Ishi, l’ultimo Yahi

A cura di Laura Sampietro

Ishi mentre accende un fuoco
Ishi faceva parte della tribù degli Yahi, un piccolo raggruppamento del popolo Yana, quasi sterminata nella strage di Mill Creek nel 1866. Quasi, ovviamente, altrimenti Ishi non sarebbe esistito.
Viveva nella California centrale, nell’attuale parco nazionale di Lassen.
Della sua storia esistono varie versioni, alcune delle quali sono certamente legate al periodo di forti strumentalizzazioni ideologica ed economica in cui sono nate.
Alcuni punti sono comuni alle diverse interpretazioni e noi, attingendo alle varie fonti e confrontandole tra loro, vi proponiamo questa nostra versione.
Tutto iniziò il 10 novembre del 1908 quando alcuni “sorveglianti” di una fattoria videro per la prima volta quello che descrissero come un “uomo selvaggio” che si muoveva furtivamente nei dintorni della loro proprietà, pur non riuscendo a bloccarlo, né a sapere qualcosa in più sul suo conto. Era pur sempre il west, quindi è meglio che sia andata così piuttosto che col consueto epilogo di fucilate! Leggi il resto

La caduta di Montreal e la pace di Parigi

A cura di Pietro Costantini

La guerra franco-indiana. Speciale a puntate: 1) Venti di guerra: Fort Necessity 2) La battaglia di Monongahela 3) La battaglia di Lake George 4) La battaglia di Sideling Hill 5) La battaglia di Fort Oswego 6) La conquista di Fort William Henry 7) Le due battaglie delle “Snowshoes” 8) La guerra in Acadia e le deportazioni 9) La spedizione di Forbes 10) Le due battaglie di Fort Carillon 11) La battaglia di Fort Niagara 12) La presa di Quebec 13) Il raid contro St Francis 14) La battaglia di Sainte-Foy 15) La caduta di Montreal e la pace di Parigi

L’offensiva contro Montreal
Dopo la caduta di Quebec, il comandante in capo inglese, Generale Jeffrey Amherst, nell’inverno 1759-60 preparò i piani per la campagna decisiva. Il Segretario di Stato inglese, William Pitt, identificò la cattura di Montreal come l’obiettivo principale dell’offensiva. Pitt aveva anche deciso di demolire l’inutilizzata fortezza di Louisbourg, sganciando così la relativa guarnigione per il servizio attivo. Le assemblee provinciali furono chiamate ancora una volta a fornire grossi contingenti di truppa per uno sforzo supremo: l’ostacolo finale stava per essere superato.
Il progetto di Amherst consisteva nel lancio di un attacco a tridente simultaneo per conquistare Montreal. Leggi il resto

Il Little Big Horn di William Slaper, soldato di Custer

A cura di Gualtiero Fabbri

William Slaper
Tutti quelli che hanno scritto sul Little Big Horn, non possono aver tralasciato gli unici documenti certi al riguardo, cioè le testimonianze di chi era presente. Questi, comunque, non sono mai documenti da prendere di peso e accettare così come sono; sono stati redatti da persone che hanno avuto una visione parziale dei fatti.
Certi racconti, molti dei quali rilasciati a distanza di parecchi anni, hanno risentito dell’accumulo di particolari che in origine erano solo dei “sentito dire” e sono diventati parti “vere” nella storia, magari senza alcuna malizia da parte del loro autore, ma solo perchè così è la natura umana; altre testimonianze magari sono state falsate per manie di protagonismo o, peggio, per interesse, altri avranno inventato versioni o scoperte sensazionali solo per avere un qualche tornaconto. La storia della grande battaglia raccontata dal soldato William Slaper ci pare molto sincera, almeno lo sembra nelle intenzioni dell’autore che non si atteggia ad eroe e non si auto-incensa. Leggi il resto

Uno Specchio nel Centro

A cura di Josephine Basile

“Espejo de Enmedio” ossia “Specchio Centrale”, è il nome che gli Ispano-Messicani assegnarono ad un famigerato capo Mescalero-Apache che, si dice, visse per oltre cent’anni. Vagando su entrambe le sponde del Rio Grande, tra il Chihuahua, il Coahuila e il Texas Occidentale, “el Viejo Yndio Espejo” divenne così tanto famoso – a Spagnoli, Indiani, Messicani e Americani – che i suoi fedeli seguaci ( tra l’altro uccisori del gran capo Comanche “Bajo El Sol” ) finirono con l’essere riconosciuti col suo stesso nome: “Espejos”, cioè “Specchi”.
Ma così come nel caso di innumerevoli altri Indios – Apaches e non – che si ritrovarono affibbiato un nome castigliano, non è precisamente dato a sapere ( almeno a chi scrive ) il perchè “El General de los Apaches Mezcaleros” fu chiamato “Espejo de Enmedio”. Però, il nome “Specchio Centrale” suggerisce che il leader fosse solito portare con sè uno specchio…..al centro di cosa o di che, possiamo provare a indovinarlo, unitamente al motivo per cui lo adoperava. Leggi il resto

