Chris Madsen

A cura di Omar Vicari

Chris Madsen
Il territorio Indiano dell’Oklahoma, sul quale si allungava la sinistra ombra della forca del giudice Parker, fu la regione che fornì il maggior numero di celebrità all’elenco degli sceriffi e fuorilegge del vecchio West. Tra i rappresentanti della legge, un posto di tutto rispetto è occupato da Chris Madsen. Sotto la direzione di Evett Nix, sceriffo federale del territorio dell’Oklahoma, Madsen assieme a Bill Tilghman e Heck Thomas costituì il trio a tutti noto come le “ guardie “ del giudice Parker.
Chris Madsen non era un uomo del west, anzi non era neppure americano. Nato in Danimarca, a 14 anni combatté contro i tedeschi nelle trincee di Duppeler, entrò nella Legione Straniera Francese trascorrendo cinque anni in Algeria; combattè con Garibaldi e poi a Sedan nel 1871 ancora contro i tedeschi. Con la sconfitta della Francia decise di emigrare negli Stati Uniti. Leggi il resto

Ferite di freccia

A cura di Gualtiero Fabbri da un lavoro di E. L. Reedstrom

Molti esperti chirurghi militari che avevano avuto modo di osservare tra il 1866 e il 1889 parecchie ferite da freccia da parte di Indiani, ebbero modo di notare la rapidità con cui gli indiani americani riuscivano a scagliarle durante i combattimenti contro i soldati.
Dichiararono che trovare un militare colpito da una singola freccia era un fatto eccezionale, perché quando una freccia trovava il suo bersaglio era rapidamente seguita da altre due o tre. Uno dei primi metodi chirurgici per rimuovere le frecce dalle ferite comportava l’uso del celebre: “Duck-bill forceps” o forcipe ad immersione.
Questo strumento, con una grande varietà di modificazioni fu utilizzato per tutto il periodo delle guerre indiane. Per l’estrazione della freccia si raccomandava di dilatare il foro di entrata, la punta andava presa con forza dalle pinze, e nell’estrazione questa restava protetta tra i due bracci della pinza, il tutto eseguito con elaborata perizia per evitare ulteriori lacerazioni dei tessuti. Leggi il resto

Jesse James e la saga dei Cavalieri del Cerchio d’Oro

A cura di Andrea Carlucci

Cherokee confederati presumibilmente affiliati ai Cavalieri
L’ordine dei Knights of the Golden Circle (i Cavalieri del Cerchio d’Oro) o K.G.C. fu una società segreta americana del XIX secolo, probabilmente ispirata ad una loggia scozzese. Questa confraternita, nel celebrare i propri rituali, univa giuramenti ispirati alla Massoneria con riti presi in prestito dalla magia popolare e letture di brani della Bibbia. I suoi membri erano conosciuti come Copperheads e durante il periodo della guerra civile l’espressione “testa di rame” venne usata per definire tutti i gruppi pacifisti sospettati di sovversione ed i gruppi militanti che cospiravano per rovesciare il governo federale (1).
La nascita dei Cavalieri del Cerchio d’Oro.
Al di là del folklore si ritiene però attendibile la teoria che ignoti cospiratori abbiano pianificato una guerra civile, forse già a partire già dal 1837. Di certo l’obiettivo del K.G.C. era quello di preparare la strada per l’annessione agli Stati del Sud di territori in Messico, America Centrale e nei Caraibi, al fine di creare uno stato schiavista: un’area di circa 2400 miglia quadrate, il cosiddetto Circolo/Cerchio d’oro appunto. Leggi il resto

Donne indiane e indiane bianche

A cura di Domenico Rizzi

Cynthia Ann Parker
Nei secoli trascorsi, in diverse aree del mondo considerate civilizzate moltissime donne non possedevano una libera scelta, ma venivano destinata al futuro marito sulla base di un accordo fra le rispettive famiglie.
In pratica, si trattava di una promessa fatta quand’erano ancora bambine, un impegno al quale difficilmente avrebbero potuto sottrarsi: il cosiddetto matrimonio combinato, per motivi di interesse, di prestigio, di alleanza con nuclei famigliari potenti, oppure per garantire alla ragazza una vita che la sua famiglia non era in grado di assicurarle, a causa delle misere condizioni economiche. Spesso ciò era anche dettato dall’esigenza di “sistemare” le figlie femmine per lasciare intatto il patrimonio ereditario riservato ai discendenti maschi.
Tutto questo avveniva anche nella società coloniale del Nord America nel XVI, XVII e XVIII secolo e negli Stati Uniti del XIX secolo, sia fra la gente di razza bianca, che nelle tribù indiane. Presso queste ultime, il matrimonio consisteva in un semplice acquisto della donna, dietro pagamento di un certo numero di cavalli, di coperte, di armi pregiate o di altri generi. Leggi il resto

La cerimonia del peyote tra i Nativi Americani

A cura di Isabella Squillari

Peyote ceremony
Fin dall’alba della civiltà la religione ha sempre ricoperto un ruolo molto importante nella vita dell’uomo.
Ha viaggiato di pari passo con la comparsa sul nostro pianeta delle prime creature appartenenti al genere umano, e si è moltiplicata nei suoi numerosi culti, servendo da scudo contro le forze del male. La religione ha fornito agli antichi guerrieri armi efficaci quanto incredibili per combattere le altre tribù, esercitando un influsso sinistro sul nemico. Nel 1870 la religione apparve tra gli indiani delle pianure in una forma fino ad allora sconosciuta chiamata “Peyotismo”, anche se già nel 1560 gli spagnoli giunti da poco in Messico scoprirono che i nativi si nutrivano di una “radice diabolica”.
Il peyote era al centro di un culto che si diffuse anche tra gli indiani del Sud e del Sudovest. I missionari si opposero al suo utilizzo e stigmatizzarono questo rito come diabolico e blasfemo, a causa delle allucinazioni provocate dalla droga che generavano le visioni, portando l’individuo in un regno spirituale al di là del mondo reale, in un paradiso insolito e surreale che nulla aveva a che fare con l’esistenza materiale. Leggi il resto

