La religiosità dei Nativi

Un uomo della medicinaUn uomo della medicina
Il capo religioso era un uomo estremamente importante. Venne chiamato dagli europei sciamano, nome di origine siberiana che significa «colui che è sconvolto». Gli erano stati dati particolari poteri dal Grande Spirito, o Grande Mistero (così i missionari chiamarono «Wakan Tanka», il creatore del mondo presso gli Indiani delle pianure), e da questi gli erano stati insegnati determinati riti nonché i metodi per curare malattie e ferite.
Ogni tribù possedeva la Sacra Pipa, rappresentazione del mondo e dell’unione dell’uomo con il mondo stesso.
Ai Sioux era stata donata alle origini: il fornello rappresentava la terra, e con essa era fatto, la cannuccia di legno raffigurava tutte le cose che crescono. Le dodici penne d’aquila erano la rappresentazione di tutti gli uccelli del ciclo. Leggi il resto

Un grido: arrivano i Cherokee!

A cura di Pietro Costantini

“The Cherokee are coming!”
I Cherokee usano riferirsi a sé stessi come Tsalagi o Aniyunwiya, che significa “Primo Popolo”. Vi sono molte teorie, sebbene nessuna provata, sull’origine del nome “Cherokee”. Potrebbe derivare dalla parola Choctaw Cha-la-kee, che significa “coloro che vivono sulle montagne”, oppure da Chi-luk-ik-bi (“quelli che vivono nel paese delle grotte”). La prima parola spagnola per riferirsi a loro fu Tchalaquei. Un’altra teoria è che Cherokee derivi da una parola dei Lower Creek, Cilò-kki, che designa qualcuno che parli un’altra lingua. La derivazione più comune, in ogni caso, è l’anglicizzazione del nome che danno a sé stessi nella loro lingua, cioè Tsalagi.
Sull’origine dei Cherokee prevalgono due teorie. Una è che i Cherokee, popolo di lingua irochese, potrebbero essere emigrati nel tardo periodo preistorico nel sud degli Appalachi, provenendo da regioni settentrionali, quelle che in tempi più recenti furono il territorio tradizionale delle Cinque Nazioni Irochesi e di altri popoli di lingua irochese. Leggi il resto

Alle radici della guerriglia nel Kansas e Missouri

A cura di Renato Panizza

George Todd, guerrigliero di Quantrill
Il malessere che avrebbe portato allo scoppio della “Guerra tra gli Stati” – come gli Americani sono usi chiamare quella che noi diciamo “di secessione” – e tanta sofferenza nel Kansas e nel Missouri a causa di una guerriglia particolarmente violenta e crudele, ha radici profonde e complesse. Per capire la natura delle formazioni guerrigliere, che cosa le spinse ad agire e come agirono, è indispensabile soffermarsi su alcuni fatti che avvennero in quei luoghi prima del 1861. Da parecchio tempo era in atto l’espansione dei coloni verso il West. Il cosiddetto Medio Ovest (Kansas, Missouri, Iowa, Illinois…) si era andato sempre più popolando di agricoltori liberi che non possedevano schiavi e il flusso migratorio dall’Europa incrementava ancora di più questo fenomeno.
Il partito dei “freesoilers” (che erano uomini del Nord, sostenitori della “terra libera”) voleva che la schiavitù fosse estromessa dai nuovi Territori in via di formazione e che sarebbero presto entrati nell’Unione come Stati. Leggi il resto

