Il giorno di Custer

Su quanto accadde al Little Bighorn si è letto tutto ed il contrario di tutto. L’assenza di fonti “bianche” e la scarsa concordanza su certi fatti delle versioni “indiane” ha consentito ogni genere di congettura.La verità storica, dunque, và ricercata con difficoltà tra quanto ci è stato tramandato e quanto si sta scoprendo con minuziosi rilievi archeologici nella zona della battaglia.In questo libro l’autore non si limita a ricercare i molti “perché” che affollano la mente di ogni appassionato di storia del west, ma ricerca il vero profilo, umano e militare, del giovane “Generale” Custer, aiutandoci a scoprire un uomo che forse non è stato troppo pazzo ad attaccare da solo un campo indiano enorme. Leggi il resto

La lunga marcia dei Cheyenne verso l’esilio

Altra figura eminente tra i guerrieri pellerossa fu senza dubbio il Cheyenne Gambe di Legno (Wooden Legs), così chiamato per la sua incredibile resistenza al camminare.Gambe di Legno partecipò alla battaglia del Little Big Horn contro Custer e fu contattato dall’autore del libro, Thomas Marquis, allo scopo di ricostruire proprio quella battaglia.Ne nacque invece una sorta di racconto lunghissimo sulla vita dei Cheyenne prima di venire rinchiusi nelle riserve; un racconto vivissimo e dettagliato di tutti i fatti che riempivano le giornate della tribù negli anni che vanno dal 1855 al 1877 circa. Leggi il resto

Nativi: dopo il furto della terra, ecco i risarcimenti

A cura di Francesco Semprini

Dopo centotrenta anni è resa giustizia agli Indiani d’America. Il Congresso degli Stati Uniti sta per approvare un provvedimento che prevede il maxirisarcimento di 3,4 miliardi di dollari per la confisca illegale di terreni avvenuta nel 1880. In quell’anno, il governo americano, sotto la presidenza di Rutherford B. Hayes, decide di iniziare una sistematica opera di smembramento delle terre, oltre 40 milioni di ettari in tutto il Paese, dove per secoli avevano vissuto le tribù della Grande Nazione.
Gli appezzamenti vennero divisi in lotti dai 30 ai 60 ettari di cui i «Nativi americani» rimasero solo proprietari nominali visto che lo Stato si riservava ogni diritto di gestione e di sfruttamento delle risorse minerarie, energetiche e naturali, ma anche delle attività imprenditoriali, dando in cambio un compenso, talvolta misero. Leggi il resto

Il meglio di John Wayne

A cura di Domenico Rizzi

Speciale a puntate: 1) John Wayne, un gigante del cinema western 2) La lunga gavetta di John Wayne 3) John Wayne: la ripresa del western 4) John Wyane, attore ormai affermato 5) Altri film di John Wayne 6) Strada aperta per John Wayne 7) Il meglio di John Wayne 8) Strade diverse 9) Alamo, un trionfo a caro prezzo 10) Uomo d’azione 11) Eroe nell’ombra 12) Gli anni del cambiamento 13) Il lento declino 14) La solitudine dell’eroe

Sentieri Selvaggi – Nel ventennio che segue il secondo conflitto mondiale, il western riesce a raggiungere il suo livello più alto, per imboccare poi la fatale parabola discendente, una tendenza che sarà invertita dall’apparizione del filone italiano prima e dall’effimera rinascita del revisionismo più tardi.
Comunque, il 1956 è un anno veramente d’oro per il genere, che occupa una percentuale superiore al 30 % dell’intera produzione hollywoodiana e immette sul mercato appassionanti racconti quali “La tortura della freccia” di Samuel Fuller, “L’ultima carovana” e “Vento di terre lontane” di Delmer Daves. Leggi il resto

Una vita sul sentiero di guerra

Molti Trofei (Plenty Coups), uno degli ultimi capi della nazione Crow a conoscere il “vecchio modo” di vivere decise di raccontare la sua vita e quella della sua tribù da che ne aveva memoria (memoria orale della stessa tribù) a breve distanza dalla morte.

I Crow sono una tribù del nord ovest americano che a suo tempo era invidiata dalle altre per l’abbondanza della selvaggina dei luoghi nei quali la tribù cacciava.
In particolare ci fu guerra con i Sioux che gli contesero molti spazi, ma mai ci fu guerra con i bianchi perché i capi Crow, tra cui Molti Trofei, capirono subito che combattere i Wasicu avrebbe portato solo lutti e dolori. Leggi il resto

Zoologia di frontiera

A cura di Luca Barbieri

Mettetevi nei panni di uno zoologo di fine Ottocento e immaginatevi con il vostro salario mensile della Yale University, i vostri occhialini con lenti piccole e tonde, la vostra calvizie incipiente, e soprattutto il vostro taccuino sul quale segnare con una grossa V il nome dell’animale che stavate cercando una volta (finalmente!) visto con i vostri stessi occhi…
Perfetto.
Immaginatevi ora la stessa scena, ma dopo aver ascoltato un paio d’ore di chiacchiere da campo, intorno al falò scoppiettante di un bivacco, circondato da rudi montanari del Minnesota, da barbuti trapper del Montana o magari da chiassosi vaccari texani.
Avete focalizzato la scena? Leggi il resto