Strage nella prateria: caccia ai bisonti (1870-1884)

A cura di Franco Fissore

“Da una distanza stimata di un’ottantina di yards sparai due colpi nei polmoni al più vicino in quell’enorme branco, un maschio di dimensioni spavantose. Sembrò muoversi appena, poi inarcò il dorso e abbassò violentemente la testa soffiando sangue dalle narici, traballò un poco e cadde giù.
Neppure la metà di quelli sdraiati lì attorno si alzò, al rumore degli spari… e nemmeno allarmati più di tanto. Dopo altri tre colpi e altrettanti bisonti caduti a terra, finalmente i più vicini a me si mossero ma lentamente, verso il torrentello poco distante. Fulminai il capobranco – una femmina, come molto spesso accadeva – e anche gli altri si fermarono vedendo il leader fermarsi. Sembrava incredibile… nessuna fuga, nessun folle stampede, niente di tutto ciò. Mi resi conto, senza ombra di dubbio: mi trovavo servito di quello che così tante volte avevo sentito nelle narrazioni ma mai prima sperimentato di persona… il leggendario Stand!”
“Dopo averne contati velocemente una trentina abbattuti, il fumo azzurrino degli spari cominciava a mettermi in difficoltà nel vedere bene la situazione, così mi spostai ancora più vicino.


Inizia la caccia

E indubbiamente gli animali mi videro, ma niente cambiò nella loro attitudine “suicida”. Per poco che gli spari fossero intervallati in modo regolare, ciò era sufficiente a non farli prendere dal panico e ne dedussi che il bisonte probabilmente si spaventa – quando si spaventa – per un qualcosa di improvviso, di inatteso; evidentemente, non sempre questo qualcosa è dato dai primi forti colpi di un fucile di grosso calibro.”


Il bisonte non scappa

“Sparai ancora una dozzina di colpi, poi la canna cominciava ad ustionarmi la mano sinistra. Sentii un leggero fischio dietro di me, mi girai e vidi Charlie che strisciando ventre a terra mi veniva in aiuto con un secondo Sharps, un centinaio di altre cartucce e una borraccia d’acqua…”


Il campo dei cacciatori

Una veloce precisazione, prima di far proseguire il racconto di John R. Cook dal libro “The Border and the Buffalo”.
Cacciatori professionisti come lui e dozzine e dozzine di altri cercavano, nel pieno della grande mattanza di bisonti esclusivamente per il commercio delle pelli (periodo 1870-1884 circa) un sistema che fosse il più veloce e conveniente per “fare raccolto” e cioè assicurarsi un grande numero di uccisioni entro il più ristretto spazio di prateria possibile, onde facilitare al massimo il già lungo e difficile lavoro dei gruppi di scuoiatori al seguito dei cacciatori.


I carri arrivano in città stivando montagne di ossa di bisonte

Fu questa grande caccia mirata esclusivamente alla raccolta e commercio delle pelli di bisonte, a portare il grande bovino Nordamericano sull’orlo della totale estinzione. I sistemi usati da molti cacciatori e “sportsmen” bianchi come ad esempio la corsa a cavallo ai bordi della mandria, contando sull’ottima intesa uomo-animale, sparando quasi a bruciapelo con i potenti fucili già all’epoca a disposizione (in classico stile William “Bill” Cody), oltre a non essere esenti da rischi significavano soprattutto disseminare di cadaveri un tratto assurdamente esteso di terreno… non avrebbe avuto senso (giustamente) dal punto di vista di uomini che passavano una mattinata a sparare fino a centocinquanta cartucce di grosso calibro da essi stessi ricaricate più volte (era già allora possibile farlo), cercando di trarre il massimo vantaggio nel rapporto colpi sparati/bisonti uccisi, dopodichè si piazzavano sotto il sole ardente del pomeriggio ad un palmo dal fuoco acceso sotto il crogiolo in cui fondevano i piccoli lingotti di piombo.


