Viaggio nelle praterie del West

A cura di Emanuele Marazzini

Segnaliamo con piacere questa riedizione (pubblicata ad ottobre 2013) del testo di Washington Irving A Tour on the Prairies (1835) per i tipi di Edizioni Spartaco.
L’ultima versione italiana (per Longanesi) risaliva addirittura al 1975!
L’introduzione significativa ed esauriente, nonché la traduzione, sono a cura di Paolo Graziano (che qui calorosamente ringrazio per aver citato in bibliografia il nostro intervento, divulgato a giugno dell’anno scorso qui su Far West.it).
Prefa il volumetto Roberto Donati, saggista e critico cinematografico, luminare dell’ universo western.
La postfazione merita una menzione particolare: per chi frequenta Tex o altri fumetti Bonelli, il nome Leomacs dovrebbe far accendere più di una lampadina!
Piuttosto che uno sterile invito come il classico “Buona lettura!”, sia d’augurio un passo tratto dal contributo iniziale di Donati, a nostro parere molto acuto: più che cercare di attualizzare un genere (come quello western) oggi difficilmente attualizzabile (se non forse sul versante ecologico/ambientale), un lodevole impegno da parte del lettore o dell’ appassionato sta nel fare tabula rasa di ogni struttura che impedisce una lettura diretta ed essenziale di un mondo che ebbe la peculiarità di rimanere sempre tale. Leggi il resto

Apache vuol dire nemico

A cura di Luca Cazzetta

Un guerriero Apache
L’Apache era di aspetto attraente: testa ben fatta, collo perfetto, zigomi alti, naso proporzionato, occhi neri e vivaci, mandibole forti, labbra né sottili né tumide (carnose, sporgenti). Aveva i capelli lunghi e neri che gli scendevano lungo le spalle. La poca barba veniva tolta con delle pinzette di stagno.
Snello, agile e muscoloso, l’Apache possedeva una resistenza straordinaria. Ben conformato, aveva la schiena robusta, il petto ampio e la vita sottile. Raramente superava, in altezza, il metro e ottanta.
Il dottor John B. White, nel 1873, esaminò un centinaio di Apache dell’Arizona, uomini e donne. “Gli Indiani sono stati scelti casualmente e, mediamente, gli uomini avevano una statura di un metro e sessantotto centimetri, le donne di un metro e mezzo. Leggi il resto

Gli occhi e le orecchie dell’esercito: gli scout indiani

A cura di Luca Barbieri

Gli scout indiani furono gli occhi e le orecchie di reparti di soldati altrimenti ciechi e sordi, alle prese con territori vastissimi e sconosciuti dei quali i loro nemici, al contrario, conoscevano perfettamente ogni palmo. Sarebbe stato impossibile per uno squadrone di cavalleria affrontare una lunga caccia ad una banda di ribelli senza saperne seguire le tracce ed evitarne le imboscate, oppure, semplicemente, trovare una sorgente d’acqua alla quale dissetarsi.
Quanto dico ha valore in particolar modo per la guerriglia che insanguinò gli stati del Sud Ovest al confine col Messico, territori aspri e feroci quanto chi li abitava.
La tattica delle bande di ribelli Apache, fatta di incursioni rapidissime e brutali e di successive lunghe fughe in zone di montagna quasi inaccessibili, mise in crisi l’esercito USA, un po’ come accadrà quasi un secolo dopo in Vietnam. Leggi il resto

Ultimo tango a Bannack

A cura di Luca Barbieri

Bannack
Il Territorio del Montana era gonfio d’oro, non come la California ma abbastanza per avviare un’altrettanta folle “gold rush” e attirare la solita combriccola di tagliagole in cerca di qualche tasca da svuotare.
Tagliagole come ad esempio Henry Plummer, sceriffo di Bannack. Prima di ricoprire questo prestigioso incarico i suoi rapporti con la legge erano stati però piuttosto burrascosi: nel 1857 venne incarcerato a San Quintino per omicidio di secondo grado nei confronti del minatore John Vedder, ma in cella rimase ben poco, graziato dal governatore per motivi di salute (pare soffrisse di tubercolosi). Qualche anno dopo, nel 1861, un secondo omicidio, quello del ricercato William Riley avvenuto in circostanze non del tutto chiare, lo costrinse ad abbandonare in tutta fretta la California. Leggi il resto

