Charlton Heston, un viso da film western

A cura di Agostino Bono

Charlton Heston
Charlton Heston è stato un attore che ha caratterizzato il periodo d’oro della storia del cinema e che rimarrà per sempre nei ricordi della gente perché ha portato sullo schermo personaggi storici , eroici e dall’alta statura morale che tutti abbiamo amato ed apprezzato. In “Ben Hur” (William Wyler, 1959), nei panni del patrizio giudeo, caduto in disgrazia e che rimane pietrificato alla vista di Cristo, seppe trasformare la finzione in leggenda e ricavarsi un posto di assoluto rilievo negli annali della settima arte.
Al fisico imponente, la voce profonda e il volto scolpito nella pietra ha saputo unire una tecnica di recitazione sopraffina, appresa in lunghi anni di studio di arte drammatica che gli avevano reso familiare Shakespeare.
Attratto sin da ragazzo dal palcoscenico, apparve in numerose opere teatrali studentesche prima di immatricolarsi alla Northwestern University, ad Evanston, e interpretare due films in 16mm, “Peer Gynt (1941) e “Giulio Cesare” (1949).
Nello stesso Istituto incontrò la modella Lydia Marie Clarke; il loro fu amore a prima vista, si sposarono nel 1944 e mai si separarono.
Subito dopo il matrimonio si arruolò nell’Aeronautica degli Stati Uniti e servì durante la Seconda Guerra Mondiale, operando a bordo dei B-52. A fine conflitto, continuò a fare esperienza nella serie “Studio One”, in onda sulla CBS dal 1948 al 1958. Fu William Dieterle a firmare il suo debutto sul grande schermo nel noir “La citta nera” (1950), al fianco di una delle Dark Ladies piu affermate, Lizabeth Scott.


Charlton Heston in Sierra Charriba

Nel 1952, grazie al ruolo del manager del circo in “Il più grande spettacolo del mondo” (Cecil. B. De Mille), assurse a “leading man” e iniziò un percorso professionale con pochi eguali che lo portò ad interpretare figure di rilievo del passato, in un momento in cui Hollywood attingeva a piene mani dai libri di storia: Buffalo Bill in “Pony Express” (J. Hopper, 1953); Andrew Jackson in “Schiava e Signora” (Henry Levin, 1953) e “I bucanieri” (Anthony Quinn, 1958); Mosè in “I Dieci Comandamenti” (seconda versione dell’opera, girata dal cineasta per eccellenza del genero epico, Cecil B. De Mille, 1956); Rodrigo Diaz de Bistravar in “El Cid” (Anthony Mann, 1961); Giovanni Battista in “La più grande storia mai raccontata” (George Stevens, 1965); Michelangelo in “Il tormento e l’estasi” (Carol Reed, 1965); il Generale Charles Gordon in “Khartoum” (Basil Dearden, 1966); il Cardinale Richelieu in “I tre Moschettieri”(Richard Lester, 1974) ed il seguito “Milady- I quattro Moschettieri” (Richard Lester, 1975); Enrico VIII in “Il maestro di Don Giovanni” (Richard Fleischer, 1977); Sir Thomas More nella versione televisiva, da lui stesso diretta, di “Un uomo per tutte le stagioni” (1988); Brigham Young in un’altra produzione televisiva, “The Avenging Angel” (Craig R. Baixley, 1995).


In una scena di “The Mountain Men”

