Gli indiani Menanquen

A cura di Armando Morganti

Poco sappiamo su questa popolazione, sulla loro identità etnica e sulla loro affiliazione linguistica, anche se alcuni termini simili sembrano essere delle varianti del loro nome, ma la cosa non è ancora stata accertata. Il H. E. Bolton li identificava, soltanto sulla base di alcuni registri missionari della San Antonio de Valero, nei quali si indicava che alcuni elementi del gruppo Menanquen, 4 adulti e 7 bambini, avevano vissuto nella missione durante il periodo 1741-55. 11 loro nome veniva ricordato in alcuni registri con il termine “Menanquen” in ben 19 documenti, con il termine “Menequen” in un solo documento, e con il termine “Menanque” in 4 documenti; il Bolton restava comunque convinto che la sola variante del loro nome fosse “Menenquen”. Vari documenti ritrovati in altre missioni riportavano ben due nomi che sembra fossero delle varianti del loro nome, uno era “Manam”, ricordato dal Damian Massanet nel 1690, come uno degli otto gruppi incontrati sul Fiume Guadalupe, probabilmente nell’area compresa fra Cuero e Seguin, gli 8 gruppi venivano ricordati in questo ordine: Tohaa (Tohaha), Toho, Emat (Emet), Cava, Sana, Panasiu, Apasxam (Apayxam) e Manam. Leggi il resto

Inferno Bianco

A cura di Sergio Mura

La copertina del DVD
Noi tutti conosciamo, da molti anni, Stefano Jacurti e lo stimiamo come grande appassionato ed esperto di storia della guerra civile americana e del west. Ma Stefano è anche un validissimo scrittore di romanzi e racconti western e un attore di teatro. Non ci ha sorpreso, dunque, di saperlo coinvolto in un film western ideato e girato in Italia. Sorprende un po’ scoprire che Jacurti se la cava molto bene anche con gli strumenti tipici della regia, sia pure insieme al notissimo Emiliano Ferrera.
Il prodotto coraggioso a cui Stefano ed i suoi amici hanno lavorato è disponibile in DVD ed è un bel film western con forti venature horror il cui titolo è “Inferno Bianco”. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a più riprese a tentativi di riportare in auge il genere western, miscelandone le note caratteristiche con spartiti presi in prestito da altri generi. Così nel cinema come nell’editoria e nei fumetti. Leggi il resto

Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood

A cura di Sergio Mura

Il “vecchio puma”, Stefano Jacurti, è tornato. Ed è tornato, naturalmente in libreria, alla grande con un nuovo libro western che più western non si può. Si tratta di “Avrei voluto essere ucciso da Clint Eastwood – Pensieri nel West”, una raccolta veramente brillante di ballate, poesie, pensieri, corti western che accompagna il lettore con grande naturalezza all’interno del west dell’autore, esplorandone il cuore e allargando la visuale fino a immaginarne i confini.
Attraverso le molte proposte western, Stefano Jacurti rivive e fa rivivere il suo grande amore per una delle figure ormai mitiche del genere western, Clint Eastwood, arrivando metaforicamente a volersi far “uccidere” da quel grandissimo attore e regista.
I pensieri nel West di Stefano sono ballate dove all’evocazione di un mondo selvaggio e dal grilletto facile, si uniscono le riflessioni sui sentimenti umani. Nel tamburo di una pistola che spara miele e cianuro sulla frontiera della vita, c’é la dedica a Clint Eastwood e a tutto il genere western che ha segnato la vita dell’autore. Leggi il resto

Cowboys & Aliens. Passa qui la rinascita del western?

Basato su una recensione di Mymovies.it

E’ già uscito negli Stati Uniti e in alcuni altri paesi il film western intitolato “Cowboys & Aliens” di cui si è fatto un gran parlare in quanto è atteso un buon successo e perché la critica si è espressa bene a più riprese, elogiando questa brillante trasposizione cinematografica di un fumetto. Noi tutti, appassionati del genere western, siamo qui a chiederci se è davvero possibile digerire la pillola, ossia se veramente la salvezza debba passare obbligatoriamente per la commistione tra generi diversi e per l’accostamento di elementi altrimenti impossibili anche da avvicinare idealmente.
Per carità, chi studia a fondo la storia del west sa perfettamente che episodi assolutamente “strani e straordinari” sono stati registrati dalla gente del west a più riprese. Solo che a quei tempi era complicato parlare di alieni, UFO o presenze dallo spazio. Leggi il resto

Nei film il west non è più selvaggio…

A cura di Javier Marías per La Repubblica

Non siamo nel Far West, spesso si legge o si sente dire. Sentimenti e comportamenti che fanno parte di un genere che ha dato vita a innumerevoli capolavori nel passato, oggi scandalizzano l´ipocrita massa mondiale dei benpensanti volenterosi.
Per quanto alcuni ottimisti insistano a dire, ogni tot anni, che il western è ancora valido o che il western è risorto, temo si tratti invece – e mi dispiace – di un genere quasi morto e sepolto, che appartiene ad altri tempi più ingenui, più innocenti, più emotivi e meno schiacciati o soffocati dall´atroce piaga del politicamente corretto. Eppure, ogni volta che esce un nuovo film western vado a vederlo, anche se ormai con poca speranza. Negli ultimi dieci anni, ricordo tre inutili remake di gran lunga inferiori ai loro modelli, che poi non erano proprio dei capolavori: Quel treno per Yuma, di James Mangold; Alamo – Gli ultimi eroi, di John Lee Hancock, e Il Grinta, dei fratelli Coen, tutti fatti in modo banalmente ripetitivo e senza convinzione, molto meno ispirati dei già poco perfetti originali di Delmer Daves, John Wayne e Henry Hathaway, rispettivamente. Leggi il resto

Charlton Heston, un viso da film western

A cura di Agostino Bono

Charlton Heston
Charlton Heston è stato un attore che ha caratterizzato il periodo d’oro della storia del cinema e che rimarrà per sempre nei ricordi della gente perché ha portato sullo schermo personaggi storici , eroici e dall’alta statura morale che tutti abbiamo amato ed apprezzato. In “Ben Hur” (William Wyler, 1959), nei panni del patrizio giudeo, caduto in disgrazia e che rimane pietrificato alla vista di Cristo, seppe trasformare la finzione in leggenda e ricavarsi un posto di assoluto rilievo negli annali della settima arte.
Al fisico imponente, la voce profonda e il volto scolpito nella pietra ha saputo unire una tecnica di recitazione sopraffina, appresa in lunghi anni di studio di arte drammatica che gli avevano reso familiare Shakespeare.
Attratto sin da ragazzo dal palcoscenico, apparve in numerose opere teatrali studentesche prima di immatricolarsi alla Northwestern University, ad Evanston, e interpretare due films in 16mm, “Peer Gynt (1941) e “Giulio Cesare” (1949). Leggi il resto