La battaglia del fiume Washita (27 Novembre 1868)

A cura di Sergio Mura e Giuseppe Santini

Arrivò infine il tempo in cui i pionieri iniziarono a desiderare le terre popolate dagli indiani. Le desiderarono talmente tanto che le prime scintille di guerra scatenarono un incendio le cui conseguenze apparvero immediatamente incalcolabili.
Fatti e fatterelli si susseguirono accrescendo la diffidenza tra i due popoli, le recriminazioni, le lagnanze, al punto che il Governo Americano decise di indire una delle tante conferenze di pace che nella zona delle Grandi Pianure si alternavano periodicamente senza riscuotere grandi consensi, né grandi risultati.
Nell’ottobre del 1867 gli indiani si incontrarono con i commissari governativi, prima a Fort Laramie e poi a Medicine Lodge Creek, per discutere dell’assetto da dare alle terre reclamate a gran voce dai bianchi ma difese con archi e frecce dagli indiani.
Tutto procedeva bene fra le parate dei soldati e le giostre equestri dei guerrieri, i discorsi dei commissari e quelli dei capi. Solo i Comanche di Quanah, grandi razziatori e guerrieri temibilissimi, se ne stavano in disparte, indecisi sul da farsi. Leggi il resto

Nelle terre degli Ottawa

A cura di Armando Morganti

Con i Chippewa e i Potawatomi, gli Ottawa, nel XV secolo, provenienti da terre dell’est, raggiunsero i territori a est del lago Huron; ma mentre gli altri due gruppi si spinsero ulteriormente verso occidente, fino a stabilirsi nelle zone di Sault Marie, gli Ottawa rimasero nelle vicinanze del fiume Francois per poi espandersi anche sulle grandi isole del lago Huron, pur considerando sempre l’isola di Manitoulin come la loro patria originaria. Negli anni successivi gli Ottawa avrebbero poi occupato anche Mackinac, nel Michigan superiore (1630-40); a partire dal 1649, pur subendo gli attacchi irochesi, la tribù cercò sempre di mantenere le sue posizioni.
Intorno al 1651, dovette spostarsi a ovest per raggiungere la Green Bay del Wisconsin e, sette anni dopo, il puntello meridionale del lago Superiore.
Soltanto nel 1670 poterono rientrare a Mackinac, proprio nel momento in cui i francesi, e i loro alleati indiani, furono in grado di respingere gli assalti irochesi; circa venti anni dopo qualche gruppo Ottawa sarebbe ritornato a Manitoulin. Leggi il resto

La guerra del Colorado

A cura di Michele De Concilio

Bill Friday
La Guerra del Colorado (1863–1865) fu un conflitto armato tra gli Stati Uniti e un’alleanza tra alcune tribù di Nativi Americani quali Kiowa, Comanche, Arapaho e Cheyenne (le ultime due furono alleate particolarmente legate). La guerra fu localizzata nelle Pianure Orientali del Territorio del Colorado e portò alla eliminazione di tutti i Nativi americani dall’attuale Colorado ed al loro allontanamento dall’odierno Oklahoma.
La Guerra del Colorado – un susseguirsi di piccole e grandi battaglie – comprende un episodio particolarmente noto, accaduto nel Novembre del 1864, conosciuto come il Massacro di Sand Creek.
La battaglia, inizialmente acclamata dalla stampa statunitense come una grande vittoria, in seguito divenne nota come un evento di una brutalità pari ad un genocidio. Leggi il resto

