in una vasta regione compresa fra il Missouri a nord e il Red River a sud, e fra il Mississippi a est e le prime catene pedemontane delle Montagne Rocciose ad ovest. Durante questi viaggi si allontanavano dai loro villaggi al Posto-dei-Molti-Cigni per settimane o per mesi, per cui avevano stabilito dei posti di accampamento temporaneo in tutto il territorio. Una di queste località, tra le più spaziose e privilegiate dalla natura, denominata in seguito “Three Forks”, si trovava alla confluenza dei fiumi Verdigris e Neosho con il fiume Arkansas, e, da base operativa per i clan dell’Orso e del Puma, diventò un vero e proprio villaggio stabile, il Posto-delle-Querce. Fu in quel luogo che, nel 1802, Pierre Chuteau convinse a trasferirsi una buona metà dei Piccoli, lasciando i loro villaggi in riva all’Osage e al Missouri.


Mappa fluviale del Posto-dei-Molti-Cigni e delle “Three Forks”

Poiché i grandi capi Hunka e Tsi-Sho rifiutavano categoricamente di trasferirsi, gli Chouteau rivolsero i loro sforzi di persuasione al fiero e vanitoso capo del clan Puma, Ko-Zhi-Ci-Gthe, ovvero Lascia-Tracce-Lontano, nonché al capo carismatico Gra-Mo’n, Freccia-Che-Torna-a-Casa, che decise a sua volta di trasferirsi con la maggior parte degli Hunkah Minori e dei Wah-Sha-She. Inoltre lì viveva già, per la maggior parte dell’anno, una suddivisione dei Piccoli, noti come Sa’n Solé, il Popolo dei Foresta-in-Alto. Intanto uomini bianchi e barbuti si stabilivano in strane capanne di tronchi lungo il fiume Arkansas e alle Three Forks. Lascia-Tracce-Lontano e Freccia-Che-Torna-a-Casa a capo dei loro Osage delle Querce avevano cominciato a derubarli di buoi e di cavalli, a bruciare i loro raccolti e le loro capanne, a uccidere gli uomini e catturare donne e bambini. Gli Americani covavano propositi di vendetta: avevano con i Piccoli i problemi che Spagnoli e Francesi avevano avuto prima di loro.


Un villaggio Osage

Le tribù che avevano buoni rapporti con gli Americani venivano attaccate dagli Osage. Pare che il capo dei guerrieri che in quel periodo compivano incursioni lungo il Red River fosse Ho’n-Mo’n-I’n, Cammina-nella-Notte, capo del clan del Baribal o del Puma. Nel gennaio 1807 Cammina-nella-Notte e i suoi, a caccia di orsi a valle del Red River, avvistarono un gruppo di Caddo, carichi di pelli e con molti cavalli Pawnee. I Pawnee allevavano i cavalli più belli e i Caddo, loro consanguinei, commerciavano spesso con loro. I Piccoli sapevano che spesso i Caddo e i Pawnee si recavano a Natchitoches per cercare di procurarsi fucili, e questo “era male”, per cui si doveva impedire. Appurato che con i Caddo non vi erano Pawnee, gli Osages si dipinsero il volto di nero e di giallo, colori del pericolo. Alcuni guerrieri si dipinsero il mento di rosso, colore dell’alba. Essendo tutti Hunkah portavano sulla tempia destra una penna d’aquila. Nella loro vanagloria, non attaccarono in massa, ma mandarono uno dei guerrieri più alti ad aspettare il gruppo di cavalieri Caddo. Appena questi comparvero, il guerriero smontò da cavallo e improvvisò una danza selvaggia, brandendo il suo magnifico tomahawk, mentre il suo cavallo nitriva e si impennava, tenuto alla cavezza dal guerriero. Questa scena di puro esibizionismo spaventò i Caddo: la loro donne si misero ad urlare, spaventate, qualche cacciatore caddo fuggì, un altro correva in cerchio sparando per aria. Fu facile radunare settantadue splendidi cavalli e allontanarsi indisturbati. Gli Osages non scotennarono nessuno, slegarono i mucchi di pellicce dai cavalli e le lasciarono sul posto, assieme ai Caddo, appiedati a duecento miglia dal loro villaggio. Casualmente i Caddo furono vendicati dai Creek: questi ultimi avevano attraversato in massa il Mississippi e si erano imbattuti nella banda Osage con il branco dei cavalli rubati. Li attaccarono di notte, ne uccisero cinque e ripresero quasi tutti i cavalli.

