Il Monte Graham e gli interessi scientifici
A cura di Elena Pepe
Una vecchia foto del Monte Graham
Nel lontano 1978, in un particolare momento di grazia, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato la “Legge sulla libertà religiosa” dei Nativi Americani, definiti “popolazioni autoctone degli Stati Uniti. Da quel momento i diritti a esprimere liberamente la propria religiosità dovrebbero essere preservati e tutelati. Nei fatti la legge si è rivelata largamente inefficace e comunque, in massima parte inapplicata. Per citare un esempio, molti luoghi considerati sacri per le varie tribù sono stati devastati dalla speculazione edilizia, espropriati frettolosamente e destinati allo sfruttamento minerario o sono stati riservati, previo massiccio disboscamento, alla ricerca scientifica. Leggi il resto
Archeologi al Little Big Horn
A cura di Cesare Bracchi
Il ritrovamento di un bossolo
Il primo a riconoscere il valore potenziale dell’archeologia storica sul campo di battaglia di Little Big Horn fu il Sovrintendente Edward Luce che negli anni ’40 pensò di organizzare i primi scavi. Tuttavia gli eventi della II Guerra Mondiale ebbero il sopravvento su qualsiasi iniziativa e l’idea fu accantonata.
Solo nel 1958, ad opera di 2 archeologi, iniziarono finalmente gli scavi nella zona della collina di Reno-Benteen. Questi lavori portarono alla luce parecchi manufatti che contribuirono a identificare con certezza l’area nella quale i soldati si trincerarono per difendersi dall’assedio degli indiani. Leggi il resto
Donne indiane
Donne indiane a cavallo
Negli anni Settanta dell’Ottocento, durante un ricevimento di indiani alla Casa Bianca, il capitano dell’esercito americano Clinton Poole, colpito dal contrasto tra le donne bianche presenti alla cerimonia e quelle pellerossa, osservò: “Le prime sono flessuose e aggraziate, dalle forme eleganti, dai lineamenti sottili, degne compagne dei loro uomini; le seconde goffe e pesanti, dai tratti rozzi e sciupati dal lavoro; serve e schiave dei loro mariti.” Erano le considerazioni non astiose di un uomo del XIX secolo che, generalmente, potevano rispettare una concezione ed una percezione allora piuttosto diffuse. Leggi il resto
Custer, sconfitto anche dal fango della corruzione
A cura di Domenico Quirico
Custer e sua moglie, Libbie
Sullo sfondo c’erano una tangentopoli della Frontiera con nomi eccellenti compreso il presidente, e la battaglia per la Casa Bianca combattuta cento anni fa come oggi a colpi di immagine, giornali compiacenti e soprattutto scandali.
Quel mattino del 25 giugno del 1876 le giacche blu del 7° Cavalleria che galoppavano verso il Little Big Horn non sapevano che la battaglia era gia’ iniziata da un pezzo. E non tra le colline nere sacre agli sioux, ma nei corridoi dei palazzi del potere a Washington.
Erano tempi inquieti per l’America che sembrava aver imboccato la strada di un boom economico senza fine. In Borsa i titoli, soprattutto quelli delle società ferroviarie come la Union Pacific e la Northern Pacific salivano alle stelle, arricchendo legioni di “yuppies” avidi e spregiudicati. Leggi il resto
Inkpaduta
A cura di Cristiano Sacco
Ritratto di Inkpaduta
Inkpaduta nacque verso il 1815 nel Sud Dakota, a Wanton River, dalla gente dakotah chiamata Wahpekute. Suo padre, di nome Wamdesapa, era uno dei capi minori dei Wahpekute, sua madre veniva dalla gente Lower Sisseton.
Crebbe tra le pressioni cui erano sottoposti i Dakotah, da una parte esercitate dai coloni bianchi e dai trattati per l’acquisto delle loro terre, e dall’altra dai Chippewa, armati dai commercianti bianchi con fucili, per cui questi indiani vennero sospinti sempre più verso ovest.
Dopo la sottoscrizione del trattato del 1825, che limitava il territorio dei Wahpekute, Wamdesapa, uno tra i più accesi oppositori a questo patto, si stabilì sul Vermillion River e nel 1828, durante un litigio, uccise Tasagi, il capo dei Wahpekute. Leggi il resto
Bakeitzogie, detto Dutchy
A cura di Paolo Brizzi
Secondo Henry Daly, responsabile delle salmerie, Dutchy era un ubriacone, un ladro e un assassino. Invece Britton Davis scrisse: “Tra i miei scout Dutchy era così chiamato per il viso dall’aspetto tedesco e diventammo presto amici.”