Kaloma

A cura di Andrea Carlucci

Presunto ritratto di Josephine Marcus Earp
Nel 1914 l’immagine di una bella giovane donna discinta divenne assai popolare, comparendo nello stesso anno anche sulla copertina del Kaloma, Valse Hesitante (Esitazione Waltzer), uno spartito composto da Gire Goulineaux e pubblicato dalla Cosmopolitan Music Publishing Company, 1367-1369 Broadway, NY.
La popolarità dell’immagine fu così ampia che Kaloma divenne una Pin-up durante la Prima guerra mondiale, continuando sempre ad apparire, anche successivamente al 1918, sulle cartoline.
In effetti le molte delle stampe di Kaloma sopravvissute mostrano i diritti di immagine della
ABC Novelty Company di NY (1), o della Pastime Novelty Company 1313 Broadway, NY., mentre le etichette sul retro apposte sulle stampe, incorniciate secondo l’uso del tempo su cartoncino, confermano che l’immagine fu molto popolare ovunque: dalle Hawaii fino al Canada. Infatti venne riprodotta in oltre 20 paesi come su alcune cartoline messicane ed intorno agli anni Venti anche sulle pubblicità di gelati e persino su un set osè di carte da gioco. Leggi il resto

La vita nei forti di frontiera

A cura di Sergio Mura

Un forte di frontiera
La vita di guarnigione all’interno dei forti delle grandi pianure settentrionali e centrali degli Stati uniti era sostanzialmente tutta incentrata su due elementi fondamentali: la routine dei servizi e la manutenzione delle armi. Su questi cardini si incernieravano anche altre esperienze, talvolta avventurose, come le campagne volte a mantenere libere le piste ed i sentieri su cui si avvicendava il traffico dei pionieri o come le numerose guerre indiane.
Molti soldati facevano la scelta dell’arruolamento spinti dal desiderio di vivere in prima persona la frontiera, ma la realtà era generalmente molto distante dalle aspettative e la gran parte delle giornate trascorreva passando da un servizio di corvee all’altro, oppure con qualche esercitazione di tiro al bersaglio. Le giornate partivano con uno squillo di tromba e si chiudevano con un altro squillo di tromba. E questo accadeva in tutte le stagioni, anche in quelle più estreme, estate e inverno. Leggi il resto

Cuore di tenebra: la guerriglia dei “border states”

Bloody Bill AndersonLa Guerra di Secessione Americana non fu solo, come semplicemente amiamo pensare, un conflitto combattuto sostanzialmente fra gli eserciti regolari di Nord e Sud per l’emancipazione degli schiavi (una guerra di stampo europea ma che viene considerata a tutti gli effetti la prima guerra moderna) ma soprattutto fu il confronto-scontro fra un mondo antico, basato su privilegi ormai obsoleti (lo schiavismo inserito in una società molto simile alla Francia pre-rivoluzione francese), sull’orlo del baratro ed un mondo nuovo, non necessariamente migliore, fondato sul progresso tecnologico in tutti campi, sulla presunta innovazione culturale, sulla modernizzazione industriale del Paese, simboleggiata dalla ferrovia che collega tutta la nazione.
La vittoria del Nord fu garantita dall’industria in espansione che seppe votarsi quasi interamente alla produzione bellica; dai grandi monopoli finanziari che avevano rivolto da tempo lo sguardo alla definitiva colonizzazione dell’Ovest, ponendo già le basi per il futuro espansionismo americano dettato dalla dottrina Monroe del 1823 Leggi il resto

Sopravvivere nel west

A cura di Mario Raciti

Nel vecchio West, la sopravvivenza era il primo pensiero che svegliava ogni mattina ogni uomo e donna della Frontiera. Chi viveva nei ranch e nelle fattorie isolate aveva il peso di tutto ciò che succedeva sulle proprie spalle. Chi invece abitava nelle rozze cittadine del West aveva a disposizione “servizi” un po’ meno primitivi ma sempre e comunque assolutamente insufficienti. Vigeva quindi la regola del “chi fa da sé, fa per tre”. Come nel caso della signora Barbara Jones, abitante nel Territorio del New Mexico nel 1870, la quale, un giorno, vide spuntare uno dei suoi dieci figli con un profondo taglio alla palpebra.
Il dottore più vicino distava ben 150 miglia e la signora Jones, facendosi forza, fece sdraiare il figlio sul grosso tavolo della cucina e, usando il suo kit da cucito, sistemò la palpebra del figlio, che grazie a questo coraggioso gesto riuscì a salvare l’occhio.
Oppure la situazione in cui si venne a trovare il trapper Jedediah Smith, che venne quasi scalpato da un orso. “Sistematemelo” ordinò ai suoi uomini, i quali presero ago e filo e ricucirono lo scalpo sul cranio del leggendario trapper. Leggi il resto

