Deadwood e i suoi protagonisti

A cura di Cesare Bartoccioni

Una vista di Deadwood
Deadwood, la famosissima e pericolosa città mineraria del West, negli anni ’70 del 1800 era zeppa di personaggi duri e tra questi alcuni erano veramente senza legge. I più importanti e carismatici – come Wild Bill Hickock e Al Swearengen – hanno avuto recentemente l’onore di essere raccontati nella recente serie televisiva “Deadwood”.
Al Swearengen è il malvagio proprietario del Gem Theater, un frequentato luogo di intrattenimento dove alcol, sesso e gioco d’azzardo sono serviti come dolcetti in un ristorante notturno di bassa categoria.
Seth Bullock è l’imprenditore Canadese di ferramenta che viaggia all’ovest e diventa sceriffo in un campo di minatori senza legge. Solomon (“Sol”) Star, il modesto socio di Bullock, è la voce della ragione quando iniziano i guai. Leggi il resto

A cavallo con il Pony Express

A cura di Luciano Guglielmi

Nella seconda metà degli anni 50 del 19° secolo, L’estremo Ovest dava segni d’impazienza nei riguardi del governo centrale dell’unione.? Erano in atto anche i fermenti negli stati del Sud, che avrebbero portato alla guerra civile.? Nell’Ovest serpeggiava il malcontento, le comunicazioni con il resto degli stati erano pessime, una lettera o non arrivava o impiegava da sei mesi ad un anno per arrivare. Anche le comunicazioni amministrative del governo, le decisioni si venivano a conoscere all’Ovest anche un anno dopo.? Serpeggiava anche nell’estremo Ovest l’idea della separazione. Il governo aveva previsto la costruzione di una linea del telegrafo per l’Ovest, mentre all’Est erano già funzionanti, ma il progetto si muoveva lentamente e la situazione era molto tesa.?In quel periodo in California, Nevada e Utah vivevano già oltre 300.000 abitanti e la popolazione registrava un trend d’aumento annuale considerevole. Leggi il resto

Mato-Tope (Quattro Orsi), capo dei Mandan

Mato-Tope
Il capo dei Mandan Mato-Tope era il secondo capo all’interno della sua tribù. La sua fama non è collegata a particolari meriti guerreschi o a episodi noti al di fuori della sua tribù, ma prevalentemente al bene che faceva per la sua gente al punto da essere realmente molto amato. Neppure è possibile collegare i Mandan e il loro capo Mato-Tope a una qualche forma di contrapposizione ai bianchi che avanzavano verso ovest. Del capo Mato-Tope conosciamo prevalentemente quello che c’è stato tramandato dal pittore George Catlin o dall’esploratore tedesco Maximilian Zu Wied che tra i Mandan avevano avuto modo di vivere piuttosto a lungo. Il ritratti che questi due personaggi hanno dipinto del capo Mato-Tope hanno il merito di aver reso famoso quest’ultimo in maniera pressoché universale al punto che i dipinti vengono talvolta usati in maniera imprecisa illustrando argomenti che nulla hanno a che vedere né con Mato-Tope né con i Mandan né con le tribù indiane nelle pianure. Leggi il resto

Wild Bill Hickok, Rock Creek Station e il massacro McCanles

A cura di Mario Raciti e Sergio Mura

Rock Creek Station fu aperta nel 1857 sulla pista che portava all’Oregon e alla California.
Adagiato beatamente lungo la riva occidentale del Rock Creek, un torrentello del Nebraska, il posto di scambio veniva utilizzato regolarmente dai viaggiatori isolati e dalle carovane che cercavano l’ovest con marce infinite.
Rock Creek Station non era un granchè come costruzione…
Era un piccolo agglomerato di baracche di legno sistemato meglio che si poteva con i mezzi di fortuna a disposizione di un certo S. C. Glenn.
Non mancavano uno spaccio sempre aperto e ben rifornito di liquori, bevande varie e viveri, ed una sorta di magazzino adibito a granaio in cui Glenn vendeva grano e provviste a tutti quelli che si fermavano alla sua “stazione”. Leggi il resto

“Fleming Bastard”

A cura di Gianni Albertoli

“Gli Algonquins si trovarono sotto gli attacchi degli Iroquois, che scesero nel loro paese per distruggerli… non sentendosi abbastanza forti per difendersi, cercarono allora asilo nella colonia francese”. I francesi si erano nel frattempo uniti agli Huron, appoggiarono i profughi e “inviarono distaccamenti, piccoli e grandi, a volte vittoriosi e qualche volta sconfitti” contro gli invasori; “… quando gli Iroquois, perfidi ed astuti, chiesero la pace”, pur negoziando, continuarono i loro attacchi. Una spedizione di guerra discese il fiume Richelieu (Sorel River), gli Irochesi costeggiarono Three Rivers durante la notte senza essere scoperti, poi “scesero fino a Quebec con la stessa fortuna” (Nicolas Perrot) per procedere verso le terre degli Hurons. Il 18 maggio 1656, il giorno dopo, erano pronti ad attaccare, “volevano prendere di sorpresa gli Huron quando questi andavano a lavorare nei campi, perché in quel momento erano fuori dalle loro fortezze”. Leggi il resto

