Gli indiani e i loro cani

A cura di Sergio Mura

Parliamo dei cani in uso presso gli indiani prima che si diffondesse il cavallo. I cani chiamati Hare o “cani degli indiani”, qualunque fosse la loro provenienza – dai gruppi tribali dell’Alaska fino alla punta più a sud del Sud-America – si assomigliavano sostanzialmente tutti.
Erano cani di taglia media, quindi non particolarmente grandi (avrebbero richiesto più cure e sarebbero stati troppo pesanti), né troppo piccoli (non sarebbero stati adatti al traino e al trasporto delle masserizie che gli indiani gli caricavano). L’uso prevalente era quello dei cani da soma o il trasporto di materiali vari di proprietà delle famiglie, ivi compresi i tepee (nelle pianure) che allora erano ben più piccoli dell’epoca del cavallo.
I cani venivano attaccati a un rudimentale travois sul quale si caricava legna, cibo, abbigliamento, e beni per la casa. Leggi il resto

Dario Modena: una galleria western

Dario Modena, pittore, nato nel 1952 a Milano, vive e lavora a Genova. Pittore ad olio su tela, autodidatta e appassionato della storia del West Americano, in particolare della cultura dei Nativi e della “wildlife”.
Approfondendo il suo interesse con alcuni viaggi negli USA, e dai dipinti del suo primo “eroe” C.M.Russell, inizia la propria attività, cercando di rappresentare sulla tela una sua visione delle tradizioni tribali, della cultura, la vita di tutti i giorni degli Indiani d’America, con lo sfondo dei maestosi paesaggi di quella meravigliosa terra. Leggi il resto

Gli indiani della Long Island

A cura di Armando Morganti

Gli indiani della Long Island (che gli olandesi chiamavano “Lange Eilandt”) avevano vissuto sulla loro splendida isola per migliaia di anni, ma la loro vita cambiò radicalmente quando giunsero i primi bianchi nel territorio, in particolare quando olandesi ed inglesi occuparono la penisola sud dell’isola.
Da allora tutto cambiò e gradatamente gli indiani furono costretti a cedere sempre più terre, così, nel 1764, un nativo della tribù Montauk (o Montaukett), di nome Silas Charles, scriveva una lettera a Cadwallader Golden, un Funzionario dello Stato di New York, firmandola con una “X”. L’indiano chiedeva un posto sicuro per la sua gente, ma la storia di New York non registra alcuna risposta del Golden, gli indiani del territorio, come al solito, “erano stati dimenticati”. Leggi il resto

La caccia agli animali da pelliccia

Un cacciatore
Nella storia del west la caccia organizzata agli animali da pelliccia fu alla base di gran parte delle esplorazioni di zone sconosciute ai bianchi, di una larga fetta dei primissimi contatti con i gruppi tribali che risiedevano nelle regioni occidentali degli attuali USA, di una forte incentivazione al movimento di massa che avrebbe caratterizzato, infine, gran parte del XIX secolo.
La Compagnia delle Pellicce delle Montagne Rocciose (Rocky Mountains Fur Company) nacque nel 1822 per iniziativa del Generale H. Ashley e di Andrew Henry, due mercanti di pellicce della regione di Saint Louis. Leggi il resto

Gli indiani nel territorio americano

Gli indiani hanno popolato il territorio degli attuali Stati Uniti (e non solo) adattandosi facilmente alle diversità climatiche e geografiche. In ogni zona hanno sviluppato modelli culturali, sociali ed economici diversi.

Regione artica
La regione artica (coste dell’Alaska e Canada settentrionale) è, per motivi climatici, un territorio scarsamente popolato, in cui l’agricoltura è praticamente impossibile: qui le popolazioni vivevano cacciando foche, caribù e, in alcune zone, balene. Durante l’estate abitavano in tende e in inverno in capanne costruite con blocchi di ghiaccio o blocchi di terra ricoperti di pelli. Leggi il resto