La Battaglia di Canyon Creek

A cura di Cesare Bracchi

Come è noto, l’epica fuga dei Nimipu. (nome originale dei Nasi Forati, da leggersi “all’italiana” o Nez Perces) fu costellata di battaglie e scontri a fuoco con l’esercito, più o meno importanti. La battaglia di Canyon Creek non viene normalmente considerata tra quelle più significative per durata e numero di vittime, tuttavia è un evento che merita un approfondimento non fosse altro per il fatto che si trattò dell’ultimo scontro tra l’esercito e gli indiani in fuga, prima dell’epilogo alle Bear Paw Mountains, già ampiamente descritto in un altro articolo su questo stesso sito.
Siamo quasi a metà settembre del 1877, quello che rimaneva della tribù dei Nimipu, dopo una fuga di ormai quasi 1000 km iniziata alla fine di maggio e con alle spalle una lunga serie di battaglie e conflitti a fuoco, procedeva verso nord in direzione del fiume Yellowstone.
Solo pochi giorni prima le forze riunite del generale Howard, inseguitore degli indiani fin dall’inizio, e del colonnello Sturgis, a capo del riorganizzato settimo cavalleria, erano state nuovamente beffate dai Nimipu., che avevano eluso la trappola preparata a Clarks Fork.
A seguito di ciò Howard, con le sue truppe ormai stremate, rimase alle spalle degli indiani mentre al loro inseguimento si gettarono il colonnello Sturgis e i suoi soldati. Leggi il resto

La sconfitta di Grattan

A cura di Sergio Mura

Fort Laramie nel 1849
Con il 1849 finì l’epoca del commercio delle pellicce nelle pianure del nord ovest degli attuali Stati Uniti. Allora quei posti erano saldamente nelle mani delle varie famiglie della nazione Sioux, una tra le più bellicose sul suolo americano. Finì perché il Governo decise che si doveva intervenire per tutelare il flusso crescente di bianchi che attraversavano le zone dell’Upper Platte per dirigersi verso Ovest. Gli indiani erano sempre più nervosi anche a causa delle ondate di malattie terribili quali il colera, il morbillo ed il vaiolo che li decimavano e contro le quali non erano in grado di opporre alcuna resistenza.
“Sono magie dei bianchi”, era la voce che correva da un campo all’altro, diffondendo un odio sempre più radicato e, apparentemente, ben motivato.
Il Governo, dunque, decise per l’acquisto del vecchio posto di scambio della compagnia delle pellicce, Laramie Fork, per trasformarlo in poco tempo in una postazione militare che venne chiamata Fort Laramie. Leggi il resto

La rimozione degli indiani (Indian Removal Act, 1830)

Il famigerato Atto di Rimozione degli Indiani del 26 maggio 1830, il cui nome originale è Indian Removal Act, fu la conseguenza di una fortissima spinta in quella direzione da parte di buona parte degli stati meridionali degli USA, in risposta alla grande agitazione della popolazione, parecchio desiderosa di entrare in possesso di vaste estensioni di terreno ritenute incolte, allora occupate dalle cinque tribù “indiane civilizzate”.
In questo movimento si seppe distinguere particolarmente lo stato della Georgia, il più grande stato a quell’epoca, che fu anche coinvolto in un durissimo contenzioso con i Cherokee.
Fu il presidente Jackson a sostenere la rimozione degli indiani dalle loro terre per ragioni definite di sicurezza nazionale, con la speranza che la rimozione stessa avrebbe potuto chiarire la crisi della Georgia. Leggi il resto