I Seminole

I Seminole di Osceola vivevano nelle paludi della Florida. Alligatori, serpenti, mosquitos, malattie, caldo infernale e umidità; e il bello è che i Seminole mica erano nati lì: c’erano arrivati, come derivazione della tribù Creek, dalla Georgia e dall’Alabama.
In poco tempo, in ogni caso, divennero padroni incontrastati della zona.
A farne le spese, nel corso di tre guerre durate in tutto dodici anni, furono i soldati bianchi che morivano senza vedere quasi mai chi li ammazzava; i generali che si susseguirono nel vano tentativo di mettere in catene i Seminole e infine i contribuenti americani, cui solo la seconda guerra Seminole costò la bellezza di 30 milioni di dollari.
Osceola era figlio di un’indiana Creek e di un mezzosangue, di un mercante scozzese o di uno schiavo negro fuggitivo. Poi c’e il pittore George Catlin, che lo ritrasse durante la prigionia e disse invece che «nell’aspetto e nella mentalità è certamente un indiano purosangue».
Ai Seminole, in ogni caso, non è che la purezza della razza importasse molto; già loro stessi un po’ “bastardi”, finirono per accogliere parecchi schiavi di colore che si batterono poi, vista la quantità di mulatti che c’era, al fianco dei guerrieri e pure a quello delle donne. Leggi il resto

Processo a Custer

A cura di Domenico Rizzi

Custer e i capi Kiowa nel 1868
Mi sono sempre riproposto e non ho ancora scartato del tutto l’idea di realizzare un’opera monumentale su George Armstrong Custer, il protagonista forse più discusso della storia del West americano. Data l’importanza del personaggio, presente in molti degli eventi di rilievo delle campagne contro gli Indiani, ne ho parlato diffusamente anche in “Le schiave della Frontiera” (2003) “Le guerre indiane nella Grandi Pianure” (2010) e “Frontiere del West” (2013).
Non potendomi accontentare dei libri – che sono comunque 4: “Hoka Hey!” (1978) “Tremila cavalieri indiani” (1995) “Il giorno di Custer” e “Monahseetah e il generale Custer” – e degli articoli da me pubblicati in materia, aggiungo per il momento un ulteriore commento, senza voler innescare alcuna polemica con i denigratori del famoso generale, perché la storia va scoperta ed analizzata con il necessario distacco, accettandone anche gli aspetti che ci piacciono di meno. Leggi il resto

Dalla New York indiana e olandese alla “Grande Mela”

A cura di Pietro Costantini

Un trattato con i Lenape
La grande New York, quando Hudson e Block entrarono nella sua baia, era abitata forse da 5000 Lenape, Munsee e Unami, ed era ricca di campicelli di mais e tabacco, di fragole, ciliegie selvatiche e altri frutti delle sue vaste foreste e paludi. Nella baia prosperavano pesci, focene, balene, tartarughe e aragoste.
Esaminando i toponimi delle vie e anche i nomi dei cinque grandi distretti attuali della metropoli, si vedono emergere tracce del passato, sia indiano che olandese, che ha preparato la conformazione attuale della città prima ancora dell’occupazione anglo-sassone.

Manhattan
I Mohawk chiamavano il posto Ganono, “canne”, a causa delle aree paludose coperte di canneti; i Lenape la chiamarono in vari modi: Manados, Manahata, Manahtoes o Manhattas, cioè “isola”, “isola collinosa”. Gli Olandesi adottarono questo nome, che poi restò per sempre. Leggi il resto

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