Nella Matagorda Bay

A cura di Armando Morganti

Indiani Karankawa
Le tribù della Matagorda Bay, con le quali il La Salle fu costantemente in lotta durante il suo soggiorno nel territorio, erano collettivamente note come Karankawa, anche se, sia gli spagnoli che i francesi, non facessero alcun riferimento a questo nome, ma soltanto a diverse varianti recuperate dagli storici. Secondo il Jean Baptiste Talon, che venne da loro catturato e che visse circa due anni e mezzo (1689-91) con la tribù Clamcoeh, probabilmente i veri e propri Karankawa, questi indiani vivevano quasi sempre nelle vicinanze delle baie e non si dedicavano ad alcun tipo di agricoltura. Anche se è accertato che cacciavano i bisonti quando si spingevano a sud, essi vivevano principalmente di caccia ad animali di media e piccola taglia – cervi, tacchini selvatici e uccelli acquatici -, ma anche di pesca, inclusi i delfini, e delle varie risorse acquatiche della zona, oltre a vari prodotti della flora locale – pecans, frutti di cactus, bacche e radici -. Leggi il resto

Il pane nella vita di frontiera

A cura di Mario Raciti

Scatole di gallette delle giacche blu
Nel West, come in ogni altro luogo, e ieri come oggi, il pane era la forma principale di sussistenza. Noi lettori di romanzi e spettatori di film abbiamo l’idea, stereotipata e che dovrebbe essere confutata, di una precisa quotidianità alimentare del West: carne e fagioli.
Quasi mai viene in mente il pane, nonostante lo si mangi tutti i giorni e sia il principale sostentamento degli uomini fin dalla preistoria. Quest’idea, quindi, che abbiamo del cibo nel West è incompleta, ma non inesatta perché sì gli uomini della Frontiera avevano nella loro dieta sia carne che fagioli, ma non soltanto quelli; il pane era una componente fondamentale, praticamente sempre presente sulle tavole degli abitanti del West, fossero essi pionieri, allevatori, cowboy, cittadini, soldati. Leggi il resto

Le colpe di Custer e quelle degli altri

A cura di Domenico Rizzi

Quando leggiamo un romanzo giallo o assistiamo alla proiezione di un film poliziesco, ci aspettiamo ovviamente che alla fine venga scoperto il colpevole, sebbene nella realtà ciò non avvenga sempre in maniera scontata. Spesso, purtroppo, per dare un volto all’omicida o al delinquente, viene condannato un innocente, appagando in tal modo la coscienza collettiva e dando una dimostrazione di efficienza nella repressione del crimine.
Il medesimo principio viene seguito anche nei “processi” storici, dai quali necessariamente deve emergere la colpevolezza di qualcuno, ma se ciò risulta abbastanza agevole nei casi di crimini collettivi di portata mondiale – come il nazismo hitleriano e il feroce stalinismo – meno agevole è definire le responsabilità di un singolo individuo in relazione ad un preciso evento storico, quale può essere la battaglia del Little Big Horn combattuta il 25 e 26 giugno 1876 nel Montana meridionale. Leggi il resto

I Piedi Neri

A cura di Sergio Mura

Tra i moltissimi libri che vi proponiamo qui su Farwest.it, questo è uno di quelli imperdibili. Il suo valore supera largamente il ristretto ambito – i Piedi Neri – a cui è dedicato. In esso, infatti, nel descrivere in maniera impagabile la vita e la storia dei Black Feet, l’autore finisce per regalarci dettagli che valgono per quasi tutti i popoli delle grandi pianure del Nord America e di cui, in Italiano, è difficile trovare notizie parimenti preziose.
Il libro, dicevo, è dedicato ai Piedi Neri, un’autentica potenza militare delle pianure del nord-ovest americano ai tempi storici del bisonte e della sua cultura. Questo libro si rivela una vera e propria miniera di informazioni sulle grandi battaglie tribali tra i Piedi Neri e i loro vicini-nemici, gli Shoshoni, i Flathead e i Kutenai.
Attraverso una grande ricchezza di dettagli ed una prosa semplice (un grande merito va riconosciuto ai traduttori) riusciamo a conoscere moltissimo dei Piegan, dei Blood e dei Siksika, ossia le componenti della nazione dei Piedi Neri. Leggi il resto

Stendardi, mostrine, divise

A cura di Luca Barbieri

Un guidone del 7° Cavalleria
Un pugno di uomini annidati in una buca nella sabbia, stanchi, coperti di polvere mista a sudore, probabilmente feriti. Un nugolo di indiani, invisibili come spettri, li circonda, li stuzzica, ne allunga sadicamente l’inevitabile agonia. D’improvviso lo squillo metallico di una tromba che suona la carica, e sull’orizzonte tremolante per la cappa d’afa si stagliano le sagome di dozzine di cavalleggeri lanciati al galoppo, le sciabole sguainate strette da mani foderate da guanti color panna. Sopra le loro teste, tesa al vento, la bandiera a stelle e strisce sembra gonfiare il petto e annunciare con voce tonante: “Arrivano i nostri!” Leggi il resto

