Comanche, i signori delle praterie

Guerrieri Comanche
Comancheria. Con questo termine si intende iI punto di partenza, la provenienza del popolo Comanche, una tribù di nativi americani piuttosto nota e bellicosa che dominò per decenni i territori su cui si trovava. La Comancheria è un territorio che comprende attualmente la parte orientale del Nuovo Messico, quella sud-orientale del Colorado e Kansas, tutto l’Oklahoma e molto del nord-ovest e sud-ovest del Texas. Gli storici hanno buon motivo di ritenere che questo popolo bellicoso abbia raggiunto all’apice della sua presenza le 20.000 persone. Oggi, invece, i Comanche sono circa 10.000; la metà del “popolo” vive in Oklahoma (soprattutto a Lawton) e l’altra metà è distribuita tra Texas, California e New Mexico. I Comanche parlano una lingua Uto-Azteca che gli studiosi dicono essere anche un dialetto Shoshone. I Comanche nascono come gruppo a sé stante subito dopo il 1700, quando si staccano dagli Shoshoni, andando a sistemarsi lungo l’alto corso del fiume Platte, nello Wyoming. Leggi il resto

I ranger del Texas

I Texas Ranger
I Texas Rangers furono ufficiosamente creati nel 1823 da Stephen Fuller Austin per essere poi formalmente costituiti nel 1835. Furono disciolti dalle autorità federali nell’epoca immediatamente successiva alla Guerra di Secessione, ma vennero ben presto riorganizzati dopo la restituzione del governo federale.
I Ranger presero parte ai maggiori eventi della storia del Texas e furono coinvolti in alcuni dei casi più conosciuti del Vecchio West americano, tra cui quello del pistolero John Wesley Hardin, del rapinatore di banche Sam Bass e dei due fuorilegge Bonnie e Clyde. Molti libri sono stati scritti sui Ranger ed essi appaiono in numerosi film e innumerevoli fumetti, cosa che ha permesso di inserirli nella mitologia dell’Ovest americano. Durante la loro lunga storia si sono resi così importanti a livello culturale e storico, oltreché pratico per il Texas, che il corpo dei Ranger Texani è legalmente protetto contro lo scioglimento. Leggi il resto

William Barret Travis

A cura di Rino Di Stefano

Un ritratto di Travis
Il futuro comandante di Alamo nasce il primo agosto del 1809 in Alabama da Mark Travis e Jemina Stallworth. Aveva nove fratelli. Notando una chiara inclinazione intellettuale, i genitori lo iscrivono alla Sparta Academy della quale lo zio Alexander Travis era sovrintendente.
Terminati gli anni delle scuole superiori, William frequenta l’Accademia universitaria del professor William H. Mc Curdy nella nuova Monroe County. Concluso il ciclo accademico, il giovane diventa allievo del giudice James Dellet che gli insegna tutti i trucchi della professione forense.
Per quanto appena diciannovenne, il 26 ottobre 1828 William Barret Travis sposa la sedicenne Rosanna Cato che due mesi dopo gli darà un figlio, Charles Edward. A quel tempo il giovane avvocato guadagnava in tutto 65 dollari al mese, poco per il tipo di vita lussuosa che egli intendeva fare. Leggi il resto

La vecchia frontiera

A cura di Domenico Rizzi

L’avventura inglese nel continente nordamericano iniziò in maniera tanto strana quanto rocambolesca, quasi guidata dalla mano invisibile di una mente che avesse già tracciato il futuro dell’America. I Pellirosse avevano avuto presagi dell’arrivo degli uomini bianchi provenienti dalla “grande acqua” dell’Oceano Atlantico, ma l’uomo che doveva creare la prima colonia rischiò di non vedere neppure la posa della prima pietra.
John Smith (1580-1631) barbuto ventisettenne di Willoughby, nel Lincolnshire, già protagonista di mille imprese sui campi di battaglia d’Ungheria e di Russia, prigioniero dei Turchi ai quali era sfuggito grazie al fascino esercitato – così sosteneva – su un bella principessa, giunse in vista della Chesapeake Bay in catene, per avere sobillato l’equipaggio, rendendosi colpevole di ammutinamento.
Difatti il capitano Cristopher Newport – che comandava le tre navi “Susan Constant”, “Discovery” e “Godspeed”, con 143 uomini a bordo – lo aveva fatto mettere ai ferri, con la promessa di impiccarlo al primo albero incontrato dopo l’approdo. Leggi il resto

A teatro nel vecchio west

Jack Langrishe, attore e impresario
In “Il nome di William Shakespeare dominava la scena teatrale della Frontiera. A prima vista, può sembrare sorprendente che la gente del west, impegnata nella dura battaglia quotidiana per sopravvivere in lande desolate e selvagge, potesse trovare il tempo per apprezzare le rappresentazioni shakespeariane”.
Così scrive Ester C. Dunn nel suo approfondito studio Shakespeare in America, pubblicato nel 1939 (e purtroppo non disponibile in italiano).
I motivi addotti dall’autrice per spiegare il successo di Shakespeare nel west sono i seguenti: anzitutto la sua notorietà (le prime rappresentazioni delle opere di Shakespeare in America risalivano all’epoca coloniale, cioè al XVII secolo).
Inoltre queste opere costituivano il repertorio abituale degli attori, in prevalenza di origine britannica, che battevano le scene americane; infine, il contenuto violento, emotivo, ma poeticamente elevato dei capolavori del Grande Bardo, colpiva la sensibilità del pubblico riuscendo anche a farlo sentire “colto”. Leggi il resto