L’angelo di Marye’s Heights

A cura di Renato Panizza

I genieri del 50th New York del maggiore Ira Spaulding e del 15th New York del tenente McGrath avevano finalmente terminato di sistemare i tre pontoni di barche, sotto il tiro micidiale degli sharpshooters sudisti, appostati sull’altra riva del fiume Rappahannock. Ora, alle 14,30 del 11 Dicembre 1862, alcuni reparti delle Divisioni dei generali Howard e Getty, iniziavano ad attraversare il fiume e a costituire le “teste di ponte” nella cittadina di Fredericksburg. Dopo quattro ore e mezza di combattimenti casa per casa, la resistenza dei mississippiani di Barksdale (Divisione McLaws) e degli uomini della Florida di Perry (Divisione Anderson), era vinta. Ma, sulla collina retrostante la città, tre brigate sudiste erano saldamente posizionate in una stradina in cui era stata scavata una trincea e dietro un lungo muretto di pietra: erano le cosiddette “alture di Marye”, una posizione che prometteva di essere veramente forte! Leggi il resto

Belle Star, la regina dei banditi

A cura di Luca Barbieri

Belle Star
In un mio articolo ho speso qualche parola sull’affascinante Annie Oakley, e, a proposito di donne armate, un piccolo cenno merita anche Belle Star, popolarmente nota come “la regina dei banditi”.
La “regale” signora in questione si costruì una solida fama assaltando banche, diligenze e treni, e comandando un feroce gruppo di ladri di cavalli e di bestiame nel Territorio Indiano, prodezze che in una qualunque sala da tè di Boston sarebbero però state trattate con una certa sufficienza, il che dimostra come la reputazione di una ragazza non sia un immobile macigno quanto piuttosto una foglia al vento.
All’Est, ad esempio, non avrebbe trovato uno straccio di marito, ma in Territorio Indiano ne ebbe invece una pletora, ovviamente uno più malfamato dell’altro: Cole Younger della banda James; Jim Reed; il mezzo Cherokee Sam Starr, che le diede il cognome; il texano Middleton, che aveva ucciso Starr; l’indiano Creek Jim July. Leggi il resto

Piste e sentieri del west

Un conestoga in marciaI primi veri esploratori del Nord America furono senza alcun dubbio gli indiani. Uomini e donne espertissimi, spesso legati ad uno stile di vita nomade, gli indiani girarono in lungo ed in largo, visitando ogni posto in cui gli fosse possibile arrivare e conveniente restare.
La ragnatela dei loro spostamenti disegnava a volte gli stessi itinerari ed i ripetuti passaggi segnavano le piste. Il continuo attraversamento di decine e centinaia di persone, a più riprese nel corso dello stesso anno, impediva la crescita dell’erba e questi sentieri, larghi originariamente appena quanto un uomo, restavano ben visibili, ma ai soli occhi di chi sapeva muoversi in quelle terre.
Il segreto delle piste indiane si tramandava di generazione e generazione e rimaneva tale in quanto raramente l’uomo bianco riusciva a riconoscerle per farne utilizzo. Leggi il resto

Il sanguinoso raid di Chato

A cura di Paolo Brizzi

Chato A sinistra, una fotografia che ritrae Chato
Alla fine dell’inverno del 1883 i Chiricahuas si trovavano al sicuro nella Sierra Madre messicana. Nel riprendere le proprie abituali attività di razzia, molti guerrieri seguirono Geronimo e Chihuahua in un grosso raid in Sonora, sopratutto attorno ad Ures, facendo molte vittime – più di novanta secondo una fonte – e procurandosi molti cavalli e bestiame.
Quasi contemporaneamente, un numero minore di guerrieri seguì la leadership di Chato in un raid diretto verso l’Arizona sud-orientale e il New Mexico sud-occidentale, con lo scopo di procurarsi armi e munizioni.
Chato, trentenne, era così chiamato sembra per la forma del suo naso, dopo aver ricevuto nell’infanzia un calcio da un mulo.
Chato fu l’ispiratore e il leader del raid, a cui parteciparono 26 uomini, e, forse, alcune donne (alcuni ritengono che ai razziatori si unirono donne fuggite da San Carlos). Conosciamo diversi dei componenti il raid. Tra questi Naiche, 27 anni, figlio di Cochise e capo ereditario dei Chiricahuas, Leggi il resto

Summit Springs: la fine dei Dog Soldiers

A cura di Marco Vecchioni

Un Dog Soldier
Il massacro del Sand Creek, del Novembre 1864, non era mai stato dimenticato dai Dog Soldiers, i Soldati del Cane, la più bellicosa e meglio organizzata delle bande guerriere degli Cheyenne meridionali, guidata dal capo Toro Alto.
La notizia del massacro del Washita rinfocolò ulteriormente il loro odio nei confronti dei bianchi e, nei mesi di maggio e giugno del 1869, essi ripresero la guerriglia nel Kansas, spingendo le incursioni sino al corso del Platte, minacciando il Nebraska meridionale.
In quei mesi non passò giorno senza che gli insediamenti venissero attaccati, con la consueta serie di uccisioni, incendi e razzie di persone e di beni.
Una ventina di coloni pagarono con la vita il massacro del Washita, mentre due donne e un bambino rimasero nelle mani dei Dog Soldiers. Leggi il resto

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