La Guerra Civile: un conflitto terribile, anche sui mari!

A cura di Raimondo Luraghi. Trascrizione e montaggio di Claudio Collu

Il terribile conflitto che insanguinò l’America Settentrionale dal 1861 al 1865, che noi europei chiamamiamo correttamente “Guerra di Secessione” e gli americani designano piuttosto invece come “Guerra Civile”, raggiunse proporzioni apocalittiche: oltre un milione di uomini di entrambe le parti caddero sui vari fronti; più di quattro milioni e mezzo furono i chiamati in vario modo nel Nord e nel Sud; la guerra vide l’uso degli strumenti bellici più perfezionati e moderni, impiegati  su una scala fino allora mai conosciuta.
Per la prima volta nella storia l’industria, l’economia e la tecnologia furono mobilitate al servizio di uno sforzo bellico totale. L’umanità non aveva mai visto alcun conflitto di tali immani proporzioni prima delle due guerre mondiali. In questo quadro, alcune tra le pagine più sorprendenti e straordinarie furono scritte durante la lotta sui mari; e fu poi che comparvero le innovazioni belliche più sensazionali. Leggi il resto

I forti della frontiera

Fort Union
Un vento forte che spazza la pianura, l’erba alta che si piega e, sullo sfondo, nuvoloni grigi gonfi di pioggia e la palizzata marrone scuro di un forte della frontiera americana. Uno dei tanti forti delle giacche azzurre, l’esercito americano che fu incaricato di difendere l’inarrestabile avanzata dei bianchi verso ovest, nelle terre degli indiani. Così ci immaginiamo, da vecchi lettori di fumetti e appassionati di west, la frontiera americana protetta da baluardi fortificati sparsi qua e là nei punti strategici delle piste.
Ma davvero era questa la realtà? Davvero le fortificazioni erano quelle che pensiamo e che si sono ben impresse nella nostra immaginazione?
Facciamo uno sforzo e diciamo subito che “No!”, quasi mai i forti erano quelli che si crede.
Le palizzate fatte di lunghi tronchi di giovani alberi erano più una caratteristica della prima frontiera, quella degli Inglesi e dei Francesi in terra americana. Leggi il resto

I trading post

A cura di Michele de Concilio


Un vecchio trading post

Agli inizi del XXIX secolo le grandi compagnie inviarono spedizioni su per la valle del Platte a caccia di castori e altri animali ricercati per la loro pelliccia pregiata. In breve tempo le tremende avversità che questi pionieri incontrarono assunsero proporzioni gigantesche. Prima della costruzione di trading post in numero soddisfacente, la loro vita era una continua lotta per la sopravvivenza, dato che le compagnie non erano in grado di far arrivare sufficienti provviste negli insediamenti più lontani. Il fucile era perciò l’unico mezzo per rifornirsi di cibo. Leggi il resto

Il paese dei pistoleri

A cura di Luca Barbieri

Geuda Springs è uno sputo di paese in mezzo a un nugolo di ghost-towns, non me ne vogliano i duecentodieci abitanti ma non trovo altri termini per definire questo pugno di case gettate nella smisurata prateria del Kansas, nell’estremo meridione, quasi a confine con l’altrettanto sconfinato mare d’erba dell’Oklahoma. “Uno sputo di paese”, già, ma qui, ad esempio, venne a morire Luke Short, dandy dal cappello sulle ventitré la cui apparenza da gentiluomo nascondeva uno dei più freddi e spietati killer delle cronache del West, e gli amorevoli Bonnie & Clyde (amorevoli tre loro, è chiaro) ci venivano talvolta a svernare tra una rapina e l’altra; senza contare i fugaci passaggi, simili a frustate di fulmini, dei ragazzi Dalton. Chi abita da queste parti ha dunque familiarità col secco suono di un revolver usato per fendere carne umana; e allora nulla di strano se, recentemente, questo “sputo di paese” è tornato agli onori delle cronache col soprannome di “paese dei pistoleri”. Leggi il resto

I campi di prigionia della Guerra Civile

Grazie a Sergio Bonelli Editore

Dedichiamo questo articolo ad una delle pagine più oscure e tremende della Guerra di Secessione: i campi di concentramento.
I prigionieri di guerra vennero rinchiusi al principio in alcuni Forti, poi in prigioni normalmente riservate ai criminali o in edifici adattati allo scopo di contenere un numero crescente di prigionieri nemici.
Ma il loro numero cresceva di continuo e in maniera esponenziale e così si finì per ammassarli in desolati appezzamenti di terreno, spesso senza particolari ripari, circondati da palizzate.
In uno di questi veri e propri campi di concentramento (Camp Douglas, Chicago), nel solo mese di Febbraio 1863, morirono 387 prigionieri su 3.884 (cioè circa il dieci per cento).
E in meno di un anno ad Andersonville, forse il campo più malfamato dei campi “sudisti”, un terzo dei più di 30.000 prigionieri che vi erano stipati morì di stenti, di malattie infettive o venne ucciso nel corso di disperati tentativi di fuga. Leggi il resto