La dotazione di un buon cacciatore di bisonti

Perchè, sì, essi usavano già allora “in the field” i fondipalle acquistati all’emporio del più vicino paese insieme con un ristretto numero di cartucce commerciali complete (costavano poco, ma costavano comunque), di cui conservavano poi i bossoli che potevano ricaricare fino ad una quindicina di volte ciascuno.
Acquistavano anche, ovviamente, gli inneschi per i suddetti bossoli e alcuni barilotti di polvere nera (la preferita e migliore in assoluto era la “Curtis & Harvey” di provenienza inglese) e poi si mettevano in marcia nella prateria portandosi dietro due fucili ciascuno, quasi sempre Sharps Mod. 1874 (in realtà disponibili fin dai primi mesi del 1871) o Remington Mod. 1871 No.# 1, entrambi monocolpo e quasi indistruttibili.


La lavorazione delle pelli e l’accumulo dei teschi

Dopodichè, col morale generalmente alto nonostante un tipo di vita che avrebbe consumato velocemente un uomo robusto, si mettevano all’opera.
“Ci scambiammo i fucili, io e Charlie, e ricominciai. Sparavo non velocemente, cercando di mirare sempre -potendo- ai polmoni, o al cranio. Charlie versò acqua dalla borraccia giù nella bocca del primo Sharps e quindi aprì la culatta lasciando scorrere via. Ripetè la cosa, poi fissò uno straccio ingrassato alla bacchetta di pulizia, scovolando bene la canna e tenendo sempre il breechblock aperto; il fucile si raffreddò un poco, mentre io usavo l’altro che si andava scaldando in modo impressionante.”
“Dopo una settantina di minuti, altri due cambi di fucile, e la spalla destra in condizioni penose, colpii in pieno un maschio di grandi dimensioni che sembrò non accorgersi neppure della ferita… si mise al galoppo e il branco, d’improvviso si spaventò. Lo “stand” era terminato.”


A volte si cacciava il bisonte sparando dai treni in corsa…

“Camminai dove i cadaveri quasi si toccavano l’uno con l’altro, e mi sfiorò il pensiero che era stata una strage incredibile soprattutto in vista delle sole pelli da portare via, il resto sarebbe rimasto a decomporsi sotto il sole, facendo felici lupi e uccelli rapaci… ne avevo uccisi ottantotto.”
Questo accadeva in una mattina del Giugno 1876 nella Texas “Panhandle”, e l’impressionante totale di bisonti eliminati da un solo cacciatore in una sola occasione sarebbe stato eclissato da cifre che possono sembrare pazzesche, ma corrispondono invece al vero…stante anche e soprattutto la “folle” attitudine del bisonte americano a non reagire in circostanze che vedevano la sistematica distruzione di un grosso branco.


Una rara fotografia di un soldato a caccia di bisonti

Racconta il Col. Richard I. Dodge: “Contai personalmente 112 animali che giacevano all’interno di un semicerchio dal raggio di neppure 200 metri, tutti uccisi da un solo uomo che sparò per meno di tre quarti d’ora senza cambiare postazione di tiro.
I cacciatori chiamano ciò “realizzare uno stand”, e alla fine di una battuta i totali che si possono conteggiare riescono sovente a sembrare assurdi, ma si tratta della realtà”.
Racconta George W. Brown: “Pare incredibile, ma si direbbe che i compagni del primo bisonte colpito ai polmoni e che soffia via sangue dalle narici rimangano affascinati dall’odore, appunto, del sangue e invece di andarsene spaventati gli girano attorno scalciando per terra e muggendo…noi cerchiamo quindi di colpire quelli più all’esterno, e ancora essi rimangono inerti, o al massimo si concentrano su quelli già caduti. Ma, incredibilmente, quasi mai fuggono via”.