Gli esploratori “Lunghi Coltelli”

L’enorme paese ad ovest del Mississippi acquistato dalla Francia doveva essere popolato, e la parte ad est era abitata da Indiani che erano un fastidio per gli euro-americani che si erano impadroniti del loro territorio, per cui era d’obbligo spostarli ad occidente. Questi erano i temi del campo d’azione del presidente Jefferson, assieme all’esplorazione dei nuovi possedimenti.
Nel 1803, all’atto dell’acquisizione della Louisiana, la situazione tribale dei vicini degli Osage era la seguente: i potenti Missouri si erano uniti agli Iowa e agli Oto, e in seguito una parte di loro si darebbe unita agli Osage; i Quapaw erano stati decimati dalle malattie portate dai bianchi e i superstiti erano già stati sottomessi dai nuovi arrivati; il territorio dei Pawnee non era stato invaso, a parte quello dei Pawnee Pict su Red River; i Kansa cavalcavano ancora nelle praterie circostanti i fiumi Kaw e Republican, fino al Blue River e a valle del Missouri finché i Piccoli, con i quali periodicamente entravano in conflitto, lo permettevano; i Sauk e Fox continuavano a compiere le loro tradizioni scorrerie, calando da nord e attraversando il Missouri; altre tribù, di ceppo algonchino, i Potawatomi e i Kickapoo, avrebbero attaccato gli Osage. Ma con Europei e Americani era una storia diversa: non di guerra di scorreria si trattava, ma di invasione, così come lo sarebbe stata con le tribù orientali quando la politica di Jefferson sarebbe stata applicata più tardi anche da Jackson.
All’inizio del 1803, neppure il Presidente Jefferson sapeva quali erano i reali confini tra gli Stati Uniti e la Spagna, e tantomeno lo sapevano gli spagnoli. Per questo il Presidente aveva fretta di definire al più presto, in termini di miglia quadrate, ciò che aveva comprato da Napoleone. Diede perciò incarico al capitano Merriwether Lewis e al tenente Clark di esplorare il nuovo territorio entrato a far parte della nazione.


