Ezra Meeker, il pioniere della Oregon Trail

A cura di Sergio Mura

Ezra Meeker
Ezra Meeker (1830-1928) era in origine un semplice emigrante, uno che ambiva a diventare un colono in grado di mantenere la propria famiglia con il lavoro agricolo e con un po’ di allevamento. Divenne rapidamente esperto conoscitore della Oregon Trail, la pista dei pionieri. Non aveva altre pretese quando decise di spostarsi verso il nord-ovest americano. E ad essere sinceri, trovò esattamente quel che cercava, almeno nella prima parte della sua vita da pioniere.
Il destino, però, aveva scritto per lui pagine diverse, pagine che sarebbero rimaste negli annali dell’epica del west e che avrebbero reso lui stesso famoso. Leggi il resto

Le donne del Mucchio Selvaggio

A cura di Omar Vicari

Etta Place e Sundance Kid
L’Utah è con certezza uno dei più belli e spettacolari stati del sud-ovest americano. I suoi parchi e tra questi il Bryce Canyon, Capitol Reef, Arch Park e Canyonland ci appaiono oggi in tutta la loro selvaggia bellezza e come tali sono il risultato dell’azione corrosiva del vento e dell’acqua avvenuta nel corso dei secoli, un’azione che ha modellato il terreno creando canyon, anfratti e gole rendendo il paesaggio odierno desolato e spettacolare allo stesso tempo, simile a un girone dantesco. A ridosso del parco di Canyonland esiste una zona altrettanto impervia segnata sulle cartine col nome di Robber’s Roost poiché la zona era il perfetto nascondiglio per i fuorilegge del “Mucchio Selvaggio”, una delle più organizzate bande del selvaggio west di fine secolo. Leggi il resto

Nana, il vecchio leone Apache

A cura di Cristina Uderzo

Per molti aspetti la posizione di Nana (nato nel 1805 e morto dopo il 1894 a Fort Sill, Oklahoma), come stratega, nella storia dell’America del Nord, è particolare.
Se Cavallo Pazzo, Osceola e Naso Aquilino (o Naso Romano) avevano un aspetto imponente già di per sé in grado di infondere entusiasmo nei guerrieri, Nana, quando successe a Victorio, era già molto vecchio, piegato dalla gotta e quasi cieco.
Riusciva a camminare con difficoltà, ma stava in sella, quindi cavalcava “come un diavolo” dimostrando una costanza e una perseveranza ammirevoli. A un’età in cui la maggior parte dei capi cedeva il passo ai più giovani, il vecchio apache portò a termine imprese ineguagliabili. Durante la sua vita Nana aveva combattuto contro messicani e americani, partecipando a tutte le grandi imprese di Mangas Coloradas e di Victorio e imparando tutti i trucchi della guerriglia, in cui gli Apache, in quanto a maestria, superarono tutti gli altri indiani. Leggi il resto

Il mezzo dollaro della Confederazione

“A notte fonda, guardò sbigottito a Nord, dove si vedeva l’orizzonte solcato da un immenso bagliore rossastro. Atlanta bruciava, continuava a bruciare, le fiammate anziché diminuire parevano aumentare, e con loro anche il fumo nero, denso e voluminoso, che saliva come da mille comignoli accesi”. Nella cornice di una rigorosa ambientazione storica, Renato Panizza, autentica colonna di Farwest.it, colloca la drammatica vicenda di Johnny, giovane soldato sudista, nella Georgia sconvolta dalla guerra civile che spaccò gli Stati Uniti a metà ottocento, durante gli anni della presidenza di Abramo Lincoln. L’avventura nel sanguinoso confitto americano è mirabilmente collegata a una vicenda moderna, o meglio dei primi anni ’70 del Novecento, vissuta negli stessi luoghi da un personaggio che porta lo stesso nome – Johnny. A fare da trait d’union tra le due storie, quasi fosse un sottile invisibile filo, è una vecchia moneta ritrovata casualmente, che alla fine, per un bizzarro gioco del destino, riuscirà a chiudere come in un cerchio le due vicende, così lontane tra loro nel tempo. Leggi il resto

La spedizione di Forbes

A cura di Pietro Costantini

La guerra franco-indiana. Speciale a puntate: 1) Venti di guerra: Fort Necessity 2) La battaglia di Monongahela 3) La battaglia di Lake George 4) La battaglia di Sideling Hill 5) La battaglia di Fort Oswego 6) La conquista di Fort William Henry 7) Le due battaglie delle “Snowshoes” 8) La guerra in Acadia e le deportazioni 9) La spedizione di Forbes 10) Le due battaglie di Fort Carillon 11) La battaglia di Fort Niagara 12) La presa di Quebec 13) Il raid contro St Francis 14) La battaglia di Sainte-Foy 15) La caduta di Montreal e la pace di Parigi

“Highlander” e guida Mohawk
La campagna per la conquista di Fort Duquesne aveva le sue origini nella lotta tra Francesi e Inglesi per il controllo della fertile vallata del fiume Ohio. Il disatro di Braddock del 1755 aveva permesso ai Francesi e ai loro alleati Delaware e Shawnee di usare Fort Duquesne come base per compiere impunemente raids sugli insediamenti inglesi recentemente stabiliti sul margine occidentale del fiume Susquehanna. I coloni inglesi alla frontiera della Pennsylvania erano spaventati e cominciarono a spedirsi lettere a vicenda, e anche a Philadelphia, ricordando che le contee di Cumberland e dello York occidentale erano in preda al terrore, che si propagava come un incendio, e pressavano i loro leader provinciali affinché mandassero soldati e costruissero fortificazioni. Il governatore della Pennsylvania, Robert Huter Morris, in ogni caso poteva fare poco. Leggi il resto

