La scienza nei duelli del far-west

A cura di Luca Barbieri

Un duello
Nominare il fisico danese Niels Bohr in un articolo sul Far West è un esercizio acrobatico non indifferente, e farlo poi con senno e criterio e non a caso, come se fosse un qualunque immigrato europeo fortunosamente diventato ad esempio Marshal di Fort Worth, ha un che di miracoloso. Ma tutto ha una spiegazione, e ora vedremo quale.
Mentre studiavo sui banchi del Liceo le teorie di Niels Henrik David Bohr, fisico e matematico danese, nobel nel 1922 (un solo nobel pare anche poco per così tanti nomi tutti insieme…), mai più me lo sarei immaginato chiuso in un laboratorio scandinavo a inscenare finti duelli con i suoi seri e compassati colleghi; ma le cose andarono proprio così. Leggi il resto

Little Big Horn: Custer vinto dai cecchini?

134° anniversario della battaglia di Little Big Horn (25-06-1876 / 25-06-2010)

A cura di David Keys

Una delle più famose battaglie del Nordamerica Little Big Horn non è stata la gloriosa, disperata resistenza che vuole la leggenda. Dopo dieci anni di ricerche archeologiche e storiche, un gruppo di studiosi americani ha concluso che il battaglione del generale Custer si è semplicemente disgregato, provocando così la sua fine.
Il libro “Archeologia, Storia e l’ ultima battaglia di Custer” (di Richard Fox, University Oklahoma Press) offre la prova archeologica ricavata dal campo di battaglia 750 pallottole 450 bossoli, 9 punte di frecce, tre pezzi di pistola, una ventina di bottoni e una certa quantità di ossa, appartenenti ad almeno 33 uomini che non c’ è stata resistenza all’ ultimo sangue e probabilmente neppure un combattimento corpo a corpo su quella che, dal giorno della battaglia, è diventata per tutti la Collina dell’ Ultima Resistenza. Leggi il resto

Il destino della famiglia di Wyatt Earp

A cura di Omar Vicari

I fratelli Earp
Nelle prime ore di una mattina di gennaio del 1929 un vecchio di 81 anni moriva serenamente nel sonno nella sua casa di Los Angeles. La notizia di per se non fece molto scalpore visti i problemi di quegli anni in America relativi al crollo della borsa e alla conseguente crisi economica. Ma quell’uomo che cinquant’anni prima era stato il protagonista, in una sperduta città dell’Arizona, della più famosa sparatoria della storia del west, era destinato a diventare una leggenda indelebile nel panorama americano.
Il suo nome era Wyatt Berry Stapp Earp, il leone di Tombstone. Sulla sua vita e le sue gesta sono stati versati fiumi di inchiostro mentre assai poco si conosce sulla vita della persone che gli furono accanto e che in un modo o nell’altro condizionarono le vicende del leggendario marshal. Leggi il resto

Le ceneri di Wyatt Earp

A cura di Omar Vicari

Le grandi collezioni, qualsiasi oggetto contengano, esprimono quasi sempre un qualcosa di misterioso. Probabilmente perché gli oggetti in questione sono appartenuti a uomini famosi la cui vita e le cui gesta sconfinano nella dimensione della leggenda.
Questa è la storia di una di queste collezioni.
John D. Gilchriese iniziò la propria raccolta che era appena un ragazzo, senza che disponesse di una pur minima somma di denaro.
La sua famiglia si stabilì a Los Angeles al tempo dei ruggenti anni venti, integrandosi nella comunità di “Mount Washington”. Leggi il resto

I guai dei Tohono dell’Arizona

A cura di Ennio Caretto

Una nazione indiana dell’Arizona, Tohono O’odham, è ostaggio dei narcotrafficanti messicani. Situata lungo 120 km di confine tra il Messico e gli Stati uniti, è diventata il corridoio della marijuana. I narcotrafficanti pagano 5 mila dollari ai pellerossa che si incaricano del suo trasporto, e ricorrono alla violenza contro quelli che inizialmente si rifiutano di farlo. Numerosi sono i Tohono che cedono al facile guadagnano, o si abituano alla droga. Nel 2009, nel territorio della nazione l’Fbi e la Dea, la Polizia federale e l’antidroga, hanno arrestato centinaia di indiani e sequestrato 150 tonnellate di marijuana. Ha detto Ned Norris, il capo dei Tohono: «Il narcotraffico è per noi una piaga come l’alcool e la disoccupazione».
Per secoli i Tohono, 28 mila persone circa, di cui 1.500 in Messico, si erano mossi liberamente sui due versanti del confine, in una regione desertica non lontana da Phoenix, la capitale dell’Arizona. Leggi il resto

