Osage, il popolo venuto dalle stelle (Origini – 1800)

A cura di Pietro Costantini

Nel corso del XVII secolo, le Pianure orientali furono occupate da una serie di nazioni agricole, sia di lingua Caddo, come i Wichita, i Caddo e i Pawnee, sia di lingua Siouan, nella variante Dhegihan come gli Osage, i Kansa (o Kaw), gli Omaha e i Ponca, e nella variante Chiwere come gli Iowa e i Missouri. Costruivano vicino a fiumi e torrenti villaggi di case circolari coperte di terra o erba, coltivavano campi di mais, zucche, fagioli e tabacco, e parte dell’anno si avventuravano nelle praterie per cacciare il bisonte.
Il popolo Osage proveniva dalla valle del fiume Ohio, nell’attuale Kentucky, dove aveva vissuto per migliaia di anni. Come per altri popoli, la necessità di migrare a ovest fu determinata dalla forte espansione degli Irochesi nelle loro terre d’origine. Al culmine della loro potenza, a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, gli Osage controllavano una zona compresa fra gli stati attuali del Kansas, Missouri, Arkansas e Oklahoma.
Secondo la mitologia Osage, invece, la tribù discese dalle stelle nei tempi antichi, giungendo nel punto dove l’attuale fiume Osage è diviso in tre rami principali, prima di gettarsi nel Missouri e chiamarono quel luogo il Posto-dei-Molti-Cigni. Decisero che essi sarebbero stati Ni-U-Ko’n-Ska, i Figli delle Acque di Mezzo.
Come si erano sempre mostrati modesti e mansueti di fronte all’ira e ai capricci della terra, cioè alle potenti manifestazioni dei Grandi Misteri, tanto da definirsi, nella loro umiltà, i “Piccoli” (e notare che la loro statura era costituzionalmente molto imponente), così avevano una grande stima di sé stessi, tanto da aver aver maturato la convinzione di essere stati mandati quaggiù a proteggere e custodire la Sacra (la Terra).


La mappa dei luoghi in cui vivevano gli Osage

Giunti al suolo, i Figli venuti dal cielo, trovarono un altro popolo a loro affine, lo accorparono alla tribù, e si diedero due grandi suddivisioni: gli Tzi-Sho, il Popolo del Cielo, e gli Hunkah, il Popolo della Terra. Questi ultimi, a loro volta, sarebbero stati divisi in Hunkah Minori (il Popolo della Terra), Wha-Sha-She (il Popolo dell’Acqua), e Grandi Hunkah (il Popolo della Terra Isolata).
Considerarono maschi il Sole e la Stella del Mattino, femmine la Luna, la Terra e la Stella della Sera. Dopo di che tutto era governato da Wah’-Kon-Tah, la Forza del Mistero.

