La lotta degli indiani contro la Union Pacific Railroad

A cura di Sergio Mura, da un saggio di William Francis Bailey (1906)

Il rapporto che accostò gli indiani ed il loro mondo al treno e a tutto ciò che con esso viaggiava, non fu mai semplice. All’inizio, come sempre nelle questioni indiane, le tribù non colsero con prontezza il pericolo che per la loro cultura rappresentava il “cavallo di ferro” che avanzava nelle loro terre sbuffando il pestilenziale fumo nero. Sul treno viaggiava tutto il mondo dei bianchi e il loro desiderio di farsi spazio ad ovest, occupando spazi che, anche per induzione, crescevano senza limiti. Col treno viaggiavano facilmente anche le merci che venivano frequentemente scambiate con gli indiani, ma questo era uno dei punti che gli indiani stessi vedevano come favorevoli. Meno positivo era dividere con i binari le grandi mandrie di bisonti che spesso e volentieri si tenevano alla larga dai tradizionali territori di caccia delle bande. Leggi il resto

Trasporti e comunicazioni nel west

A cura di Omar Vicari

Un battelloFin dai primi anni del secolo diciassettesimo migliaia di europei, sull’esempio dei Padri Pellegrini, cominciarono a sbarcare sul suolo americano. I nuovi arrivati dovettero fare i conti con la nuova realtà e i primi tempi furono molto duri. Parecchi morirono per gli stenti e le privazioni, ma molti riuscirono a sopravvivere nutrendosi di cacciagione e granoturco ottenuto dagli indiani.
Col tempo questi pionieri tentarono di creare un modello di vita simile a quello che avevano lasciato in Europa.
Essi organizzarono una struttura sociale che si concretizzò con la realizzazione delle colonie.
Ottenuta l’indipendenza dall’Inghilterra, il nuovo stato americano nel 1803 acquisì da Napoleone Bonaparte per sessanta milioni di franchi la Louisiana, un vasto territorio a ovest del Mississippi. Leggi il resto

Augustine “Peludo” Chacon il bandito senza paura

A cura di Sergio Mura

Augustine Chacon
Augustine Chacon (1861-1902) è una delle icone classiche del banditismo del west di fine anni ’80 del XIX secolo. Di lui sappiamo pochissimo e non siamo certi neppure di elementi basilari come la data di nascita o il luogo di nascita. Si dice che fosse nato nel 1861 in Sonora, una terra in cui amava rifugiarsi tra un crimine e l’altro. Sappiamo però fin troppo bene che si trattò di un bandito “muy peligroso”, un avanzo di galera che andava in giro vantandosi di aver ucciso almeno una quindicina di Americani e 37 Messicani. Stargli vicino esponeva ai frequenti e rapidissimi mutamenti d’umore e al suo continuo ricorrere alle armi per risolvere questioni anche banali. Leggi il resto

La presa di Quebec

A cura di Pietro Costantini

La guerra franco-indiana. Speciale a puntate: 1) Venti di guerra: Fort Necessity 2) La battaglia di Monongahela 3) La battaglia di Lake George 4) La battaglia di Sideling Hill 5) La battaglia di Fort Oswego 6) La conquista di Fort William Henry 7) Le due battaglie delle “Snowshoes” 8) La guerra in Acadia e le deportazioni 9) La spedizione di Forbes 10) Le due battaglie di Fort Carillon 11) La battaglia di Fort Niagara 12) La presa di Quebec 13) Il raid contro St Francis 14) La battaglia di Sainte-Foy 15) La caduta di Montreal e la pace di Parigi

La campagna del 1759 progettata da William Pitt prevedeva, oltre l’attacco a Fort Carillon (Ticonderoga) e a tutta la zona dei laghi George e Champlain, anche un’offensiva contro la città di Quebec, roccaforte dei Francesi. Per la campagna contro Quebec, il generale incaricato, James Wolfe, si aspettava di condurre un esercito di 12000 uomini, ma in realtà poté contare solo su circa 400 ufficiali, 7000 soldati regolari, e 300 artiglieri. Le sue truppe erano supportate da 49 navi e 140 natanti più piccoli, al comando dell’Ammiraglio Charles Saunders.
In preparazione dell’approdo della flotta a Quebec, James Cook perlustrò un grande tratto del fiume, compreso un pericoloso canale noto come “La Traversa”. La nave di Cook era una delle più avanzate, sul fiume, scandagliando il canale e guidando il resto della flotta, scegliendo infine l’Île d’Orléans per lo sbarco di Wolfe e dei suoi uomini, che avvenne il 28 giugno. Leggi il resto

Storia di una pistola

A cura di Omar Vicari

Colt 1873 da cavalleria donata da Harry Carey
Dal supplemento a Diana Armi n° 5 del maggio 1979 leggo un interessante articolo a firma di Helen Dubrownik, al tempo residente in Svizzera ed esperta di armi americane.
Alla studiosa in questione fu chiesto dalla polizia svizzera un parere su una rivoltella la cui classificazione ai fini giuridici non era del tutto chiara. La domanda era se si trattava di un pezzo di antiquariato, secondo quanto definito dalla legge svizzera e quindi non soggetto a controlli, oppure se di un’arma moderna che necessitava di una licenza. In entrambi i casi si voleva sapere se fosse un oggetto storico di sufficiente importanza per meritare un trattamento speciale.
L’arma in questione era una normale rivoltella Colt 1873 militare, calibro .45, punzonata “US”, in buone condizioni, matricola 112006, anno di fabbricazione 1884, che portava sulla guancetta sinistra una targhetta d’argento tenuta con tre viti ed incisa con la dicitura “Presented to Hon. Charles Evans Hughes by Harry Carey, First to limit armament. Nov. 12- 1921”. Leggi il resto