Gli anni cinquanta furono un periodo di splendore per il western, confermato da ottimi successi di critica ed al botteghino, nonostante l’avvento della televisione che cominciò ad intrattenere il pubblico con serie capaci di avere una presa notevole sull’amante del mito della frontiera. Charlton diede un contributo notevole al genere, interpretando un’ampia varietà di personaggi in discrete produzioni, dirette da registi di seconda fascia: “Il giuramento dei Sioux” (George Marshal, 1952), “La freccia insanguinata” (Charles Marquis Warren, 1953), “I due Capitani” (Rudoplh Maté, 1955) e “I violenti” (Rudoplh Mate, 1956). Nel 1958, sotto l’abile regia di William Wyler fu protagonista in “Il grande paese”, un dramma ambientato nel West, impreziosito dalle interpretazioni di un cast stellare, Gregory Peck, Jean Simmons, Carrol Baker e Burl Ives( vincitore dell’Oscar nella categoria miglior attore non protagonista) e da paesaggi mozzafiato che solo il Western sa regalare. La presenza nelle sale fu notevole, raccogliendo oltre quattro milioni di dollari nel primo anno di programmazione negli Stati Uniti.
Sempre nello stesso anno, il genio di Orson Welles trasformò il romanzo poliziesco “Contro tutti”, di Whit Masterson, in un gioiello della filmografia noir, “L’infernale Quinlan”. Charlton, nei panni del poliziotto Vargas, in viaggio di nozze con la moglie (Janet Leigh), dovette vedersela con il capitano della polizia locale, Quinlan (Welles) in una storia di omicidi, rapimenti e corruzione in una citta messicana al confine con gli Stati Uniti.
Una scena di “The Big Country”
Negli anni sessanta, fu protagonista in “55 giorni a Pechino” (Nicholas Ray, 1965) e due westerns, “Sierra Charriba” (1965), diretto da Sam Peckinpah e co-interpretato da Richard Harris, e “Costretto ad uccidere” (1968), forse il miglior film diretto da Sam Grier ed uno dei preferiti dallo stesso Charlton.
Dalla fine della decade, cominciò a volgere la sua attenzione alla fantascienza ed ai “disasters films: “1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra” (Boris Sagal, 1971), “2022: I sopravvissuti” (Richard Fleischer, 1973), “Terremoto” (Mark Robson, 1974), “Airport 75” (Jack Smight,1974 ) e “Salvate il Gray Lady” (David Greene, 1978). Furono opere di grandi successo commerciale e alcune di esse diventarono dei cult. Una menzione a parte merita il ruolo dell’astronauta in “Il Pianeta delle Scimmie” (Franklin J. Schaffner, 1968), opera che rivoluzionò il genere fantastico per l’originale descrizione del futuro e perché da essa nacquero quattro sequels ed una serie per la tv. Anni dopo, Heston dichiarò che fu il film che più lo impegno dal punto di vista fisico.
Nel 1971, fece il suo debutto dietro la macchina da presa, coronando il vecchio sogno di interpretare Marco Antonio, in “Antonio e Cleopatra”. Non fu un’esperienza fortunata ed il film fu proiettato in poche sale cinematografiche e da allora è stato trasmesso poche volte in televisione.
Dalla metà degli anni settanta cominciò centellinare gli impegni sul grande schermo, apparendo, per lo più, in parti di contorno: “Tombstone” (George Pan Cosmatos 1993), “True Lies” (James Cameron, 1994) ed il remake , firmato Tim Burton, de “Il Pianeta delle scimmie” (2001).
Nel 1998, fu colpito da un cancro alla prostata, ma dopo un periodo di chemioterapia la malattia gli diede una tregua. Nell’agosto del 2002, annunciò di essere malato di Alzheimer e da quel momento in poi subì un lento declino fino alla morte del 5 aprile 2008. Ai funerali, tenutisi il 12 aprile, hanno preso parte Nancy Reagan, Olivia de Havilland, Pat Boone, Tom Selleck, Oliver Stone ed il Governatore della California Arnold Schwarzenegger.


