Le vivandiere della Guerra Civile
A cura di Renato Panizza
Marie Brose Tepe, detta “French Mary”
La figura della “vivandiera“, l’intrepida donna che porta il barilotto di liquore per rincuorare i combattenti con un sorso di acquavite e rischia la sua vita mescolandosi ai soldati per prestare loro i primi soccorsi, compare già nella Francia del XVII secolo e diviene in seguito personaggio caratteristico durante la Rivoluzione francese.
La vivandiera della metà del XIX secolo non deve essere confusa con una semplice aiutante che svolge mansioni varie, di cucina o di pulizia degli indumenti e del Campo; la vivandiera, che porta anche tabacco e rifornimenti di cibo ai soldati, è inquadrata ufficialmente nelle fila del Reggimento, veste una sua divisa di foggia femminile… e spesso è armata!
A quel tempo l’Esercito francese era considerato dai più come tra i migliori del mondo e non c’era Reggimento del Secondo Impero di Napoleone III che non disponesse, per dirsi veramente al completo, delle sue “figlie”, delle Vivandiere. Leggi il resto
Mary Fields, una donna forte nel Montana
A cura di Isabella Squillari
Sebbene sia stata una delle donne più incallite che abbiano mai lavorato in un convento, “Black Mary” si guadagnò il rispetto e la devozione di molti residenti della comunità di pionieri di Cascade, nel Montana, fino alla sua morte, che sopraggiunse nel 1914.
Mary Fields fu davvero molto amata, fu ammirata e rispettata in tutta la regione per aver trascorso la sua esistenza vivendo a modo suo in un mondo che pareva tutto contro di lei. In un tempo in cui, ovunque nel mondo, gli afro-americani e le donne di ogni razza avevano spazi di libertà veramente esigui, Mary Fields era più libera che molti uomini bianchi. Leggi il resto
Black Kettle (Pentola Nera)
A cura di Marco Chiornio
Un rarissimo ritratto di Black Kettle
Si hanno a disposizione solo poche note sulla vita del capo dei Cheyenne del Sud Pentola nera (????-1868), ma i suoi ripetuti sforzi per assicurare al suo popolo una pace dignitosa, nonostante le promesse non mantenute dall’uomo bianco e diversi attentati di cui fu vittima, ci fanno capire che grande condottiero sia stato e ci insegnano quanto fosse determinata la sua fiducia nella coesistenza tra la società dei bianchi e la cultura dei popoli delle pianure.
Pentola Nera visse nei vasti territori del Kansas dell’Ovest e del Colorado dell’Est, territori che secondo il Trattato di Fort Laramie del 1851 appartenevano al popolo Cheyenne.
A meno di dieci anni dalla firma dell’accordo, ad ogni modo, la corsa all’oro del Pikes Peak (1859), causò un enorme aumento della popolazione in Colorado, con una conseguente intensificazione degli insediamenti di bianchi in territorio Cheyenne. Leggi il resto
Il periodo d’oro
A cura di Domenico Rizzi
Segue da Il tesoro del west, da Il trionfo della leggenda e da L’ascesa del western
Con Max Brand ed alcuni scrittori suoi contemporanei il western entrò nella sua fase “industriale”, cioè di produzione su vasta scala che registrava un interesse sempre crescente da parte del pubblico.
Questa performance, se da un lato spinse il genere ai suoi massimi livelli quantitativi, finì a volte per penalizzarlo sotto l’aspetto qualitativo. Alla spontaneità dei “pionieri” della letteratura western dei primordi, si sostituì gradualmente il mestiere degli autori, che sfornavano le trame in rapidissima successione, talvolta senza badare eccessivamente ai contenuti. Parallelamente il cinema, che quasi sempre attingeva alle loro opere, diventò più selettivo e la critica non tardò a separare le pellicole cosiddette di “Serie A” dalle “B Movies”, che costituivano la maggior parte delle trame.
Tramontato il periodo in cui David Griffith, Thomas Ince e lo stesso Cecil De Mille cercavano di tenere alta la qualità del loro lavoro, subentrò un’invasione di western di discutibile fattura, realizzate a basso costo – generalmente con 4 o 5.000 dollari ciascuna – e con il solo scopo di proporre soggetti avventurosi che procurassero adeguati introiti. Leggi il resto
Le ceneri di Wyatt Earp
A cura di Omar Vicari
Le grandi collezioni, qualsiasi oggetto contengano, esprimono quasi sempre un qualcosa di misterioso. Probabilmente perché gli oggetti in questione sono appartenuti a uomini famosi la cui vita e le cui gesta sconfinano nella dimensione della leggenda.
Questa è la storia di una di queste collezioni.
John D. Gilchriese iniziò la propria raccolta che era appena un ragazzo, senza che disponesse di una pur minima somma di denaro.