Gettysburg

Nell’estate del 1863 la guerra civile americana è entrata nel secondo anno e a dispetto delle alterne vicende che l’hanno contraddistinta,sembra essere ben lontana dalla conclusione.
Un uomo solo sembra avere tutte le carte dalla sua per poter vincere definitivamente la partita: Robert Edward Lee.
Solo un anno prima Lee era un ex-ufficiale di carriera dell’esercito degli Stati Uniti, famoso più per la sua parentela con Washington e per essere figlio di un eroe della Rivoluzione che per meriti personali. In un anno il quadro mutò completamente. Grazie ad un fortuito avvicendamento con l’incerto Joseph Johnston, Lee assunse il comando dell’Armata che sotto la sua guida sarebbe diventata della Virginia settentrionale, trasformandola in una delle più celebri unità militari di tutti i tempi. Lee e i suoi passano di vittoria in vittoria e nel giugno del 1863 sono ad un passo dalla vittoria finale. Leggi il resto

Una trave ad Adobe Walls

A cura di Giacomo Ferrari

Billy Dixon
Sulla battaglia di Adobe Walls si è discusso lungamente grazie a preziose testimonianze apparse a più riprese nel tempo. In particolare ha sempre colpito la fortunata casualità che aiutò i cacciatori ad accorgersi dell’arrivo degli indiani. Di quel fatto esistono altre interpretazioni e tra queste una è molto attendibile perciò ve la proponiamo.
«Quel mattino i cacciatori sarebbero stati tutti trucidati nel sonno, poiché non avevano predisposto neppure un minimo servizio di sentinelle. Invece una delle travi del tetto di una delle costruzioni si ruppe rumorosamente svegliando Billy Dixon che, trovandosi ormai sveglio, anche senza una ragione precisa decise di uscire all’aperto.» Leggi il resto

Il sanguinoso assedio di Milk Creek

A cura di Sergio Mura

Mentre la maggior parte degli storici del Colorado si concentrava sul “Massacro Meeker”, questa importante battaglia, svoltasi al Milk Creek, è passata quasi inosservata.
Tutto ebbe inizio quel martedì 16 settembre del 1879, quando il telegrafista di Fort F. Steele consegnò con una certa premura un dispaccio al suo comandante, il Maggiore Thomas Thornburgh.
Thornburgh diede un’occhiata attenta al testo e subito si girò verso il suo aiutante di campo, il capitano William Henry Bisbee, per comunicargli quanto c’era scritto. Nel dispaccio si ordinava a Thornburgh di recarsi urgentemente presso la White River Agency degli indiani Ute per indagare sui venti di rivolta che agitavano gli Ute contro l’agente Nathan Meeker. Nell’ordine, firmato dal generale George Crook, veniva sottolineato che la spedizione doveva essere investigativa piuttosto che punitiva. Leggi il resto

L’abbigliamento femminile (e non solo) ai tempi dei pionieri

A cura di Patrizia Ines Roggero

Una famiglia di pionieri
Essere la moglie di un pioniere significava affrontare un lungo viaggio attraverso una terra selvaggia e colma d’insidie, un viaggio verso una nuova vita che costringeva l’intera famiglia a un cambiamento radicale delle abitudini e delle necessità. Tra questi cambiamenti vi era anche l’abbandono degli abiti da città, più eleganti e meno pratici, sicuramente non adatti a quel nuovo genere di vita.
Solitamente i vestiti erano cuciti a mano, perché poche famiglie potevano permettersi di acquistare capi d’abbigliamento in negozio, considerando che, nei primi anni della colonizzazione del West, spesso i negozi erano troppo lontani dai ranch e dalle fattorie, perché li si potesse raggiungere con facilità. Leggi il resto

Il west in “A Tour on the Prairies” di Washington Irving

A cura di Emanuele Marazzini

Washington Irving
Washington Irving (1783-1859), subito seguito da Fenimore Cooper, può essere considerato il primo uomo di lettere statunitense che seppe conquistarsi fama internazionale5: autore infatti del pluristampato Sketch Book, insieme di colorite descrizioni e racconti popolari (tra gli altri, ricordiamo la celebre Leggenda di Sleepy Hollow, portata da Tim Burton sul grande schermo) e del suggestivo excursus etnografico condotto nel The Alhambra, il West (ad un primo, rapido sguardo sulle sue opere più note) sembra però del tutto assente.
Questo però non corrisponde a verità: l’interesse del Nostro per la Frontiera aveva infatti radici profonde: già nel 1803 a soli vent’anni, per esempio, si era recato a Montreal attraverso territori selvaggi da un amico mercante. Leggi il resto

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