Lewis e Clark

Il 1° giugno 1804 Lewis e Clark si accampavano in riva al Missouri, alla foce del fiume Osage. Il giorno precedente, sfidando un forte acquazzone, un mercante di pellicce francese arrivò in canoa alle Three Forks. Portava tra l’altro anche un paio di lettere di Chouteau che informavano Lascia-Tracce-Lontano e Freccia-che-Torna-a-Casa che i Folte Sopracciglia se ne stavano andando e che ora i nuovi Lunghi Coltelli, gli Americani, avrebbero assunto il comando del territorio. Lascia-Tracce-Lontano si era irritato e aveva buttato la “carta parlante” nel fuoco. Il 7 giugno Lewis e Clark si trovavano nei pressi del luogo in cui era stato eretto Fort Carondelet, che gli Osage chiamavano Posto-dei-Fiori-Gialli. Nel diario del tenente Clark, in quella data, è annotato che alcuni segni indicavano che un gruppo di guerrieri Sauk e Fox si stava preparando ad attaccare gli Osage.
Il 19 settembre 1806, durante il viaggio di ritorno, la spedizione si accampò di nuovo nella località alla foce dell’Osage in cui si era accampata nel 1804. Questi furono gli unici “contatti” che i Piccoli ebbero con i due famosi esploratori.
Certamente gli Osage, rispetto a Lewis e Clark, ebbero maggiori contatti con Zebulon Montgomery Pike e i membri della sua spedizione a monte del fiume Arkansas, incaricati dal governatore della Louisiana, generale James Wilkinson, di esplorare quel fiume (1806-1807).
Come prima cosa il ventisettenne Pike doveva ingraziarsi gli Osage, aggressivi anche perché sempre più molestati dai coloni americani. Per sua fortuna il generale Wilkinson era riuscito a comprare 46 prigionieri Osage, su un totale di 60 donne, bambini e ragazzi, che erano stati catturati nel 1803 durante un’incursione dei Potawatomi, perché Pike potesse scortarli fino al Posto-dei-Molti-Cigni. Alcuni capi Osage e Pawnee erano stati condotti a Washington, secondo una tattica consolidata, allo scopo di impressionarli sulla potenza degli Americani. I più importanti capi Osage ricevettero dei regali. Quindi ora Pike poteva contare sulla non ostilità degli Osage e dei Pawnee. Gli restavano da ingraziarsi i Padouca, che chiamava Comanche, e i Kansa. Nel corso del lungo viaggio vi furono diversi allarmi, rivelatisi poi ingiustificati, circa agguati in preparazione da parte dei Sac e Fox e degli Iowa, allarmi che mettevano in agitazione le donne Osage prigioniere e che verosimilmente erano stati diffusi dagli Spagnoli, che non vedevano di buon occhio la nascente amicizia fra Pike e gli Osage e Pawnee. Non appena giunsero al fiume Osage, comparve su una zattera il capo supremo dei Little Osage, Ta-Dse-K’o-E, Sussurro-del-Vento. Oltre a lui, Pike nel suo diario menziona solo altri due capi: Ni-Zhiu-Mo’n-I’n, Pioggia Viaggiante, figlio di Sussurro-del-Vento, e Paw-Hiu-Skah, Capelli Bianchi, grande capo Tzi-Sho. Lasciati i prigionieri al villaggio e ripresa la marcia a monte del Missouri, qualche giorno dopo Pike apprese che i Little Osage erano scesi di nuovo in guerra contro i Kansa, mentre i Grand Osage avevano attaccato cittadini americani sulle rive dell’Arkansas. Scrivendo al generale Wilkinson, Pike affermava che Capelli Bianchi aveva inutilmente tentato di fermare la scorreria sull’Arkaksas, segno che ormai il grande capo Tsi-Sho aveva perso autorità nei confronti di qualche capo clan.
Zebulon Pike
Oltrepassato il “Marais des Cygnes”, Pike mandò il suo interprete, Baroney, a richiedere dei cavalli ai Great Osage: erano necessari per superare il blocco di un grande deposito alluvionale. Capelli Bianchi inviò i cavalli e così la spedizione poté raggiungere il posto commerciale di Lisa, nella prateria a metà fra i villaggi Great e Little Osage, e chiamò l’accampamento Camp Independence. Era il settembre 1806.
Il giorno dopo si tenne il gran Consiglio, al campo di Capelli Bianchi. Pike manifestò la sua intenzione di esplorare il corso del Red River, mentre il tenente Wilkinson avrebbe risalito l’Arkansas, e comunicò che se non fossero finite le incursioni contro i bianchi e le altre tribù indiane, il Grande Padre bianco sarebbe stato costretto ad “alzare la scure” contro i Piccoli. Capelli Bianchi fece associare alla spedizione suo figlio Paw-hiu-Skah-E-Shinka e suo genero Wa-Tcha-Wa-Ha, che i Francesi chiamavano Jean Le Fou “Gianni il Folle” e assegnò quattro cavalli. Sussurro-del-Vento mandò suo figlio Pioggia Viaggiante, alcuni guerrieri, una donna, e sei cavalli. Partì anche Senza Orecchie dei Little Osage con sette dei suoi guerrieri, più tre Pawnee “addomesticati”. Il 6 settembre, avvicinandosi al territorio Pawnee, vi furono delle defezioni, tra cui quella del figlio di Capelli Bianchi e dei Little Osage di Senza Orecchie, per cui la spedizione si ridusse a venti soldati di fanteria e un minuscolo gruppetto di Pawnee e Osage. Giunti al campo Pawnee, questi accolsero molto più cerimoniosamente i loro nemici che gli Americani: fecero loro dono di otto magnifici cavalli. Si trattava di bellissimi esemplari pezzati, dei quali i Pawnee andavano fieri: la generosità di quel dono avrebbe ricordato agli Osage la bravura e la dignità di un nemico dalla “potente medicina”. Splendido Uccello, l’unico capo Osage rimasto, fumò la pipa di pace con Capo Arrabbiato, comandante dei Pawnee, presenti Pike e il tenete Wilkinson. Durante quel soggiorno, Pike riuscì anche a far concludere una pace anche tra gli Osage e i Kansa, e a convincere, anche se a fatica, il capo Pawnee ad ammainare la bandiera spagnola e issare quella americana, mentre non ci fu alcuna possibilità di contattare i Padouca tramite gli Osage o i Pawnee, visto che in quel periodo stavano guerreggiando con questi ultimi. Contrariati dalla volontà di Pike, di proseguire verso ovest, i Pawnee cominciarono a dimostrare malumore, e la spedizione fu costretta a ripartire in tutta fretta. Anche Splendido Uccello la abbandonò con i suoi guerrieri. Pike proseguì risalendo l’Arkansas in cerca del Red River, finendo per perdersi miseramente. Nondimeno, in seguito una vetta delle Montagne Rocciose fu battezzata col suo nome. Wilkinson ridiscese il fiume e raggiunse l’accampamento di Sussurro-del-Vento sulle rive del Salt Fork, un affluente del Missouri, dove i Little Osage si trovavano per la caccia autunnale. Il tenente Wilkinson avrebbe in seguito comandato una nuova spedizione di trentacinque uomini a monte dell’Arkansas. Zebulon Pike, che era rimasto qualche tempo prigioniero degli Spagnoli, fu incaricato di una nuova spedizione, che però non venne mai effettuata.


