Le ferrovie al tempo del West

A cura di Sergio Mura


La grandezza degli Stati Uniti, così come siamo abituati a considerarla, è diffusamente frutto delle innovazioni tecnologiche, specialmente in campo agricolo e ferroviario. Nel primo, la tecnologia consentì di domare milioni e milioni di acri di terra strappata agli indiani e il secondo, invece, consentì di trasportare ovunque i frutti del lavoro in agricoltura.
Il grande miracolo che ha consentito di creare una grande nazione in grado di sostenere oltre cento milioni di uomini resisi liberi con la conquista del west è in parte dovuto alla diffusione delle ferrovie e dei treni che consentirono di coprire le oltre 3.000 miglia di distanza da oceano ad oceano in tempi ragionevoli e in sicurezza. Leggi il resto

Gli Assiniboine, commercianti delle pianure

A cura di Pietro Costantini


Guerrieri Assiniboine

Gli Assiniboine sono una popolazione di lingua siouana, strettamente imparentati con i Sioux e gli Stoney. Vengono nominati la prima volta nelle Relazioni Gesuite del 1640; nel 1658 sono descritti come intermediari commerciali nelle vicinanze del lago Nipigon, a nord del lago Superiore. I linguisti moderni ritengono che si divisero assieme agli altri Sioux nel XVII secolo, mentre gli Stoney si differenziarono dagli Assiniboine probabilmente nel XVIII secolo. Leggi il resto

Doc Holliday

A cura di Omar Vicari

Doc Holliday
John Henry Holliday, conosciuto in tutto l’ovest col nomignolo di “Doc”, fu una delle figure più emblematiche di tutta la frontiera. Vissuto in una società feroce di fine ottocento, fu il simbolo di quella violenza che si portò dietro in tutte le città che testimoniarono la sua presenza.
Doc Holliday nacque a Griffin (Georgia) il 14 Agosto 1851 da famiglia aristocratica. Suo padre, Henry Burroughs Holliday fu proprietario di piantagioni e durante la guerra civile un maggiore della Confederazione. La madre, Alice Jane McKey, morì precocemente di tisi, una malattia che avrebbe più tardi colpito anche il giovane John. Una trisavola di Holliday, Alice Hardin, era guarda caso anche la trisavola di John Wesley Hardin, quindi i due erano cugini di quarto grado.
Evidentemente buon sangue non mente. Dopo la morte della madre avvenuta nel 1866, il padre si risposò molto presto e con la famiglia andò a stabilirsi a Valdosta (Georgia).
Alla nascita, John presentò un piccolo difetto al labbro superiore. Suo zio John McKey, da cui Holliday prese il nome, era un ottimo chirurgo che riuscì in qualche modo a rimediare all’imperfezione. Leggi il resto

La sparatoria all’OK Corral

135° anniversario della sparatoria: 26-10-1881, 26-10-2016


Gunfight at OK Corral – clicca per INGRANDIRE

La Sparatoria (Gunfight) all’O.K. Corral è uno degli episodi più famosi e conosciuti della storia del West americano, fonte di ispirazione di innumerevoli libri, film e fumetti.
La sparatoria si verificò il 26 ottobre 1881 quand’erano appena passate le 14.30, in una sottile striscia di terreno non ancora assegnata, chiamata “lotto 2”, nel 17° blocco di Tombstone, in Arizona, non molto distante dall’ingresso posteriore del corral (corral = ricovero per cavalli) cittadino. Leggi il resto

La sfida all’OK Corral

135° anniversario della sparatoria: 26-10-1881, 26-10-2016

A cura di Rino Di Stefano

Ve l’immaginate il candidato democratico del momento vestito da cowboy sfidare a duello il candidato repubblicano del momento, suo avversario alle elezioni presidenziali? La scena fa un po’ sorridere e ricorda quelle vignette che di tanto in tanto appaiono sulle riviste per prendere in giro il presidente degli Stati Uniti.
Satira a parte, in America c’è stato un tempo in cui il conflitto di interessi tra democratici e repubblicani spesso si risolveva davvero con la pistola alla mano. L’esempio più famoso di questo “stile politico” è quello passato alla storia come “la sfida all’O.K. Corral”.
Hollywood ci ha tramandato l’epica sparatoria in ben sedici film, il primo dei quali fu “Sfida infernale” di John Ford, nel 1946, interpretato da un magistrale Henry Fonda. Leggi il resto

