Captain Jack Hays, la leggenda dei Texas Rangers

A cura di Rino Di Stefano che ringraziamo sentitamente

Gli indiani comanche lo chiamavano «il diavolo bianco» e ne avevano un sacro terrore. I messicani, che quando sentivano il suo nome si facevano il segno della croce, lo definivano «il diavolo texano». Per tutti era comunque il più temuto e rispettato Texas ranger che sia mai esistito.
E’ passato alla storia come il più famoso Texas ranger di tutti i tempi, un uomo che era diventato a tal punto una leggenda vivente che nel 1848, mentre aveva soltanto 31 anni, lo stato del Texas diede il suo nome ad una nuova contea.? John Coffee Hays, così si chiamava, ancora oggi è conosciuto in tutti gli Stati Uniti come Captain Jack.
Hays era un uomo dai modi semplici (detestava le divise e i formalismi) anche se dietro la sua modestia nascondeva il coraggio di un leone e un’incredibile abilità di combattente. Aveva come partner e amico un capo indiano che gli è stato al fianco in mille battaglie, il Lipan Flacco.
Hays era considerato un capo degli indiani, i Lipan, e i suoi nemici giurati erano i sanguinari indiani comanche e i banditi messicani che infestavano il Texas.
Hays aveva anche ricevuto dal governo federale americano la nomina ad Agente Indiano della Gila River Country ed era anche conosciuto per le sue formidabili doti di scout. Hays era contemporaneo di un altro famoso personaggio del West, Kit Carson, che conobbe e che era appena più anziano di lui avendo nove anni in più.