I carri scaricavano incessantemente pelli di bisonte

Pochi anni dopo quest’episodio, Jim White eliminò 120 bisonti durante un singolo “stand”, ma Tom Nixon lo superò a sua volta con 204 animali in un altro stand, un “exploit” testimoniato da altri cacciatori. E sempre Nixon fu autore di un episodio ancor più clamoroso, pur con un totale di abbattimenti leggermente inferiore in termini assoluti…
Tom Nixon eseguì il suo più celebre stand nel Luglio 1873, usando alternativamente due Sharps mod. ’74 entrambi in cal. 50-90 (in realtà le cartucce di quel tipo, se ricaricate personalmente dai cacciatori finivano col contenere fino a 115 grains, nientemeno, di polvere… il proiettile veniva “imboccato” quel tanto che bastava nel bossolo, a vantaggio di una dose di propellente spaventosa).
Dopo 41 minuti di sparatoria a ritmo pressochè regolare, e lasciando raffreddare a turno lo Sharps diventato progressivamente impossibile da imbracciare, Nixon aveva eliminato 120 bisonti usando 144 cartucce in totale… una media incredibile di un colpo ogni 16 secondi circa per una quarantina di minuti consecutivi, conteggiando anche i cambi di fucile e una veloce “raffreddata” usando acqua versata giù nella canna dello Sharps, nonchè un rapporto cartucce sparate/bisonti uccisi super-favorevole.
Ma non era sempre così, ovviamente, anzi.


Un campo improvvisato

Frank Collinson testimoniò che molti animali assorbivano anche quattro, talvolta cinque colpi di grosso calibro prima di collassare. E, sempre ovviamente, la grande mattanza del bisonte americano risultò non tanto dai “punteggi” pazzeschi di relativamente pochi cacciatori bensì dall’incessante ritmo quotidiano di 25 o 30 animali abbattuti da ciascuno delle centinaia e centinaia di uomini all’opera lungo una dozzina d’anni (Frank Mayer stimò che probabilmente intorno al 1875 vi erano contemporaneamente fino a 10.000 uomini al lavoro nella prateria impegnati nella Great Hunt – “The Buffalo Harvest” – conteggiando tutte le persone e cioè cacciatori, scuoiatori, conducenti dei carri, cuochi, ecc.).


Uno scuoiatore al lavoro su una carcassa di bisonte

Fu proprio questo metodico e persistente procedimento di eliminazione a sfoltire in modo veloce i branchi di bisonti al punto che già addirittura nel Gennaio 1873 il “Daily Rocky Mountain News” poteva osservare: “Il ritmo con cui si riduce di numero il bisonte delle pianure è terribile, e si direbbe – se le statistiche sono corrette – che i tempi dell’abbondanza in termini di pelli e carne non dureranno ancora a lungo. Il 23 Settembre scorso la ferrovia ha raggiunto Dodge e da allora sono state spedite 43.029 pelli… Ogni pelle è un bisonte in meno, e 43.000 pelli in quasi cento giorni dà un’idea concreta di cosa significa”.
Nell’autunno dello stesso anno, il giornale riportava: “Mr. Lessig stima in circa duemila (come minimo) i cacciatori all’opera lungo il Republican River… Egli si è imbattuto in un gruppo di sedici di loro, i quali gli hanno riferito di aver eliminato circa 28.000 bisonti nella scorsa estate solo e sempre allo scopo di prelevare le pelli… Egli ha faticato non poco per poter vedere bisonti sulla prateria che non fossero quelli morti, e stima che il cacciatore occasionale oggi come oggi non può trovare selvaggina”.


Si andava a caccia, per divertimento, in qualsiasi modo

Riportava W. Skelton Glenn: “Un ottimo cacciatore potrebbe eliminare 75 bisonti al giorno, uno nella media circa 50, e uno sotto la media 25, troppo pochi… Uno scuoiatore in gamba scuoierà 60-75 animali al giorno, uno nella media 30-40, e uno mediocre circa 15-25…”
Frank Mayer: “…Non abbattevamo mai tutti i bisonti che pure avremmo potuto, bensì una quantità che i nostri scuoiatori avrebbero potuto lavorare. Ogni “party” di cacciatori aveva le proprie medie che dipendevano dalla volontà e quantità degli scuoiatori presenti. La mia media era 25-27 al giorno, ma in quei giorni che i miei uomini erano particolarmente ben attivi perchè non troppo stanchi, o il tempo ci era favorevole, alzavo il numero fino a 50… Poi mi fermavo comunque anche se gli animali abbondavano lì attorno. Pensavamo anche alle munizioni, un fattore importantissimo, dal momento che dovevamo ricaricarci da noi le cartucce sparate… non avrebbe avuto senso portarci appresso migliaia di cartucce acquistate agli store, ci saremmo divorati il profitto ancor prima di cominciare il lavoro”.