O.K. Corral 1881

A cura di Sergio Mura

Ci sono argomenti ed eventi sui quali non si è scritto abbastanza e non si letto a sufficienza. La famosissima sparatoria all’OK Corral, accaduta il 26 ottobre del 1881, poco dopo le 14.30, a Tomstone in Arizona, è certamente uno di quei fatti storici per i quali ogni nuovo libro aggiunge un nuovo tassello che aiuta a comprendere cosa realmente accadde.
Quando poi la penna è quella ben ispirata del nostro Domenico Rizzi, allora la festa è doppia!
La sfida all’O.K. Corral – in una stretta striscia di terreno non ancora assegnata nota come “lotto 2”, nel 17° blocco, non molto distante dall’ingresso posteriore del corral di Tombstone – è passata alla storia come uno dei più sbrigativi regolamenti di conti fra gli uomini che rappresentavano la legge e una banda che spadroneggiava in una contea dell’Arizona e nei territori del Messico.
A sostenerla furono da un lato i tre fratelli Virgil, Wyatt e Morgan Earp, ai quali era stata formalmente conferita l’autorità per mantenere l’ordine cittadino, coadiuvati dal gambler Doc Holliday; dall’altro, il gruppo formato da Ike e Billy Clanton, dai loro amici Frank e Tom Mc Lowry e dal gregario Billy Claiborne, che miravano a conservare la propria supremazia nel turbolento centro di Tombstone. Leggi il resto

La carica del Colonnello Sumner contro i Cheyenne

A cura di Marco Vecchioni e di Sergio Mura

L’episodio di cui parliamo in questo articolo segue e si colloca subito dopo la conferenza di pace seguita al massacro di Ash Hollow, in cui, nell’estate del 1855, un reparto militare forte di 1.300 uomini, partito da Fort Leavenworth nel kansas e comandato dal generale Harney, aveva distrutto un campo di Lakota Sichangu alla confluenza dei due rami del fiume Platte, uccidendo 86 pellirosse.
Nella primavera del 1856 una controversia tra alcuni coloni ed una banda di Cheyenne, a causa di uno dei tanti cavalli che vagavano nelle praterie, si era conclusa nel sangue.
Un reparto di soldati aveva attaccato un gruppo di indiani della stessa tribù, che peraltro era del tutto estranea alla faccenda di cui veniva accusata. Leggi il resto

I Rangers del Texas

A cura di Mauro Cairo


La provincia del Texas fu fonte di notevole frustrazione per le autorità della Nuova Spagna nei primi decenni del XIX secolo. Le scorrerie continue degli indiani delle praterie rendevano la vita difficile ai pochi coloni d’origine spagnola e la vastità della regione rendeva impossibile la realizzazione di una catena di forti; un vero incubo furono i Comanche che, dai loro accampamenti a ovest dei Balcones Escarpements, calavano negli insediamenti dei bianchi per rubare cavalli e rapire donne e bambini. Leggi il resto

Butch Cassidy, Sundance Kid e il Mucchio Selvaggio

A cura di Omar Vicari

Butch Cassidy, al secolo Robert Le Roy Parker, nacque a Beaver, un piccolo paese dello stato dello Utah, il 13 aprile 1866. I suoi genitori, Maximilian Parker e Annie Gilles Parker, mormoni, giunsero nello Utah dall’Inghilterra nel 1856. Primo di tredici figli, Le Roy, come era comunemente chiamato in casa, lavorò da giovane presso alcuni ranch della zona. In uno di questi, fece la conoscenza di Mike Cassidy, un razziatore di bestiame che prese a ben volere il giovane Parker. Leggi il resto

Feriti da una freccia

A cura di Maurizio Biagini

Con l’arco a cavallo
Avvelenata o no, essere infilzato da una freccia indiana era un affare serio. Se anche la freccia non ledeva un organo vitale, c’erano molte complicazioni che potevano insorgere, come le infezioni e la cancrena (la penicillina era ancora molto in là dall’essere scoperta) o le emorragie. Inoltre se la freccia non veniva estratta immediatamente dalla ferita, potevano insorgere conseguenze anche mortali. A contatto con il sangue i tendini usati per legare la punta all’asta tendevano a gonfiarsi e a tendersi, e se i tempi di estrazione erano troppo lunghi la punta resa scivolosa sarebbe rimasta nella ferita.
A seconda di dove era si infissa la freccia, c’era pure il rischio che i muscoli si contraessero intorno alla punta rendendone ancora più ardua l’estrazione.
Se la freccia si conficcava in un osso non restava altro che la trazione e tutta la forza del medico per rimuoverla. Per i medici militari questi interventi erano vere e proprie imprese, a cui ovviavano anche con molta fantasia ed improvvisazione. Leggi il resto

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