Bisonti sul fiume Salt Fork

Il Trattato del 1808

Un serie di pressioni a catena stava spingendo orde di Americani, di emigranti europei e di Indiani della sponda orientale del Mississippi sempre più verso ovest. Gli attacchi dei Potawatomi e dei Kickapoo sulla sponda destra del Missouri si moltiplicavano, specialmente contro gli accampamenti di caccia dei Piccoli temporaneamente sguarniti di guerrieri in cerca dei bisonti. Dalla Georgia e dalla Carolina si infiltravano bande di Cherokee di ceppo irochese, mentre a ovest c’erano sempre i tradizionali nemici Pawnee, Padouca e Apache. La politica di Jefferson contemplava che le tribù orientali, cacciate dalle loro terre, dovessero trovare stanziamenti in parte del territorio che gli Osage avevano occupato per secoli, e che era troppo grande per quella sola tribù.
Merriweter Lewis, nuovo governatore della Louisiana, e William Clark, Comandante della milizia e agente indiano, si trovarono di fronte a molti problemi: gli Inglesi premevano da nord, gli Spagnoli da sud del Red River, ed entrambi cercavano di organizzare gli Indiani contro il nuovo governo, oltre ad essere in competizione con gli Americani per via del rapido sviluppo del commercio di pelli; infine, c’era il problema dell’aggressività degli Osage. Il problema degli Indiani dell’est poteva essere risolto trasferendo gli Osage qualche centinaio di miglia più a ovest. Lewis si mise in contatto col presidente Jefferson e con Clark, e contattò anche Pierre Chouteau, agente degli Osage, stabilendo un incontro per il 10 novembre 1808 sul fiume Missouri, cinque miglia a nord di Fire Prairie, al fine di concludere un trattato con gli Osage. Per costringere la tribù a firmare il trattato Lewis e Clark ritennero opportuno ricorrere alla vecchia strategia di tagliare i viveri agli Osage : l’espediente funzionò pienamente, perché ormai i Piccoli dipendevano completamente dalle merci dell’uomo bianco, e ad esse non volevano più rinunciare. In ogni caso l’ascendente di Chouteau fu determinante per il buon esito dell’accordo. Non tutti i capi “toccarono la penna”: non lo fece il grande Tzi-Sho dell’epoca, che non fu neppure menzionato, e nemmeno il Grande Hunkah, Freccia-che-Torna-a-Casa, che rappresentava una buona parte della tribù e che nemmeno si mosse dal suo campo sul Verdigris, non volendo aver nulla a che fare con quel trattato. Praticamente i commissari tracciarono sulla carta geografica una linea verticale che, partendo da Fire Prairie, andava a incrociare il fiume Arkansas. I Piccoli cedettero anche un terreno di due leghe quadrate sul quale erigere un forte, sopra un “bluff” sovrastante il fiume Missouri, proprio dove cominciava la linea nord-sud del nuovo confine. Gli antichi villaggi del Posto-dei-Molti-Cigni rimasero compresi nella parte di territorio in possesso dei Piccoli.
In cambio della terra gli Stati Uniti si impegnarono a fornire aiuto e mezzi di sostentamento ai Great e ai Little Osage, promettendo di proteggerli militarmente dagli attacchi della altre tribù. Il Governo promise di consegnare ogni anno merci per un valore di 1000 dollari e una somma di 800 dollari ai Great Osage e merci per 500 dollari e una somma di 400 dollari ai Little Osage. Venne inoltre concesso il diritto di caccia, come era sempre stato, ad ovest del nuovo confine tracciato. Infine vi fu l’impegno di rifondere a spese del governo per conto degli Osage le famiglie di coloni che avevano subito distruzioni o perdite di merce o di bestiame a causa delle scorrerie dei Piccoli nel territorio della Louisiana.