Il relax dei cacciatori. Sullo sfondo, a destra, alcuni bisonti morti

Ricorda Bob Chambers: “Tenevamo d’occhio il consumo di cartucce, era importante per noi. Meno colpi servivano in cambio di una pelle di bisonte, maggiore era il profitto”.
Il miglior rapporto cartucce /bisonti di Chambers fu 54 bisonti sparando 79 colpi. George Reighard riuscì ad eliminare 79 bisonti in uno “stand” con 91 colpi sparati, pari ad un rapporto dell’86%. Ma probabilmente il miglior rapporto fu appannaggio di Jim White, che riuscì in un singolo “stand” ad uccidere 46 animali sparando 47 cartucce in cal. 50-90 Sharps!
Basandosi sui rapporti della sola linea ferroviaria Atchison-Topeka-Santa Fe, ed estrapolando da essi, il Col. Richard I. Dodge stimò che soltanto nei tre anni 1872-74 le pelli spedite all’Est tramite ferrovia furono quasi 1.400.000, un totale incredibile forse… ma inferiore al vero, questo sì. Molto più probabilmente, almeno 3.100.000 bisonti furono abbattuti in quei tre anni. Questo perchè a causa di inevitabili sprechi, “guasti” di lavorazione sul posto, e tattiche di caccia sovente assurde, si giungeva allo spaventoso rapporto di tre o sovente quattro animali uccisi per ogni pelle arrivata a destinazione sui grandi mercati dell’Est.


Altri scuoiatori al lavoro dopo il passaggio dei cacciatori

Nella primavera 1877 un osservatore da Fort Griffin, Texas, scrisse che circa quattro acri di terreno attorno alla cittadina erano coperti di scaffalature con dozzine di migliaia di pelli, ancora in attesa di spedizione.
L’anno precedente soltanto nelle pianure ad Ovest di Fort Griffin i cacciatori in attività potevano essere forse 1.500 e nel Novembre 1876 il giornale “Democrat” di Fort Worth conteneva inserzioni per trasportatori di pelli potenzialmente interessati al lavoro notando che “…al momento 10.000 pelli sono in viaggio verso la ferrovia e altre parecchie migliaia attendono ancora il viaggio verso Fort Worth”.
Quindi, una ragionevole stima circa i bisonti spazzati via nei sette anni 1872-78 sulle Pianure Centrali e Meridionali (incluso il Nord Texas) si avvicina certamente al folle numero di 4.500.000!


Montagne di teschi di bisonte

Ma rimaneva disponibile ancora tutto il territorio settentrionale delle Great Plains…
Quale poteva essere il profitto medio di un classico “outfit” composto da una coppia di cacciatori aventi i loro scuoiatori al seguito e le inevitabili spese, pur se ridotte al minimo? Difficile affermarlo con esattezza, certamente la gran parte di quelli che avevano iniziato l’impresa di cacciare i bisonti almeno per qualche stagione, non “si fecero ricchi” come speravano (o s’illudevano) al principio.
Inizialmente una pelle di bisonte maschio poteva fruttare anche 3 dollari o 3.50, poi inevitabilmente il valore si abbassò. Nell’estate 1873 il gruppetto di cui faceva parte Henry Raymond spostò due volte il campo-base lungo il Cimarron River in Kansas, e Raymond fungeva sia da tiratore che scuoiatore di bisonti. Nell’Agosto egli condusse un carico di cinquantacinque pelli fino a Dodge City, le quali gli fruttarono ciascuna “ben” 1.50 dollari se di maschio adulto e 0.75 dollari se di femmina… ma probabilmente funzionava in questo modo per la maggior parte dei cacciatori, dopo gli anni d’inizio della Great Hunt.


