Guerrieri Lakota
A cura di Isabella Squillari e Giuseppe santini
“Quando i guerrieri scoprirono un grande villaggio di tepee nei pressi di una piccola insenatura nella zona delle Grandi Pianure…” Inizia così il racconto, frutto di lontani ricordi, di uno degli uomini che partecipò all’azione guerresca che segue “…era in corso una grande danza e al centro dello spazio dove si svolgeva la cerimonia, si ergeva un piccolo palo sul quale sventolava una bandiera indiana”. All’uomo balenò nella mente un piano. Lui insieme ad alcuni compagni ben addestrati si sarebbero staccati dal gruppo principale e avrebbero attaccato di sorpresa gli abitanti del villaggio. Essi avrebbero caricato a cavallo, attraversando “quella porzione di villaggio che era la più lontana dal raduno dei danzatori” e avrebbero fatto qualsiasi cosa fosse stata necessaria per aggiudicarsi l’onore di conquistare il vessillo nemico. Leggi il resto
L’eccidio di Galeana
A cura di Renato Ruggeri
James Kirker
Uno degli episodi più famosi, tragici e controversi nella storia del mercenario americano James Kirker fu il massacro di Galeana. Nel Maggio del 1846 il prefetto del distretto di Chihuauha, Felix Maceyra, stipulò con Kirker un nuovo accordo. James sarebbe stato il comandante dello Special Corps del governo del Chihuahua. Avrebbe potuto reclutare volontari quando voleva, ma compagnie armate del governo avrebbero potuto affiancare i suoi uomini, se lo si riteneva necessario.
Questa fu la prima volta in cui fu concesso a truppe dello stato di ricevere pagamenti per gli scalpi. Kirker avrebbe dovuto, inoltre, organizzare milizie locali, in modo che il popolo potesse partecipare alla guerra contro gli Indiani e beneficiare del suo carattere mercenario. Lo storico Ralph Smith scrive di non conoscere accordi specifici per il pagamento suo e dei suoi uomini. Leggi il resto
Silas Soule, un coraggioso al Sand Creek
A cura di Ermanno Bartoli
Silas Soule, capitano e maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, sincero abolizionista fin dalla più giovane età, al seguito di una folta pattuglia di volontari irregolari del Colorado comandata dal colonnello John Chivington prese parte al sanguinoso assalto al campo dei Cheyenne di Pentola Nera al Sand Creek (29 novembre 1864), ma in aperto contrasto con colui che fino a quel tempo gli fu amico ordinò ai suoi uomini di attraversare velocemente l’accampamento senza sparare. Il fatto che il capitano Soule non si fosse tirato indietro, magari passando il comando a un altro, fu di enorme importanza perché in quell’assalto ci fossero almeno dei superstiti. Leggi il resto
Jose Chavez y Chavez, hombre muy malo
Jose Chavez y Chavez
Jose Chavez y Chavez (1851-1924) è stato uno dei peggiori fuorilegge del New Mexico. Di lui si dice che abbia avuto origini messicane-americane e native americane. Di certo sappiamo che nacque nel 1851 a Valencia County nel New Mexico. E di certo sappiamo anche che Jose incarna abbastanza bene il miscuglio tra legge e fuorilegge che spesso si poteva rintracciare nel vecchio west americano.
Chavez y Chavez entrò a far parte della folta schiera di fuorilegge del west americano quando era ancora relativamente giovane, unendosi al gruppo di banditi di Billy the Kid.
Fu anche uno dei pochi indiani (o mezzosangue) a diventare un bandito; era orgoglioso di avere origini indiane e faceva vanto di rispettare la sua cultura e le credenze del suo popolo. Leggi il resto
La rapina al treno di Kinsley
A cura di Omar Vicari
Una rapina al treno
L’inverno nelle pianure del Kansas si presentava come al solito freddo e gelido e quel gennaio del 1878 non aveva fatto eccezione. A Kinsley, un piccolo assembramento di case a nord-est di Dodge City, la gente probabilmente era intenta ad affrontare il freddo intenso e non immaginava certo i guai che un pugno di fuorilegge avrebbero causato quando con le pistole in pugno arrivarono allo scalo ferroviario della città.
