Kaloma

A cura di Andrea Carlucci

Presunto ritratto di Josephine Marcus Earp
Nel 1914 l’immagine di una bella giovane donna discinta divenne assai popolare, comparendo nello stesso anno anche sulla copertina del Kaloma, Valse Hesitante (Esitazione Waltzer), uno spartito composto da Gire Goulineaux e pubblicato dalla Cosmopolitan Music Publishing Company, 1367-1369 Broadway, NY.
La popolarità dell’immagine fu così ampia che Kaloma divenne una Pin-up durante la Prima guerra mondiale, continuando sempre ad apparire, anche successivamente al 1918, sulle cartoline.
In effetti le molte delle stampe di Kaloma sopravvissute mostrano i diritti di immagine della
ABC Novelty Company di NY (1), o della Pastime Novelty Company 1313 Broadway, NY., mentre le etichette sul retro apposte sulle stampe, incorniciate secondo l’uso del tempo su cartoncino, confermano che l’immagine fu molto popolare ovunque: dalle Hawaii fino al Canada. Infatti venne riprodotta in oltre 20 paesi come su alcune cartoline messicane ed intorno agli anni Venti anche sulle pubblicità di gelati e persino su un set osè di carte da gioco. Leggi il resto

La vita nei forti di frontiera

A cura di Sergio Mura

Un forte di frontiera
La vita di guarnigione all’interno dei forti delle grandi pianure settentrionali e centrali degli Stati uniti era sostanzialmente tutta incentrata su due elementi fondamentali: la routine dei servizi e la manutenzione delle armi. Su questi cardini si incernieravano anche altre esperienze, talvolta avventurose, come le campagne volte a mantenere libere le piste ed i sentieri su cui si avvicendava il traffico dei pionieri o come le numerose guerre indiane.
Molti soldati facevano la scelta dell’arruolamento spinti dal desiderio di vivere in prima persona la frontiera, ma la realtà era generalmente molto distante dalle aspettative e la gran parte delle giornate trascorreva passando da un servizio di corvee all’altro, oppure con qualche esercitazione di tiro al bersaglio. Le giornate partivano con uno squillo di tromba e si chiudevano con un altro squillo di tromba. E questo accadeva in tutte le stagioni, anche in quelle più estreme, estate e inverno. Leggi il resto

Cuore di tenebra: la guerriglia dei “border states”

Bloody Bill AndersonLa Guerra di Secessione Americana non fu solo, come semplicemente amiamo pensare, un conflitto combattuto sostanzialmente fra gli eserciti regolari di Nord e Sud per l’emancipazione degli schiavi (una guerra di stampo europea ma che viene considerata a tutti gli effetti la prima guerra moderna) ma soprattutto fu il confronto-scontro fra un mondo antico, basato su privilegi ormai obsoleti (lo schiavismo inserito in una società molto simile alla Francia pre-rivoluzione francese), sull’orlo del baratro ed un mondo nuovo, non necessariamente migliore, fondato sul progresso tecnologico in tutti campi, sulla presunta innovazione culturale, sulla modernizzazione industriale del Paese, simboleggiata dalla ferrovia che collega tutta la nazione.
La vittoria del Nord fu garantita dall’industria in espansione che seppe votarsi quasi interamente alla produzione bellica; dai grandi monopoli finanziari che avevano rivolto da tempo lo sguardo alla definitiva colonizzazione dell’Ovest, ponendo già le basi per il futuro espansionismo americano dettato dalla dottrina Monroe del 1823 Leggi il resto

