La vita del monaco-pistolero

A cura di Luca Barbieri

In un precedente articolo, “La scienza nei duelli del Far West”, mi ero occupato della parte per così dire “fisica” dello scontro a fuoco tra due o più gunfighters; in questo articolo, invece, intendo occuparmi di quella “metafisica”, intesa come spirituale, mistica.
Nel libro “Storia dei pistoleri” ho inventato l’esistenza di una Fratellanza dei Pistoleri, una sorta di confraternita dedita all’insanguinata religione della Colt, con tanto di totem ricavato sulle fattezze del Josey Wales di Eastwoodiana memoria, di liturgie, e di prove da superare per essere accettati dal gruppo. In questo bizzarro circolo d’assassini non stonerebbe affatto la presenza di un personaggio stravagante ed eccentrico, “El topo” (la talpa in spagnolo) creato e interpretato da quel folle genio di Alejandro Jodorowsky e protagonista dell’omonimo film del 1970. Leggi il resto

Soldati a cavallo (US Plains Cavalry)

A cura di Sergio Mura

George A. Custer
Per oltre 50 anni gli appassionati di cinematografia western hanno potuto guardare molti film in qualche modo dedicati alla Cavalleria americana delle pianure. Nei film c’era solo l’opportunità di vedere una versione romanzata della vita dei soldati di cavalleria, ma era un approccio comunque utile per via del fondo di verità storica che era possibile intravvedere aldilà della cortina dei racconti edulcorati. Tutto iniziò nel 1939 con il famosissimo film Stagecoach (Ombre Rosse in Italia) in cui si racconta l’avventurosa traversata di una diligenza inseguita dagli indiani. In quel film a salvare la situazione sono proprio i cavalleggeri che con il più classico squillo della tromba arrivano all’ultimo istante e salvano i poveri bianchi dai selvaggi urlanti. Leggi il resto

Geronimo racconta la sua ultima battaglia

Dopo il tradimento e il massacro di Casa Grande non ci radunammo di nuovo per molto tempo; quando ci raccogliemmo, ritornammo in Arizona. Vi rimanemmo per un certo periodo, vivendo nella riserva di San Carlos, in un luogo che ora si chiama Geronimo. Nel 1883 ritornammo un’altra volta nel Messico.
Ci fermammo tra le sue catene montuose per circa quattordici mesi, e durante questo periodo avvennero molte scaramucce con le truppe messicane. Nel 1884 ritornammo nell’ Arizona per convincere altri apache a venire con noi nel Messico. I messicani stavano raccogliendo truppe sulle montagne dove noi avevamo vagato, e erano in numero tanto superiore al nostro, che non potevamo sperare di combatterli e vincerli.
Eravamo ormai stanchi di essere costretti a vagabondare da un posto all’altro, sempre braccati. In Arizona successero incidenti fra noi e i soldati degli Stati Uniti, e così ritornammo nel Messico. Leggi il resto

John Bell Hood, un generale coraggioso nella civil war

A cura di Romano Campanile

John Bell Hood
Nella vita dura e intrisa di ideali e onore che caratterizzarono la società del XVIII secolo del sud durante la civil war, un posto tra coloro che ne incarnarono lo spirito, lo ebbe certamente un generale dal coraggio non comune, che ebbe una vita avvolta da avvenimenti e dure avversità e anche qualche mistero, che ne provarono sia lo spirito che il fisico. Quest’uomo fu John Bell Hood.
Lo sguardo cosi ben evidente in alcune sue foto, certifica una personalità di ferro, totalmente devota alla causa per cui fu disposto a sacrificare tutto se stesso, nel corpo, nella reputazione, nella carriera.
John Bell Hood nasce il 29 giugno 1831 a Owingsville (Bath County), nel Kentucky. Egli è il secondo figlio di un medico, John Wills Hood e di Theodosia French. Ha due fratelli minori, William e James, una sorella maggiore Olivia, e una minore, Elizabeth. Leggi il resto

La saga di “Buckskin” Frank Leslie (Tombstone’s gunman)

A cura di Omar Vicari

“Buckskin” Frank Leslie
La città di Tombstone e i pittoreschi personaggi che calcarono le sue strade negli anni ’80 di fine ottocento, hanno evocato più libri di quanti ne siano stati scritti su tutte le città dell’intero west.
Uomini come gli Earp, i McLowery, i Clanton, Holliday e Ringo, sono familiari a tutti gli americani come pure alle centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Una ragione di ciò è che la città, già nel 1879 aveva un giornale, l’Epitaph, che preservò la storia di Tombstone e che le confezionò lo slogan “The Town too Tough to Die”, cioè la città troppo dura per morire.
Gli schedari dell’Epitaph sono una miniera di fatti storici. Le sue pagine sono la gioia degli studiosi che ricercano la verità su quei tempi in cui gli uomini conquistarono il deserto, domarono gli Apache e si appropriarono delle ricchezze nascoste nelle profondità delle montagne. Leggi il resto