Il Generale Robert Lee

Un grazie a Wikipedia

LeeA lato: il Generale Lee
obert Edward Lee (Stratford Hall Plantation, 19 gennaio 1807 – Lexington, 12 ottobre 1870) è stato un militare statunitense. Principale condottiero militare degli Stati Confederati d’America durante la guerra civile, guidò con grande abilità per oltre tre anni la prestigiosa Armata della Virginia Settentrionale, la formazione più efficente e combattiva delle forze confederate; negli ultimi mesi della guerra divenne anche ufficialmente il comandante in capo dell’esercito sudista. Guadagnò una fama quasi leggendaria anche nel campo nemico, grazie alle vittorie conseguite contro forze militari spesso nettamente superiori, alle sue grandi capacità strategiche e alla sua affascinante personalità. Dopo la guerra s’impegnò per la riconciliazione e trascorse i suoi ultimi anni come presidente di un College che avrebbe poi portato il suo nome. Lee rimane la figura più venerata e apprezzata (non solo nel Sud) della storia della Confederazione fino ai nostri giorni. Leggi il resto

Le 500 Nazioni: le grandi pianure

La zona delle Pianure (ovvero le praterie che si estendono dal Canada centrale fino al Messico e dal Midwest alle Montagne Rocciose) è sempre stata abitata da popolazioni che vivevano in piccoli gruppi nomadi al seguito delle grandi mandrie di bisonti, in quanto la caccia ha costituito la principale risorsa alimentare fino al 1890, anche se lungo il Missouri e altri fiumi delle pianure erano presenti forme di agricoltura stanziale. Tra i primi abitanti delle praterie possiamo ricordare i Blackfeet (cacciatori), i Mandan e gli Hidatsa (agricoltori); in seguito, quando i coloni europei conquistarono le foreste orientali, molte popolazioni del Midwest si spostarono nelle Pianure: tra questi i Sioux, gli Cheyenne e gli Arapaho, preceduti dagli Shoshoni e dai Comanche. Leggi il resto

John Grass, un Sioux a cavallo tra due mondi

A cura di Sergio Mura

John Grass
Nella storia dei Nativi Americani vi sono figure di primissimo piano che non hanno mai avuto l’onore della ribalta perchè, nella sintesi storica, non occupavano posti di grande rilevanza in un contesto bellico. Non erano, cioè, dei guerrieri famosi per le loro eventuali imprese guerresche.
Tra questi non possiamo scordare John Grass (Mato Watakpe 1837-1934), un importante Lakota del raggruppamento dei Black Feet che si trovò a vivere in un’epoca in cui le grandi battaglie si erano quasi concluse e decisamente, alla fine, a vincere era stato l’uomo bianco. La mamma apparteneva alla suddivisione Oohenonpa (Due Pentole). Il padre era invece un vero Blackfoot ed apparteneva alla banda Sihasapa-Hkcha (Piedineri). Leggi il resto

Tra i “Serpenti” del Weiser

A cura di Armando Morganti

I “Weiser Indians” erano una banda dei “Northern Mountain Shoshoni”, comunemente conosciuta come “Sheepeaters”. Le terre di questi indiani erano localizzate nelle isolate vallate dei fiumi Weiser e Payette, nell’Idaho centro-occidentale, in prossimità del confine con l’Oregon. Nel 1867, all’epoca del primo contatto con i bianchi, nel territorio dell’Idaho centrale, vi erano due gruppi nativi importanti, uno era rappresentato dai Nasi Forati, stanziati a nord e nell’Hells Canyon, l’altro era quello degli Shoshoni, localizzati a sud e nelle zone del fiume Salmon. Nelle pianure dello Snake vagavano bande di Bannock, con nelle vicinanze piccoli gruppi di indiani Kootenai, localizzati nelle terre poste più a nord.
I Kalispell erano stanziati a nord del lago Pend d’Oreille e, più a sud vi erano i Coeur d’Alene. Questi tre gruppi si spostavano spesso nell’Idaho centrale e meridionale, ma avevano ben pochi contatti con gli Shoshoni. Leggi il resto

Archi e frecce

A cura di Maurizio Biagini

Guerrieri con arco e frecce
Per tutte le popolazioni native del nord America, archi e frecce hanno rappresentato per secoli indispensabili strumenti per la caccia e la guerra. L’invasione degli europei, le guerre coloniali e quella di indipendenza diffusero le armi da fuoco rapidamente anche tra le tribù indiane, spesso coinvolte in questi conflitti, ma ciò nonostante, archi e frecce non furono mai abbandonati, e furono uno dei simboli della disperata resistenza all’uomo bianco, protrattasi fino alla fine del XIX secolo.
Per lungo tempo, inoltre, archi e frecce, insieme a lance, mazze da guerra e tomahawk furono le armi predilette degli indiani che le preferivano sicuramente ai primi schioppi o ai fucili ad avancarica che erano lunghi e noiosi da ricaricare e che non garantivano un’efficace difesa dagli attacchi.
Insomma, anche se erano armi primordiali, archi e frecce furono un serio contraltare degli armamenti dei bianchi. Leggi il resto

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