I sommergibili nella Guerra Civile

A cura di Gianfranco Manfredi

Alcuni sommergibili
Durante la Guerra Civile, l’esercito confederato costruì almeno quattro sommergibili. Il Nord fin dal principio della guerra aveva messo sotto assedio le coste del Sud, per impedire, grazie a grossi velieri o corazzate che stazionavano al largo, che giungessero ai porti nemici rifornimenti via mare. In altre parole, un embargo che si rivelò determinante per le sorti del conflitto. Per infrangerlo, al Sud non restò altra alternativa che sviluppare in fretta e furia una nuova tecnologia. I sommergibili dovevano essere in grado di avvicinarsi non visti alle navi nordiste e farle saltare.
Una carica di esplosivo, posta in cima ad una lunga asta puntuta, era collocata a prua del sommergibile. Il difficile compito era accostarsi alla nave nemica, speronarla e assicurare l’esplosivo alla carena. Leggi il resto

La battaglia di Wolf Mountain

A cura di Cesare Bracchi

L’immediata reazione dei vertici dell’esercito degli Stati Uniti, alla inaspettata quanto scioccante notizia della disfatta del 7° cavalleria a Little Bighorn, fu quella di ordinare l’invio di parecchi reggimenti nel Montana sud-occidentale allo scopo di liquidare il più in fretta possibile la “pratica” degli indiani ostili.
E’ in questo ambito che va collocato il trasferimento di 6 compagnie del 5° Fanteria, al comando del colonnello Nelson A. Miles, dalla loro base di Fort Leavenworth nel Kansas al Territorio del Montana, nella zona del fiume Tongue. Ingaggiare battaglia con gli indiani era difficile, soprattutto perché la grande coalizione di Sioux e Cheyenne si era già divisa in numerose bande.
Il 25 agosto 1876 il comando centrale ordinò la chiusura della campagna e il conseguente scioglimento della Colonna Dakota, alla quale il reggimento di Miles era stato assegnato.
Tuttavia, proprio a Miles fu assegnato l’incarico di costruire una postazione militare provvisoria alla confluenza del Tongue con lo Yellowstone. Leggi il resto

John Ford, il western con sentimento

A cura di Domenico Rizzi

Speciale in due parti: 1) John Ford, il western con sentimento 2) John Ford, il western nella leggenda

John Ford
Un idealista e un romantico. Questo è il ritratto che si potrebbe tracciare di John Ford, del quale ricorre quest’anno il quarantesimo anniversario della morte, avvenuta il 31 agosto 1973 a Palm Desert, California, quando il popolare regista aveva 79 anni. Causa del decesso una lunga malattia che lo aveva ridotto ad una larva, come raccontò il suo amico Howard Hawks, altro celebre regista di film western (“Il Fiume Rosso”, “Il grande cielo”, “Un dollaro d’onore”).
Nato a Cape Elizabeth il 1° febbraio 1894 e registrato all’anagrafe come John Martin Feeney – che forse egli stesso cambiò abilmente in un improbabile Sean Aloysius O’Fearna, per accentuare le sue origini irlandesi –avrebbe firmato i suoi primi film come Jack Ford, prima di riassumere il suo vero nome di battesimo. Peraltro, anche la data di nascita riportata sulla sua lapide risulta quella, certamente falsa, del 1895. Leggi il resto

Tall Bull, capo di Dog Soldiers e Cheyenne Meridionali

A cura di Sergio Mura da un articolo di Robert Pyle

Un Dog Soldier
La storia prende avvio in un caldo pomeriggio estivo del 1853 nei paraggi di un accampamento dei Pawnee lungo lo Red Shield River, con sei giovani guerrieri Cheyenne, appartenenti al clan dei Dog Soldiers, nascosti nell’erba…
Quando gli scout si era convinti che era meglio ritornare indietro verso il gruppo principale della banda, uno dei giovani ebbe l’idea di restare in zona, coprirsi con delle coperte, entrare nel campo, scatenare la rissa e contare dei buoni colpi.
Un’ideuzza mica male per dei giovani guerrieri desiderosi di vedersi riconosciuti meriti di coraggio e impudenza, ma non del tutto convincente per gli altri del gruppo che, più ragionevolmente, rifiutarono, ricordando che il loro compito era solo di individuare il villaggio nemico e segnalarlo al gruppo principale affinché lo attaccasse. Leggi il resto

Quel giorno in cui Wyatt e Doc litigarono

A cura di Omar Vicari

Wyatt e Doc
Wyatt e Doc, due tra i più noti personaggi del west, erano grandi amici, eppure una volta litigarono tra loro per una faccenda non del tutto chiara neppure oggi.
Quando Wyatt Earp assieme a Sherman Mc Master, Turkey Creek Johnson, Texas Jack Vermilion e Doc Holliday raggiunse Albuquerque (New Mexico) il 16 aprile 1882 dopo aver lasciato l’Arizona, trovò ad attenderli Frank Mc Lain, una vecchia conoscenza dei tempi di Dodge City. Mc Lain, marshal della città, prese la squadra sotto la sua protezione. La circostanza è stata avvalorata da un appunto del 1920 di John H. Flood, l’uomo che stette vicino a Wyatt Earp negli ultimi anni della sua vita.
Flood scrisse che Wyatt ad Albuquerque visitò un amico. Senza dubbio quella persona doveva essere Frank Mc Lain. Leggi il resto