Roosevelt, presidente da battaglia

A cura di Domenico Rizzi

Speciale a puntate: 1) Theodore Roosevelt, il presidente a cavallo 2) Roosevelt, presidente da battaglia
Dopo lo sbarco a Cuba e qualche giorno di adattamento, mentre il Nono Reggimento (Buffalo Soldiers) rimaneva di presidio, il Decimo e i Rough Riders proseguirono, addentrandosi nella giungla, fino a raggiungere Las Guasimas, nei pressi di Sevilla, dove il 24 giugno ingaggiarono un combattimento con gli Spagnoli. Roosevelt, che indossava un’uniforme tipo sahariana di sua ideazione con i gradi di tenente colonnello, fu nominato colonnello – ruolo temporaneo e funzionale – quando Wood assunse il comando della brigata ed ebbe con i suoi uomini una parte marginale nella battaglia, nella quale gli Americani patirono 27 morti contro gli 8 degli Spagnoli.
Il 1° luglio 1898 Roosevelt trovò finalmente l’occasione che attendeva. Approfittando di un’errata valutazione della situazione da parte del comando spagnolo e protetto dal fuoco di copertura delle mitragliere Gatling, si pose alla testa dei suoi volontari e guidò due furibonde cariche contro la Kettle Hill – la collina di San Juan – alle spalle di Santiago, operazione condotta simultaneamente dal Decimo Cavalleria da un altro versante. Incautamente il generale Arsenio Linares aveva infatti tenuto 10.000 riservisti a difesa della città, schierando meno di 700 uomini nella postazione Leggi il resto

Pugni proibiti

Grazie a Sergio Bonelli Editore

Una rissa
La scazzottata è un tema classico del cinema western. Tipica quella da saloon, dove i clienti al minimo pretesto scatenano una colossale rissa che manda in pezzi il locale.
Ma nella storia del west questa specie di sfogo collettivo era davvero abituale?
Il racconto The Blue Hotel del grande scrittore Stephen Crane (1871-1900) farebbe pensare il contrario: lì, due tipi focosi che decidono di vedersela a pugni, sono invitati a farlo fuori dal locale (in pieno inverno, tra la neve e il gelo).
È più che ovvio che i proprietari dei saloon, esattamente come quelli delle nostre discoteche, provvedessero a buttare fuori chi minacciava la rissa, anche e soprattutto per tutelare l’integrità delle sedie, dei tavoli e dei costosissimi specchi.
Pur con questo limite, nell’Ottocento (anche europeo) la sfida a pugni era molto praticata ed era un mezzo di risoluzione delle vertenze sicuramente più innocuo del duello.
Dopo essersi scambiati cazzotti, i contendenti il più delle volte finivano a bere insieme. Nei casi in cui lo scontro diventava troppo violento, Leggi il resto

La tortura tra gli Apache

A cura di Josephine Basile

Negli anni 1970, uno studioso degli Apaches-Chiricahua che vivevano a Mescalero e a Fort Sill scoprì un fatto rivelatore: la maggioranza di loro era più a conoscenza del cattivo comportamento del tenente Bascom con Cochise e del vile assassinio di Mangas Coloradas per mano dei soldati del generale West, che del bombardamento giapponese a Pearl Harbour. Questo nonostante i fatti di questi due grandi capi ebbero luogo più di un secolo prima. L’impatto dell’assassinio e, sopratutto, della decapitazione di Mangas Coloradas fu particolarmente profondo. Tre generazioni dopo, i portavoce del popolo Chiricahua giurano che la mutilazione di vittime bianche per mano degli Apache era un eccezione.
Fu in risposta alla decapitazione del grande Mangas Coloradas che gli Apache cominciarono a mutilare i cadaveri dei bianchi. I testimoni aggiungono di più: non era usanza del popolo Ndè torturare le vittime.
Tuttavia, in che modo gli Apache praticavano le mutilazioni è un irritante questione che esalta gli animi, ma che appare cruciale per comprendere l’odio esistente tra le due razze. Leggi il resto

La resa: il Sud cede al Nord

150° anniversario della conclusione della Guerra Civile Americana: 9-4-1865/9-4-2015

A cura di Renato Panizza

Il generale Ulysses Grant salì rapidamente i pochi scalini che portavano all’ampia veranda bianca che si estendeva, al primo piano, lungo l’intera facciata dell’edificio di mattoni rossi, la casa di Wilmer McLean, nel villaggio di Appomattox Court House in Virginia.
Erano le 13,30 del 9 Aprile 1865. Grant indossava una giacca blu da soldato semplice, con una sola fila di bottoni, che era sbottonata e lasciava intravedere il panciotto sottostante. L’unica evidenza dell’alto grado dell’ufficiale, il più alto nell’esercito dell’Unione di allora, erano le tre stellette da Tenente Generale presenti nelle mostrine cucite sulle spalle. L’aspetto era dimesso: stivali infangati coi pantaloni infilati dentro, niente spada né speroni, spalle leggermente curve e viso emaciato, per lo stress e la notte trascorsa insonne a causa di una forte emicrania.
Ma l’alta uniforme di Grant, che certamente il Generale avrebbe indossato per rispetto del suo grande nemico, era rimasta nelle retrovie, e ormai non c’era più tempo per farla arrivare. Leggi il resto