In rosso il confine orientale degli Osage definito dal Trattato del 1808

Nessuno avrebbe avuto il permesso di varcare il confine tranne le autorità amministrative e le persone incaricate di consegnare annualmente i rifornimenti. Gli Osage non avrebbero dovuto fornire per nessun motivo armi a tribù nemiche degli Stati Uniti, né vendere parti del loro territorio se non agli Stati Uniti. Tra i firmatari indiani compare il nome del “Grande Capo dei Big Osage”, “Papuisea”, che indubbiamente era Paw-Hiu-Skah, Capelli Bianchi, anche se con ogni probabilità si trattava del figlio, essendo il vecchio Capelli Bianchi morto quello stesso anno. C’era poi il “Grande Capo dei Little Osage”, scritto “Nichu Malli”, che era Ni-Zhiu-Mo’n-I’n, Pioggia Viaggiante. Seguono molti altri nomi di capi, ma l’identità di ognuno di loro è assolutamente indecifrabile.

Fort Osage

Per la costruzione del forte come pattuito con il trattato, fu mandato un contingente di 81 soldati del 1° Reparto Fanteria degli Stati Uniti, con 80 cavalleggeri della milizia di St. Louis. Il forte fu chiamato Fort Osage, ma spesso viene menzionato come Fort William Clark. Con i soldati giunse anche l’agente commissionario degli Stati Uniti Gorge C. Sibley, uomo di carattere ed esperto agrimensore e topografo, con un carico di merci da barattare con pelli e pellicce di animali. Fort Osage fu il primo forte eretto a ovest del Mississippi dagli Stati Uniti.
Ogni tanto qualche viaggiatore che risaliva o scendeva il Missouri faceva tappa al forte. I resoconti di questi viaggiatori hanno permesso di approfondire diversi elementi interessanti riguardo agli Osage. E’ il caso di un certo Henry Marie Brackenridge, arrivato nella primavera del 1811 in canoa, e recante un pipa che William Clark gli aveva chiesto di donare a Senza Orecchie, che pare in quel periodo fungesse da reggente per il ragazzo che sarebbe diventato capo e che si chiamava Capelli Bianchi. Brackenridge, scrittore, statista, avvocato e poeta, rimase impressionato dal Canto dell’Alba, che i Piccoli intonavano ogni mattina e che definì “il più orrendo ululato che io abbia mai sentito”. Ebbe anche modo di vedere sette scalpi di Iowa che i guerrieri Little Osage portarono al villaggio quando lui si trovava ancora al forte. Ai canti di vittoria seguì una danza sfrenata, al termine della quale un giovane particolarmente esaltato si mise a schernire le guardie avvicinandosi pericolosamente e con gesti di sfida. Fu arrestato e fustigato – il peggiore degli insulti per un guerriero – e a stento si evitò che la furibonda reazione dei suoi compagni sfociasse in aperta battaglia. Un altro viaggiatore, John Bradbury, riferì che gli era stato detto dagli Osage che il motivo per cui urlavano e si dipingevano il volto di nero prima di attaccare i bianchi era perché provavano dispiacere per la gente che stavano per derubare.

