Mesa Verde, nuovo cortometraggio western italiano

A cura di Mario Raciti

Cari amici della Frontiera, se qualche tempo fa vi avevamo parlato di un nuovo western italiano, Shuna – The legend (che è stato presentato in vari festival), oggi vogliamo raddoppiare parlandovi di un altro film western italiano, un cortometraggio di 25 minuti, intitolato Mesa Verde. Le informazioni che sono trapelate sono poche ma buone! Regista e sceneggiatore è Emiliano Ferrera, appassionato di western che abbiamo già conosciuto sia quando parlammo di Shuna sia per Inferno Bianco, il western indipendente dell’amico Stefano Jacurti.
Mesa Verde racconta di una donna alla ricerca di qualcosa che giunge proprio nella cittadina che dà nome al film. La protagonista è interpretata da Maria Loana Gloriani, romana, famosa per essere una partecipante del talent show “Lady Burlesque” (andato in onda su Sky) e gli altri protagonisti sono Stefano Ambrogi e lo stesso Emiliano Ferrera (anch’egli visto protagonista in Inferno Bianco). Nel corto vedremo la partecipazione di Willy Stella, Antonella Salvucci, Tullio Sorrentino, Claudio Vitturini, Antonio Rocco e da due attori già visti in Inferno Bianco: Sebastiano Vento e lo stesso Stefano Jacurti, che interpreterà Padre Felipe, un personaggio “cinematografizzato” dal suo romanzo western Bastardi per stirpe. Leggi il resto

Gli indiani e la conoscenza del bisonte

A cura di Gaetano Della pepa

Link dello speciale sui bisonti e gli indiani: 1) I bisonti, 2) Gli indiani e la conoscenza del bisonte, 3) Gli indiani a caccia del bisonte, 4) L’utilità del bisonte, 5) I mantelli di pelle di bisonte, 6) Ritualità della caccia al bisonte

Anche se gli indiani comprendevano abbastanza bene il comportamento del bisonte, alcuni elementi sfuggivano loro. Principale tra questi c’era il problema dei movimenti. A volte i bisonti coprivano le praterie in ogni direzione a perdita d’occhio, ma altrettanto improvvisamente sparivano da una regione, costringendo i cacciatori a lasciare il campo e a cercarli. Alcune tribù credevano che la terra semplicemente li inghiottisse e li risputasse fuori a intervalli irregolari. Anche oggi non sappiamo molto sui movimenti delle mandrie originarie. Erano veramente migratorie, che si spostavano a sud d’inverno e a nord d’estate, o erano semplicemente nomadi, che vagavano dovunque potessero trovare foraggio fresco?
I tori stavano separati dalle vacche e dai vitelli durante l’autunno, l’inverno e la primavera. I gruppi vacca-vitello sono più piccoli in inverno, quando il rischio dei predatori è maggiore e i leader tendono ad essere vecchie vacche e non tori. Leggi il resto

Gli Shoshoni, dalla Camas Prairie a Fort Hall

A cura di Armando Morganti

Gli indiani Shoshoni, il cui significato del nome è ancor oggi sconosciuto, erano geograficamente divisi nei due gruppi dei “Northern” e “Western” Shoshoni, ovvero in settentrionali ed occidentali. Questi indiani erano chiamati con vari nomi, fra i quali ricordiamo i termini menzionati dallo Swanton nel suo “The Indian Tribes of North America”. Li elenchiamo. “Aliatan”, nome ripreso dagli indiani Ute e successivamente servito per indicare vari gruppi Shoshoni, inclusi gli Shoshoni veri e propri. “Bik-ta’-she”, termine Crow significante “Logge d’Erba”; “E-wu-ha’-wu-si”, nome Arapaho significante “il Popolo che usa l’Erba o le Cortecce per le loro Case o Capanne”; “Gens du Serpent”, terminologia francese; “Ginebigônini”, nome Chippewa significante “Uomini Serpenti”; “Kinebikowininiwak”, termine algonchino significante “Serpenti”. Leggi il resto

Storie del West, Racconti – 3. Si parte! Nuovo contest.