La banda in questione era condotta da Mike Rourke, un esperto del mestiere, autore di un certo numero di rapine andate a buon fine. Quella notte però le cose sembrarono andare per il verso sbagliato già dall’inizio. Il piano originale dei fuorilegge tra le cui fila spiccava il nome di Dave Rudabaugh, un desperado noto in tutto il west, prevedeva di bloccare il treno che proveniva da Dodge quando si sarebbe fermato al punto di rifornimento dell’acqua situato a diverse miglia a ovest di Kinsley. Leggi il resto
“No sabe!” La storia di Jimmy McKinn, rapito dagli Apache
A cura di Sergio Mura
Apache a San Carlos
Nulla nasceva dal nulla, neppure nella polverosa e assetata frontiera del sud-ovest americano. Nel 1875 gli Apache fronteggiavano tempi durissimi, attaccati dai bianchi da tutte le parti e costretti in zone sempre più remote, sempre più povere, sempre più impervie. Americani e Messicani stringevano “il popolo” in una morsa dalla quale fuggire era sempre più difficile e a cui reagire era sempre più costoso. In quell’anno tutti gli Apache a ovest del Rio Grande avevano ricevuto l’ingiunzione di trasferirsi senza esitazione nella riserva di San Carlos. Avevano dovuto abbandonare le loro terre natie per sempre e recarsi nei “40 acri d’inferno”, com’era definita quella brutta riserva nella parte centro-orientale dell’Arizona. Leggi il resto
Le Noël Huron (Canto di Natale degli Huron)
A cura di Anna Maria Paoluzzi
Natale tra gli Huron
Quest’inno fu scritto nel 1643 dal gesuita Jean de Brébeuf per la comunità di Huron da lui e altri convertita al cristianesimo.
Brébeuf, che visse tra gli Huron (Wyandot) tra il 1625-1629 e il 1634-49, morì ucciso, assieme al confratello Gabriel Lallemant, dagli Irochesi che avevano attaccato un villaggio Huron e la vicina missione di St. Ignace.
La traduzione italiana è stata condotta sulla versione inglese del linguista John Steckley (Teondecheron),più aderente all’originale Huron della notissima “Twas In The Moon of Winter Time” di Middleton.
In fondo all’articolo trovate un piccolo video in cui è possibile ascoltare dalla voce degli Huron questo Canto di Natale. Leggi il resto
Il Natale al tempo (duro) della Guerra Civile
A cura di Sergio Mura
Molte tra le tradizioni americane di Natale sono nate nel corso del XIX secolo. Paradossalmente, alcune tra le più rilevanti e durature sono venute a maturazione durante gli anni terribili della Guerra Civile, quando la violenza, il caos e la perdita dei beni personali sembravano in grado di soffocare completamente i cori natalizi.
Molti degli artisti di quel periodo, Winslow Homer, Thomas Nast, e Alfred Waud hanno realizzato numerose opere che testimoniano il diffondersi di quelle che oggi consideriamo serenamente delle tradizioni consolidate, come Santa Claus, gli alberi di Natale, lo scambio dei doni e le cartoline di Natale. Nast e Homer dipinsero scene del tempo della guerra civile in cui si viluppava la pratica dell’invio di pacchi regalo contenenti vestiti fatti in casa e cibo per i familiari al fronte.
Anche sul Natale la guerra civile ebbe un fortissimo impatto che lasciò molte conseguenze, non tutte spiacevoli e alcune durature. Leggi il resto
Il Natale nel vecchio west
A cura di Sergio Mura
Bambini davanti al caminetto
A partire dalla metà del 1800 la tradizione cristiana del Natale era ben diffusa anche nel vecchio west esattamente come la conosciamo oggi. Più o meno si usava decorare l’albero di Natale, fare i regali, aspettare Babbo Natale (Santa Claus), spedire qualche cartolina o lettera con gli auguri, trascorrere le festività in un clima di generale allegria e festa e divertimento.
E’ chiaro che c’era west e west! Chi viveva alla frontiera era costretto a limitare le attività festaiole per via delle diffuse esigenze della vita di ogni giorno; compresi i notevoli rischi e pericoli. Leggi il resto
L’ascesa del western
A cura di Domenico Rizzi
Segue da Il tesoro del west e da Il trionfo della leggenda
Dal 1896 esistevano le “pulp magazines”, che in un certo qual modo si potevano considerare eredi e continuatrici delle “dime novels”, già molto diffuse nell’Ottocento. Quelle dedicate al western non ebbero però un peso significativo fino al 1919, con la pubblicazione bimestrale illustrata del “Western Story Magazine”, edita da Street & Smith e diretta da Frank Blackwell. Dalla fine del 1920, il periodico assunse cadenza settimanale ed un formato standard di 128 pagine, che diventeranno poi 140.
Il successo fu subito evidente e si incrementò rapidamente, come dimostrano le cifre. Nel 1921, dopo appena due anni dalla sua nascita, le pulp raggiunsero una tiratura di 500.000 copie; otto anni dopo ne esistevano 14, calcolando solo quelle dedicate al western, dal “Lariat Story Magazine”, a “Cow-boy” a “True Western Stories”. Leggi il resto



