Pawnee Killer (Oglala Sioux)

A cura di Sergio Mura e di Anna Maria Paoluzzi

Il volto di Pawnee Killer
Pawnee Killer (Scili Kte) è stato un valido e forte guerriero Oglala Sioux di cui si sa abbastanza poco.
Di certo vi è che visse la sua esperienza di guerriero nel periodo più intenso dello scontro tra la civiltà dei bianchi che avanzava, sia pure con una certa difficoltà, e la cultura dell’uomo rosso che provava a difendersi.
Pawnee Killer non era un vero e proprio capo, quanto piuttosto un leader di guerra, uno di quei guerrieri a cui venivano affidate le imprese guerresche di una banda o di una tribù. Apparteneva alla banda di Little Wound che stazionava abbastanza di frequente nelle regioni meridionali del fiume Platte. E in quelle zone gli Oglala guidati da Little Wound e Pawnee Killer si trovavano talvolta ad essere protagonisti di episodi guerreschi contro i bianchi.
Il nome della banda di Pawnee Killer “Shkokpaya” – noto anche con la variante ortografica Skokpaya – (“Basin” – in senso geografico) è riportato da un elenco compilato da John Colhoff (White Man Stands in Sight) nel 1949. Leggi il resto

Toro Seduto, uomo sacro dei Sioux

124° anniversario dell’uccisione di Toro Seduto (15-12-1890 / 15-12-2014)

Toro Seduto fu capo e uomo sacro per gli Hunkpapa Lakota e sotto la sua guida si radunarono tutti i Sioux nella disperata lotta per la sopravvivenza nelle pianure settentrionali.
Toro Seduto fu per tutta la vita assai insofferente nei confronti dello strapotere militare degli americani e delle loro promesse continuamente rinnegate.
Nato nel 1831 nel Grand River, nell’attuale Sud Dakota, nel luogo che i Lakota chiamavano “Many Caches” per via del gran numero di depositi sotterranei di cibo, Toro Seduto venne chiamato Tatanka Iyotanka intendendo in questo modo un buffalo seduto imbronciato.
Avrebbe portato questo nome per tutta la vita.
Da giovane, Toro Seduto divenne uno dei capi della società guerriera dei Cuori Forti e, più tardi, un membro importante dei Mangiatori Silenziosi, un gruppo che si occupava del benessere della tribù. Leggi il resto

La terribile avventura della Carovana Donner

A cura di Sergio Mura

A partire dalla metà del XIX secolo sia la terra che le opportunità di crescita e arricchimento erano diventate abbastanza scarse, quando non inconsistenti, in tutti gli stati orientali degli USA.
Le epidemie di colera erano diventate una costante in molte città dell’est, sovrappopolate e con una cultura dell’igiene giocoforza abbastanza limitata.
Fu proprio allora e in queste miserande condizioni, che le classi sociali meno abbienti, ma incredibilmente anche molti della borghesia, iniziarono a gettare uno sguardo più che speranzoso verso l’Ovest, il West, la frontiera, con tutti i suoi richiami di avventura, spazi illimitati, ricchezza diffusa e a portata di mano e possibilità di rigenerarsi in una nuova, emozionante vita. Migliaia di persone decisero perciò di trasformarsi in pionieri e iniziarono ad imballare e impacchettare tutti i propri averi, pochi o molti che fossero, a stiparli all’interno di un qualsiasi mezzo di trasporto e muoversi con decisione verso il proprio sogno. A Ovest!
George Donner, un agricoltore 65 anni, invece di pensare a godere della piccola agiatezza in cui viveva, era tra quelli che spiccavano per il desiderio degli spazi infiniti del west di cui aveva sentito parlare. Leggi il resto

Le armi corte nell’epopea del west

A cura di Nino Polimeni

L’influenza della cultura americana nel secondo dopoguerra ha fatto sì che anche in Italia si sia conosciuta la storia del west. Sotto quella spinta “a stelle e strisce”, ha anche inizio una prolifica produzione di fumetti ed una massiccia importazione di film ambientati nei suggestivi paesaggi dell’Ovest americano (grandi produzioni, ma anche molti “B” movies), dove eroi senza macchia e senza paura scorazzano per la prateria in groppa ai loro fedeli cavalli e con le loro infallibili Colt fanno trionfare la legge e la legalità. E’ stato così che molti di noi ragazzi si ritrovano ad essere coinvolti da quelle particolari avventure legate al mondo della frontiera ed all’epopea del selvaggio West.
Logicamente, inquadrare quell’epopea sotto un obiettivo più disincantato e maggiormente attinente ai fatti avvenuti, comporta un notevole ridimensionamento ed una spassionata revisione anche di alcune leggende e di alcuni mitici personaggi della tradizione popolare, ma vi sono delle realtà che restano intangibili ad ogni verifica storica e lasciano tuttora una sensazione particolare nel nostro animo. Leggi il resto

Banditi del Wyoming, la storia di Jim McCloud

A cura di Omar Vicari

Jim McCloud
Alle ore 8,35 della mattina del 4 giugno 1946 (….sembra ieri), un vecchio saliva a bordo di un autobus a Dallas nel Texas. Il vecchio, in male arnese e dai lineamenti emaciati, iniziò a parlare ad alta voce alle persone presenti. Iniziò a raccontare la sua vita, a rivelare quanti anni avesse passato all’interno di una prigione. Nessuno dei presenti fece caso a quell’uomo forse perché ognuno pensava ai fatti propri o forse perché quel vecchio, come spesso succede, fu preso per un pazzo. La gente non poteva immaginare chi fosse quell’uomo, eppure tanti anni prima quel vecchio era stato protagonista di una fuga rocambolesca assieme al famoso Tom Horn.
Ora stava diventando cieco e una delle sue gambe che un tempo gli avevano permesso di correre velocemente per le strade di Cheyenne (Wyoming) durante quel tentativo di fuga, gli era stata amputata appena sotto il ginocchio. Leggi il resto

