Il trasporto del bestiame

A cura di Sergio Mura

Il trasporto del bestiame, intorno al quale è ruotata una parte dell’epopea del vecchio west, è stato un vero perno dell’economia dei giovani Stati Uniti, specialmente a cavallo di una ventina d’anni, tra il 1866 ed il 1886, anni in cui perlomeno 20 milioni di capi di bestiame furono trasferiti dal Texas verso il capolinea nel Kansas per essere poi avviati verso i recinti di Chicago e altri mercati a Est. La necessità costante punti di ristoro per i cow-boys, di erba per i cavalli e per il bestiame, unita alle lunghe distanze percorse, favorirono facilmente la nascita impetuosa delle cosiddette cow-towns, le città del bestiame, attraverso una buona parte del west.
L’uso che è stato fatto nel cinema di episodi legati al trasporto del bestiame, hanno indotto a fama imperitura i cow-boys e tutto il mondo che intorno a loro ruotava. Leggi il resto

I Rickahockens, il popolo emerso dalle nebbie

A cura di Armando Morganti

Apparvero come una meteora dalle profondità del continente, per scomparire nel nulla e mai più riapparire. Spesso nella storia ci sono state popolazioni che sono scomparse velocemente nel nulla. Ma è mai possibile che un popolo scompaia definitivamente?
Una delle popolazioni più sconosciute del continente nord-americano sono sicuramente i Rickahockens. Difficile credere che una popolazione possa far perdere le sue tracce nell’arco di pochi decenni, ed anche difficile è credere nel suo completo sterminio, mai la storia dei nativi americani ebbe un simile epilogo.
E’ mai possibile che una popolazione scompaia così rapidamente? I misteriosi indiani Rickahockens apparvero negli anni 1654-55, a monte delle cascate del fiume James, nella Virginia occidentale, e rappresentarono subito un serio pericolo per le colonie inglesi e per i villaggi indiani del territorio. Leggi il resto

Annie Oakley, “Piccolo Colpo Sicuro”

A cura di Luca Barbieri

Annie Oakley in un poster
Esiste una bellissima fotografia che ritrae una ragazza minuta, non molto alta di statura, in piedi di fronte ad uno sfondo di cartone dipinto che raffigura un villaggio indiano; questa affascinante e misteriosa giovane donna imbraccia orgogliosa un Winchester ed ha uno Stetson calcato sui folti riccioli scuri e la camicetta appuntata con un paio di medaglie.
E’ Annie Oakley, probabilmente la più famosa tiratrice al mondo, resa leggendaria dalle imprese compiute nel Wild West Show di Buffalo Bill e che lo stesso Toro Seduto, ammirato per le prodezze balistiche alle quali assisteva con i propri occhi, soprannominò “Little Sure Shot” e cioè “Piccolo Colpo Sicuro”.
Annie era infatti in grado di colpire (quasi) infallibilmente una monetina lanciata in aria alla distanza di 90 piedi, e, sempre alla stessa distanza, poteva forare anche per sei volte una carta da gioco prima che questa toccasse terra. Leggi il resto

Le ceneri di Wyatt Earp

A cura di Omar Vicari

Le grandi collezioni, qualsiasi oggetto contengano, esprimono quasi sempre un qualcosa di misterioso. Probabilmente perché gli oggetti in questione sono appartenuti a uomini famosi la cui vita e le cui gesta sconfinano nella dimensione della leggenda.
Questa è la storia di una di queste collezioni.
John D. Gilchriese iniziò la propria raccolta che era appena un ragazzo, senza che disponesse di una pur minima somma di denaro.
La sua famiglia si stabilì a Los Angeles al tempo dei ruggenti anni venti, integrandosi nella comunità di “Mount Washington”.
Il padre trovò presto lavoro presso la “Santa Fè Railroad”.
Socievole di natura, invitava spesso in casa colleghi più anziani per piacevoli conversazioni. Quegli uomini avevano tracciato la ferrovia ancora ai tempi della frontiera e coi loro racconti deliziavano il piccolo John che ascoltava affascinato specialmente quelle persone che avevano lavorato in Arizona quando il Territorio (l’Arizona diventerà Stato solo nel 1912) pullulava di avventurieri in cerca di oro e argento. Leggi il resto

Tekakwitha, la Santa dei pellirosse

A cura di Domenico Rizzi

Tekakwitha
Erano gente dura, gli Irochesi. Le loro tribù, stanziate nelle boscose regioni ad oriente dei Grandi Laghi, avevano sempre impugnato le armi per combattere Francesi, Uroni, Algonchini e Sioux e perfino le loro donne mostravano talvolta la crudeltà di cui erano capaci: durante la Rivoluzione Americana, una di esse, Esther Montour, trucidò 13 prigionieri a colpi di mazza, per vendicare la perdita di un figlio.
Ma non esiste un deserto in cui non spunti almeno un fiore. In mezzo a tanta arida ferocia, nel luogo ove sorge oggi Auriesville (Stato di New York) nacque nel 1656 Tekakwitha, figlia di Kenneronkwa, capo dei Mohawk – la più bellicosa delle 5 tribù irochesi – e di una donna algonchina convertita al Cattolicesimo dai Francesi. Un’epidemia di vaiolo diffusasi fra il 1661 e il 1663, uccise molti suoi contribali e a lei segnò perennemente il corpo, deturpandole il viso. Dopo la perdita dei genitori, la bambina fu adottata da uno zio, che avversava fortemente il Cristianesimo Leggi il resto

Chippewa

A cura di Gianni Albertoli

L’avanzata Chippewa verso ovest, fino alle terre dell’Upper Mississippi, avrebbe interessato almeno due secoli di storia, questi indiani dovettero combattere aspramente i bellicosi Sioux per ritagliarsi i loro spazi vitali. La trattazione ci porterà fino all’alba del XIX secolo, quando la situazione cambierà anche notevolmente. Dalle terre a nord dei Grandi Laghi, i Chippewa si sarebbero gradatamente stanziati sull’Upper Mississippi, gruppi anche consistenti si sarebbero infiltrati in quelle nuove terre per cacciare e continuare a commerciare con i bianchi, così continue guerre intertribali si sarebbero scatenate e i Sioux, antichi abitatori del territorio, dovettero combattere duramente contro i nuovi arrivati. La maggior parte dei Chippewa (“Saulteurs”) aveva abbandonato la missione di Chequamegon per prepararsi ad una nuova spedizione contro i “Scioux”; lo scoppio di queste ostilità avrebbe costretto i francesi ad interrompere le loro esplorazioni per almeno un decennio. Leggi il resto

Zoologia di frontiera (tra gli indiani)

A cura di Luca Barbieri. Seguito di Zoologia di frontiera

Avevamo lasciato, qualche mese fa, il nostro brillante zoologo al soldo della Yale University a censire inesistenti animali inventati dalla fervida fantasia di boscaioli, contadini e mandriani made in USA. Devo francamente ammettere che negli ultimi tempi ho perse le sue tracce, occupato com’ero in faccende d’ufficio, ma proprio oggi ho ricevuto una sua lettera colma di meravigliato stupore per la quantità industriale di nuovi esemplari scoperti fra le tribù pellerossa della nostra Grande Nazione. Per dovere ve ne fornisco un dettagliato riassunto, pur mantenendo una certa cautela nel discorrere di bestie tanto bizzarre da farmi dubitare della sanità mentale del nostro zoologo. Leggi il resto