Il west di Emilio Salgari

A cura di Domenico Rizzi

Emilio Salgari
Anno di ricorrenze importanti, il 2011, quali il 150° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia e l’inizio della Guerra Civile Americana, due eventi che ebbero anche qualche personaggio in comune: Giuseppe Garibaldi, il conte Palma di Cesnola e Carlo De Rudio. Ma è anche il centenario della scomparsa di un grande narratore italiano di fama mondiale, che si tolse la vita il 25 aprile 1911. Dalla sua penna erano scaturiti personaggi come Sandokan, Tremal Naik, Kammamuri, la “Perla di Labuan” Lady Marianna, il Corsaro Nero, la sua amata Honorata Van Gould… Si chiamava Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgàri ed era nato a Verona il 21 agosto 1862 da padre veronese e madre veneziana. Con il tempo diventò celebre soltanto come Emilio Sàlgari, con questa alterazione di pronuncia nel cognome che pare fosse dovuta ad un errore del re Umberto I, il quale, concedendogli il titolo di Cavaliere della Corona d’Italia, lo salutò “Caro Sàlgari”, con l’accento sulla prima vocale anziché sulla seconda come sarebbe stato corretto. Leggi il resto

Le frontiere del cinema western

A cura di Domenico Rizzi

The Great Train Robbery
Il cinema western nacque ufficialmente nel 1903, con il cortometraggio “L’assalto al treno” di Edwin S. Porter, prodotto dalla Edison. In realtà, questo primato è sempre stato contestato da “Kit Carson”, diretto da Wallace Mc Cutcheon per conto della American Mutoscope & Biograph, una pellicola che raccontava, in 11 episodi, le immaginarie imprese del grande esploratore.
Agli inizi non si parlò di genere “western”, ma i primi lavori vennero classificati secondo denominazioni diverse. Quando la produzione raggiunse il suo apice, negli anni che precedettero la prima guerra mondiale – dal 1909 al 1915 vennero girati ben 700 film – la stampa e la critica introdussero una diversificazione che aveva come fondamento la tipologia dell’argomento trattato. Leggi il resto

Il popolo Lenape

A cura di Skawomdee

Un guerriero Lenape
Il ceppo tribale dei Lenape appartiene alla famiglia algonchina che abitava gli attuali stati di New York, New Jersey, Pennsylvania e Delaware. Questa tribù era conosciuta dai bianchi col nome di Delaware, nome dato, a causa di un malinteso, agli indiani Lenape che vivevano lungo le rive del fiume Delaware, il cui nome, a sua volta, deriva da Lord de La Warr, governatore della colonia di Jameston.
I primi bianchi che entrarono in contatto con i Lenape furono i quaccheri. Questi trattavano gli indiani con giustizia, come comandava il loro credo. I primi trattati che i Lenape stipularono con i bianchi furono abbastanza equi, però gli indiani li consideravano più permessi temporanei piuttosto che lasciti definitivi. Leggi il resto

South Dakota: nel segno del bisonte

A cura di Stefano Brambilla

Lo capisci solo quando sei lì, perché l’angolo sud-occidentale del South Dakota non è un punto come gli altri, nell’immensa geografia degli States. Prima è difficile. Prima non lo sai, che cosa ti aspetta, anche se hai studiato, ti sei documentato, ci stai andando per questa o quell’altra ragione, con gli amici che ti chiedono increduli “South Dakota? E che c’è da vedere in South Dakota?”
E tu stesso non ne sei totalmente convinto, che ne valga la pena. Poi arrivi al Custer State Park e già cambi idea. Fai un paio di chilometri di strada, sul far della sera, mentre le foreste di abeti filtrano gli ultimi raggi di sole, quando l’erba delle colline si cobra di quella luce rosata che fa gridare di gioia ogni fotografo, e ti pare che Noè abbia suonato l’adunata generale. Leggi il resto

Nativi d’America in lotta per l’acqua

A cura di Ennio Caretto

Nell’età dell’effetto serra i pellerossa americani hanno scoperto di possedere un nuovo tesoro, anzi il tesoro del futuro: l’acqua dei fiumi e dei laghi delle loro riserve, un bene preziosissimo. Ma come accadde nell’Ottocento alle loro terre, i bianchi – questa volta delle metropoli, non i coloni e le giubbe blu – tentano d’impossessarsene. Dopo più di un secolo è un’altra guerra tra il potere bianco e le oltre 500 nazioni indiane riconosciute legalmente in America, per fortuna mediata dal Ministero degli interni o combattuta nelle aule dei tribunali. Da cui però i pellerossa, attualmente vincenti, rischiano alla fine di uscire sconfitti.
Un caso esemplare è quello delle tribù Choctaw e Chickasaw della regione di Tuskahoma nell’Oklahoma, lo stato che a cavallo del 1900 fu un paradiso del petrolio. Le due tribù, che vi furono trasportate 175 anni dalle giubbe blu, di fatto in esilio, rivendicano la proprietà del grande Lago Sardis, famoso per la pesca. Leggi il resto