A cura di Sergio Mura
ZZ2C2A4E7DCari amici del west, degli indiani e della guerra civile… si riparte!
Avete voglia di scrivere un racconto western?
Desiderate che sia inserito nel nostro libro che uscirà tra un paio di mesi?
Bene, se la risposta a quelle domande è affermativa, sappiate che questo è il momento. Iniziate a intingere le penne nel calamaio, lubrificate le tastiere, avviate il motore inesauribile della vostra fantasia e iniziate a buttare giù la trama del vostro racconto western.
Tra una paio di mesi sforneremo il terzo volume della serie “Storie del West, racconti” in cui saranno pubblicati i vostri racconti, siano essi dedicati a momenti di battaglia o di guerra, a guerrieri o a pistoleri, a cow-boys o a banditi, all’amore o all’odio o alla vendetta.
Le edizioni precedenti sono state scaricate in migliaia e migliaia di copie, fino a non tenere più il conto e moltissimi sono stati gli apprezzamenti per questi lavori che sconfinano talvolta dall’amatoriale al professionale, fino a diventare – è capitato di recente – terreno di conquista per novelli registi interessati ad una certa trama. Leggi il resto

La USS Carondelet

A cura di Renato Panizza

“A Richmond! A Richmond!” era la voce che si levava allo scoppio della guerra. La gente del Nord fremeva perché i “ribelli” fossero battuti con un colpo decisivo e la capitale della Confederazione cadesse al più presto. Ma il vecchio generale Winfield Scott, che tredici anni prima aveva guidato l’esercito dell’Unione nella vittoriosa guerra contro il Messico, ed era considerato uno dei migliori uomini di guerra della nazione, sapeva bene che non sarebbe stato così facile: ci sarebbero probabilmente voluti alcuni anni, moltissimi soldati, tanti sacrifici e molto sangue versato. In qualità di Capo dell’esercito dell’Unione, l’ormai settantacinquenne generale, aveva pensato che la strategia migliore per piegare l’immenso Sud fosse di “soffocarlo” lentamente, bloccando da un lato tutti i suoi principali porti sulle coste dell’Atlantico e del Golfo del Messico; e dall’altro, impadronendosi di tutto il corso del Mississippi, per tagliare in due la Confederazione e chiuderla in una stretta mortale. Leggi il resto

Ombre rosa nella prateria

A cura di Domenico Rizzi

Link dello speciale sul genere western: 1) Il tesoro del west, 2) Il trionfo della leggenda, 3) L’ascesa del western, 4) Il periodo d’oro, 5) Ombre rosa nella prateria, 6) Orizzonti sconfinati, 7) I sentieri del cinema, 8) Orizzonti sconfinati, 9) La quarta frontiera

Il West è sempre stato considerato il regno dell’uomo, teatro ideale per le imprese virili e rischiose, nelle quali rifulgono il coraggio e la determinazione, qualità poco riconosciute alle donne. Si tratta ovviamente dell’ennesimo falso storico, perché le figure femminili lasciarono un segno ben preciso fin dai tempi della Prima Frontiera, quando Inglesi e Francesi si fronteggiavano per avere il predominio coloniale nel Nuovo Mondo. Per citare soltanto alcuni esempi, basti ricordare le vicende di Hannah Dustin, divenuta il simbolo della “donna con il tomahawk” e Mary Rowlandson, prese entrambe prigioniere dagli Indiani nel XVII secolo. Leggi il resto