L’organizzazione tribale

Pian piano i vecchi della tribù assunsero un ruolo preciso e vennero chiamati “Piccoli Anziani”. Secondo loro occorreva che ci fosse ordine in tutti gli aspetti della vita, dalla guerra alla caccia al bisonte. I giovani Hunkah dovevano sposare ragazze Tzi-Sho, e viceversa, perché il sangue non si indebolisse. Occorsero centinaia di anni perché fosse raggiunta la perfetta organizzazione, in mutua comprensione con Wah’Kon-Tah.
I Piccoli Anziani giunsero infine a dare alla Nazione dei Piccoli un’organizzazione che prevedeva la suddivisione in vari clan, detti “Fuochi del Consiglio”. Innanzi tutto considerarono due grandi suddivisioni per la tribù: Tzi-Sho e Hunkah. Gli Tzi-Sho furono suddivisi a loro volta in sette Fuochi del Consiglio. I Grandi Hunkah ebbero assegnato un unico clan, mentre Hunkah Minori e Wha-Sha-She, furono a loro volta distinti in sette Fuochi del Consiglio ciascuno. Ogni Fuoco del Consiglio avrebbe avuto il proprio simbolo vitale, oltre a un simbolo di sotto-clan. Questi ventidue gruppi rappresentavano i clan originali della tribù. Ogni clan, e relativo sotto-clan, si scelse un simbolo, che poteva essere un animale, una pianta, un fenomeno naturale.
Stabilirono inoltre che vi fossero due grandi capi per tutta la tribù, uno dei Grandi Hunkah e uno per gli Tzi-Sho. I grandi capi avrebbero avuto pari poteri e avrebbero governato insieme, collaborando in armonia proprio come facevano il cielo e la terra. A loro spettava attribuire responsabilità particolari ai vari clan, anche di tipo religioso, e di compiti di polizia.
Reaches-the-Sky – Osage – 1877
Quindi tutto doveva essere programmato e non lasciato all’iniziativa dei singoli clan, dalla guerra alla caccia tribale al bisonte. Il grande capo Tzi-Sho esercitava le sue funzioni in tempo di pace, il capo Hunkah era attivo in tempo di guerra. In tutte le cerimonie, il capo Tzi-Sho doveva sedere a sinistra, il capo Hunkah a destra. Nella Loggia dei Misteri, tra il lato Tzi-Sho, a nord, e il lato Hunkah, a sud, doveva essere lasciata libera una striscia di terreno, il sentiero di Nonno Sole, che correva da est a ovest.
I Piccoli ammiravano e pregavano tutti gli animali, più adatti di loro alla sopravvivenza in quel mondo, ma occorreva individuare un essere che rappresentasse le due principali necessità dell’esistenza della grande tribù dei Piccoli: l’adeguatezza militare e longevità dell’individuo e della tribù. Fu l’osservazione del falco della prateria a farli decidere a scegliere proprio lui come degno di essere raccolto nel fagotto sacro. Il falco impersonava tutte le virtù che i guerrieri volevano per loro stessi. Il wah-hopeh, il fagotto sacro, sarebbe stato custodito dai Wah-Sha-She, i quali erano incaricati anche della sua fabbricazione.
Ad evitare il disordine nella tribù, i Piccoli Anziani enunciarono altre regole, concernenti le spedizioni di guerra, le punizioni e i risarcimenti in caso di omicidio e il trattamento dei prigionieri di guerra. Il furto e l’invidia della proprietà altrui non vennero nemmeno menzionati, mentre per ogni clan erano state designate donne anziane, armate a dovere, contro i casi di molestie alle donne e stupro.
L’organizzazione della caccia tribale al bisonte era l’organizzazione dell’economia della tribù; per mezzo suo si fornivano a tutte le famiglie del villaggio cibo, pelli per coprire le logge, utensili da cucina, pellicce, giacigli, scudi e altri oggetti. Per cui il procedimento studiato per la caccia tribale al bisonte fu estremamente preciso e dettagliato, dallo stabilire degli a’ki-da (“soldati”) che avevano compiti direttivi, al costringere la mandria a seguire una pista ben definita, allo spingerla verso una scarpata, in fondo alla quale altri guerrieri finivano gli animali moribondi con lance e mazze.