La guerra del 1812

Quando, il 19 giugno 1812, il presidente Madison dichiarò guerra alla Gran Bretagna, Sibley era riuscito a concludere positivamente un’alleanza con i Kansa e i Pawnee in funzione anti-inglese.
Ritratto di Paw-Hiu-Skah
I Little Osage, agli ordini di Senza Orecchie, si presentarono a Sibley, offrendo i loro servigi contro i Lunghi Coltelli inglesi. Ma neppure due mesi dopo il governo ordinò di evacuare Fort Osage. Non potendo da soli affrontare gli Inglesi e i loro alleati Potawatomi, Iowa, Kickapoo e Sac e Fox, i Little Osage decisero di trasferirsi in riva al fiume Verdigris dove Pioggia Viaggiante, il capo ereditario, assunse il comando dell’intera tribù riunita. Sibley era furioso, perché abbandonando Fort Osage gli Stati Uniti non potevano sfruttare la potenza bellica degli Osage, i quali rimasero di fatto esclusi dal conflitto. Anzi, per tutta la durata della guerra e fino al 1815, si recarono di tanto in tanto a Prairie du Chien per ricevere “regali” dagli Inglesi, talvolta tramite i Sac e Fox, loro vecchi nemici, con i quali per tutta la durata della guerra rimasero in buoni rapporti, scambiandosi addirittura visite nei rispettivi villaggi.
Dopo il Trattato del 1808, il presidente americano aveva mantenuto la promessa fatta ai Cherokee, e questi avevano occupato la terra ceduta dagli Osage ad est della nuova linea di confine lungo il fiume Arkansas. I Piccoli si erano risentiti fin dall’inizio e avevano cominciato a combattere gli irochesi Cherokee come facevano con qualunque intruso. Gli Osage li consideravano gente strana, li chiamavano Sah-La-Keh, “Quella-Cosa-sulla-Testa”, perché si fasciavamo la fronte con una fascia di calicò a motivi stampati.
La tensione cresceva, perché i coloni americani premevano sui Cherokee, e questi sempre più verso ovest nel territorio dell’Arkansas. L’Agente dei Cherokee, Lovely, tentò di far concludere una pace tra gli Osage e i Cherokee. In un colloquio, nel 1813, il Grande Hunkah Freccia-che-Torna-a-Casa chiese a Lovely di dire ai Lunghi Coltelli americani che gli Osage del Posto-delle-Querce volevano un agente che li aiutasse a proteggere “Madre Terra”, il loro territorio, dalle scorrerie dei Cherokee e dei bianchi barbuti. Nell’agosto 1814 Lovely organizzò un Consiglio fra il Grande Hunkah degli Osage e i Cherokee alla foce del Verdigris, ma il tentativo fallì e i Cherokee e i barbari bianchi continuarono a fare scorrerie e a cacciare oltre il confine, mentre gli Osage rendevano loro pan per focaccia. Naturalmente, sul fronte occidentale, continuavano le scaramucce con i vecchi nemici Padouca e Caddo del Red River.
Anche i Piccoli del Posto-dei-Molti-Cigni avevano la loro parte di guai. Se da un lato erano temporaneamente in pace con i Sac e Fox, dall’altra erano impegnati a combattere contro gli algonchini Potawatomi, Miami e Kickapoo, ben riforniti di fucili dagli Inglesi. Inoltre, già da prima del Trattato del 1808, in conseguenza della disgregazione delle loro organizzazioni tribali, piccole bande di Choctaw, Chickasaw, Delaware, Shawnee e Peoria, scacciati dalle loro terre, si erano stabilite sulle sponde occidentali del Mississippi.