Jesse e Frank James, una storia familiare

A cura di Omar Vicari

Jesse James
Negli Stati Uniti di oggi o quantomeno negli Stati del profondo Sud, la gente tende a considerare Jesse James e il fratello Frank come due dei più grandi “eroi“ del folclore americano.
Questi “eroi“, seppure macchiati dei crimini più spaventosi, li ritroviamo nella storia di quasi tutte le nazioni e spesso essi vengono partoriti dalla mente popolare per giustificare farneticanti ingiustizie sociali (vedi l’esempio italiano del bandito Giuliano).
Nati lungo il confine tra il Missouri e il Kansas, figli di un ministro del culto Battista, Jesse e Frank James iniziarono il loro percorso nella leggenda combattendo durante la guerra civile nelle file confederate a fianco di personaggi come Quantrill e Bill Anderson.
Finita la guerra, le circostanze li spinsero a valicare i confini della legalità rapinando treni e banche, atti criminosi che lasciarono una scia di sangue interrotta solo dal piombo dei fratelli Ford. Leggi il resto

La questione Custer

A cura di Domenico Rizzi

Il personaggio
George Armstrong Custer, maggior generale onorario e tenente colonnello effettivo dell’esercito degli Stati Uniti, morì a Little Big Horn, Montana, il 25 giugno 1876, combattendo contro una coalizione di indiani Sioux e Cheyenne.
Aveva 36 anni, una bellissima moglie ed un passato avventuroso, che lo aveva portato alla ribalta durante la guerra di secessione e nelle campagne contro le tribù delle pianure. Le sue memorie, una serie di articoli scritti per la rivista “Galaxy”, vennero pubblicate subito dopo la sua scomparsa sotto il titolo “My Life on the Plains”, “La mia vita nelle pianure”, un libro che molti storici del West non hanno sicuramente mai letto con la necessaria attenzione. Esso contiene anche un’accurata descrizione degli usi e costumi dei Pellirosse e Custer esprime apertamente il suo giudizio su queste popolazioni, andando contro la tendenza di molti politici, militari e persone comuni della Frontiera che consideravano i nativi soltanto come una razza da sterminare. Leggi il resto

La fine della frontiera

Sulla fine del west esiste una data ben precisa. Nel 1890, infatti, ci si mise di buzzo buono l’Ufficio Statistiche statunitense a dichiarare che “la frontiera è finita.” E formalmente si trattava di un’indicazione appropriata, formalmente, dato che non esisteva più l’esigenza di tracciare una linea di separazione tra le terre ormai colonizzate e quelle ancora da conquistare. Formalmente.
Eppure, ancora nel 1893 si assegnavano terre “libere” a chi aveva voglia di colonizzarle. Fu questo il caso dell’Oklahoma, ex Territorio Indiano, di cui ben 6 milioni di acri furono destinati ai coloni dal 1893 al 1911, sottraendoli agli indiani ai quali erano stati attribuiti. Leggi il resto

La prima guerra dei Seminole

A cura di Renato Ruggeri

Quando la guerra del 1812 finì, gli Inglesi lasciarono un forte lungo la riva del fiume Apalachiola, in Florida. Era a circa 60 miglia sotto il confine degli Stati Uniti. Il forte era ben fornito di armi e munizioni, compresi alcuni cannoni. I neri liberi, discendenti da schiavi fuggiaschi, erano vissuti in questa regione per generazioni. Subito fecero del forte il loro quartier generale. Le loro fattorie e le terre coltivate si allungavano per 50 miglia lungo il fiume. Più di 300 neri, inclusi le donne e i bambini, lo popolavano, mentre un altro migliaio viveva nella regione circostante. Fort Negro, come fu chiamato, offriva il riparo delle sue mura agli schiavi che fuggivano dalle piantagioni della Georgia e dell’Alabama. Leggi il resto

Where’s Doc, dove si trova Doc Holliday?

A cura di Omar Vicari

Doc Holliday
Ci sono molti misteri e leggende legati all’epopea del vecchio west e a molte mitiche figure che ne hanno fatto la storia.
Uno di questi misteri è quello concernente il posto dove è stato sepolto il dr. John H. Holliday, noto sulla frontiera col nome di “Doc”.
E’ noto a tutti, almeno da ciò che è stato scritto, che Holliday è stato sepolto lo stesso giorno della sua morte presso il “Linwood Cemetery” di Glenwood Springs in Colorado.
Una cosa è certa, Doc effettivamente morì a Glenwood Springs, ma ancora oggi non è del tutto certo che il suo corpo si trovi in quella città del Colorado. Leggi il resto

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