Parenti e nemici

Fra le tribù generalmente alleate degli Osage c’erano i Kon’-Za (per gli Europei Kansa o Kaw). Era un popolo di grandi guerrieri, che si stanziò a nord, sulle rive del Missouri e del fiume che da loro prese il nome, il Kansas. Altra tribù amica erano i Ni-Sho-‘Dse, il Popolo delle Acque Fumanti, cioè i Missouri, linguisticamente imparentati con i Piccoli, e che vivevano fra il basso corso del Missouri e il Mississippi. Strettamente imparentati con i Piccoli erano anche gli U-Ga-Xpa, il Popolo-Scacciato-Dalla-Collina, vale a dire i Quapaw o Arkansas, stanziati presso le Acque Rosse (il fiume Arkansas).
Un guerriero Kansa
Pare certo che l’azione delle due tribù alleate abbia costretto i Chickasaw a restare al di là della sponda orientale del Mississippi. Gli U-Mo’n-Ho’n (Omaha) un tempo avevano fatto parte dei Piccoli, e rappresentavano diversi clan, probabilmente degli Hunkah Minori; dopo la scissione avevano portato con sé i rituali e l’organizzazione della tribù originaria. Vivevano in maniera nomade lungo il corsi centrale del Missouri.
Con i Sioux, che avevano lo stesso ceppo linguistico originario, i Piccoli riuscivano a comunicare, ricorrendo spesso anche al linguaggio dei segni, ma non erano in buoni rapporti, tant’è vero che i Dakota erano detti Pa-Ba-Wa-Xo’n, che significa “Tagliatori-di-Teste”. I tradizionali nemici dei Piccoli erano tribù sedentarie, di ceppo Caddo: i Pawnee avevano strappato il cuore a moltissime fanciulle dei Piccoli loro prigioniere, secondo un’usanza simile ai sacrifici degli Aztechi alla stella del Mattino. L’inimicizia dei Pawnee può essere fatta risalire al tempo in cui i Piccoli si stabilirono nel Posto-dei-Molti-Cigni, e non è improbabile che essi abbiano strappato quel territorio proprio alle tribù di ceppo Caddo, specie Pawnee e Wichita. Nel corso della storia, poi, i Cheyenne migrarono da nord e da est, i Comanche scesero da nord e i Kiowa da nord-ovest, ma senza alcun desiderio di occupare il territorio dei Piccoli. Comunque con queste tribù avvennero diverse battaglie, come anche con gli Apache e gli Arapaho, ma a quanto sembra queste scaramucce avevano un carattere quasi “sportivo”, rispetto ai continui e sanguinosi scontri con i Caddo.

L’incontro con gli Europei

Il primo incontro degli Osage con i Bianchi fu con due cacciatori-commercianti francesi che provenivano dal vicino villaggio dei Missouri. Lo shoka (messaggero) portò al villaggio la notizia dei due miracoli visti: il mo’n-ce (metallo) e gli stranieri pelosi come orsi,  che in quell’occasione vennero soprannominati I’n-shta-heh, Folte Sopracciglia. E così, quando  giunsero al villaggio dei Piccoli erano già stati identificati con questo curioso nomignolo. Non fecero una grande impressione sugli Osage, ma quando la piroga con a bordo gli strani uomini pelosi scomparve dietro l’ansa del fiume, i Piccoli tirarono un profondo sospiro di sollievo, mentre le donne ripresero le loro faccende ridacchiando tra di loro.
Nel giugno 1673 padre Jacques Marquette e un commerciante francese, Louis Jolliet, accompagnati da cinque vogatori a bordo di due canoe, percorsero in lungo e in largo le fangose acque del Missouri, per esplorare e conoscere le tribù della regione e cercare di trovare una via d’acqua che collegasse il Mississippi con la California, aprendo le porte ad un commercio marittimo-fluviale francese con la lontana Cina. Il missionario cattolico non incontrò direttamente gli Osage, ma fu il primo a disegnare una cartina localizzando due villaggi di quella tribù, da informazioni avute dagli Illinois. Uno di questi sporgeva su un’alta cresta montuosa alla biforcazione meridionale delle Acque Bianche, l’attuale Little Osage, poco più a sud della foce del tortuoso affluente che i Francesi avevano chiamato “Marmiton”, e sembrava essere il villaggio principale. Era lì che vivevano i Grandi Hunkah e i Grandi Tzi-Sho. Alla stessa biforcazione del Little Osage, vicino a una palude, sorgeva un altro villaggio dei Piccoli. Da questo incontro nacque anche il nome con cui i Piccoli furono poi universalmente riconosciuti: “Osage”. Infatti quando gli Illinois intrapresero le prime relazioni commerciali, chiedendo il nome di quel popolo, si sentirono rispondere: “Siamo il Popolo del Cervo dei Wah-sha-she”. Riferirono a Padre Marquette, e il nome divenne in francese “ouazhaghi”  o qualcosa di molto simile. E quando fu traslato in inglese, il risultato fu “ozazge”, che divenne definitivamente “Osage” dopo innumerevoli variazioni linguistiche e scritte.