Cataste di pelli accumulate in attesa di sbarcare nei mercati dell’Est

Ed ecco una veloce “graduatoria” di “exploit” che forse non faranno testo essendo eccezioni assolute, ma che sono in ogni caso degni di nota. Si tratta di cifre assolutamente attendibili e prevalentemente accertate:

  • Tom Linton: 3.000 bisonti nel 1872;
  • Zackary Light: 2.300 bisonti nell’inverno 1873-74;
  • Joe Mc Combs: 4.900 bisonti nell’inverno 1877-78;
  • Bill Tilghman: 3.300 bisonti in 8 mesi, 1873-74;
  • Tom Nixon: miglior exploit 120 bisonti in 41 minuti, miglior Stand 204, miglior periodo 2.173 bisonti in 36 giorni;
  • Orlando “Brick” Bond: miglior giornata, 250 bisonti in un giorno, miglior periodo 5.855 in 62 giorni, fucile Sharps ’74 in 50-90, danni gravi permanenti all’udito;
  • James Cator: totale 16.200 bisonti dal 1872 al 1875;
  • Wright Mooar: 6.500 bisonti con Sharps 50-90, 14.100 bisonti con Sharps 45-110, totale 20.600 bisonti in nove anni;
  • Frank Carver: 5.700 bisonti nel 1875, 26.000 bisonti in totale.

Nell’autunno 1878 l’attività dei cacciatori nella parte Centro-Meridionale delle Great Plains era ormai molto rallentata.
I primi a sparire quasi del tutto erano stati i branchi di bisonti del Kansas, Nebraska, Colorado dell’Est; successivamente una caccia ancor più serrata aveva sfoltito in maniera terribile le mandrie di animali del Texas Settentrionale, da dove centinaia e centinaia di “market hunters” si mossero con armi e bagagli (è il caso di dirlo) in cerca di altra selvaggina molto più a nord.
Nel 1879 i territori testimoni della grande strage erano più che altro, ormai, Montana e Dakota nonchè il Wyoming settentrionale. Mentre la ferrovia Northern Pacific si inoltrava sempre più verso Ovest, l’ultima grande riserva di bisonti liberi nei territori del West – probabilmente poco più di 1.000.000 di capi – incontrò la propria fine tra il 1880 e il 1883, con un ultimo debole strascico nel 1884.


Essicazione delle pelli

Notava il rancher Granville Stuart nel Montana, 1880: “Dal Porcupine fino a Miles City il terreno è generosamente punteggiato, da ogni parte, di carcasse di animali uccisi soltanto per le loro pelli. Ci sono zone in cui essi giacciono quasi toccandosi l’un l’altro, ancora relativamente intatti nella carne, mentre le pelli sono stoccate in quantità incredibile lungo la pista di caccia. Lo spettacolo è spaventoso… uno spreco terribile della carne migliore di questo mondo!”.
Poco meno di 4.000 tra cacciatori e scuoiatori imperversavano sulle Norther Plains entro il 1882 e un ufficiale dell’Army osservava che “…vi è un vero cordone di piccoli campi da dove il fiume Missouri piega verso Ovest…lontano fino alla linea di divisione dell’Idaho, bloccando virtualmente i grandi pascoli del Milk River, il Musselshell, Yellowstone, e il Marias, e mi stupirebbe sapere che un singolo bisonte è riuscito a passare tra le maglie della rete…”
Ed ora facciamo spazio a una curiosità più che altro tecnica. Racconta il cacciatore O. P. Hanna che il suo “collega” Jim White portava con sé tre Sharps a canna ottagonale pesanti 17 libbre, cinque piccoli barilotti con un totale di 125 libbre di polvere, e addirittura 700 libbre in lingotti di piombo – tutto materiale per la ricarica in aggiunta ai bossoli cal. 50 da utilizzare più volte.


