I Comanche (galleria di immagini)

A cura di Jonathan Holmes

I Comanche sono stati un popolo fiero e guerriero fino all’inverosimile. I guerrieri di questa tribù, divisi in bande, sono stati temutissimi dagli indiani tradizionalmente nemici, ma anche da tutti i bianchi che si sono trovati faccia a faccia con loro nel periodo della colonizzazione dell’ovest.
Tutti i Comanche, una volta conosciuto il cavallo, divennero degli abili cavalieri, talmente abili da sembrare facilmente un tutt’uno con il loro animale, riuscendo a mantenersi in sella, armarsi e combattere con una velocità ed un’efficacia impressionanti. I loro “war trail”, i percorsi di guerra, erano eventi temuti da tutti perchè finivano sempre per portare lutti e dolori. Avevano la razzia nel sangue, ma non erano privi della nobile arte della diplomazia. Anzi… Nel corso delle guerre indiane, riuscirono ad allearsi con preziosi gruppi tribali ai quali rimasero sempre legati, condividendo la buona e la cattiva sorte. Leggi il resto

Matthew Arbuckle, un soldato nel Territorio Indiano

A cura di Sergio Mura

Matthew Arbuckle
Matthew Arbuckle era un soldato, un vero militare di carriera tutto di un pezzo, assegnato alla frontiera, nel Territorio Indiano, dal 1822 fino al giorno della sua morte, nel 1851. Il secondo dei quattro figli di Matthew e Frances Hunter Arbuckle nacque il 28 dicembre 1778 nella Greenbrier County, in Virginia. Suo padre aveva conquistato una certa notorietà per essersi distinto nella battaglia di Point Pleasant, nella guerra di Lord Dunmore (1774) e in seguito anche nella Rivoluzione Americana. Dell’infanzia di Matthew Arbuckle sappiamo veramente poco, ma dai registri dell’esercito apprendiamo che è stato inserito nei ranghi degli ufficiali come sottotenente nel 3° Reggimento Fanteria il 3 marzo 1799.
La prima parte della sua carriera militare è perlopiù ignota. Ciò che è noto è che divenne Tenente dopo appena otto mesi e che fu trasferito al 2° Reggimento di Fanteria nel 1802, per poi essere promosso capitano nel 1806 e restituito al 3° Reggimento Fanteria come uno degli ufficiali più noti nel 1812. Leggi il resto

Il declino della frontiera

A cura di Domenico Rizzi

Il 29 dicembre 1890 i cannoni a tiro rapido Hotchkiss dell’esercito americano mettevano la parola fine al capitolo delle guerre indiane. Un mese dopo, l’ultima banda lakota deponeva le armi. Cavallo Pazzo e Toro Seduto erano morti, Geronimo viveva da prigioniero a Mount Vernon in Alabama, Nuvola Rossa stava invecchiando in una riserva sioux del Dakota; i fieri Cheyenne erano stati in gran parte deportati nell’Oklahoma, Comanche e Kiowa rievocavano malinconicamente a Fort Sill le loro gloriose battaglie contro la cavalleria e le formidabili incursioni nel Messico. I Sioux osservavano le mandrie che l’uomo bianco inviava alle loro agenzie, commentando la stranezza di quei bovini dal manto pezzato come gli appaloosa: erano strani quei bisonti pezzati, ma tutto ciò che avevano portato i Wasichu appariva strano, come la loro razza. Leggi il resto

Il generale George Armstrong Custer

A cura di Omar Vicari

George Amstrong Custer
Una mattina d’estate del 1857, un giovane piuttosto lentigginoso s’avviava con passo spedito per i viali della prestigiosa accademia di West Point (N.Y.). Portava con se una lettera di presentazione redatta dall’onorevole John A. Bingham, rappresentante dello stato dell’Ohio.
La lettera , firmata di pugno dall’onorevole Bingham, descriveva il latore come un ragazzo di 17 anni, altezza metri 1,75, buona salute, ottimo parlato e scritto, eccellenti qualità morali nonché fisiche. Con quella lettera in tasca George Armstrong Custer si apprestava a fare il suo ingresso in accademia, inquadrato assieme ad altri trentadue cadetti ammessi quel 1° di luglio.
L’entrata in accademia era il sogno di una vita e il suo unico obiettivo sarebbe stato uscirne, dopo quattro anni, col grado di sottotenente di cavalleria dell’esercito degli Stati Uniti d’America. Leggi il resto

Stand Watie, il generale Cherokee

A cura di Sergio Mura

Un ritratto di Stand Watie
Il suo vero nome era Standhope Oowatie, ma era conosciuto dai bianchi come Isaac Stand Watie. Era nato il 12 dicembre 1806 ed era diventato famoso per essere diventato uno dei capi della grande nazione indiana dei Cherokee (una delle tribù civilizzate). Ma balzò agli onori della cronaca quando si arruolò con l’esercito confederato durante la Guerra Civile Americana e ottenne l’importante grado di brigadiere generale dell’esercito degli Stati Confederati. Durante l’intera Guerra Civile, Stand Watie fu l’unico indiano a raggiungere la vetta dell’esercito.
Il significato del nome Cherokee di Stand Watie, De-ga-ta-ga, era «Sta In Piedi». Nacque a Oothcaloga nel territorio assegnato alla Nazione Cherokee, in Georgia, e da ragazzo ebbe modo di frequentare la scuola della Missione Moravian a Springplace, sempre in Georgia. Da giovane lavorò presso la Corte Suprema Cherokee e fu anche Speaker del Consiglio Nazionale Cherokee prima che il suo popolo fosse costretto ad abbandonare le proprie terre. Leggi il resto