Nel marzo 1880 Dutchy fu arruolato come scout a San Carlos diventando parte della compagnia del tenente Maney, di stanza a Fort Cummings.
Secondo il Tenente Hanna, Dutchy era un fratello di Chihuahua, anche se probabilmente era solo un suo parente. Altre 3 compagnie di scout furono impiegate nella campagna contro Victorio. Leggi il resto
Gli irriducibili Seminole delle Everglades
A cura di Renato Genovese
Everglades, terra di fiumi, di paludi, di canali che vanno a perdersi tra isole di giunchi, macchie di cipressi e fitti intrecci di mangrovie. Everglades, terra di silenzi inquietanti spezzati dai richiami degli animali, dal ronzio delle zanzare e dal sibilo dei serpenti, dagli splendidi colori delle orchidee e delle farfalle che si stagliano sullo sfondo di un’immensa macchia verde. Ma, soprattutto, Everglades, terra di fuggiaschi. Eh sì, perché fu qui, in questa distesa di acquitrini impraticabili, che, a partire dall’inizio del Diciottesimo secolo, andarono a rifugiarsi molti gruppi di profughi della nazione Creek, indiani che, rinnegando le proprie origini, avevano adottato il nome di Seminoles, un termine che, per l’appunto, significa “uomini liberi, selvaggi, irriducibili”. Leggi il resto
I Sioux
Guerrieri Sioux
Come in altri casi di tribù indiane, il nome con cui ci siriferisce a un popolo è diverso da quello con cui quel popolo si riferisce a se stesso. Così, il termine “Sioux” trae origine dal termine “piccolo serpente”, usata con volontà dispregiativa dagli Algonchini per additare le popolazioni che vivevano nelle grandi pianure centrali degli Stati Uniti e del Canada Meridionale, fra il fiume Platte fino al monte Heart e dal Missouri fino alle montagne chiamate Big Horn.
L’appellativo prese a diffondersi quando alcuni esploratori francesi chiesero a un indiano Chippewa (i Chippewa erano tradizionali avversari dei Sioux) il nome della gente che popolava quelle terre. Leggi il resto
Tutti i racconti western
Piste polverose che solcano il deserto. Cappelli Stetson calcati sugli occhi. E fucili a canne mozze, canyon, saloon, corral – e sceriffi, cowboy, cavalleggeri. Apache. È questo il mondo che Elmore Leonard esplorò negli anni Cinquanta, fin dal suo esordio con La pista apache: alcuni indiani ribelli e un blanco, Travisin, che per vincerli usa non tanto le armi, quanto l’intelligenza e una lealtà tale da guadagnargli il rispetto anche dei nemici. Sono cosí, gli eroi di Leonard. Uomini che vincono non solo perché sparano meglio, ma perché combattono con coraggio, pazienza e correttezza. Anche se non sono modelli di virtú – come Pete Given, che in Dietro le sbarre entra in prigione ubriaco e ne esce vicesceriffo dopo aver impedito un’evasione; o perfino se sono destinati a diventare dei farabutti – come Bobby Valdez, che in Buoni e cattivi non riesce a salvare un uomo da una falsa accusa e, da tutore della legge, si trasforma in bandito. Leggi il resto
Kid Curry, la tigre del Mucchio Selvaggio
A cura di Omar Vicari
Kid Curry
Molti libri sono stati scritti sulla vita di Harvey Logan, alias “Kid Curry”, certamente il componente più pericoloso del “Mucchio Selvaggio”, la banda più organizzata negli Stati Uniti a cavallo tra la fine otto e l’inizio novecento che faceva capo a Butch Cassidy.
Alcuni dati che possiamo leggere su qualcuno di questi libri circa sua origine sono poco attendibili. Grazie a ricerche di tipo “genealogiche”, è stato comunque possibile per gli storici ricostruire un quadro più veritiero. Kid Curry nacque da William H. Neville Logan e da Elisa Jane Johnson nel 1867 nella contea di Tama nell’Iowa. Il suo nome per esteso era Harvey Alexander Logan.
Nella stessa contea nacquero anche gli altri suoi fratelli e la sorella Arda Alma. Leggi il resto