Uno scorcio di una delle infinite stragi di bisonti

Anche se possono sembrare quantitativi immensi, in realtà 1 libbra di piombo sarebbe poi stata fusa per ricavarne non più di 14 dei grossi proiettili che i cacciatori si fabbricavano sul campo… così 700 libbre avrebbero fruttato circa 9.800 proiettili.
E le 125 libbre di polvere, se usate per dosi di 90 grains ad ogni cartuccia, avrebbero dato alla fine circa 9.730 cartucce… contro 9.800 proiettili.
Questo si chiama “pianificare”!

Alcuni aneddoti poco o niente noti.
William R. James cominciò la caccia al bisonte nel 1871. Mise su un gruppetto composto da lui, un secondo cacciatore e una dozzina di scuoiatori e la la sua prima stagione estiva gli fruttò un minimo di 10.000 pelli. Dopo aver pagato i suoi uomini e saldato i vari debiti quà e là, James aveva ancora per sè 20.000 dollari, una vera fortuna nel 1871. Li spese praticamente tutti in due mesi di baldorie pazzesche a St. Louis, e alla fine era in uno stato tale che dovette farsi prestare denaro per poter tornare a cacciare i bisonti.


Distese di ossa di bisonte calcinate dal sole

Frank Collinson aveva 17 anni quando arrivò in Texas nel 1872, e a 19 era già un ottimo cacciatore professionista, in attività per altri quattro anni fino a che i grandi branchi quasi si estinsero in quella zona verso la fine del 1878.
Collinson era un Inglese di una certa cultura ed educazione, e scrisse il libro “Life in the Saddle” dove tratta la caccia al bisonte e la vita dei cacciatori professionisti.
Bob L. Chambers fu in attività soltanto nell’inverno 1881/82, impegnato con i bisonti superstiti degli ultimi branchi ancora in libertà nel Montana dell’Est; quasi tutti i cacciatori avevano Miles City come principale base operativa, e da lì si avventuravano per la maggior parte a nord del fiume Yellowstone.
Chambers operò soltanto per quaranta giorni ma riuscì ad abbattere circa 800 animali; terminata la caccia decise di scambiare la propria parte di equipaggiamenti (armi, piombo e polvere, oggetti vari) con 45 quintali di patate…che egli stimò gli fossero costate 3 cents alla libbra. Le patate erano immagazzinate in una caverna non lontano da Miles City e Chambers neppure la aveva visionate prima di accettare lo scambio, ma le trovò comunque in ottimo stato proprio mentre la cittadina era in grave carenza di questi tuberi.


L’impressionante scenario che si rappresentava dopo il passaggio dei cacciatori

Chambers vendette il lotto di patate a 10 cents la libbra, con un guadagno di 700 Dollari. Questo guadagno netto fu aggiunto al ricavo della vendita delle pelli di bisonte, e il denaro gli permise di frequentare la Wesleyan University a Bloomington, Illinois, per poi diventare giudice in Kansas e Colorado.

