Il massacro di Camp Grant

A cura di Pietro Costantini

Il capo Eskiminzin
Il primo popolo moderno ad abitare l’attuale Arizona meridionale fu quello degli O’odham. Essi sono divisi in due branchie principali: gli Akimel O’odham, o popolo del fiume, e i Tohono O’odham, il popolo del deserto. Non erano genti nomadi. Erano coloni che si stanziavano lungo il corso dei fiumi, praticavano l’agricoltura e vivevano in piccoli villaggi. Gli Akimel O’odham risiedevano lungo il Gila e deviavano l’acqua del fiume mediante canali d’irrigazione come i loro antenati, gli Hohokam. I Tohono O’odham ed i loro immediati progenitori, i Sobaipuri, avevano colonizzato le zone lungo i fiumi San Pedro e Santa Cruz, che scorrevano verso nord, dal Messico all’Arizona. I villaggi sul Santa Cruz comprendevano Tubac, Bac e Chuk Son. I popoli Atapascan, noti come Navajo e Apache, erano dei nuovi arrivati, migrati in Arizona in qualche momento del XV secolo, proprio un centinaio di anni prima dell’arrivo degli Spagnoli.
Avventurieri spagnoli comparvero sulla costa orientale del Messico nel 1519. Dopo la conquista della capitale azteca, Tenochtitlán, nel 1520 allargarono i territori conquistati, premendo verso nord e verso sud. Leggi il resto

Ombre bianche, chiamata al west!

Il nostro pard Mario Raciti, un giovane assai talentuoso, esperto conoscitore della storia del west e co-amministratore del Il Forum di Farwest.it, ha intrapreso una lodevole strada che lo porta ad unire una prospettiva di lavoro alla sua indomabile passione per la frontiera. In questa prospettiva ci siamo tutti noi, indubbiamente, perché ad essa, anche ad essa, sono agganciate le nostre speranze di avere tra le nostre mani dei nuovi libri dedicati alla storia del west. Libri di cui sentiamo il desiderio e che sono diventati ormai una rarità, sfornata con il contagocce da coraggiose case editrici che meritano il nostro incoraggiamento e che hanno bisogno di sentire la nostra vicinanza.
In questo caso, la prospettiva di cui ci parla Mario è collegata alla casa editrice Villaggio Maori, una piccola e agguerrita azienda di Catania che ha appena lanciato un’intera collana di libri sulla storia del west! Una notizia bomba che in moltissimi attendevamo, scrutando la frontiera alla ricerca di un segno che non arrivava mai… Leggi il resto

1864: Sherman ordina la distruzione di Atlanta

Un grazie a Gilgamesh58

Nel 1864, dopo aver ottenuto la resa della città di Atlanta, il generale Sherman ordinò a tutta la popolazione di sgombrare la città confederata.
Quando il consiglio cittadino si appellò a lui perchè revocasse l’ ordine, adducendo il motivo che avrebbe provocato grande sofferenza a donne, bambini ed anziani ed ad altri che non avevano alcuna responsabilità per quella guerra, Sherman mandò una risposta in cui chiaramente faceva intendere che avrebbe fatto qualunque cosa per ottenere la vittoria dell’Unione: “La guerra è crudeltà e non si può ingentilirla e coloro che hanno portato la guerra nella nostra nazione meritano tutti gli anatemi e le maledizioni che si possano lanciare… Voi non potrete mai avere la pace e contemporaneamente una divisione della nostra nazione… Io condurrò la guerra in modo da ottenere una completa e veloce vittoria.”
Prima di lasciare Atlanta Sherman rase al suolo la città e proseguì la sua marcia in direzione del mare. Leggi il resto

Le malattie dei bianchi contro gli indiani

Nel corso dei lunghi decenni di guerre indiane che caratterizzarono la conquista del west da parte delle popolazioni bianche, un’ampia parte nel ridurre le ribellioni dei popoli nativi la fecero le malattie europee. Il contatto con i bianchi, infatti, non portò agli indiani solamente lo spostamento forzato di decine e decine di tribù da un posto ad un altro e poi ad un altro ancora; portò anche la spettacolare diffusione di numerose malattie che gli indiani non erano in grado di fronteggiare.
Per comprendere meglio la portata di quel che stiamo sostenendo, è importante sottolineare che studi piuttosto accreditati hanno stimato che le morti per malattie di origine europea tra gli indiani siano state da due volte e mezzo a cinque volte di numero superiore a quelle causate da eventi guerreschi. Leggi il resto

Osage, il popolo venuto dalle stelle (Origini – 1800)

A cura di Pietro Costantini

Nel corso del XVII secolo, le Pianure orientali furono occupate da una serie di nazioni agricole, sia di lingua Caddo, come i Wichita, i Caddo e i Pawnee, sia di lingua Siouan, nella variante Dhegihan come gli Osage, i Kansa (o Kaw), gli Omaha e i Ponca, e nella variante Chiwere come gli Iowa e i Missouri. Costruivano vicino a fiumi e torrenti villaggi di case circolari coperte di terra o erba, coltivavano campi di mais, zucche, fagioli e tabacco, e parte dell’anno si avventuravano nelle praterie per cacciare il bisonte.
Il popolo Osage proveniva dalla valle del fiume Ohio, nell’attuale Kentucky, dove aveva vissuto per migliaia di anni. Come per altri popoli, la necessità di migrare a ovest fu determinata dalla forte espansione degli Irochesi nelle loro terre d’origine. Al culmine della loro potenza, a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, gli Osage controllavano una zona compresa fra gli stati attuali del Kansas, Missouri, Arkansas e Oklahoma. Leggi il resto

Gli affari d’oro, col bestiame, si fanno a Nord!