Gli invasori dell’Est

Nel novembre 1815 l’agente dei Cherokee, Lovely, ricevette una delegazione di Osage, e lamentò l’uccisione di due Cherokee e quattro bianchi da parte dei Piccoli, e nel gennaio 1816 incontrò gli Osage del Posto-delle-Querce per tentare di convincerli a smettere gli attacchi e le uccisioni dei suoi Cherokee. Freccia-che-Torna-a-Casa ribadì che i guai erano stati causati dai bianchi, che avevano oltrepassato il Mississippi, e poi avevano trasferito nella regione anche i Cherokee.
Spring Frog, un Cherokee
Lovely rimase favorevolmente impressionato dal Grande Hunkah, che chiamò Clermont (evidente storpiatura del suo vero nome, Gra-Mo’n), e scrisse a Clark che era un uomo ammodo, ma che nel villaggio vi erano molti giovani infidi.
A seguito delle inarrestabili razzie degli Osage, Lovely sollecitò Clark a costruire un avamposto militare sul fiume Arkansas “per mantenere la pace tra gli indiani”.
Clark allora indisse un Gran Consiglio intertribale cui, assieme a Lovely, parteciparono rappresentanti dei Cherokee, dei Quapaw e degli Osage. L’incontro si tenne al villaggio di Gra-Mo’n. Ai Piccoli venne chiesto di cedere un’altra fetta di territorio, limitata a sud dal fiume Arkansas, a ovest dal Verdigris per quattro miglia fino alle cascate, da lì lungo il Neosho fino a Salina, e da lì da una linea retta fino al confine verticale del 1808. Freccia-che Torna-a-Casa e diversi altri capi clan approvarono questa cessione, probabilmente convinti con l’inganno. In ogni caso questo patto, il “Lovely Purchase”, non fu per loro vincolante, e certamente non sapevano che un forte sarebbe stato costruito sulle rive dell’Arkansas. In ogni caso, gli incidenti fra le due tribù continuavano e, nella Luna-della-Luce-del-Giorno-che-Ritorna, cioè febbraio del 1817, gli Osage sorpresero un grippo di Cherokee che cacciavano orsi nel loro territorio, e ne uccisero tre.

Fort Smith e il Trattato del 1818

Nel luglio 1817, a seguito di avvisaglie di guerra fra Cherokee e Osage, il Ministero della Guerra, allo scopo di proteggere i “buoni indiani”, agricoltori e in grado di esprimersi così bene in inglese, inviò un distaccamento militare per costruire un forte vicino al punto in cui il confine del 1808 incrociava il fiume Arkansas. Il forte venne edificato su un’altura alla confluenza del Poteau nell’Arkansas, nella località chiamata “Belle Pointe” dai Francesi.
Prima che il maggiore Bradford, inviato al forte con 82 reclute, potesse giungere sul posto, un’armata di seicento guerrieri fra Cherokee e sbandati Choctaw, Chickasaw, Shawnee e Peoria, più undici americani, attaccò il villaggio di Freccia-che-Torna-a-Casa. Il periodo scelto per l’attacco fu il mese di ottobre (Luna-quando-i-Cervi-si-Accoppiano), quando i Piccoli si trovavano sugli altipiani a caccia di bisonti. Avuta la certezza dell’assenza dei guerrieri, i Cherokee attaccarono il villaggio, con una violenza e una ferocia inaudita. I vecchi si difesero con valore, ma di essi ne caddero 14, mentre le donne e i bambini uccisi furono 69, il tutto fra torture e stupri. Furono catturati 103 (o 104) prigionieri, giovani donne e ragazzi che potevano essere venduti come schiavi ai Cherokee dell’Est. Il villaggio fu incendiato, i feriti, i vecchi e le donne che non erano riusciti a fuggire arsi al rogo, le scorte di mais, di zucche e legumi distrutte, gli oggetti ritenuti utili, rubati. Il governatore del Tennessee, Joseph Mc Minn, scrisse al Ministero della Guerra che “l’azione aveva avuto un brillante successo…” Ma l’esaltante “vittoria” non era stata altro che un vergognoso massacro. In seguito alcuni bambini venduti come schiavi furono riscattati grazie all’intervento di un missionario, il reverendo Elias Cornelius.
La costruzione di Fort Smith era ormai completata. Un nuovo trattato di pace, stipulato a St. Louis nel 1818, ratificò l’”acquisto” del forte da parte degli Americani e un armistizio fra i Cherokee e gli Osage.

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