La battaglia di Sainte-Foy

A cura di Pietro Costantini

La guerra franco-indiana. Speciale a puntate: 1) Venti di guerra: Fort Necessity 2) La battaglia di Monongahela 3) La battaglia di Lake George 4) La battaglia di Sideling Hill 5) La battaglia di Fort Oswego 6) La conquista di Fort William Henry 7) Le due battaglie delle “Snowshoes” 8) La guerra in Acadia e le deportazioni 9) La spedizione di Forbes 10) Le due battaglie di Fort Carillon 11) La battaglia di Fort Niagara 12) La presa di Quebec 13) Il raid contro St Francis 14) La battaglia di Sainte-Foy 15) La caduta di Montreal e la pace di Parigi

Nelle campagne dell’anno 1758 della Guerra Franco-Indiana, la Nuova Francia aveva subito significative sconfitte. La fortezza di Louisbourg andò perduta nell’assedio da parte delle forze inglesi, e Fort Duquesne era stato abbandonato all’avanzante esercito inglese. La situazione peggiorò nel 1759 quando furono presi dagli Inglesi Fort Carillon e Fort Niagara, mentre la cittadella di Quebec, chiave delle difese francesi, era caduta dopo un prolungato assedio e la battaglia dei Piani di Abraham, il 13 settembre 1759. L’esercito francese si raccolse a Montreal agli ordini del Generale Chevalier de Lévis, successore di Montcalm nel comando dei Francesi. Nel frattempo l’armata inglese, lasciata a Quebec dopo che la flotta era salpata alla fine del mese di ottobre per evitare i blocchi di ghiaccio che avrebbero poi occluso la foce del fiume, soffriva per la fame, lo scorbuto e i disagi di vivere in una città che era stata quasi distrutta totalmente nell’assedio. Leggi il resto

Il raid contro St Francis

A cura di Pietro Costantini

La guerra franco-indiana. Speciale a puntate: 1) Venti di guerra: Fort Necessity 2) La battaglia di Monongahela 3) La battaglia di Lake George 4) La battaglia di Sideling Hill 5) La battaglia di Fort Oswego 6) La conquista di Fort William Henry 7) Le due battaglie delle “Snowshoes” 8) La guerra in Acadia e le deportazioni 9) La spedizione di Forbes 10) Le due battaglie di Fort Carillon 11) La battaglia di Fort Niagara 12) La presa di Quebec 13) Il raid contro St Francis 14) La battaglia di Sainte-Foy

Antefatto. Dopo le folgoranti vittorie inglesi di Fort Ticonderoga (Carillon) e Fort Niagara, il Generale Jeffrey Amherst non aveva ancora notizie sulla precisa situazione di fronte a Quebec; richiese quindi un accurato rapporto prima di decidere se una marcia dell’esercito lungo il lago Champlain fosse sicura. A questo fine il 7 agosto 1759 inviò una spedizione di Rangers per raggiungere il Generale Wolfe nelle vicinanze di Quebec, risalendo il fiume Kennebec, un tracciato lungo e tortuoso che richiese quasi un mese per essere percorso.
Sebbene questa spedizione viaggiasse con successo in entrambe le direzioni, il tempo richiesto significava che le notizie in pratica non erano di nessuna utilità per Amherst, anche per l’incombere della stagione fredda. Leggi il resto

Il lento declino

A cura di Domenico Rizzi

Speciale a puntate: 1) John Wayne, un gigante del cinema western 2) La lunga gavetta di John Wayne 3) John Wayne: la ripresa del western 4) John Wyane, attore ormai affermato 5) Altri film di John Wayne 6) Strada aperta per John Wayne 7) Il meglio di John Wayne 8) Strade diverse 9) Alamo, un trionfo a caro prezzo 10) Uomo d’azione 11) Eroe nell’ombra 12) Gli anni del cambiamento 13) Il lento declino 14) La solitudine dell’eroe