I Seminole

I Seminole di Osceola vivevano nelle paludi della Florida. Alligatori, serpenti, mosquitos, malattie, caldo infernale e umidità; e il bello è che i Seminole mica erano nati lì: c’erano arrivati, come derivazione della tribù Creek, dalla Georgia e dall’Alabama.
In poco tempo, in ogni caso, divennero padroni incontrastati della zona.
A farne le spese, nel corso di tre guerre durate in tutto dodici anni, furono i soldati bianchi che morivano senza vedere quasi mai chi li ammazzava; i generali che si susseguirono nel vano tentativo di mettere in catene i Seminole e infine i contribuenti americani, cui solo la seconda guerra Seminole costò la bellezza di 30 milioni di dollari.
Osceola era figlio di un’indiana Creek e di un mezzosangue, di un mercante scozzese o di uno schiavo negro fuggitivo. Poi c’e il pittore George Catlin, che lo ritrasse durante la prigionia e disse invece che «nell’aspetto e nella mentalità è certamente un indiano purosangue».
Ai Seminole, in ogni caso, non è che la purezza della razza importasse molto; già loro stessi un po’ “bastardi”, finirono per accogliere parecchi schiavi di colore che si batterono poi, vista la quantità di mulatti che c’era, al fianco dei guerrieri e pure a quello delle donne. Leggi il resto

Processo a Custer

A cura di Domenico Rizzi

Custer e i capi Kiowa nel 1868
Mi sono sempre riproposto e non ho ancora scartato del tutto l’idea di realizzare un’opera monumentale su George Armstrong Custer, il protagonista forse più discusso della storia del West americano. Data l’importanza del personaggio, presente in molti degli eventi di rilievo delle campagne contro gli Indiani, ne ho parlato diffusamente anche in “Le schiave della Frontiera” (2003) “Le guerre indiane nella Grandi Pianure” (2010) e “Frontiere del West” (2013).
Non potendomi accontentare dei libri – che sono comunque 4: “Hoka Hey!” (1978) “Tremila cavalieri indiani” (1995) “Il giorno di Custer” e “Monahseetah e il generale Custer” – e degli articoli da me pubblicati in materia, aggiungo per il momento un ulteriore commento, senza voler innescare alcuna polemica con i denigratori del famoso generale, perché la storia va scoperta ed analizzata con il necessario distacco, accettandone anche gli aspetti che ci piacciono di meno. Leggi il resto

Dalla New York indiana e olandese alla “Grande Mela”

A cura di Pietro Costantini

Un trattato con i Lenape
La grande New York, quando Hudson e Block entrarono nella sua baia, era abitata forse da 5000 Lenape, Munsee e Unami, ed era ricca di campicelli di mais e tabacco, di fragole, ciliegie selvatiche e altri frutti delle sue vaste foreste e paludi. Nella baia prosperavano pesci, focene, balene, tartarughe e aragoste.
Esaminando i toponimi delle vie e anche i nomi dei cinque grandi distretti attuali della metropoli, si vedono emergere tracce del passato, sia indiano che olandese, che ha preparato la conformazione attuale della città prima ancora dell’occupazione anglo-sassone.

Manhattan
I Mohawk chiamavano il posto Ganono, “canne”, a causa delle aree paludose coperte di canneti; i Lenape la chiamarono in vari modi: Manados, Manahata, Manahtoes o Manhattas, cioè “isola”, “isola collinosa”. Gli Olandesi adottarono questo nome, che poi restò per sempre. Leggi il resto

Piombo, polvere e sangue (recensione completa)

A cura di Sergio Mura

Quando la storia, quella vera, intreccia la sua pista con la leggenda, in genere si fa un silenzio inquietante e poi volano confetti di piombo. Già… perché la leggenda non sopporta di essere ripresa e corretta dalla storia; la leggenda vuole vivere così, in un soprassalto di gaia fantasia in cui tutto si scompone e si ricompone intorno ad un nocciolo di verità a cui si aggiunge quel che si vuole.
Non sempre accade così e in Italia abbiamo esempi illustrissimi di storici che sanno narrare la storia in un modo avvincente. Ad esempio, vorrei citare Valerio M. Manfredi che con la sua trilogia su Alessandro Magno ha parlato di storia narrandola in maniera… leggendaria!
Questo preambolo calza moltissimo alla storia del west, quella vera.
Il libro di Mario Raciti si inserisce in quel filone ricco di grazia personale che ci parla di un periodo tutto sommato abbastanza breve in cui quel che è successo è stato avviluppato dalle trame della leggenda fino a perdere i contorni della verità storica. E ce ne parla con competenza, approfondimento, precisione, minuzia storiografica. Leggi il resto