Esploratori, viaggiatori e mountain-men

A cura di Domenico Rizzi

Mentre erano impegnati a debellare le sacche di resistenza indiana ancora attive negli Stati dell’Est, gli Americani stavano già creando le basi del loro futuro, spingendosi oltre il Mississippi.
Nel 1803 riuscirono ad acquistare la Louisiana – molto più estesa dell’omonimo Stato attuale – che dal delta del grande fiume si estendeva fino ai confini dell’Oregon britannico, delimitata a sud e ad ovest dai possedimenti spagnoli (Texas, Nuovo Messico, Arizona, Colorado meridionale, Utah, Nevada e California). I suoi abitanti erano 400.000 Indiani, in buona parte nomadi che cacciavano il bisonte, e circa 40.000 Bianchi per lo più di origine francese o spagnola, concentrati per l’ottanta per cento nell’area sud-orientale del territorio.
L’affare venne concluso dietro pagamento di 68 milioni di franchi e assicurò agli Stati Uniti un’area di 828.000 miglia quadrate (2.140.000 Kmq., pari a 7 volte la superficie dell’Italia) che dalla Louisiana propriamente detta si estendeva fino al Montana. Leggi il resto

L’educazione del guerriero

A cura di Gaetano Della Pepa

Gli indiani dovevano le loro particolari doti di disciplina, abnegazione, resistenza e coraggio all’educazione che ricevevano, tutta improntata a far acquisire la padronanza di sé. Sin dalla più tenera infanzia il fanciullo indiano veniva allenato a controllarsi, a sottomettere il corpo, i sensi e la mente alle prove più dure, per renderli quanto più inaccessibili alla debolezza e questa salutare influenza agiva su di lui sin dalla culla e non in senso figurativo, ma realmente. Com’è noto, le culle indiane consistevano in un’asse di legno sulla quale era stesa una pelle di daino.
Qui il piccolo, il papoose, era legato e tale rimaneva sia al riparo della tenda, sia sul dorso della madre intenta alle sue quotidiane faccende o sulla groppa del cavallo in mezzo alla schiera in marcia durante lo spostamento del campo. Leggi il resto

Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta

A cura di Mario Raciti

Boschi fitti, avamposti sperduti, montagne insuperabili, sopravvivenza estrema. E poi ancora lunghi fucili a pietra focaia, bisonti, indiani sempre sul piede di guerra, vestiti di pelle sfrangiati, pelli di castoro, storie davanti al fuoco di un bivacco…
È questo il mondo dei trapper, i cacciatori di pellicce che tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento fondarono nel West il fruttuoso e affascinante regno del commercio delle pellicce. Quante volte questo periodo è stato immortalato nei romanzi che tanto amiamo? A me vengono in mente Passaggio a Nord Ovest di Kenneth Roberts e Il grande cielo di A.B. Guthrie, ma se ce ne sono altri di sicuro basterebbero le dita di una mano per contarli tutti.
Einaudi ha deciso di colmare questa lacuna (ovviamente tipicamente italiana) dando alle stampe il libro di Michael Punke che in America ha riscosso un grande successo: Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta. Leggi il resto

Osages in esplorazione

A cura di Pietro Costantini

Delle spedizioni degli Euro-Americani alla scoperta dell’immenso continente nordamericano sappiamo tutto, grazie alle testimonianze e alle relazioni lasciate per iscritto dai loro protagonisti e dagli storici che se ne sono occupati. Proprio per la mancanza di documenti scritti è invece meno facile imbattersi in analoghe esperienze (che ovviamente ci saranno state, e numerose) fatte dall’uomo rosso. Ma almeno in un caso qualcosa siamo riusciti a sapere: questa è la storia, raccolta da John Joseph Mathews (autore del volume “Gli Osage”) dalla viva voce di un capo Osage nel 1934, di un’esplorazione compiuta verso ovest da alcuni membri della sua tribù, secondo il racconto trasmesso oralmente di generazione in generazione. La spedizione fu effettuata a cavallo, per cui, tenendo conto dei tempi di diffusione dell’animale in Nord America, senz’altro dopo l’anno 1700 (gli Osage occupavano la zona di confine tra Missouri, Kansas, Oklahoma e Arkansas). Leggi il resto

Bakeitzogie, detto Dutchy

A cura di Paolo Brizzi

DutchySecondo Henry Daly, responsabile delle salmerie, Dutchy era un ubriacone, un ladro e un assassino. Invece Britton Davis scrisse: “Tra i miei scout Dutchy era così chiamato per il viso dall’aspetto tedesco e diventammo presto amici.”
Nel marzo 1880 Dutchy fu arruolato come scout a San Carlos diventando parte della compagnia del tenente Maney, di stanza a Fort Cummings.
Secondo il Tenente Hanna, Dutchy era un fratello di Chihuahua, anche se probabilmente era solo un suo parente. Altre 3 compagnie di scout furono impiegate nella campagna contro Victorio.
Il 7 Aprile ci fu lo scontro a Hembrillo Canyon; il 24 Maggio, sotto Henry K. Parker, gli scout sorpresero il campo degli ostili sul versante est della Black Range, si scontrarono con Victorio per tutta la giornata, ma poi dovettero ritirarsi per il bisogno di acqua. Dutchy fu congedato e subito riarruolato il 19 Settembre: una notte, ubriacatosi col mescal, minacciò gli altri scout con un coltello, prima di essere immobilizzato da Daly, Rowdy e Yuma Bill e messo in prigione. Leggi il resto

Pagina successiva »