Ancora un ruolo western

Note aggiuntive

  • Nato il 4 ottobre 1924 ad Evanston, Illinois, con il nome di battesimo, John Charles Carter. I genitori divorziarono nel 1930, la mamma sposò in seconde nozze il Signor Heston , dal quale deriva il suo cognome d’arte.
  • Dal matrimonio con Lydia Clarke nacque Fraser Clarke, oggi regista , per lo più in produzioni televisive; anni dopo la coppia adottò la piccola Holly.
  • Per quanto riguarda le sue idee politiche, appoggiò i candidati democratici alla presidenza, Adlai Stevenson e John F. Kennedy, per poi diventare un sostenitore dei repubblicani negli anni sessanta. Gli stessi gli offrirono di candidarsi a Governatore della California nel 1969, lui declinò perché la carica gli avrebbe impedito di continuare a recitare.
  • Negli anni sessanta cominciò ad appoggiare il Movimento per i diritti civili, partecipando alla celebre marcia su Washingon del 1963, al fianco di Martin Luther King.
  • Fu presidente della Screen Actors Guild dal 1966 al 1971.
  • Il Presidente Bush gli conferì la “Presidential Medal of Freedom” nel 2003. Essa costituisce la più alta onorificenza civile negli Stati Uniti.
  • Tra i ruoli da lui rifiutati figurano: lo sceriffo eroico in “Mezzogiorno di fuoco” (Fred Zinneman, 1952); Alessandro il Grande, nell’omonimo film diretto di Rober Rossen (1956); Jim Bowie in “Alamo” (John Wayne, 1960), a causa delle implicazioni politiche del film; Livio in “La caduta dell’impero romano” (Anthony Mann, 1964); Pike Bishop in “il Mucchio selvaggio” (Sam Peckinpah, 1969); il capo della polizia Brody in “Lo squalo” (Steven Spielber, 1975) ; Joseph Stilwell in ”1941 Allarme ad Hollywood” (Steven Spielberg, 1979), perché a suo modo di vedere era un’offesa ai veterani della seconda guerra mondiale.
  • Nel 1981, Ronald Reagan lo nominò President’s Task Force on the Arts and Humanities, un ente che aveva lo scopo di raccogliere fondi per sovvenzionare le organizzazioni culturali.
  • Nel 1996, iniziò la campagna per la liberalizzazione delle armi che gli avrebbe tirato addosso non poche critiche, non ultima quella del regista Michael Moore nel film documentario “Bowling Colombine” (2002). Nel 1997, fu eletto Presidente della National Rifle Association; ironicamente, il 18 giugno 1968 era apparso in “The Joey Bishop Show”, assieme a James Stewart, Gregory Peck e Kirk Douglas per promuovere il controllo delle armi, in seguito all’assassinio del Senatore Kennedy.
  • Nel 1999, si unì a Karl Malden nella controversa campagna per la concessione dell’Oscar alla carriera ad Elia Kazan.
  • Offrì parte del suo ingaggio in “Sierra Charriba” ai produttori, perché filmassero alcune scene ingiustamente tagliate per problemi di budget. L’offerta non ebbe alcun esito perché, come lo stesso Heston avrebbe affermato in seguito, sin dall’inizio le idee del regista sul film non coincisero con quelle della produzione.
  • E’ stato, per tutta la sua vita, contrario all’aborto e, pertanto, accettò di presentare il documentario pro vita “The eclipse of the reason”(1987), diretto da Bernard Nathanson.
  • Da giovane considerò Gary Cooper il suo modello. I due recitarono insieme in “I giganti del mare (Michael Anderson,1959). Dopo le riprese, si congratulò con Gary che, nonostante in cattive condizioni di salute , non si servì di una controfigura durante il film.
  • Nel 1995, scrisse l’autobiografia, “In the Arena”: in essa criticò la caccia alle streghe degli anni cinquanta, la guerra del Vietnam e definì Nixon un cattivo Presidente; scrisse anche che le sue idee politiche cambiarono intorno al 1964, quando stava girando “Sierra Charriba”. Charlton scrisse altri sei libri: ”The Actor’s Life”, “The courage to be free”, “Bejing Diary”, To be a Man: Letters to my grandson”,”Charlton Heston presents the Bible” e “Charlton Heston’s Hollywood, 50 years in American Film”.
  • Negli anni ottanta e novanta, oltre a comparire in alcune produzioni per la televisione, tornò a recitare in teatro. Affiancò Deborah Kerr in “Long Day’s Journey into Night”, Vanessa Redgrave in “Macbeth” , Ben Cross in “The Caine Mutiny” e la moglie Lydia Clarke in “Love Letters”.
  • Il suo ultimo film fu “My father, Rua Alguem 5555” (Egidio Eronico, 2003), nel quale interpretò il medico nazista Josef Mengele.

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