Gli Athabaska del Grande Nord

A cura di Giampaolo Galli

Pochi ambienti naturali dell’America Settentrionale presentano delle condizioni di vita così proibitive come la regione che dalla Baia di Hudson si estende fino al corso sinuoso del Mackenzie. Lunghi , terribili inverni e brevi, tiepide estati caratterizzano quest’area immensa tra la taiga e la tundra. Durante la stagione fredda, tempeste di neve, temperature inferiori ai 40 gradi sottozero e luce limitata, rendevano la fame e l’esposizione alle intemperie, un pericolo costante. Durante i gradevoli e luminosi mesi estivi, gli onnipresenti sciami di mosche nere e zanzare costituivano un flagello ancor più terribile del freddo, e costringevano gli abitanti a coprirsi completamente da capo a piedi.
Così scriveva David Thompson sulla Baia di Hudson occidentale nel 1784. “Non appena giunge l’estate, l’aria si riempie di miriadi di fastidiosissime zanzare, ed è un tormento continuo senza un minimo di pace, né di giorno né di notte… alla fine siamo contenti che arrivi il freddo, solo per mettere fine alle nostre indicibili sofferenze.” Leggi il resto

Il governo federale e la spinta verso il west

A cura di Sergio Mura

Se gli americani si sono spinti sempre più a ovest fino a creare il mito della conquista del west e della colonizzazione di porzioni immense di territorio sottratte ai popoli nativi, questo è certamente per via della forte spinta esercitata dal governo federale affinché ciò avvenisse. A ciò si è arrivati per via della coesistenza contemporanea di una serie di motivi, ma tra i tanti possiamo certamente sottolinearne un paio rilevantissimi; questi sono un’idea di politica estera mossa dalla necessità di agire in fretta e l’idea di profitto privato che animava certe fasce sociali emergenti.
Sulla politica estera c’é poco da dire… E’ ben noto, infatti, che la presenza nel continente americano di potenze europee recava parecchio disturbo alla giovane nazione americana. Era necessario, dunque, conquistare rapidamente più territorio possibile, sia per mettere in sicurezza gli Stati Uniti stessi, sia per creare i presupposti per una grande crescita della popolazione e degli affari. Leggi il resto

I Comanche all’assalto del Messico

A cura di Renato Ruggeri

I war parties Comanche iniziarono a spingersi a sud del Rio Grande a partire dal 1780 e per le quattro decadi successive razziarono la regione in modo intermittente.
Svariati motivi condussero i Comanche a sud, così lontano dai loro confini. Alcuni raids erano rapide operazioni militari del tipo “uccidi e distruggi” finalizzate a indebolire la resistenza dei villaggi Apache nel sud del New Mexico e in Texas e a prevenire la possibile entrata di bande Lipan e Mescalero nelle aree vicine a San Antonio, che erano zone di caccia e di razzia contese tra i due popoli. Inoltre i Comanches catturavano prigionieri Apache e li vendevano, con buon profitto, a San Antonio, Santa Fe e Nacogdoches.
I Mescalero vivevano, oltre che in New Mexico, anche sul confine nord-orientale del Chihuahua, mentre sul basso Rio Grande vi erano le due principali comunità Lipan. La prima abitava un’area compresa tra Laredo e il territorio Mescalero vicino a El Paso, la seconda, più a sud, tra Laredo e la costa. I due gruppi erano formati da circa 1000 persone ciascuno. Leggi il resto

Gli irresistibili cavalieri del male

A cura di Domenico Rizzi

La banda dei James
È nota a tutti la vicenda, largamente romanzata da letteratura e cinema, di Robin Hood, l’imprendibile bandito della foresta di Sherwood che toglieva ai ricchi per donare ai poveri, inutilmente contrastato dagli uomini del bieco sceriffo di Nottingham. Probabilmente si trattava di Robin di Loxley, un nobile decaduto della contea di Yorkshire, oppure, più verosimilmente Hood derivò dalla fusione di varie figure del XIII secolo che la fantasia popolare mise insieme per elaborare un mitico personaggio che si opponeva alla prepotenza dei signori. Certo è che il suo esempio venne imitato nel tempo in diversi Paesi, diventando spesso il simbolo della ribellione allo sfruttamento e ai soprusi commessi dal potere. Diversamente non si spiegherebbe perchè personaggi come l’americano Jesse James, il messicano Pancho Villa, gli italiani Stefano Pelloni e Carmine Crocco e l’australiano Ned Kelly ottenessero tanto appoggio dalla popolazione, che li protesse con la più assoluta omertà, ospitandoli talvolta nelle proprie case e favorendone la fuga quando erano braccati. Leggi il resto

L’affare Crawford

A cura di Paolo Brizzi

Emmet Crawford
Emmet Crawford nacque il 6 Settembre 1844 a Philadelphia e si arruolò nel 71° Fanteria della Pennsylvania, partecipando alla guerra civile. Il 20 Maggio 1867 fu nominato Sottotenente del 39° Fanteria, servendo in Texas, e, alla fine del ’70, fu trasferito in Arizona al 3° Cavalleria. Nel ’72 operò sulle pianure e, il 20 Novembre 1875, ebbe uno scontro con gli indiani a Antelope Station, Nebraska. Il 17 Giugno 1876 patecipò alla battaglia del Rosebud come comandante di compagnia. Tornato in Arizona, Crawford fu nominato comandante militare a San Carlos nel Settembre 1882 e nella primavera seguente partecipò alla grande spedizione di Crook nella Sierra Madre, dove ebbe un ruolo chiave, tanto che a lui si dovette in buona parte il successo della campagna. Leggi il resto