I “gemelli” dell’Upper Mississippi: Sauk e Fox (2)

A cura di Pietro Costantini

Speciale a puntate: 1) I “gemelli” dell’Upper Mississippi: Sauk e Fox (1), 2) I “gemelli” dell’Upper Mississippi: Sauk e Fox (2)

Tuttavia, molte tribù non entrarono subito in guerra dalla parte degli Inglesi. Qualcuna, inclusi i Sauk e Fox, sperava di non rimanere coinvolta. Ma la guerra rendeva molto difficile per il governo americano e i commercianti fornire le provviste e i pagamenti annuali che spettavano agli Indiani, mentre gli Inglesi li provvedevano di fucili, polvere, munizioni e altri articoli. Col tempo, sempre più guerrieri nativi si alleavano e lanciavano attacchi contro forti e insediamenti americani.
Quando iniziò la guerra del 1812 (1812-1814), il “gruppo di pace ” dei Sauk e Fox, che comprendeva molti che avevano firmato il trattato 1804, si separò dai suoi parenti più ostili e si trasferì a sud verso il fiume Missouri, nel centro della regione del Missouri.
Conosciuto come “la Banda del Missouri”, questo gruppo rifiutò di combattere contro gli Americani. Anche i Fox rimasero neutrali, ma i Sauk di Rock Island si unirono a Tecumseh e agli Inglesi. Leggi il resto

I miti da sfatare sul massacro del Sand Creek

A cura di Renato Ruggeri

Sul famosissimo massacro del Sand Creek, talvolta definito anche battaglia del Sand Creek, sono stati spesi fiumi di inchiostro e, talvolta, da questo mare di parole ci si è allargati a vere e proprie mistificazioni o esagerazioni. Dalla testimonianza di Silas Soule e altri del tempo, è comunque emersa una drammatica verità che nessuna ulteriore ricostruzione a posteriori potrà mai cancellare: si è trattato di un massacro dai risvolti talvolta sadici. Negli Stati Uniti, però, alcuni studiosi – anche di notevole fama – si sono dedicati per lungo tempo a riordinare i fatti per quel che è stato possibile e senza la pretesa di arrivare alla verità assoluta. L’intento prioritario – lontano dalla volontà revisionistica che potrebbe apparire – è stato quello di analizzare i molti “sentito dire” che circolano e che si sono stratificati nell’impossibilità della gran parte degli appassionati di verificare direttamente le fonti. Leggi il resto

I “gemelli” dell’Upper Mississippi: Sauk e Fox (1)

A cura di Pietro Costantini

Speciale a puntate: 1) I “gemelli” dell’Upper Mississippi: Sauk e Fox (1), 2) I “gemelli” dell’Upper Mississippi: Sauk e Fox (2)

Sauk e Fox – dipinto di Karl Bodmer
I Fox e i Sauk sono due tribù strettamente correlate, ma distinte, che nel 1600 occuparono la metà orientale del Michigan inferiore tra Saginaw Bay e Detroit. Entrambe le loro storie orali raccontano di un tempo remoto, quando erano migrate dalla costa atlantica seguendo il fiume San Lorenzo. Quando questo accadde non è chiaro. I Sauk vissero intorno Saginaw Bay (che prende il nome da loro), mentre i Fox erano appena a sud e ad ovest. Spinti fuori dalla loro patria nel corso del 1640 da tribù algonchine alleate dei Francesi, i Fox si insediarono nel centro del Wisconsin. I Sauk attraversarono la penisola vicino allo Stretto di Mackinac e si portarono alle sorgenti del fiume Wisconsin a ovest di Green Bay. Fatta eccezione per i due anni dal 1710 al 1712, i Fox vissero vicino a Detroit, e la tribù non tornò mai nel Michigan. Leggi il resto

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