Dal 1969 al 1973 Wayne interpreta una serie di film non proprio esaltanti, dedicandosi comunque soprattutto al western, prima di interpretare alcuni polizieschi.
Cominciando da “The Undefeated” (“I due invincibili”) del 1969, è visibile il calo dell’attore che inconsapevolmente sta entrando in una dimensione sempre più opaca. D’altronde, è iniziata un’epoca in cui il genere, che ha subito un calo rilevantissimo, viene rilanciato dapprima dallo “spaghetti western” e poi dal cinema di stampo revisionista.
Quando il Duca riceve l’Oscar alla carriera, è già uscito un film come “Un uomo chiamato Cavallo” di Elliot Silverstein, Ralph Nelson sta per portare sugli schermi il polemico “Soldato Blu” e Arthur Penn il suo provocatorio “Piccolo Grande Uomo”. L’italiano Sergio Leone contende – dopo l’indiscusso successo della sua “trilogia del dollaro” nel 1964-66 – la maestosa Monument Valley dell’Arizona ad uno dei padri del western, quel John Ford che egli ha sempre ammirato pur con qualche contestazione. Leggi il resto

Coda Chiazzata (Spotted Tail)

A cura di Cesare Bartoccioni

Coda Chiazzata
Destinato alla grandezza e ad una morte prematura, Spotted Tail (Coda Maculata), il Gran Capo dei Sioux Brulé (1), nacque nel 1823 sul White River nel Sud Dakota.
Sua sorella era la madre di Cavallo Pazzo, ed egli era cugino di primo grado di Conquering Bear (Orso Conquistatore), l’uomo nominato dal Governo degli Stati Uniti capo della tribù di Fort Laramie nel 1851.
Spotted Tail non era un capo ereditario ma aveva ricevuto tale riconoscimento in base alla sua abilità e carattere.
Il nome di Spotted Tail in lingua Sioux è Sinte-Galeska. Nel 1942 suo nipote, Stephen, raccontò la storia di come ricevette quell’insolito nome: “Da giovane stava cacciando lungo dei fiumi ed incontrò alcuni trappers bianchi. un procione e gli mostrò la coda dell’orso lavatore che aveva macchie nere ad anello, e gli mise il nome da tale coda chiamandolo Coda Maculata”. Leggi il resto

Sparatoria di San Valentino a Stoneville

A cura di Sergio Mura da un articolo di Les Kruger

Il bandito George Axelby era temutissimo dalle sue parti perché con la sua banda si era distinto per violenza e rapacità. Ma era famoso anche per avere la bocca troppo grande, ossia per non saper tacere. Invece di limitarsi ad agire, preferiva spesso dare aria alla sua bocca, combinando più di un pasticcio. A dire il vero, a causa del suo viziaccio di parlare troppo, Axelby aveva rischiato la pelle in più di un’occasione.
Prima parlava e poi iniziava a sparare.
Nel febbraio del 1884 Axelby era venuto a sapere che il suo compare di rapine, un tale Jesse Pruden, era stato arrestato a Miles City, nel Territorio del Montana, e che da lì sarebbe stato presto trasferito a Spearfish, nel Territorio del Dakota, per essere processato per numerosi atti criminali.
Invece di agire – giusto o sbagliato che fosse, per carità – Axelby fece ciò che sapeva fare meglio: si mise a fare grandi annunci. Disse in giro che lui e la sua gang avrebbero impedito a chiunque di condannare e incarcerare il suo amico Pruden e che per lui avrebbero combattuto fino all’ultimo uomo. Leggi il resto

La fotografia di Cavallo Pazzo

A cura di Maurizio Biagini

La storia è rimbalzata dalle pagine della Gazette della città di Billings, stato del Montana, per approdare alla rete sul sito ufficiale del Parco Nazionale del Little Bighorn.
La vicenda prende spunto da un fatto di cronaca locale e si riallaccia alla ben nota polemica sull’autenticità di una foto che recentemente alcuni studiosi hanno attribuito a Cavallo Pazzo.
Come tutti gli appassionati della storia del west sanno, non esistono immagini ufficiali del grande leader militare Lakota, caso molto raro tra i grandi uomini delle tribù native, che in un modo o nell’altro hanno sempre lasciato alla storia traccia dei loro volti.
Le foto che sono state attribuite a Crazy Horse sono nel migliore dei casi molto dubbie e in altri casi appartenenti ad omonimi o a capi minori.
Nonostante ciò, il mito del coraggioso guerriero Sioux, strenuo difensore della causa della sua gente, ha fatto il giro del mondo affascinando intere generazioni, e l’alone di mistero che lo circonda ha aumentato la curiosità intorno alla sua figura. Leggi il resto

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