Shuna The Legend

A cura di Sergio Mura

La locandina del film
Shuna The Legend è un film western. Non solo, per la verità, perché è ampiamente screziato con dosi di avventura, azione e dramma. Ma è certamente un prodotto western e, udite udite, è un western italiano. E già questo meriterebbe una bevuta generale al primo saloon della main street!
Il bravissimo Emiliano Ferrera, attore e regista ben noto lungo lo stivale, si è rimboccato le maniche ed ha iniziato a darci dentro dietro la macchina da presa per produrre un film western che guardi oltre l’oceano, tanto che i dialoghi sono registrati in lingua inglese e ancora non sappiamo se si riuscirà a trovare una valida distribuzione italiana.
Ve la dico tutta, purché il cinema italiano riesca a sfornare nuovi film western, siamo disponibili anche a sacrificare la lingua italiana e piegarci all’uso del resto del mondo di fruire dei sottotitoli. Sopravviveremo! Leggi il resto

La guerra della Contea di Lincoln

A cura di Omar Vicari

Gli Stati Uniti d’America sono stati da sempre terra di emigranti. Sin dai tempi dei Padri Pellegrini nel secolo diciassettesimo, milioni di emigranti si sono riversati in America per le più svariate ragioni.
Una volta sul suolo americano, inevitabilmente i nuovi arrivati si spingevano verso ovest, verso quelle terre vergini dove da secoli gli indiani cacciavano e vivevano.
Col tempo molti di questi avventurieri si stanziarono sul posto, domarono la natura avversa, combatterono e contesero la terra agli indiani e con la cocciutaggine che li contraddistingueva crearono grandi ranch per l’allevamento del loro bestiame. Erano i padroni assoluti di grandi appezzamenti terrieri e malvolentieri consideravano l’arrivo di nuovi coloni che reclamavano diritti su terre sino allora ritenute una proprietà esclusiva dei suddetti allevatori. Leggi il resto

Padre Kino, l’apostolo a cavallo

A cura di Enrico Emiltri

La statua di Padre Kino
Il cattolicesimo, si sa, non gode di buona fama negli Stati Uniti, innanzitutto perché ricorda le lunghe persecuzioni cui furono soggetti i protestanti (costretti ad emigrare in massa oltreoceano), poi per le strette connessioni con il colonialismo europeo (specie spagnolo), infine perché legato all’idea stessa di mafia (soprattutto irlandese ed italiana): eppure, sono molti i cattolici cui gli USA devono molto, quali, per es., Rodolfo Valentino, Fiorello La Guardia, Joe Di Maggio, i fratelli Kennedy, Mel Gibson e, da ultimo, Arnold Schwarzenegger.
Tra questi personaggi positivi vi è anche un missionario gesuita trentino, Padre Eusebio Francesco Chini, passato alla Storia come Padre Kino. La sua storia si snoda nei confini del vecchio west, anche se ne anticipa lungamente i tempi con la sua azione. Leggi il resto

Wild Bill contro Dave Tutt

A cura di Paolo Brizzi

Un giovanissimo Wild Bill
Il cinema di Hollywood ci ha sempre fatto credere che i pistoleri fossero come cavalieri erranti e i duelli venissero combattuti in modo “sportivo”, cavalleresco, uno di fronte all’altro. Nella realtà pochissimi furono i duelli combattuti tra eguali, a parità di condizioni.
Invece uno o l’altro potevano essere ubriachi, o inesperti, il che avrebbe potuto costar loro la vita; e a molti non veniva data la chance di difendersi, perchè venivano colpiti alla schiena. E il duello non era uno sport, ma solo il mezzo per disporre dell’avversario e ucciderlo. La velocità nell’estrarre l’arma aveva poca importanza nei veri duelli, come lo stesso Wild Bill riferiva a Nichols su “Harper’s”: “Sii sicuro e non sparare troppo in fretta. Prendi tempo. Ho conosciuto molti cadere per aver sparato troppo in fretta.” Leggi il resto

Quel giorno in cui Doc Holliday fu arrestato a Denver

A cura di Omar Vicari

Il grande Doc Holliday
Il 17 aprile 1882, più o meno al tempo in cui Wyatt Earp metteva fine alla sua vendetta e con la sua squadra raggiungeva Albuquerque, Bat Masterson veniva eletto marshal di Trinidad, la città del Colorado considerata la naturale porta di accesso per il New Mexico attraverso il Raton Pass. Soltanto il giorno prima, John Allen, un ex poliziotto aveva ucciso Frank Loving, un amico di Doc Holliday dei tempi di Dodge City.
Masterson aveva appena iniziato a stabilirsi in città quando Doc e Dan Tipton arrivarono da Albuquerque (New Mexico). La vendetta di Wyatt Earp per la morte del fratello Morgan si era consumata con qualche omicidio di troppo e, una volta in Colorado, Wyatt e Warren Earp, Doc Holliday, Texas Jack Vermillon, Turkey Creek Johnson, Sherman Mc Masters e Dan Tipton si salutarono e partirono per destinazioni diverse.
Wyatt e Doc si fermarono a Trinidad, il primo contento di rivedere Bat Masterson, il secondo di frequentare i saloon della città in compagnia di vecchi amici conosciuti nelle più disparate città del west. Leggi il resto

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