Un accampamento di indiani Lipan

Ma vediamo di scavare un po’ oltre nella storia di questo ranger. John Coffee Hays nacque il 28 gennaio del 1817 a Little Cedar Lick, nella Wilson County del Tennesse, primo dei sei figli di Harmon Hays e Elizabeth Cage. Fu il padre a volerlo chiamare in quel modo in ricordo del suo comandante, appunto il generale John Coffee, nelle truppe del quale aveva combattuto la guerra d’indipendenza contro gli inglesi con il grado di tenente.
Dopo aver frequentato la Davidson Academy di Nashville, il giovane Hays sente il richiamo del Texas. è il 1837. Un anno prima, esattamente nella notte del 6 marzo 1836, circa 180 americani al comando di William Barret Travis si erano fatti trucidare nella missione di Alamo dai soldati del generale messicano Antonio Lò pez de Santa Anna. Tra le eroiche vittime anche un altro celebre figlio del Tennesse, il colonnello David Crockett, ex deputato degli Stati Uniti.
Jack, come viene chiamato sin da piccolo per il soprannome che gli aveva dato il nonno paterno Robert, passa il confine del Texas a Nacogdoches e si arruola nella compagnia dei rangers al comando di Erastus (Deaf) Smith, in servizio da San Antonio al Rio Grande. Il battesimo del fuoco avviene appunto sul Rio Grande dove i rangers ingaggiano battaglia con la cavalleria messicana e la sconfiggono. Jack si distingue a tal punto che viene nominato sergente sul campo.
Un gruppo di Rangers
E’ la prima di una lunga serie di promozioni. Infatti, azione dopo azione, Jack si guadagna il rispetto dei suoi superiori e giunge presto, siamo nel 1839, al grado di capitano.
Captain Jack, come viene ormai chiamato da amici e nemici, ha appunto il compito di proteggere i coloni americani dalle incursioni dei comanche e dei banditi messicani che terrorizzano la frontiera. La sua azione è capillare e i suoi risultati militarmente sorprendenti.
Un esempio è la cattura, piuttosto movimentata, di un noto bandito messicano, Juan Sanchez. Durante un giro di perlustrazione nei pressi del Rio Grande, Hays venne informato dal proprietario di un ranch che sulla sponda opposta del fiume si trovava un gruppo di banditi messicani. Dal momento che il fiume poteva essere guadato solo in un punto, Hays al tramonto si sistemò con i suoi ranger tra gli alberi dper tendere un’imboscata ai banditi. Tutto sembrava andare bene quando, proprio mentre i banditi stavano attraversando il Rio Grande, un ranger fece partire inavvertitamente un colpo dalla sua pistola e i messicani misero subito mano alle armi. Nella sparatoria che seguì un texano venne ferito e tre messicani furono uccisi. Temendo di fare la fine dei loro compagni, altri quattro messicani cercarono di tornare indietro, subito inseguiti da Hays e da un altro ranger. Vedendo che gli inseguitori erano solo due, i quattro si fermarono e cercarono di colpirli, ma Hays ne prese subito uno in pieno uccidendolo sul colpo. Gli altri tre abbandonarono il letto del fiume e spronarono i cavalli verso la prateria dove potevano correre meglio. Ma ormai era tardi: Hays e i suoi ranger li circondarono e i banditi, vista l’inutilità della difesa, si arresero. Uno di loro era appunto il noto Juan Sanchez che finì impiccato insieme ai compari.
Il ritratto di Jack Hays
Un’altro grosso problema per i Texas ranger era costituito da certe tribù indiane che si accanivano contro i coloni americani con una crudeltà eccessiva anche per quei tempi. è il caso di quanto accadde un giorno nei pressi di San Felipe quando un ragazzo giunse al galoppo nel quartier generale di Hays annunciando l’ennesimo massacro. «Laggiù – disse ansimando dopo esser sceso con un salto dal cavallo – i comanche hanno sterminato una famiglia…»
In pochi minuti captain Jack e i suoi furono sul posto. Tra le macerie fumanti della casa i ranger trovarono i corpi di due bambini uccisi a colpi di tomahawk: a entrambi era stato tolto lo scalpo. Il corpo del padre giaceva scomposto appena qualche metro più in là, anche lui senza più scalpo, ucciso con due colpi d’arma da fuoco al petto. La madre, che durante l’attacco era stata colpita alla testa e aveva perso i sensi, si era salvata miracolosamente e adesso vagava disperata, piangendo e urlando, abbracciando prima un corpo e poi l’altro. «La mia bambina, la mia bambina… – disse singhiozzando a Hays – se la sono portata via. Salvatela, vi prego…»
In effetti i comanche, dopo aver ammazzato i maschi della famiglia, avevano rapito una ragazza di 17 anni. Hays non perse tempo e, insieme ai suoi ranger, si mise subito sulle tracce degli indiani. Forse perché non pensavano di essere seguiti, i comanche non avevano preso eccessive precauzioni e vennero quindi rintracciati dopo alcune ore in un accampamento nei pressi del Llano River. I ranger non erano così tanti da essere sicuri di sconfiggere i predoni indiani, per cui a quel punto Hays si rivolse loro con molta franchezza. «Allora, ragazzi – disse – è probabile che alcuni di noi perderanno un po’ di sangue oggi, ma restate perfettamente calmi. Mostrate il vostro solito coraggio e non ho alcun dubbio sul risultato».


La Colt Paterson

Quindi, con il revolver nella mano destra, diede il segnale della carica: «Andiamo!». All’ordine di Hays, i rangers, disposti a ventaglio e armati con le Colt Paterson a tamburo, da cinque colpi, caricarono gli indiani sparando all’impazzata. I comanche non si aspettavano davvero quell’attacco. Quando i ranger puntarono sul campo, i guerrieri andarono subito in cerca delle loro armi, ma l’effetto sorpresa aveva funzionato e fu il panico. Scomposti e senza guida, gli indiani montarono sui loro cavalli e fuggirono nella foresta. Solo allora Hays fece il punto della situazione: nell’attacco due dei suoi uomini erano morti, cinque avevano riportato ferite. Gli indiani avevano lasciato cinque guerrieri sul campo. Nessuno, però, aveva visto la ragazza. La trovarono poco dopo, massacrata anch’essa a colpi di tomahawk: i comanche, visto che non la potevano portare con loro, avevano preferito ucciderla. Il corpo era così straziato che alcuni dei ranger, vedendolo, si misero a piangere. Hays la fece seppellire vicino a un precipizio che si affaccia sul canyon del Llano River.
Captain Jack fu nominato colonnello nel 1846 quando gli fu affidato un raggimento di ranger in occasione della guerra tra gli Stati Uniti e il Messico. Per capire che genere di rapporto ci fosse tra «los diablos tejanos» , e cioè i diavoli texani come erano chiamati i ranger, e i messicani, basta citare un episodio che accadde a Mexico City quando i ranger a cavallo entrarono in colonna, Hays in testa. Non appena gli abitanti si resero conto che quelli che stavano sfilando erano gli odiati ranger (non avevano uniformi ed erano armati fino ai denti), un uomo prese una pietra e la scagliò contro uno di essi.