I Kickapoo in guerra

A cura di Gianni Albertoli

L’espansione francese nelle zone del Golfo del Messico, protrattasi continuamente tra il 1701 e il 1735, avrebbe fortemente irritato gli indiani Chickasaw e Natchez, i quali assalivano continuamente i convogli fluviali sul basso Mississippi e quelli terrestri che da Biloxi si spingevano al grande fiume. Nel 1736 i francesi mossero contro gli insediamenti dei Chickasaw ma, sorprendentemente, subirono una disastrosa sconfitta. Fu proprio in quel periodo che gli inglesi cercarono di sfruttare la situazione, era un chiaro sintomo della debolezza francese e così iniziarono a rifornire abbondantemente di armi e munizioni i Chickasaw e i Natchez, giungendo ad offrire anche forti ricompense per eventuali incursioni a nord del fiume Ohio. I francesi dovettero reagire e allora invitarono i Kickapoo a compiere incursioni nelle terre dei Chickasaw e dei Natchez; i nuovi mercenari erano incredibili guerrieri e, verso la fine del 1736, respinsero le incursioni dei nemici meridionali infliggendo loro gravissime perdite e poi consegnando scalpi e prigionieri alla postazione francese di “Ouiatanon”, sul fiume Wabash. Leggi il resto

Tra gli indiani della Baja California

A cura di Gianni Albertoli

Come affermava il John P. Schmal, la storia degli indiani della Baja California è molto triste, le devastazioni e le malattie avrebbero accentuato la loro vita ai margini di qualsiasi contatto con le altre popolazioni del Messico e della California americana. Questi indiani, in particolare quelli del sud della penisola, sarebbero scomparsi velocemente dalla scena storica senza lasciare alcuna traccia. Nel 1532 il conquistatore Hernán Cortés inviava una spedizione nel territorio, era comandata dal cugino Diego Hurtado de Mendoza, il suo compito era quello di esplorare la penisola e le terre lungo le coste del Pacifico. Una seconda spedizione si ebbe il 29 ottobre 1533, questa avrebbe raggiunto le zone di Santiago e di Colima, ma risultò essere un disastroso fallimento che portò ad un ammutinamento e alla scoperta delle zone di La Paz. Nell’aprile 1535 fu lo stesso Cortés a guidare una terza spedizione, composta da tre navi che sbarcarono, il 3 maggio, sulle coste di La Paz; gli spagnoli avrebbero fondato una piccola colonia che trovò ben presto la forte ostilità dei nativi. Leggi il resto

Bat Masterson a Tombstone

A cura di Omar Vicari

Bat Masterson
Nel gennaio del 1880 Bat Masterson si trovava a Dodge City quando d’improvviso ricevette una richiesta d’aiuto da parte di Ben Thompson, il famoso pistolero texano.
Il fratello di Ben, Billy Thompson, si trovava ancora una volta nei guai per aver sparato, dopo una lite, a Billy Tucker all’interno del suo saloon a Ogallala nel Nebraska.
Masterson, rispettava Ben Thompson ed era suo amico, per cui accettò di aiutarlo nell’impresa di liberare il fratello. A tale scopo, si rivolse a quella celebrità che rispondeva al nome di William Frederic Cody, in arte “Buffalo Bill”.
Cody, che viveva nel suo ranch (tuttora esistente) nei pressi di North Platte
(Nebraska), conosceva bene Masterson e per simpatia decise di aiutarlo a tirar fuori dei guai quel decerebrato di Billy Thompson. Leggi il resto

Curiosità sulla storia del west

A cura di Domenico Rizzi

Le molte curiosità generate dallo studio della storia del west restano spesso insoddisfatte per via della difficoltà a reperire documenti o ad approfondire le fonti. E anche quando si riesce a mettere le mani su quelli, è comunque difficile discernere tra verità, leggenda, falso storico ed esagerazioni. Gli stessi storici mostrano spesso di arrivare a ricostruzioni completamente diverse, pur partendo da basi identiche. Questo è lo scotto da pagare quando si tenta di documentarsi su un periodo epico e leggendario come quello della storia del west del quale fin da quando era ancora cronaca c’era l’abitudine di infarcire i resoconti con montagne di dettagli (e non solo) assolutamente inventati!
Lo scopo di questo articolo è di raccogliere alcune tra le curiosità più diffuse tra quelle irrisolte e provare a soddisfarne alcune. Leggi il resto

Alice Ivers, per gli amici “Poker Alice”

A cura di Luca Barbieri e di Sergio Mura

Alice Ivers
Dopo l’articolo “Il fascino indiscreto del tavolo verde”, vorrei tornare sull’argomento per raccontare, in maniera molto sintetica, la vita di un personaggio femminile praticamente sconosciuto ma decisamente affascinante: si tratta di una ricca ragazza inglese che, per le ragioni che vedremo, divenne lo spauracchio di molti giocatori d’azzardo (uomini) meritandosi il soprannome di “Poker” Alice.
Miss Ivers passò gran parte dei suoi settantanove anni seduta al tavolo verde, spennando avversari e fumando i propri sigari.
Inglese di nascita (Sudbury nel Devonshire, Febbraio 1851), o almeno così diceva lei, si trasferì con la famiglia in Colorado. Altre fonti autorevoli ce la consegnano quale figlia di immigrati Irlandesi, nata nel 1853 e trasferita molto presto in Virginia.
Conunque sia, imparò molto presto a giocare a poker grazie alla passione del marito, l’ingegnere minerario Frank Duffield, che passava le sue serate nei saloon. Leggi il resto

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