Travolti dalla febbre dell’oro

A cura di Graziano Frediani

La tragica avventura umana di John Sutter – l’uomo a suo tempo definito “l’imperatore della California”, ha come sfondo un evento che avrebbe segnato in maniera irreversibile la grande epopea della frontiera americana. Quando, nei primi mesi del 1848, si diffuse la notizia che in California erano stati scoperti imponenti giacimenti auriferi, una autentica fiumana di emigranti (probabilmente la più vasta e inarrestabile mai mossasi fin’allora, nella storia dell’umanità) si riversò immediatamente in quelle terre bellissime ma ancora selvagge, guidata da un sogno comune: arricchire, in brevissimo tempo. Anche se imponeva sacrifici enormi (bisognava viaggiare per centinaia e centinaia di miglia, attraversando deserti e praterie sconfinate e scavalcando barriere estremamente disagevoli, quali le Montagne Rocciose), la “corsa all’oro” fu davvero un fenomeno collettivo e fulminante. Leggi il resto

Le guerre contro i Cheyenne

Dull Knife
I Cheyenne, come tantissimi altri gruppi di indiani, vivevano un tempo ad est del grande fiume Missouri. Spostatisi per diverse vicissitudini verso ovest, divennero cacciatori nomadi quando popolarono le Grandi Pianure, incarnandone lo stile di vita nomade. Verso la metà del secolo XIX, con la pressione dei bianchi che aumentava di giorno in giorno, seppero interpretare la necessità di non restare isolati, ricercando una qualche forma di alleanza con i Sioux e gli Arapaho. In seguito al trattato di Fort Laramie, siglato nel 1851, i Cheyenne che vivevano lungo il corso superiore del fiume Arkansas vennero chiamati Cheyenne Meridionali e quelli abitanti lungo il Nord Platte, Cheyenne Settentrionali. Il gruppo dei Cheyenne Settentrionali ebbe una parte molto rilevante nelle cosiddette guerre delle pianure settentrionali e cioè nei più grossi scontri con i bianchi e con i soldati nel periodo che va dal 1865 al 1876. Leggi il resto

Conquering Bear (Orso Che Conquista)

A cura di Carlo Galliano

Apparteneva alla banda Wazhazha della suddivisione Sicangu della tribù Sioux.
Il suo nome indiano era MATO WAYUHE, che tradotto letteralmente significa “Orso Tumultuoso” oppure “Orso che mette in fuga” ma i bianchi lo tradussero come “Orso che Conquista”. Era cugino dei capi Coda Chiazzata e Foglia Rossa.
I commercianti di pellicce della American Fur Company stabilirono negli anni Quaranta un buon rapporto con lui, che in cambio li aiutò a vincere la concorrenza di altre compagnie che agivano nella zona mandando i suoi guerrieri a compiere azioni di disturbo.
Dopo aver firmato il trattato di Fort Laramie del 1851 venne nominato dal governo americano capo supremo e principale interlocutore dei Sioux Lakota. Leggi il resto

I banditi nel west

Trovare una persona che non rispettasse pienamente le disposizioni di legge, scritte o meno, non era un’impresa ai tempi della conquista del west. Il susseguirsi delle crisi finanziarie che gettavano continuamente sul lastrico moltitudini di risparmiatori, il costante assalto degli speculatori, la difficoltà a fronteggiare una natura implacabile, la delusione ricevuta dalla “terra promessa” in nome della quale molti avevano abbandonato l’Europa o gli stati orientali degli U.S.A. erano elementi importanti che spingevano molti ai margini della legge, alla ricerca disperata della semplice sopravvivenza o, talvolta, del sogno della ricchezza facile.
Le ingiustizie sociali erano tante e tali che nel delinquere si stava persino alla larga da scrupoli morali e, in tal senso, la stessa vita umana perdeva quel valore intrinseco che universalmente le viene riconosciuto. Leggi il resto

John Wesley Hardin, la carriera di un “gunman”

A cura di Gualtiero Fabbri e Giuseppe Santini

Leggendo le pagine della sua autobiografia, ed anche quelle di altri scrittori che ne narrano le gesta, questo famoso personaggio, considerato da molti il più micidiale “gunman” del Far West, appare come lo stereotipo del classico pistolero, velatamente eroico, che tutti conosciamo attraverso l’iconografia consegnataci dalla trasposizione cinematografica di tale figura.
Però, ad un più approfondito esame, la personalità di Hardin risulta essere invece alquanto complessa, poiché è stato un personaggio impossibile da catalogare in un preciso schema tra le icone della vecchia frontiera americana, e senz’altro non fra quelle tramandateci da letteratura e filmografia, intrise di mitici aloni.
John Wesley Hardin (26 maggio 1853-19 agosto1895) nato a Bonham, contea di Fannin, secondo dei dieci figli di Joseph “Gip” Hardin e Mary Elizabeth Dixson, non era un fuorilegge, almeno non nel senso letterale, poiché non basava la sua esistenza su furti, rapine o delitti, (come Harvey Logan, per fare un esempio). Leggi il resto

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