La “Dodge City War”

A cura di Omar Vicari

Quando a Luke Short, giocatore e proprietario del “Long Branch“ saloon, venne imposto di lasciare Dodge City, egli se ne andò. Ma tornò presto e quando lo fece era accompagnato da amici come Wyatt Earp, Bat Masterson, Doc Holliday…
Dodge City, regina incontrastata delle città di frontiera, venne fondata nell’arco di una notte come posto di smercio di wisky.
All’inizio, il paese, se cosi si poteva chiamare, era composto da un’unica tenda piantata in mezzo alla prateria dove era possibile rifornirsi di alcool, dato che nel vicino forte, il colonnello Richard I. Dodge ne aveva vietato la vendita. L’ordine riguardava i soldati, ma anche i cacciatori di bufali, avventurieri e quanti si fermavano a Fort Dodge nel loro viaggio verso l’ovest. Leggi il resto

Schermaglie al Warbonnet Creek

A cura di Isabella Squillari

All’inizio del luglio 1876, i soldati del 5° Cavalleria del colonnello Wesley Merritt, stanchi e disperati, maledicevano il caldo, la polvere e la loro sfortuna. Per un mese avevano camminato attraverso i deserti del Wyoming e del Nebraska, sopravvivendo con gallette dure e acqua torbida, alla ricerca continua degli Indiani ostili che pare fossero confluiti a nord come un’orda assetata di sangue, desiderosi di unirsi ai Sioux e agli Cheyenne sotto la guida di un grande uomo di medicina chiamato Toro Seduto. Il 5° non trovò Indiani, e certamente nemmeno la gloria, soltanto una successione senza fine di terrapieni sabbiosi e spinosi arbusti di artemisia.
Anche i soldati, inviati da Merritt in un’inutile ricerca di acqua, inseguirono solo fantasmi attraverso una distesa desolata che si estendeva all’infinito.
Il 7 luglio, un corriere che indossava una maglietta rossa, arrivò all’accampamento cavalcando a rotta di collo. La sua sacca conteneva notizie che avevano dell’incredibile, parole che fecero sussultare più di un soldato. Leggi il resto

Wyatt Earp

A cura di Omar Vicari

Wyatt Earp
Quando nel 1928 lo scrittore Stuart N. Lake si accingeva a scrivere e a creare la leggenda di Wyatt Berry Stapp Earp, temette di trovarsi di fronte ad un imprevisto insormontabile.
Infatti qualche tempo prima a New York, Bat Masterson, l’altro grande sceriffo dei tempi di Dodge City, disse che era impossibile raccontare la storia del vecchio west, a meno che Wyatt Earp non raccontasse ciò che sapeva. E Wyatt Earp non avrebbe parlato, sentenziò Masterson.
Con queste parole che gli frullavano per la mente e col timore di non riuscire a cavare un ragno dal buco, lo scrittore si accingeva a raggiungere Los Angeles dove da tempo quel Matusalemme della colt risiedeva assieme alla terza moglie Josephine Sarah Marcus.
Le poche settimane passate assieme al vecchio marshal stemperarono invece le diffidenze di Wyatt e in tal modo Stuart N. Lake poté raccogliere abbastanza materiale per creare il nuovo mito di cui gli americani avevano bisogno. Leggi il resto

Mister E. B. Farnum, primo sindaco di Deadwood

A cura di Luca Barbieri

Personaggio poco noto, se non agli appassionati (come me) della serie TV “Deadwood”, Ethan Bennett Farnum fu null’altro che un faccendiere opportunista, passato alla storia per essere stato il primo uomo a fare un mucchio di cose nella neonata cittadina sulle Black Hills: farsi eleggere sindaco, ad esempio, in quella torrida fine estate che seguì l’omicidio di Wild Bill Hickok. Venne eletto con 672 voti su 1139 (ma di votanti a Deadwood dovevano essercene perlomeno tre o quattro mila), e da commerciante di generi vari si tramutò in commerciante di favori politici.
Una delle sue prime ordinanze fu quella con la quale si fissò lo stipendio (100 dollari all’anno), quindi profuse ogni suo sforzo nel tentativo di migliorare le vie di comunicazione col resto del mondo. Leggi il resto

Il regno degli Apache

A cura di Sergio Mura

Nella risalita verso nord dall’America Centrale, gli spagnoli si imbatterono con guerrieri che furono capaci, incredibile dictu!, di insegnar loro molte cose sui comportamenti da autentici selvaggi, sulle torture, ma sopratutto sul coraggio e l’intraprendenza in battaglia. Erano capaci di tenere lezioni agli spagnoli di ben noto sangre caliente!
Gli spagnoli chiamarono questi gruppi di spietati guerrieri Coyoteros perché erano scaltri come i coyote. Gli altri indiani della zona, gli Zuni, invece, li chiamavano Apache, un termine che nella loro lingua significava più modestamente… nemico. E nemici erano! Lo erano realmente, sia per gli Zuni che per molte altre tribù che vivevano in quelle vaste regioni del sud e del sud-ovest. Leggi il resto

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