Il commercio delle pelli

Un altro francese, il signor De La Salle, con un gentiluomo italiano, con un braccio solo ma tenace soldato, Enrico Tonti, discese tutto Mississippi e il 9 aprile 1682 rivendicò alla Francia il possesso del Delta e del bacino idrografico del fiume, e chiamò la regione “Louisiana”, in onore di Luigi XIV.
I Piccoli ora vivevano in un vastissimo territorio chiamato Louisiana, ma per molto tempo non furono al corrente di queste cose.
I cacciatori di animali da pelliccia e gli avventurieri francesi che per primi visitarono i villaggi osage ebbero ottimi rapporti con la tribù. Gli esploratori, i cercatori d’oro, d’argento e di rame, gli avventurieri, i cacciatori di animali da pelliccia e i missionari, si avventuravano lungo tutti i corsi d’acqua, raccoglievano informazioni dai nativi e imparavano la loro lingua, disegnavano mappe. Fu per questo spirito di intraprendenza ed esplorativo dei Francesi, che furono loro ad incontrare per primi i Piccoli risalendo il fiume Osage, prima degli Inglesi e degli Spagnoli. Fu l’effervescenza e il senso dell’umorismo, lo spirito di adattamento e di fraternizzazione che ispirarono i rapporti di amicizia dei Piccoli con i Folte Sopracciglia, realizzando un’alleanza che sarebbe durata oltre un secolo. Tutto ciò a dispetto del fatto che in questo periodo più di uno scalpo di I’n-Shta-Heh, Folte Sopracciglia, ornasse qualche “bastone da colpo” dei Piccoli e decorasse qualche loro casacca di pelle di cervo.
A quanto pare i Piccoli furono piuttosto fortunati ad incontrare per primi i Francesi e a diventare loro alleati. Molto più indisponente era infatti il comportamento degli Inglesi sulle coste dell’Atlantico e degli Spagnoli alle sorgenti del Rio Grande. A loro volta i Francesi furono fortunati, perché suscitarono nei Piccoli un grande interesse per gli scambi commerciali e per lo spirito gallico di fraternizzazione. I Francesi vivevano con donne indiane e si mettevano d’impegno ad imparare la lingua di ogni tribù con la quale venivano in contatto, rispettavano le usanze indigene e l’autorità dei grandi capi Tzi-Sho e Hunkah, e infine sapevano anche dipingersi il volto e danzare attorno al fuoco insieme ai loro amici indiani.
All’epoca, c’erano ancora degli ostacoli ai viaggi di commercio lungo i fiumi Arkansas e Red River, come pure lungo il Missouri: c’erano infatti i Padouca, gli Apache ed i Pawnee. Inoltre il “Progetto Louisiana” era ancora in fase di realizzazione: in vari punti strategici dovevano essere eretti dei forti a protezione delle rivendicazioni territoriali francesi e si dovevano stringere delle alleanze con gli indiani delle pianure. L’attività dei franco-canadesi fu rallentata dalla guerra di successione spagnola, più o meno fra il 1701 e il 1713. I Piccoli e le altre tribù di ceppo Sioux del Missouri non furono disturbati, ma subirono comunque per la prima volta l’influsso degli equilibri politici europei.