I Nativi sono stati i primi a popolare l’America

A cura di Franco Altariva

I primi veri conquistatori e scopritori dell’America furono gli antenati dei pellerossa. Ma da dove sono venuti gli indiani? Certamente non dall’india e quindi è improprio chiamarli indiani; sarebbe più corretto chiamarli con appellativi quali ‘nativi’, ‘tribù locali’, ’nativi americani’, indigeni’ o ‘pellerossa’, anche se onestamente dobbiamo riconoscere che siamo abituati talmente al termine indiani che ci sembrerebbe di snaturarli se cambiassimo il termine.
Si sono formulate diverse teorie sulla provenienza degli indiani in America; certamente è da scartare l’idea dei Mormoni vagheggiante il trasferimento di una tribù d’Israele (quella di Dan) sul suolo Americano… Leggi il resto

Blackhawk cavalca con Manuelito

A cura di Marco Aurilio

Blackhawk
Per buoni motivi i nemici dei Navajos i chiamavano “coltelli insanguinati”; erano senza pietà ed estremamente abili nel combattimento corpo a corpo.
Una mattina presto una donna Hopi, dal centro della piazza di Oraibi fisso’ con orrore l’orizzonte settentrionale. Lungo il bordo della mesa si vedevano le lance dei nemici allineate verso le stelle del mattino. Subito urlo’ “Navajos! predoni Navajos” e fuggi’. I guerrieri Hopi balzarono dalle loro pelli di pecora con le armi in pugno, ma era troppo tardi.. Gli invasori erano saliti su per le scale di legno dei tetti con i loro coltelli affilati. Grida agonizzanti risuonarono in tutto il villaggio. Quando gli Hopi scesero per le strade armati di bastoni, lance e fionde, gli arcieri Navajo, protetti dallo scudo fissato sul braccio sinistro, colpirono dalle loro postazioni. Feriti e confusi gli Hopi urlavano, molti in agonia. Dopo quasi un ora di lotta i Navajos avevano occupato posizioni di vantaggio e i loro guerrieri erano nella piazza. Le strette vie di ingresso erano occupate dai guerrieri Hopi, ma l’astuto capo di guerra Nabhai se lo aspettava. Leggi il resto

Il demone dal dito di ferro

A cura di Luca Barbieri

Sfogliando strani libri si finisce per imbattersi in strani personaggi, come questo “demone dal dito di ferro”, una figura peculiare del folklore degli indiani Cherokee.
Si tratta di un demone muta-forma che causa la morte delle proprie vittime per consunzione, o, in altri termini è la spiegazione mitologica dei decessi per malattie improvvise e rare, e per questo ignote agli sciamani Cherokee. Questo demone è ghiotto di polmoni e fegati umani, e per procurarseli assume l’aspetto di un membro della famiglia alla quale appartiene la vittima prescelta. In questo modo è libero di penetrare nottetempo nelle tende senza venir fermato, al massimo viene scambiato semplicemente per qualche amante focoso. Una volta dentro la tenda, con le proprie quattro dita morbide accarezza la testa della vittima fino a farla addormentare, quindi col quinto dito, quello di ferro, penetra il fianco dell’uomo o della donna addormentati. Leggi il resto

I Rurales

A cura di Sergio Mura

Un Rurale
“I Rurales!” Quando qualcuno urlava queste due parole tutte le persone che erano in qualche modo coinvolte in attività illecite si davano velocemente alla fuga e lasciavano il campo ai soldati. Poco importa che in genere si trattasse di un puro e semplice falso allarme. Bastava poco per liberare una zona dall’infausta presenza dei banditi.
I Rurales erano una speciale forza di polizia messicana incaricata di vigilare sulle immensità desolate del territorio messicano su cui spadroneggiavano indiani ostili e desperados anche americani. Il termine Rurales è un termine spagnolo che ha finito per significare Guardia Rural.
I Rurales hanno svolto il loro servizio fondamentalmente nel periodo compreso tra gli anni ’60 del XIX secolo e gli anni ’10 del XX secolo, ma ancor oggi è possibile vedere all’opera qualche piccolo reparto di volontari part-time che mantiene ancora il vecchio nome.
Il corpo dei Rurales iniziò le sue attività durante il regime liberale di Benito Juarez nel 1861, ma come Guardia Rural ebbero vera notorietà nel loro paese e negli Stati Uniti al tempo del Presidente Porfirio Diaz (1876-1911). Leggi il resto

La civilizzazione forzata

A cura di Gaetano Della Pepa

Bambini indiani nel cortile di una scuola
Appena arrivati presso le “scuole per indiani” gli adolescenti venivano raggruppati e fotografati nei loro variopinti costumi. Subito dopo venivano lavati, tagliati loro i capelli, pettinati, disinfettati e fatte indossare loro le uniformi della scuola simili alle divise militari. Le bambine e le adolescenti erano vestite con camicette da donna e lunghe gonne e con i capelli accorciati e raccolti. Tutti calzavano rigide ed alte scarpe nere alposto dei mocassini. Così agghindati venivano di nuovo fotografati. Con queste foto si voleva dimostrare che già dall’inizio era possibile indurre gli indiani ad abbandonare le loro usanze. Infatti si vedono nelle foto computi ed irrigiditi ragazzini con la mano destra infilata tra il secondo e quarto bottone della giubba alla stessa maniera degli ufficiali USA, mentre le meste fanciulline avevano le mani raccolte in grembo. Leggi il resto

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