I Comanches, Don Bautista De Anza, il New Mexico

A cura di Renato Ruggeri

Il primo documento scritto in cui sono menzionati i Comanches data il 1706. Nel luglio di quell’anno il Serg. Major Juan de Ullibarri fu avvisato dal cacicco di Taos che gli Utes e i Comanches stavano per razziare il Pueblo. Informò il Governatore Francisco Cuervo a Santa Fe e costui, sempre nello stesso anno, scrisse ai suoi superiori di essere circondato da tutti i lati da Indiani ostili, tra cui, a Nord, Utes e Comanches. Non sembra venisse espressa sorpresa, nè dai Tanoenos, nè dai 2 Spagnoli, per l’apparizione dei Comanches ai loro confini, quindi è probabile che fossero già conosciuti, nel New Mexico, prima del 1706, ma i dettagli sono sconosciuti. Leggi il resto

Bill Doolin, i Dalton e la tragedia di Coffeyville

A cura di Omar Vicari

Un famoso ritratto di Bill Doolin
Quando si parla dei fuorilegge del vecchio West, un posto di tutto rispetto va riservato a quegli uomini che cavalcarono la frontiera nel Territorio Indiano e nell’Oklahoma in genere. Furono questi i posti dove si concentrarono le bande più pericolose e temerarie allo stesso tempo.
Erano tutti ladri di cavalli, razziatori di bestiame, assassini e assaltatori di treni. Le loro azioni resero L’Oklahoma il territorio più malfamato e insicuro negli ultimi anni di fine secolo. Nessuna banda a quel tempo raggiunse, in imprese criminose, la fama della banda Doolin.
Bill Tilghman, uno dei tre guardiani del giudice Parker, giustamente definì Bill Doolin il re dei banditi dell’Oklahoma. Leggi il resto

Nelle terre del Saskatchewan con Alexander Henry e David Thompson

A cura di Gianni Albertoli

Il 13 settembre 1808 la spedizione di Alexander Henry e David Thompson, proveniente dalle terre del Red River, si diresse verso le “Butte des Saulteurs” per dar riposo agli esausti cavalli. A “Les Deux Grosses Buttes” (Two Big Hills) la spedizione avrebbe visto in lontananza Fort Vermilion, posto proprio all’entrata del Vermilion River. Nella zona vi era “un grande campo di indiani Slaves”. La spedizione venne ben accolta all’interno della postazione della Hudson Bay Company, mentre gli indiani erano “desiderosi di visitarci”; il comandante del forte, “Mr. Hallette” voleva conoscere i nuovi sviluppi della situazione in Europa. Fort Vermilion era posto nel territorio del Saskatchewan, proprio sulle rive del fiume Vermilion, ma non deve essere confuso con l’omonimo Fort Vermilion sul Peace River. Durante l’estate i traders commerciavano tranquillamente, anche se spesso vi erano problemi tra gli “Slaves” e i Crees, le due tribù si combattevano ormai da lungo tempo. Leggi il resto

La battaglia di Alamo

A cura di Rino Di Stefano

Ricordatevi di Alamo! La mattina del 27 febbraio 1837 spirava un vento gelido sulle rovine della missione di Alamo. Il cielo era terso, di un azzurro intenso, e il pallido sole invernale del Texas illuminava ciò che restava dell’antica chiesa e dei muri perimetrali sgretolati dalle cannonate del generale Santa Anna.
Il silenzio della prateria venne rotto dall’arrivo della compagnia di cavalleggeri texani agli ordini del capitano Juan Seguìn al cui seguito viaggiava il calesse di un falegname. Il compito del capitano Seguìn non era semplice.
Secondo gli ordini ricevuti dal governo presieduto da Sam Houston, doveva trovare i resti dei cadaveri di William Barret Travis, David Crockett e James Bowie, cioè di coloro che avevano guidato l’eroica difesa di Alamo fino all’estremo sacrificio, per dare loro onorata sepoltura. Leggi il resto

Geronimo, storia e leggenda dell’ultimo capo Apache

A cura di Mario Raciti

Geronimo fu l’ultimo grande guerriero della storia indiana. Strenuo difensore dei diritti del suo popolo, resistette fino allo stremo contro l’avidità, l’incomprensione e la violenza dell’uomo bianco. Nemmeno una forza militare di cinquemila uomini al comando del famoso generale Miles riuscì ad avere la meglio sulla sua banda di sedici guerrieri, quattordici donne e sei bambini.
Solo l’inganno, accordi promessi e mai mantenuti, sconfissero Geronimo.
Visse rinchiuso in campi di prigionia per più di vent’anni, vagando tra la Florida, l’Alabama e l’Oklahoma. Geronimo fu uomo dotato di una grande carica magnetica e prodigioso divinatore: pur non avendo mai ricoperto la carica di capo-tribù, fu un leader incontrastato. Leggi il resto

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