La fotografia di Cavallo Pazzo

A cura di Maurizio Biagini

La storia è rimbalzata dalle pagine della Gazette della città di Billings, stato del Montana, per approdare alla rete sul sito ufficiale del Parco Nazionale del Little Bighorn.
La vicenda prende spunto da un fatto di cronaca locale e si riallaccia alla ben nota polemica sull’autenticità di una foto che recentemente alcuni studiosi hanno attribuito a Cavallo Pazzo.
Come tutti gli appassionati della storia del west sanno, non esistono immagini ufficiali del grande leader militare Lakota, caso molto raro tra i grandi uomini delle tribù native, che in un modo o nell’altro hanno sempre lasciato alla storia traccia dei loro volti. Leggi il resto

L’addio al telegrafo chiude un capitolo del west

A cura di Sergio Mura da un articolo di Kathy Weiser

Un telegrafo
Pochi anni fa, era il 2006, si è chiusa per sempre un’era, quella del telegrafo. E con essa, però, si è chiuso per sempre un altro bel capitolo della storia del west. Sono pagine, queste, che dispiace a tutti noi di dover voltare; nessuno lo vorrebbe, ma le dure leggi dell’economia e della finanza impongono il rispetto delle corrette proporzioni tra domanda, costi e offerta. E così, le ultime sequenze di punti, tratti e silenzi, hanno definitivamente mandato in pensione il telegrafo, i “fili parlanti”, come talvolta li chiamavano gli indiani. Il 27 febbraio del 2006, dunque, segna la fine di un lunghissimo cammino della comunicazione tra esseri umani e questa fine l’ha firmata la Western Union con un ultimo, conclusivo telegramma. Leggi il resto

Il sacco delle riserve indiane

A cura di Sabina Morandi

E’ cominciato tutto nel 2003 con una turbina eolica da 750 chilowatt costruita dai Sioux della riserva del Rosebud nel South Dakota. Il vecchio sogno di un capitalismo ecologico sembrò incarnarsi in quell’accordo transcontinentale «in cui tutti ci guadagnano» scrisse entusiasta il Business Journal, aggiungendo che il progetto consentiva «di combattere contro il riscaldamento globale producendo energia pulita e, al contempo, di aiutare i nativi americani».
In effetti, nel sottosuolo delle riserve indiane di occasioni di profitto ce ne sono parecchie: secondo il Dipartimento degli Interni nelle viscere dei territori tribali potrebbero esserci 54 miliardi di tonnellate di carbone, 38 trilioni di piedi cubi di gas naturale e 5,4 miliardi di barili di petrolio, circa il 35% delle risorse fossili degli Stati Uniti secondo l’Indigenous Environmental Network. Leggi il resto

Memorial di Cavallo Pazzo, si procede

Grazie a NativiAmericani.it

Hanno usato nuovamente la dinamite sulla montagna, l’altro giorno. Presso il Crazy Horse Memorial, sulle Black Hills, 4.400 tonnellate di granito sono esplosi schiantandosi su una pila crescente di macerie. Un’eruzione di polvere ha strappato con uno strattone tutta la montagna come una cerniera. C’è stato un lampo, poi un boom che hanno sentito migliaia di persone per tre quarti di miglio di distanza, poi l’applauso. E’ stata una delle più grandi esplosioni del progetto che ha visto un sacco di esse in 60 anni, anche se dopo la montagna sembrava praticamente la stessa. L’intaglio di questo picco in South Dakota per un ritratto a cavallo di Crazy Horse, il grande capo Sioux, è in corso dal 1948. È un lavoro lento. Dopo tutto questo tempo, solo il suo volto è completo. Il resto, il petto largo e i capelli sciolti, il braccio teso, il suo cavallo, è ancora avvolto nella pietra. Leggi il resto

Where’s Doc, dove si trova Doc Holliday?

A cura di Omar Vicari

Doc Holliday
Ci sono molti misteri e leggende legati all’epopea del vecchio west e a molte mitiche figure che ne hanno fatto la storia.
Uno di questi misteri è quello concernente il posto dove è stato sepolto il dr. John H. Holliday, noto sulla frontiera col nome di “Doc”.
E’ noto a tutti, almeno da ciò che è stato scritto, che Holliday è stato sepolto lo stesso giorno della sua morte presso il “Linwood Cemetery” di Glenwood Springs in Colorado.
Una cosa è certa, Doc effettivamente morì a Glenwood Springs, ma ancora oggi non è del tutto certo che il suo corpo si trovi in quella città del Colorado. Leggi il resto

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