Un accampamento dei Texas Rangers

La risposta fu immediata: il ranger preso di mira estrasse di colpo la Colt e uccise l’uomo all’istante. Quindi, senza muovere un capello, ripose la pistola e continuò tranquillamente la sua strada. In seguito a questo episodio, il generale Winfleld Scott chiamò Hays a rapporto chiedendogli ragione di quanto era accaduto. «Non c’è nulla da dire – rispose Hays – semplicemente i Texas ranger non si lasciano insultare o colpire da nessuno».
Quello che impressionava di più chi non conosceva Hays era il suo aspetto fisico. Ecco come lo ricorda un suo contemporaneo, Samuel C. Reid, al quale venne presentato nel marzo del 1846. «Nel gruppo cercavamo di distinguere il celebre comandante dei texani e fummo molto sorpresi quando ci venne presentato un giovane dall’aspetto delicato, alto circa un metro e settantacinque, che era proprio il nostro colonnello. Egli era vestito in modo molto comune, indossava una giacca leggera, l’usuale cappello texano a larghe tese e cima tonda, la camicia con il colletto aperto e un fazzoletto nero annodato negligentemente sul collo. I suoi capelli erano castano scuro; gli occhi, grandi e brillanti color nocciola, sormontati da pesanti e arcuate sopraciglia, reggevano senza sforzo qualsiasi conversazione e comunicavano un proprio linguaggio che non poteva essere frainteso. La fronte era ampia e sviluppata, il naso di tipo romano con narici finemente curvate, la bocca larga con i lati tendenti al basso, il labbro superiore era corto, mentre quello inferiore leggermente prominente indicava una grande fermezza e determinazione.


Guerrieri Comanches, i migliori cavalieri indiani

Complessivamente era di carnagione chiara, ma la lunga esposizione al sole della frontiera aveva reso la pelle scura e ruvida. La sua espressione era piuttosto pensierosa e preoccupata, dovuta al suo continuo aver a che fare con pericoli e difficoltà; le sue responsabilità di comandante gli avevano conferito un perenne cipiglio anche in normali situazioni di riposo. Tra l’altro non portava neanche baffi, e questo gli dava un’apparenza ancora più giovanile… i suoi modi erano cortesi e molto alla mano, anche per la sua estremamodestia. Così grande era la sua reputazione tra i messicani che egli era conosciuto ovunque come Captain Jack».
Alla fine della guerra, quando ormai stava per arrivargli la nomina a tenente generale, Hays decise che era venuto il momento di ritirarsi. Aveva 32 anni ed era ormai una leggenda vivente, tanto più che la vita media di un ranger a quel tempo era appena di due anni prima di essere ucciso in servizio. E fu proprio in quel periodo che il Texas gli intitolò una nuova contea. Forse però, all’apice del successo, capì che la fortuna non poteva durare in eterno sul campo di battaglia, per cui si sposò con Susan Calvert, una ragazza di buona famiglia che aveva conosciuto un paio d’anni prima, e si trasferì in California dove per quattro anni fu lo sceriffo della contea di San Francisco. Lasciò la stella perché nel 1853 il presidente Franklin Pierce lo nominò sovrintendente generale della California. Nel suo nuovo ruolo fu anche tra i fondatori della città di Oakland e nel 1876 entrò in politica come delegato nella Convenzione Nazionale del Partito Democratico.


La vetrina dedicata a Jack Hays in un museo texano

Nel frattempo la moglie gli aveva regalato tre maschi e tre femmine e la famiglia viveva in uno splendido ranch a Piedmont, sempre in California, dove il 25 Aprile del 1883, all’età di 66 anni, morì per le conseguenze dei dolori articolari che aveva accumulato nella sua avventurosa gioventù texana.
Per gli americani, però, Captain Jack è ancora vivo e c’è chi giura che nelle notti di luna piena qualcuno vede ancora il suo fantasma, in sella a un cavallo nero, galoppare nella sterminata prateria del Texas a caccia di banditi e comanche.

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