Quanah Parker, l’Aquila dei Comanche

A cura di Renato Ruggeri

Ciò che, oggi sappiamo su Quanah Parker e la sua vita proviene dai suoi ricordi e dalle testimonianze di bianchi che dissero di averlo conosciuto, più o meno bene. Vi sono, però, molti misteri e zone d’ombra sui quali vogliamo provare a fornire qualche chiarimento rispetto alle biografie che è facile reperire in libreria e in rete.
D’altra parte non è mai stato semplice ricavare certezze al riguardo dei più noti guerrieri indiani, specialmente laddove non siano ricavabili da testimonianze dei bianchi.
Tutto il sistema in uso presso le tribù per tramandare di generazione in generazione gli eventi più importanti era basato principalmente sulla trasmissione orale, supportata da pitture, ma anche attraverso queste non è facile ricondurre a certezza persone, fatti e tradizioni, come, appunto, nel caso di Quanah Parker.
Data di nascita.
Quanah scrisse a Charles Goodnight: “Secondo le mie informazioni, sono nato intorno al 1850 sull’Elk Creek, all’ombra delle Wichita Mountains dell’Oklahoma”. L’autorevole Handbook of Texas, invece, pone la data di nascita nel 1845 e così anche l’Encyclopedia of Frontier Biography di Dan Thrapp, uno storico quanto mai rilevante. Leggi il resto

Edward Sheriff Curtis, esploratore e fotografo del west

Edward S. Curtis, nato a Whitewater il 16 febbraio 1868, deceduto a Los Angeles il 19 ottobre 1952, è stato un coraggioso esploratore, etnologo appassionato e sincero fotografo statunitense. Il suo nome si è indissolubilmente unito allo studio e alla divulgazione dell’epopea del farwest e dei nativi americani, popolo del quale Curtis è stato un profondo conoscitore e studioso.
Curtis usò la sua macchina fotografica e la sua arte, mettendole al servizio di quello che si rivelerà lo scopo primario della sua esistenza: fotografare i volti e le situazioni che rimarcavano il tramonto della civiltà dei popoli nativi americani appartenenti alle tribù esistenti fra la fine dell’Ottocento e gli albori del XX secolo.
Principalmente, lo scopo essenziale del suo lavoro fu quello di documentare nella maniera più ampia e onesta, servendosi non solo della fotografia, gli usi e i costumi, ormai in via di estinzione, del popolo degli Indiani d’America. Leggi il resto

Il poker e il gioco d’azzardo nel vecchio west

A cura di Sergio Mura da un articolo di Kathy Weiser

Su un battello che procede lungo il Mississippi o in una tenda fumosa e scura di un campo minerario, una sola cosa poteva cambiare il destino di un uomo, trasformandolo da reietto a vincente.
Era il poker, il re dei giochi d’azzardo del vecchio west, giocato e reso popolare da baffuti eroi della frontiera del calibro di Wild Bill Hickok, Doc Holliday, “Canada” Bill Jones, Wyatt Earp e Bat Masterson, oltre che da centinaia di altri personaggi più o meno noti. Nelle vecchie cittadine di frontiera quali Deadwood, Dodge City, Tombstone e Virginia City, i giocatori d’azzardo, i “gambler” giocavano sempre con le spalle al muro e con le pistole ben attaccate ai fianchi durante le interminabili, costose e pericolosissime partite di Chuck-A-Luck, Three Card Monte, High Dice e Faro, da sempre giochi favoriti degli avventori dei saloon.
Sulle origini del gioco del poker si è discusso lungamente, senza mai arrivare ad asserzioni certe. Alcuni dicono che il poker sia nato nel XVI secolo con un gioco di carte persiano chiamato “As Nas” che si gioca con un mazzo di 25 carte contenenti cinque semi; le regole sono simili all’attuale “Five Card Stud”. Altri ritengono che sia stato inventato dai cinesi nel 900 D.C. Leggi il resto

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