La saga di “Buckskin” Frank Leslie (Tombstone’s gunman)

A cura di Omar Vicari

“Buckskin” Frank Leslie
La città di Tombstone e i pittoreschi personaggi che calcarono le sue strade negli anni ’80 di fine ottocento, hanno evocato più libri di quanti ne siano stati scritti su tutte le città dell’intero west.
Uomini come gli Earp, i McLowery, i Clanton, Holliday e Ringo, sono familiari a tutti gli americani come pure alle centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Una ragione di ciò è che la città, già nel 1879 aveva un giornale, l’Epitaph, che preservò la storia di Tombstone e che le confezionò lo slogan “The Town too Tough to Die”, cioè la città troppo dura per morire.
Gli schedari dell’Epitaph sono una miniera di fatti storici. Le sue pagine sono la gioia degli studiosi che ricercano la verità su quei tempi in cui gli uomini conquistarono il deserto, domarono gli Apache e si appropriarono delle ricchezze nascoste nelle profondità delle montagne. Leggi il resto

I banditi nel west

Trovare una persona che non rispettasse pienamente le disposizioni di legge, scritte o meno, non era un’impresa ai tempi della conquista del west. Il susseguirsi delle crisi finanziarie che gettavano continuamente sul lastrico moltitudini di risparmiatori, il costante assalto degli speculatori, la difficoltà a fronteggiare una natura implacabile, la delusione ricevuta dalla “terra promessa” in nome della quale molti avevano abbandonato l’Europa o gli stati orientali degli U.S.A. erano elementi importanti che spingevano molti ai margini della legge, alla ricerca disperata della semplice sopravvivenza o, talvolta, del sogno della ricchezza facile.
Le ingiustizie sociali erano tante e tali che nel delinquere si stava persino alla larga da scrupoli morali e, in tal senso, la stessa vita umana perdeva quel valore intrinseco che universalmente le viene riconosciuto. Leggi il resto

Luis Terrazas, il Chihuahua… e gli Apaches

A cura di Josephine Basile

“Io non sono di Chihuahua, il Chihuahua è mio!” si dice che affermasse Luis Terrazas.
Considerato dagli storici il patriarca del Chihuahua, Don Luis fu generale, sindaco, governatore, presidente della “Junta de Guerra” per combattere “los Indios Barbaros”… ma anche il più grande proprietario terriero del paese, l’uomo che, secondo i campesinos della regione, aveva più vacche nelle sue terre che binari ferroviari da Ciudad Juárez a Ciudad Mexico. I suoi beni e le sue proprietà (ville, haciendas, ranchos, banche, ecc. ecc.), erano davvero troppe per poter oggi essere numerate. Nobili origini le sue: Luis Terrazas, figlio di Don Juan Jose Terrazas e Dona Petra Fuentes, apparteneva ad una vecchia famiglia chihuahuense, le cui radici in questo stato risalgono al XVII secolo. Leggi il resto

Gli indiani e i loro cani

A cura di Sergio Mura

Parliamo dei cani in uso presso gli indiani prima che si diffondesse il cavallo. I cani chiamati Hare o “cani degli indiani”, qualunque fosse la loro provenienza – dai gruppi tribali dell’Alaska fino alla punta più a sud del Sud-America – si assomigliavano sostanzialmente tutti.
Erano cani di taglia media, quindi non particolarmente grandi (avrebbero richiesto più cure e sarebbero stati troppo pesanti), né troppo piccoli (non sarebbero stati adatti al traino e al trasporto delle masserizie che gli indiani gli caricavano). L’uso prevalente era quello dei cani da soma o il trasporto di materiali vari di proprietà delle famiglie, ivi compresi i tepee (nelle pianure) che allora erano ben più piccoli dell’epoca del cavallo.
I cani venivano attaccati a un rudimentale travois sul quale si caricava legna, cibo, abbigliamento, e beni per la casa. Leggi il resto

La storia di Harry Tracy nel west che tramonta

A cura di Gualtiero Fabbri

“Io sono Tracy e non voglio guai con nessuno, ma se mi attraversi la strada e ti dico mani in alto, tu alzale!”
A dire queste parole è stato un ex fuorilegge del “Buco nel Muro” che aveva fatto parte, un tempo, del “Mucchio selvaggio” di Butch Cassidy. Il mattino del 9 giugno 1902, nel carcere di Salem, in Oregon, iniziò una fuga che avrebbe avuto dell’inverosimile, se non fosse che è stata ampiamente documentata dai corpi senza vita delle vittime, dai rapporti di polizia e dagli articoli di giornalisti presenti che a volte rischiarono la vita in prima persona.
A confronto, la fuga di Harvey Logan, altro ex componente del “Wild Bunch”, fu una gita fuori porta. Leggi il resto

Cedar Creek, 21 ottobre 1876

A cura di Sergio Mura

Dopo la grande battaglia di Little Bighorn erano cambiate molte cose per gli indiani liberi. L’uccisione di tanti soldati non poteva passare inosservata e, forse, qualcuno dei grandi capi dei bianchi era semplicemente in attesa di una buona scusa per abbandonare ogni remora e puntare decisamente alla violazione di tutti i trattati.
Subito dopo il 25 giugno 1876 si era scatenato un gran dibattito tra gli alti papaveri di Washington e volarono parole grosse tra i falchi (e le fazioni che ad essi poggiavano le speranze per grandi speculazioni nelle terre indiane) e le colombe (che ancora provavano a difendere i diritti degli indiani.
Restava comunque un trattato, quello del 1868, che attribuiva “per sempre” i diritti di uso delle Black Hills ai Sioux. Leggi il resto

Doc Holliday: il prezzo di una reputazione

A cura di Omari Vicari

Doc Holliday
Nel 1878, in maggio, Doc Holliday in seguito all’uccisione di Ed Bailey lasciò Fort Griffin nel Texas per raggiungere Dodge City.
In città, Doc prese alloggio presso la Dodge House dove, nella camera n° 24, organizzò il proprio studio di odontoiatra.
A Dodge City, Doc ritrovò Wyatt Earp che aveva conosciuto qualche tempo prima a Fort Griffin.
Dodge era una delle peggiori città del west; solo un mese prima era stato ucciso Ed Masterson da due cowboys texani ubriachi. In città Doc preferì frequentare i vari saloons piuttosto che curare i denti di quei pochi clienti che si presentavano al suo studio. Allo stesso tempo però, a dispetto della reputazione che lo seguiva ovunque, cercò di tenersi lontano dai guai poiché questo poteva essere motivo d’imbarazzo per Wyatt Earp. Se Holliday, però, tentava di tenersi lontano dai guai, questi invece sembravano seguirlo come un’ombra. Leggi il resto

La strana, triste (e dubbia) storia di “Calamity Jane”

A cura di Luca Barbieri

Calamity Jane
Di fianco alla tomba di Wild Bill Hickok, nel cimitero di Deadwood, è stata scavata quella di Martha Jane Cannary, più nota col soprannome di “Calamity Jane”.
Fu proprio lei a volerlo, per riposare in eterno di fianco all’uomo che amava. Esiste una leggenda che lega i due personaggi, ma appunto di leggenda si tratta: probabilmente la pubblica opinione volle vedere qualcosa che non c’era, allo scopo di unire le due icone western in un unico romanzo rosa. La stessa Calamity, sicuramente innamorata di Wild Bill, alimentò queste voci dopo la morte del pistolero, arrivando addirittura a sostenere di aver partorito, il 25 settembre 1873, una figlia avuta con lui, alla quale dette il nome Janey. Leggi il resto