La marchiatura
Quando gli allevamenti texani erano già una realtà consolidata e in cerca di espansione e di mercati, gli allevatori non tardarono ad accorgersi degli alti prezzi del bestiame raggiunti nelle piazze a Nord e a Est e subito pensarono di portare laggiù le loro bestie per realizzare un buon business. Poco importava se per fare ciò bisognava dannarsi l’anima su una pista di circa 800 chilometri; la cosa importante era per loro il guadagno.
Agli allevatori interessava un obiettivo primario, cioè raggiungere con i minori danni una stazione ferroviaria per poter caricare le bestie su un treno e spedirle ai mercati dell’Est o del Nord dove sarebbero state vendute a peso d’oro.
Una delle prime stazioni poste come meta fu Sedalia, nel lontano Missouri, da cui partivano i treni per Saint Louis e altre lucrose città dell’Est. Leggi il resto

Fiamme nel Montana: la ribellione di Sword Bearer

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Un guerriero Crow
La fine di settembre preannunciava un nuovo, freddo inverno nella riserva Crow del Montana. Le giornate si accorciavano sempre di più e, già intorno alle sette di sera, il sole iniziava a calare infreddolito dietro le montagne.
Quel venerdì 30 settembre 1887, l’agente degli Absaroka Henry Williamson e sua moglie, seduti nella veranda della loro residenza, erano così presi dai loro sforzi volti a catturare l’ultimo filo di luce che non prestarono molta attenzione alle grida e al rumore di cavalli in corsa proveniente dalla zona opposta dell’agenzia. Il giorno dopo era prevista la distribuzione settimanale delle razioni e gli indiani, sempre affamati e pronti a protestare per la scarsità dei beni distribuiti, dovevano evidentemente già aver iniziato a radunarsi intorno ai carri in attesa di essere scaricati. Leggi il resto

La grande invasione Comanche del Messico nell’autunno 1845

A cura di Renato Ruggeri

La grande invasione del Messico nell’autunno 1845 iniziò il 13 settembre quando 200 guerrieri lasciarono i loro accampamenti sulla Sierra Mojada, nel Coahuila occidentale.
La mattina di quello stesso giorno una grossa banda attaccò un villaggio sulla laguna di Tlahualilo, a nord dell’odierna Torreon. I Comanche uccisero due uomini e un ragazzo, ma persero un guerriero. Un Messicano lo decapitò e portò la testa a Mapimi per la ricompensa prevista in quei casi.
Nel pomeriggio gli indiani entrarono nell’hacienda “La Puerta de la Huerta”, sul basso Rio Nazas, uccisero un uomo e ferirono gravemente una donna e un bambino.
Un secondo gruppo di razziatori, composto da circa 80 guerrieri, rubò la mandria di cavalli dell’Hacienda de Orejas, massacrò il bestiame e ferì due pastori. Prima che il giorno finisse i Comanche uccisero due giovani e tre vaqueros in luoghi chiamati Lagualilas e El Palo Blanco, a nordest di Mapimi, e portarono via tre prigionieri e tutti i cavalli. Leggi il resto

La casa sul fiume del vento

IMMAGINE COPERTINAUna guida di carovane che si reca inconsapevolmente ad un appuntamento con il destino, una giovanissima schiava fuggita dalle piantagioni del Mississippi mentre sta per finire la guerra, una prigioniera dei Cheyenne che tenta di rifarsi una vita fra i Bianchi, una ragazza debosciata che si concede ad un maniaco alcolizzato, una giovane fuorilegge inseguita dagli uomini della legge dopo una sanguinosa rapina, un timido contadino del Sud che deve tenere testa ad una scatenata Messicana in una ghost town del New Mexico…
Sono soltanto alcune delle tematiche che animano “La casa sul fiume del vento”, il nuovo libro di Domenico Rizzi, uno degli autori di Farwest.it.
Il libro contiene ben 7 lunghi racconti che spaziano in un’epoca compresa fra il 1853 e il 1929, nell’America dei pionieri, degli Indiani, degli schiavi, degli sceriffi e dei banditi. Per rendere più accessibile al lettore la terminologia usata nel testo, Rizzi si prende la briga di aggiungere in appendice un glossario dei termini e un elenco delle tribù indiane citate nel corso della narrazione, dando così vita ad un volume di oltre 300 pagine. Leggi il resto

Gli irriducibili Seminole delle Everglades

A cura di Renato Genovese

Everglades, terra di fiumi, di paludi, di canali che vanno a perdersi tra isole di giunchi, macchie di cipressi e fitti intrecci di mangrovie. Everglades, terra di silenzi inquietanti spezzati dai richiami degli animali, dal ronzio delle zanzare e dal sibilo dei serpenti, dagli splendidi colori delle orchidee e delle farfalle che si stagliano sullo sfondo di un’immensa macchia verde. Ma, soprattutto, Everglades, terra di fuggiaschi. Eh sì, perché fu qui, in questa distesa di acquitrini impraticabili, che, a partire dall’inizio del Diciottesimo secolo, andarono a rifugiarsi molti gruppi di profughi della nazione Creek, indiani che, rinnegando le proprie origini, avevano adottato il nome di Seminoles, un termine che, per l’appunto, significa “uomini liberi, selvaggi, irriducibili”. Leggi il resto

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