Adobe Walls. 1874, battle on trading post.

A cura di Omar Vicari

Nella primavera del 1874, una trentina di persone, tra cui alcuni cacciatori di bisonti e una donna, raggiunsero una zona desertica a nord del Canadian River nella prateria della Panhanlde del Texas.
Seguendo le tradizionali piste dei bisonti, i cacciatori intendevano costruire una stazione commerciale che potesse servire da base per le loro battute di caccia.
Dal terreno circostante, i cacciatori ricavarono delle zolle erbose con le quali costruirono alcuni edifici che nel complesso presero il nome di Adobe Walls.
Soltanto pochi mesi dopo, alcune centinaia d’indiani delle pianure tra Comanche, Cheyenne e Kiowa, il cui stile di vita dipendeva quasi esclusivamente dallo sfruttamento di quegli animali, attaccarono la stazione di commercio.
La notte di venerdì 26 giugno 1874, non si presentava molto diversa dalle altre da quando la stazione di commercio era stata costruita. La caccia del giorno era stata fruttuosa, e la sera la maggior parte dei mercanti e i loro dipendenti si era coricata alla solita ora, mentre i cacciatori assieme agli scuoiatori si erano trattenuti anche dopo la mezzanotte presso il saloon di Jim Hanrahan. Leggi il resto

La Valle delle Ombre. Intervista a Monica Portiero.

A cura di Domenico Rizzi

Dalle vaste pianure del Wyoming, territorio dei Sioux Lakota, ai ranch dei cowboys bianchi.
Sullo sfondo della battaglia dei “Cento Uccisi”, scorreranno le vite di alcuni uomini spietati e senza Dio, il cui passato è pieno di oscuri segreti e il cui presente è profondamente incerto.
Questa è la storia di Sei Lune e Derek Blackwood, i due impavidi protagonisti del romanzo: uno vuole la morte dei “wasichu”, gli odiati Bianchi, l’altro nient’altro che conquistare terra e allevare cavalli purosangue.
E se il destino ci mettesse lo zampino?
I loro figli, Piccolo Cervo e Cory Blackwood, hanno molte cose in comune: Cory è stata cresciuta dal padre come un ragazzo e deve nascondere a tutti il fatto di essere donna; Piccolo Cervo è un Sioux particolare, perché non vuole uccidere. Due ragazzi così diversi che vivono in un mondo che non li accetta… finiranno con l’incontrarsi? Leggi il resto

Il processo e l’esecuzione dei ribelli Dakota nel 1862

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Un bozzetto dei condannati
Gli ultimi giorni di settembre di quell’anno 1862 lasciavano presagire un inverno freddo, ma gli oltre milleduecento prigionieri Dakota ammassati nell’accampamento di Camp Release non avevano speso un solo pensiero per l’imminente stagione fredda.
Per alcuni forse era ancora troppo presente il ricordo dei giorni bollenti dell’agosto appena trascorso, quando la fame e le privazioni erano esplose nella guerra contro i bianchi, una guerra fatta di saccheggi frenetici e uccisioni. La maggior parte dei prigionieri però concentrava la propria attenzione ansiosa sui soldati bianchi che circondavano l’accampamento per impedire loro di allontanarsi, mentre i loro sguardi, incrociandosi, esprimevano la stessa muta domanda: “Quando ci lasceranno tornare a casa?” Leggi il resto

La storia di Bill Tilghman

A cura di Omar Vicari

Bill Tilghman
Bill Tilghman nacque a Fort Dodge (Iowa) il 4 luglio 1854. Suo padre era stato un soldato dell’Unione adibito negli anni del conflitto al trasporto dei carri. Durante la guerra civile Bill passò la sua infanzia trasferendosi da una guarnigione all’altra e all’età di soli quindici anni nel 1869 assieme all’amico Jim Elder percorse in largo e in lungo le praterie del Kansas per la caccia al bisonte.
Più avanti negli anni, Tilghman si vantò di aver abbattuto qualcosa come settemila di quegli animali. Purtroppo altri come lui (Billy Dixon e William Cody) fecero altrettanto e il risultato si sarebbe visto di lì a poco. Nell’arco di qualche decennio non si sarebbe trovato un solo bisonte in tutto l’ovest. Gli indiani, le cui vite dipendevano quasi interamente da quegli animali, avrebbero pagato a caro prezzo quella miope politica di sterminio. Leggi il resto

Massai

A cura di Paolo Brizzi

Massai
Nel Settembre 1886, un Apache Chiricahua prigioniero di guerra saltò giù dal treno diretto in Florida ed entrò nella leggenda dell’ovest. Quell’indiano si chiamava Massai (pronunciato Mah-sii dalla sua gente).
Massai era nato probabilmente nel New Mexico sud-occidentale intorno al 1847.
Nel 1877 era a San Carlos con la sua gente, i Warm Springs; qui aveva vari figli. Non sappiamo se era già sposato prima di giungere nella riserva, comunque a San Carlos sua moglie era Nahgotsieh, nata forse nel 1850 (fu poi sposata a Stephen Kyzha e, dopo, a Chino e morì il 25 Dicembre 1908).
Massai non si unì a Victorio e non partecipò alla sua fuga dalla riserva, rimanendovi con la maggior parte dei Mimbres, sotto Loco. Leggi il resto