Sugar Point, l’ultima guerra indiana

A cura di Sergio Mura

Mentre nel resto degli Stati Uniti si erano ormai spenti per sempre gli ultimi fuochi delle guerre indiane e anche le bande più riottose erano state costrette ad accettare gli angusti confini delle riserve indiane, nel 1898 – precisamente il 5 ottobre – scoppiava l’ultimo incidente tra soldati e indiani. Il conflitto a fuoco venne chiamato “Battaglia di Sugar Point” e vide coinvolto il 3° Reggimento di Fanteria e alcuni indiani Chippewa della banda Pillager. Tutto nacque con il tentativo di alcuni soldati di catturare il Pillager-Ojibwe Bugonaygeshig (detto anche “Old Bug” o “Hole-In-The-Day”) in seguito ad una violenta disputa nata con gli addetti all’Indian Service della Leech Lake Reservation (Cass County, Minnesota).
Proprio alla fine della battaglia, gli Stati Uniti insignirono (per l’ultima volta nella guerre indiane) un soldato, Oscar Burkard del 3° Fanteria, della Medaglia d’Onore. Leggi il resto

Donne nel west

A cura di Mario Raciti

Le donne, nel vecchio West, erano senza dubbio la classica eccezione alla regola. In un immenso territorio qual era il West, selvaggio e solitario, duro e violento, abitato quasi esclusivamente solo da uomini, le rappresentanti del sesso femminile erano le cosiddette “mosche bianche” della situazione. Vi arrivavano semplicemente come componenti delle numerosissime carovane che partivano dall’Est e dovevano raggiungere l’Ovest, più raramente (ma è successo), come “merce” per cercatori d’oro, cowboy, avventurieri e proprietari di saloon e bordelli che le richiedevano per poterci guadagnare sopra qualcosa assumendole come ballerine o come “lucciole”.
In alcuni casi vennero organizzate comitive di donne in grandi città dell’Est che viaggiavano verso il West con l’intenzione di stabilirvisi e alleviare così la solitudine degli uomini di frontiera che le prendevano come mogli. Leggi il resto

El Orcoquisac

A cura di Armando Morganti

El Orcoquisac era un avamposto spagnolo (1765-71) localizzato a nord dell’odierna Wallisville, a est del fiume Trinity, nella parte settentrionale dell’odierna Chambers County (Texas). L’insediamento comprendeva il Presidio di San Augustin de Ahumada e la Missione di Nuestra Señora de la Luz. Nel territorio circostante vivevano gruppi sparsi di indiani Bidai ed Orcoquisac, questi ultimi meglio noti come “Akokisa” (“Arkokisac”), ma vi si potevano trovare anche resti di piccole popolazioni in via di estinzione come i Patiri e gli “indiani Doxsas”, forse da identificare con i Deadoses. Tutti questi gruppi erano costantemente allettati dalle grosse opportunità commerciali che venivano proposte loro dai traders francesi del basso Mississippi a partire dal 1720. Leggi il resto

Nebbie misteriose avvolgono le Chisos Mountains

A cura di Armando Morganti

Alsate tra le Chisos Mountains
Nelle terre del Big Bend, e nelle vicinanze del Rio Grande e della Sierra del Carmen, si ergono le montagne conosciute come “Los Chisos”, il cui nome, da almeno duecento anni, sembra significare “the ghosts” (i fantasmi).
Le prime notizie di queste montagne sono del capitano Juan Bautista Elguézabel, il quale stilò un Rapporto a Jacobo Ugarte (Presidio del Norte, 1 aprile 1787). Ufficialmente queste montagne vennero chiamate “Los Chisos” nell’anno 1852. In un Rapporto di Robert T. Hill, risalente al 1899, si legge che, seguendo il corso del Rio Grande con le sue imbarcazioni, si entrava nei canyons del Big Bend fino a Langtry.
Dal fiume poteva vedere le Chisos Mountains, le quali “davano l’impressione di essere avvolte da spiriti avvolti di nebbia”; questi spiriti “vestiti di bianco” erano “avvolti dalla grigia vegetazione nebbiosa”. Leggi il resto

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