La miniera perduta degli Olandesi

A cura di Josephine Basile

Jacob Waltz
La storia Americana è piena di episodi di scoperte di giacimenti auriferi, ma nessuna risulta tanto misteriosa come quella della Miniera Perduta degli Olandesi, situata in qualche luogo delle inospitali Montagne Superstition (Arizona), l’antica sacra terra dei Western Apache. A quanto pare, furono gli Apache i primi a scoprire la miniera, molto tempo prima dell’arrivo dell’uomo bianco. Ma con il trascorrere del tempo, alcuni Apache mostrarono il giacimento aurifero a qualche missionario spagnolo; inevitabilmente, i racconti circa la miniera, dalla quale si poteva estrarre oro a mani piene, si divulgarono in seguito, facendo parlare e sognare molte persone.
Tempo dopo furono molti gli uomini che, con esito positivo, arrivarono a localizzare la ricca miniera, fino a che, anni piu tardi, questa divenne proprietà di un ricco spagnolo, Don Miguel Peralta. Leggi il resto

Il destino della famiglia di Wyatt Earp

A cura di Omar Vicari

I fratelli Earp
Nelle prime ore di una mattina di gennaio del 1929 un vecchio di 81 anni moriva serenamente nel sonno nella sua casa di Los Angeles. La notizia di per se non fece molto scalpore visti i problemi di quegli anni in America relativi al crollo della borsa e alla conseguente crisi economica. Ma quell’uomo che cinquant’anni prima era stato il protagonista, in una sperduta città dell’Arizona, della più famosa sparatoria della storia del west, era destinato a diventare una leggenda indelebile nel panorama americano.
Il suo nome era Wyatt Berry Stapp Earp, il leone di Tombstone. Sulla sua vita e le sue gesta sono stati versati fiumi di inchiostro mentre assai poco si conosce sulla vita della persone che gli furono accanto e che in un modo o nell’altro condizionarono le vicende del leggendario marshal. Leggi il resto

Charles W. Read, “falco di mare” della Confederazione

A cura di Renato Panizza

Le navi corsare del Sud. Speciale in 5 puntate: 1) CSS Sumter 2) CSS Florida 3) Charles W. Read, il “falco di mare” della Confederazione 4) Navi corsare del Sud: CSS Alabama 5) Le navi corsare del Sud. CSS Shenandoah

Charles W. Read
Il 6 Maggio 1863, la corsara CSS Florida catturò il brigantino Clarence che portava un carico di caffè, ma questa volta il comandante Maffit non bruciò la nave: l’avrebbe usata in “appoggio” alla sua. Un caso analogo fu quello del veliero Lapwing, utilizzato come nave carboniera. Fu un ufficiale di Maffit, il tenente Charles William Read, che era stato imbarcato a Mobile, a proporsi per un piano: avrebbe guidato personalmente il Clarence per tentare una missione di sabotaggio ad Hampton Road, al fine di abbordare e bruciare i mercantili all’ancora. Maffit acconsentì e gli diede 20 marinai e un piccolo obice. Quando fu in mare con la barca catturata, Read si rese presto conto che era troppo lenta e impacciata per portare a compimento un piano così arduo. Nonostante ciò, Read si propose di continuare la missione, se non altro per portare avanti la caccia ai mercantili. Leggi il resto

Il massacro del fiume Sand Creek (29-11-1864)

L’attacco al Sand Creek
Mentre ad est le truppe americane si combattevano in una guerra fratricida, ad ovest nell’estate del 1864 il governo ordinò alle tribù di insediarsi nei dintorni di Fort Lyon, nel Colorado. Vuoi perchè alcuni gruppi non vennero a conoscenza dell’ingiunzione, vuoi perchè altri gruppi non si fidavano certo dei bianchi e vuoi, infine, perchè molti non intendevano obbedire alle ingiunzioni dei soldati, sta di fatto che gli indiani restarono prevalentemente dove si trovavano, senza preoccuparsi troppo. Perciò il colonnello Chivington organizzò il 3° Reggimento dei Volontari del Colorado, uomini senza troppi scrupoli reclutati per cento giorni soltanto, col compito di massacrare quanti più indiani possibile, rifacendosi ad un proclama di quell’anno del governatore di quel Territorio, Evans, che esortava la popolazione a cacciare ed eliminare il numero maggiore di Nativi. Leggi il resto

I discorsi di Capo Giuseppe

A cura di Carla Marchetti

I primi uomini bianchi del vostro popolo che arrivarono nella nostra terra si chiamavano Lewis e Clark. Portarono molte cose che la nostra gente non aveva mai visto. Parlavano chiaro e la nostra gente li festeggiò per dimostrare che i loro cuori erano amichevoli. Essi offrirono doni ai nostri capi e la nostra gente offrì loro doni. Noi avevamo moltissimi cavalli e cedemmo loro quelli di cui avevano bisogno, ed essi ci diedero in cambio fucili e tabacco. Tutti i Nez Percés fecero amicizia con Lewis e Clark e acconsentirono a lasciarli passare per la loro terra e non fare mai la guerra all’uomo bianco. Questa promessa i Nez Percés non l’hanno mai infranta. Leggi il resto

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