Misticismo indiano

Generalmente nei racconti sugli indiani, e soprattutto nelle fiction, gli aspetti religiosi sono messi in secondo piano.
Gli indiani vengono presentati certamente con le loro credenze religiose, ma queste sembrano non interferire poi troppo con le loro azioni, quasi che essi fossero un popolo “laico”.
In realtà, come per tutte le culture primitive, le credenze religiose (qualcuno potrebbe dire superstizioni, ma si tratta di punti di vista) sono sempre di fondamentale importanza.L’indiano, come molti altri primitivi, ritiene di essere in continuo contatto con il mondo degli spiriti ai quali parla e che gli parlano.
Il contatto avviene attraverso uomini che hanno ricevuti dei doni particolari. Leggi il resto

Maurizio Dotti, un amico di Farwest.it

Uno sketch western di Maurizio Dotti
Maurizio Dotti è uno dei più apprezzati disegnatori della famosissima “Scuderia Bonelli”. Anni e anni di tavole, di neri che riempiono i bianchi, di dettagli, di strepitosa vicinanza al vero, ci hanno fatto amare questo talentuoso disegnatore e autentico amico del west. Sì, “amico del west” è un modo più che corretto per definire Maurizio Dotti, dal momento che alla ben nota collaborazione con la testata western “Zagor”, viene affiancata una bella produzione di tavole a sé stanti, ambientate nel nostro periodo storico preferito. E non scordiamo, poi, la sua frequentazione con Tex, avviata con la famosa storia “Glorieta Pass”, scritta da Mauro Boselli, di cui il nostro amico ha realizzato le matite.
La speranza, nostra e di una moltitudine di appassionati del genere fumettistico western, è che qualcuno decida di distaccare per un po’ di tempo Maurizio Dotti presso lo staff di Tex Willer, alfine di soddisfare le aspettative della nostra platea. Leggi il resto

Gli indiani Tosawihi

A cura di Gianni Albertoli

Gli indiani Shoshone, conosciuti come “White Knife”, sono stati spesso al centro di grandi discussioni fra gli studiosi ma, ancor oggi, la maggior parte degli storici non li riconosce come una vera e propria realtà socio-politica. Questo è il caso di Julian Steward, una delle principali autorità etnografiche del Grande Bacino. Chiamati “Tosawihi” (“White Knife”, “Coltelli Bianchi”; o “Sharp-thing-for-shooting”), a causa dell’uso della selce bianca proveniente da una cava localizzata nei pressi dell’odierna Battle Mountain, questi indiani, appartenenti a vari gruppi affini, vennero così designati “White Knives”, specialmente dagli agenti indiani. L’identità etnica dei Tosawihi rappresenta comunque uno dei problemi più intriganti della Cultura del Grande Bacino. La selce usata dai Tosawihi veniva estratta a circa 30 miglia dalle Osgood Mountains, in una terra che rappresentava il confine naturale tra i Northern Paiutes e i Western Shoshoni. L’uso di questa selce è stato accertato che arrivava molto a nord, fino alle pianure del fiume Snake. Leggi il resto

Tex Willer, il romanzo della mia vita

La copertina del libro
Si parla spesso di commistione tra generi artistici diversi e anche stavolta, nel caso del secondo romanzo su Tex Willer, si parla di fumetti che si trasformano in libri. Quello in uscita è il secondo caso in cui il brillante e saggio Ranger del Texas lascia le nuvole parlanti per sperimentare le righe fitte di parole, ma il primo episodio (“Il massacro di Goldena”, scritto da Gianluigi Bonelli), lascia ben sperare.
Stavolta parliamo de “Il romanzo della mia vita”, un volume edito da Mondadori e firmato da Tex Willer in persona (in uscita il 12 aprile nelle librerie)! Come scrive Sergio Bonelli nella prefazione del libro, si tratta quasi di un ritorno ai tempi ingenui degli anni ’50, quando i lettori scrivevano in redazione rivolgendosi direttamente al Ranger, pensando che Tex esistesse davvero. Con questa iniziativa, infatti, abbiamo voluto tornare ai tempi “mitici”, agli albori del successo del personaggio bonelliano, immaginando che il nostro eroe sia realmente esistito e abbia deciso di raccontare in queste pagine la sua vita e le sue avventure. Leggi il resto