La sua famiglia si stabilì a Los Angeles al tempo dei ruggenti anni venti, integrandosi nella comunità di “Mount Washington”. Leggi il resto
I guai dei Tohono dell’Arizona
A cura di Ennio Caretto
Una nazione indiana dell’Arizona, Tohono O’odham, è ostaggio dei narcotrafficanti messicani. Situata lungo 120 km di confine tra il Messico e gli Stati uniti, è diventata il corridoio della marijuana. I narcotrafficanti pagano 5 mila dollari ai pellerossa che si incaricano del suo trasporto, e ricorrono alla violenza contro quelli che inizialmente si rifiutano di farlo. Numerosi sono i Tohono che cedono al facile guadagnano, o si abituano alla droga. Nel 2009, nel territorio della nazione l’Fbi e la Dea, la Polizia federale e l’antidroga, hanno arrestato centinaia di indiani e sequestrato 150 tonnellate di marijuana. Ha detto Ned Norris, il capo dei Tohono: «Il narcotraffico è per noi una piaga come l’alcool e la disoccupazione».
Per secoli i Tohono, 28 mila persone circa, di cui 1.500 in Messico, si erano mossi liberamente sui due versanti del confine, in una regione desertica non lontana da Phoenix, la capitale dell’Arizona. Leggi il resto
South Pass
Grazie a Sergio Bonelli Editore
Esther McQuigg Morris
South Pass “è il West in un microcosmo: gli indiani, gli esploratori, i trappers, i minatori e gli emigranti. Tutti usavano questo passaggio attraverso le Montagne Rocciose.” Così scrive lo storico americano Gary Topping in un suo testo sulle Ghost Town.
Oggi, infatti, South Pass City (Wyoming) è solo una città museo, ben restaurata, con i suoi vecchi edifici compresi di mobilia d’epoca e le grandi costruzioni delle miniere, meta obbligata per i turisti appassionati del vecchio West.
Da quelle parti passò il grande scrittore Mark Twain che descrisse cosi il paesaggio incontaminato: “Negli occhi lo splendore del sole che spunta tra i picchi delle montagne illuminando ruscelli dopo ruscelli e cime dopo cime, come se un invisibile Creatore, incontrando vecchi amici ingrigiti, li volesse salutare con un sorriso.” Leggi il resto
La battaglia di Vicksburg
A cura di Mauro Cairo
La situazione strategica che andò delineandosi nella tarda estate del 1862 non era certamente rosea per le truppe federali. Solo pochi mesi prima i soldati unionisti erano alle porte della capitale confederata, Richmond, mentre ora era Washington ad essere seriamente minacciata: il generale Robert E. Lee aveva condotto una magistrale campagna militare in Virginia, costringendo il generale John Pope a ritirarsi, prima di batterlo duramente nella seconda battaglia di Bull Run. Dopodiché Lee attraversò il Potomac ad Harper’s Ferry e avanzò in Maryland: per lungo tempo sembrò che la sua pura abilità bastasse a compensare il grande vantaggio che il nord aveva in termini di materiali e risorse umane. Leggi il resto
Il bandito “Brazen Bill” Brazelton
A cura di Sergio Mura
Ai tempi del vecchio west le rapine alle diligenze erano una merce preziosa per i giornalisti. Eventi del genere gli consentivano di riempire per giorni e giorni le pagine dei loro giornali con resoconti che erano spesso folcloristici e a volte semplicemente inattendibili. D’altro canto questo tipo di divulgazione era esattamente quel che chiedeva certa gente, affascinata solo dalle cose esagerate.
Un fondo di verità c’era ed era la notizia, ossia la rapina alla diligenza di turno. Le diligenze erano un bersaglio ideale per i banditi che infestavano certe zone del far-west.
Per lunghi anni, intorno alla metà degli anni ’60 e in attesa di spostare l’attenzione sui treni, gli “out-law” bersagliarono ogni diligenza che sospettavano essere carica di denaro o ricchezze provenienti dalle zone minerarie. Leggi il resto
La fotografia di Cavallo Pazzo
A cura di Maurizio Biagini
La storia è rimbalzata dalle pagine della Gazette della città di Billings, stato del Montana, per approdare alla rete sul sito ufficiale del Parco Nazionale del Little Bighorn.
La vicenda prende spunto da un fatto di cronaca locale e si riallaccia alla ben nota polemica sull’autenticità di una foto che recentemente alcuni studiosi hanno attribuito a Cavallo Pazzo.
Come tutti gli appassionati della storia del west sanno, non esistono immagini ufficiali del grande leader militare Lakota, caso molto raro tra i grandi uomini delle tribù native, che in un modo o nell’altro hanno sempre lasciato alla storia traccia dei loro volti. Leggi il resto