Il cavallo

Verso la fine del XVII secolo una novità importante venne a cambiare, in meglio, la vita dei Piccoli: la scoperta e l’uso del cavallo. Sicuramente i Piccoli appresero dell’esistenza dei cavalli prima ancora di averli visti, e in seguito se ne approvvigionarono catturandoli ai Pawnee o comprandoli dai Missouri e dai Kiowa; in ogni caso prima dei loro parenti Sioux del nord. Nella memoria tribale non v’è alcun cenno al primo incontro con il nuovo, sconosciuto animale, benché dovesse essere un fatto degno di essere ricordato.
Questa conquista non fece che aumentare l’audacia e la sicurezza degli Osage a difesa del territorio tribale. Nel secolo successivo, il XVIII, si scontrarono valorosamente a cavallo contro i loro nemici dell’ovest: i Pawnee e le tribù di ceppo Caddo del Red River; i Pa-Do’n-Ka, o Popolo dei Nasi Umidi, abitanti delle grandi pianure, il cui nome osage fu poi spagnolizzato o gallicizzato in “Padouca”, che in seguito, a detta di molti, divennero noti come “Comanche”; gli A-Pa-Tsi, o Popolo (la cui loggia) Ci-Fa-Chinare, cioè gli Apache: era un popolo di statura piuttosto bassa, e quando i giganteschi Osage cercavano di intrufolarsi nei loro “wickiup” in cerca di bottino, dopo averne sconfitto e scacciato i legittimi proprietari, erano costretti a stare curvi; i Kiowa, quando questi si spinsero a sud delle Black Hills; alcune tribù algonchine, come Cheyenne e Arapaho; e talvolta con i Taglia-Teste, i loro parenti Sioux del nord.

Il metallo e le armi da fuoco

Dopo qualche tempo dall’inizio della colonizzazione francese lungo il Mississippi e l’Illinois, i Piccoli si abituarono a usare i wah-don-ska, gli attrezzi di metallo, come punteruoli, accette, coltelli e aghi da tatuaggio. Per quando riguarda il primo contatto con un’arma da fuoco, la memoria orale dei Piccoli ricorda un episodio ben preciso.
Un giorno un gruppo di “coureur de bois”, che stava esplorando il nuovo territorio, si accampò sopra un “bluff” in riva al fiume Osage. Era circa l’anno 1700, e già dai 17 ai 25 anni prima i Piccoli erano abituati alla presenza dei nuovi arrivati.
L’acquisto di uno schioppo
Un gruppo di cacciatori del clan dell’Aquila si incuriosì al lungo wah-don-ska (oggetto in metallo) appoggiato ad un albero, appartenente a dei Francesi lì accampati e dopo che un esploratore riferì ogni dettaglio su quei Folte Sopracciglia, si avvicinarono. Per mostrare la potenza dell’oggetto, uno dei Francesi sparò a uno dei cervi a coda bianca che si stavano abbeverando sulla sponda opposta. Ci fu un’esplosione terribile e una grande nuvola di fumo. Quando questa si diradò, sul posto era rimasto solo il cervo colpito, che si lamentava pietosamente, debolmente ritto sulle zampe anteriori e seduto sul posteriore perché colpito alla zona sacrale.
Dato che era evidente che i Folte Sopracciglia non avevano intenzione di sprecare un’altra palla per porre termine alle sofferenze del cervo, uno dei Piccoli lo finì con una freccia. I Piccoli non si azzardarono più ad avvicinarsi all’oggetto metallico, e si rimisero in marcia risalendo l’Osage. Mentre, accampati, arrostivano e mangiavano il cervo, discussero del wah-don-ska. Essendo poetici per natura, non si preoccupavano dell’esplosione, del fumo, e del potere che aveva ucciso il cervo. Fosse così avrebbero chiamato l’arma “bastone fumante” o “bastone tonante”. Invece erano rimasti ben più impressionati dai lamenti dell’animale, che avevano sentito oltre la nube del fumo, per cui attribuirono all’arma il nome che ripetevano in quella discussione: “Quello-Che-Fa-Piangere-le-Creature”, ed è così che chiamano ancora oggi il fucile.

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