Maggie Graham: agguato sulle piste del west

A cura di Sergio Mura

Maggie Graham
Il bel matrimonio si svolse il 16 settembre 1879 a Frio Town in Texas davanti a moltissimi invitati ben lieti di prendere parte ad una cerimonia così lussuosa. Sui tavoli c’era ogni ben di Dio, da bere e da mangiare per tutti e per tutti i gusti. Nell’atrio della casa c’era un’orchestrina che suonava.
C’era persino il fotografo che cercava, coi limiti tecnologici del tempo, di immortalare la scena.
La protagonista principale era Margaret Little, chiamata Maggie dai suoi familiari e dagli amici, una splendida ventenne di una famiglia piuttosto in vista.
Il marito, un certo Harry Graham, era un carpentiere di 26 anni.
La coppia restò a Frio Town per quasi 7 mesi, approfittando delle comodità offerte dalla famiglia di lei, comodità che per la verità erano offerte senza risparmio. I genitori di allora erano esattamente come quelli di oggi, premurosi e protettivi. Leggi il resto

Gli Arikara (galleria di immagini)

A cura di Jonathan Holmes

Il popolo Arikara, chiamato talvolta Sahnish, Arikaree o Ree, è una tribù di Nativi Americani che vive in Nord Dakota e, in parte, nel Sud Dakota. Nella loro storia gli Arikara, popolo molto valoroso e fiero, hanno vissuto a stretto contatto con i Mandan e gli Hidatsa con i quali avevano instaurato un rapporto basato su equilibri non semplici ma che mostravano di funzionare.
Gli Arikara parlavano la lingua “Caddoan”, ancora oggi parlata dagli anziani della tribù negli insediamenti del Nord Dakota. Il Caddoan è una lingua è simile a quella parlata dai Pawnee, ma non è della stessa famiglia linguistica.
Gli Arikara abitavano inizialmente il Sud Dakota, ma poi furono costretti a spostarsi nel Nord Dakota a causa della decimazione patita a causa delle molte malattie (soprattutto il terribile vaiolo) portate dagli europei dopo il 1830. Il loro numero calò così tanto da costringerli a piegarsi a relazioni deboli con i Mandan e gli Hidatsa, due tribù dei territori circostanti. In seguito molti vennero arruolati dall’esercito americano e dal colonnello George Armgstrong per la campagna di Little Big Horn. Leggi il resto

Hugh Glass, tra verità e finzione

A cura di Domenico Rizzi

ZZ30A2B353Il recente film “The Revenant”, diretto nel 2015 da Alejandro González Iñárritu, destinatario di 12 nomination che gli sono valsi 3 premi Oscar (miglior regia, miglior attore protagonista Leonardo di Caprio e miglior fotografia di Emmanuel Lubezki) e 3 Golden Globe (miglior film drammatico, miglior regista e miglior attore protagonista) ha riproposto l’incredibile odissea di Hugh Glass, un avventuroso cacciatore di pellicce che compì un’impresa quasi unica nella storia del West.
Glass, nato in Pennsylvania da genitori scoto-irlandesi nel 1783 (secondo altre fonti, nel 1780) – pochi anni prima del più famoso David Crockett, che come lui sarebbe perito di morte violenta combattendo ad Alamo contro i Messicani del generale Antonio Lopez de Santa Anna – raggiunse le selvagge terre situate fra il corso del fiume Platte e l’alto Missouri per dedicarsi alla professione del trapper, all’epoca assai redditizia. Leggi il resto

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