Il massacro di Bear River

A cura di Cesare Bartoccioni

Quattro miglia a nord di Preston, nell’Idaho, il Bear River (1) si snoda quieto attraverso verdi valli e montagne ricoperte da cespugli di artemisia. Ora è un posto tranquillo, ci sono solo pochi capi di bestiame al pascolo nei dintorni o in fattorie ben tenute. Oggi, gli alti salici che un tempo fornivano, con le loro fronde, una fresca tregua ai gruppi di Shoshone del nord ovest (2) quando vi si rifugiavano sotto per sfuggire al calore abbagliante dell’estate, sono praticamente scomparsi. In questo luogo successe qualcosa che è poco conosciuto nella Storia degli Stati Uniti ma che è impresso a fuoco nella memoria del popolo Shoshone. Leggi il resto

Cavallo Pazzo, incubo dei bianchi, eroe dei Sioux

A cura di Nino Gorio

Quando nacque, sua madre lo chiamò Cha-o-Ha, che vuol dire Tra-gli-Alberi, perché l’aveva partorito in un bosco. Ma lui, una volta adulto, decise di assumere il nome di suo padre, morto prematuramente, Tashunka Wikto, che i bianchi tradussero in Crazy Horse, cioè Cavallo Pazzo. Ebbe una vita breve ma leggendaria: fu capo di una tribù dei Sioux, guidò con Toro Seduto la resistenza indiana, umiliò l’esercito degli Stati Uniti nella battaglia di Little Big Horn; infine si arrese, vinto da un inverno rigidissimo più che dalle Giubbe Blu.
Crazy Horse morì il 5 settembre 1877, a Fort Robinson (Nebraska), ucciso a baionettate da un soldato quando era già inerme e prigioniero. Idealmente, quella data segnò la fine delle “guerre indiane” nelle Grandi Pianure, clou dell’epopea del Far West. In realtà il sangue continuò a scorrere episodicamente per altri 13 anni. Leggi il resto

Il maggiore Frank North e gli scout Pawnee

A cura di Giacomo Ferrari

Frank North
Lo scrittore Addison E. Sheldon, nel suo libro “History and Stories of Nebraska”, scrive: “Noi pionieri del Nebraska abbiamo un grande debito di gratitudine verso gli scout Pawnee e il loro grande capo bianco, il maggiore Frank J. North. Nelle guerre indiane contro i Sioux e contro i Cheyenne sulla frontiera del Nebraska, dal 1864 al 1877, questi valorosi indiani, con il loro coraggio e la loro vigilanza, hanno difeso la nostra frontiera salvando la vita di centinaia di coloni”.
Effettivamente, nel 1864, la vita dei coloni sulla frontiera del Nebraska era in costante pericolo a causa dei continui raid compiuti dagli indiani “ostili” contro i ranch e i convogli via terra che trasportavano merci. Leggi il resto

Origini, usi e costumi dei Seminole

A cura di Renato Ruggeri

Capo Coacoochee
Possiamo dire, ironicamente, che i Seminole sono stati un’invenzione dei bianchi. Svariate cause portarono alla formazione di questa nuova nazione indiana che, a differenza di altre tribù è anche ben studiata, essendo di origine relativamente recente. La decimazione delle popolazioni native (Timucuas, Calusas, Appalachees), fatta dagli Spagnoli e dalle epidemie rese il territorio della Florida libero per l’insediamento di nuovi colonizzatori indiani. I conflitti con gli Inglesi e gli Americani spinsero le tribù sconfitte verso la penisola. Il bisogno di ricercare nuovi territori di caccia per soddisfare il crescente bisogno di pelli di animali (soprattutto di cervi) portò alcune bande di cacciatori nel nuovo e vergine territorio prima da soli, poi con le famiglie. Anche il termine “Seminole” è di origine europea. E fu la guerra con gli Stati Uniti che forgiò in un’unica nazione tante tribù frammentate, a volte antagoniste. Leggi il resto

I Mandan

A cura di Alessandra Pedrazzini
I Mandan in una loro tenda
I Mandan erano una nazione indiana che abitava il Nord America. Avevano una lingua appartenente al ceppo linguistico “Siouan”; erano indiani sedentari dell’area delle grandi pianure ed erano strettamente collegati ai loro “vicini” del fiume Missouri, gli Arikara e gli Hidatsa. I Mandan erano caratterizzati da certi tratti culturali tra cui una particolare rilevanza ricopriva il cosiddetto “mito delle origini” in cui si narrava che i loro antenati erano risaliti da sotto la terra, arrampicandosi sulle radice della vite. Secondo quanto tramandatoci, i Mandan abitavano la riva orientale del fiume Missouri, ma successivi movimenti li portarono lungo quella occidentale. Leggi il resto

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