Alcune testimonianze in tempi recenti che dimostrano quanto fosse robusto il bisonte e quanto consumo di cartucce, molto sovente, richiedesse l’abbattimento di un esemplare.
Mike Venturino, “Modern Bison Hunting”: “Nel 2002 in Nebraska, diversi proiettili in 45-70 pesanti 520 grs. piazzati nei polmoni di un esemplare femmina non riuscirono a tirarla giù, fino a che un colpo dritto nel cuore terminò il lavoro.
Tuttavia, cuore e polmoni di un bisonte sono posizionati notevolmente più in basso nel corpo che non, ad esempio, in un cervo o nell’alce. Il bisonte possiede quella grossa gobba e in tutta quella zona superiore non vi sono organi vitali…”
“Né risulta facile fermarlo colpendo la spina dorsale: nel 2002 il mio amico Clint piazzò un proiettile cal. 50 da 660 grs. in una vertebra dorsale di un esemplare maschio, ma non toccò il midollo interno. Il bisonte viaggiò ancora per quasi 9 km. prima che Clint e John Hansen lo raggiungessero per un colpo decisivo…
“Dopo aver ucciso un bisonte nel 2002 sparando da 260 yards (235 m.) trovai che due proiettili 45-70 del peso di 520 grs. avevano passato l’intero animale di traverso, fermandosi appena sotto la pelle dalla parte opposta. Pur essendo in lega di piombo/stagno in rapporto 1-20 – quindi molto morbidi e propensi ad espandersi, causando danni gravi all’interno – rimasi sorpreso nel vederli praticamente intatti! sembra incredibile…
“Per le prossime volte, proverò una mescola di addirittura 1-45 o 1-50, per constatare gli effetti espansivi all’interno di organi come i polmoni.
“So di cacciatori che usano esclusivamente piombo puro per i proiettili, e a questo punto ricorrono all’uso di “paper patched” cartucce per non intasare completamente le rigature della canna dopo anche solo pochissimi colpi.”


Ancora un’immagine della caccia spietata da un treno in corsa

Una considerazione finale circa il fucile Sharps per la caccia al bisonte (per meglio dire, il fucile diventato pressochè l’arma simbolica nel contesto della Great Buffalo Hunt di quel ben preciso periodo).
Anche se la cosa non è sempre ben ponderata e considerata, il fucile Sharps Mod. 1874 (in realtà immesso sul mercato già nei primi mesi del 1871, nonchè derivato praticamente dal Mod. 1869), è con tutta probabilità l’arma del West americano divenuta più famosa con il minore quantitativo prodotto, in assoluto.
Ovviamente la sua fama lo Sharps se l’era fatta saldamente durante gli anni della Guerra Civile specialmente nella variante Cavalry Carbine – modelli 1859 e 1863 a cartuccia di carta – nonchè pure sotto forma di parecchi Rifles da Fanteria con canna più lunga; poi a partire dal 1867, circa 31.000 carabine più o meno sfruttate nell’uso erano tornate alla Ditta per la modifica a cartuccia metallica cal. 50-70, più una dovuta revisione meccanica non esente, dove necessario, da sostituzioni di certe parti molto usurate.
Queste carabine così ammodernate avevano equipaggiato alcuni reggimenti della Cavalleria degli Stati Uniti sulla Frontiera del post-guerra civile, facendosi “benvolere” da alcuni e lasciando piuttosto indifferenti altri che continuavano a preferire il veterano Spencer a ripetizione.
Ma il successivo Mod. 1874 in variante Sporting diventò “il fucile” per eccellenza dei professionisti sulla prateria, seguito a distanza dal Remington mod. 1871 nella sua esclusiva configurazione meccanica “Rolling Block”, nonchè da altri tipi di armi lunghe.


Simulazione della caccia al bisonte nello spettacolo di Buffalo Bill

Ebbene, nei dieci anni 1871-1881 (quando la ditta Sharps chiuse i battenti) non più di 6.480 circa esemplari furono fabbricati ! Una quantità davvero modesta, che al massimo sale a circa 12.500 pezzi se si sommano quelli assemblati in configurazione “Business”, “Hunter’s”, “Target”, e pochi “Military” magari subito passati ai pionieri civili dopo che l’US Army non li aveva adottati come arma d’ordinanza.
Quindi circa 12.500 fucili della linea “Mod. 1874”, dei quali neppure 6.500 in configurazione classica “Sporting Rifle”… e, ovviamente senza pensare che tutti quanti, necessariamente, abbiano contribuito ad eliminare il bisonte dalle praterie.

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Commenti

Una risposta a “Strage nella prateria: caccia ai bisonti (1870-1884)”

  1. nagi, il 21 febbraio 2016 19:01

    Un articolo veramente interessante, vorrei consigliare a tal proposito la lettura di un bel romanzo di John Williams “Butcher’ crossing”.

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