Cherokee Bill

A cura di Giacomo Ferrari

Cherokee Bill
Crawford Goldsby fu il più famoso bandito che vagò nel Territorio Indiano, sebbene quando morì non avesse ancora compiuto vent’anni.
Per un periodo di due anni, nell’ultima decade del XIX secolo, egli creò un regime di terrore nel Territorio Indiano con furti e omicidi. Poiché era molto famoso, molte leggende furono create intorno a lui.
Alcuni biografi di Cherokee Bill affermano che egli iniziò le imprese che lo resero famoso come malvivente, dopo aver compiuto diciotto anni, altri invece sostengono che egli abbia ucciso la sua prima vittima all’età di dodici anni. I biografi sono discordi anche nel definire il tempo in cui venne chiamato “Cherokee Bill”. Secondo alcuni fu Bill Cook a dare a Crawford il nomignolo “Cherokee Bill”. Leggi il resto

Johnny Ringo, il pistolero che declamava Shakespeare

A cura di Gualtiero Fabbri

Johnny Ringo
Nel tempo sono state diffuse molte informazioni poco precise o, peggio, false riguardanti Johnny Ringo. Una gran parte di queste provengono da scrittori come Stuart Lake (“Wyatt Earp: Frontier Marshal”), Walter Noble Burns (“Tombstone”) e William M. “Billy” Breakenridge (“Helldorado”). Questi autori parlano delle sue numerose uccisioni e di una mortale precisione con la pistola, contribuendo a restituirci l’impressione di un pistolero micidiale e impossibile da fronteggiare con speranza di sopravvivere…
A ciò dobbiamo sommare la gran messe di altre affermazioni più generali come quelle dell’ex vice-sceriffo della Cochise County, William M. “Billy” Breakenridge, il quale disse che Ringo era un uomo colto e aveva una vasta collezione di libri classici che leggeva in originale, in latino e greco. Leggi il resto

Hugh Glass, il trapper leggendario

A cura di Isabella Squillari e di Giuseppe Santini

Un bel ritratto di Hugh Glass
Ognuno dei presenti riuniti lì attorno conosceva il vecchio “procione” Hugh Glass, e sapeva benissimo quanto egli fosse coriaceo, per questo mantenevano fisso lo sguardo incredulo su ciò che gli implacabili artigli dell’orsa, lunghi tre pollici, avevano risparmiato del vecchio trapper. Quel poco che si poteva scorgere attraverso il lordume che lo ricopriva, un miscuglio di sangue, foglie, muschio e terriccio, creatosi durante la lotta, li aveva inorriditi. Lo scalpo pendeva a brandelli, il volto sfigurato, il torace, su cui le striature che lo solcavano ricordavano un campo arato, lasciava scorgere tra le profonde ferite il biancore delle costole, le braccia e le mani, che avevano tentato un’inutile estrema difesa, erano un mucchio di carne sanguinolenta. Vedere come l’orsa aveva dilaniato le sue spalle e la schiena, lasciava increduli che quel corpo umano, insistendo nel voler continuare a considerarlo tale, possedesse ancora un anelito di vita. Leggi il resto

Bass Reeves, un vice-sceriffo nero

A cura di Paolo Secondini

Bass Reeves
Bass Reeves nacque in una fattoria a Crawford County, nello Stato dell’Arkansas, nel luglio del 1838. Schiavo nero, ebbe il cognome del suo proprietario, il ricco possidente terriero e uomo politico George Reeves, con il quale fu in ottimi rapporti, tanto da diventarne confidente e guardia del corpo.
Non si hanno notizie sicure circa l’improvvisa rottura di Bass con il proprio padrone. Secondo alcuni si dovette a un violento litigio fra i due, durante il quale lo schiavo colpì con un pugno il volto di Reeves. Dopodiché si diede alla fuga, per non incorrere in una severa punizione: in questo caso anche la morte.
Secondo altri, invece, Bass, nel pieno svolgimento della guerra di Secessione, tentò di raggiungere il Nord, dove – aveva saputo – non esisteva la schiavitù, essendo stata abolita da tempo. Leggi il resto

L’assassinio del Presidente Lincoln

A cura di Renato Panizza

Abraham Lincoln
Washington D.C.- Casa Bianca – 14 Aprile1865 – ore 20 circa.
Una signora con una graziosa cuffia ornata di fiorellini rosa e un abito scollato si infila i guanti: ”Caro… vuoi che arriviamo in ritardo?!“ Il Presidente si fruga in tasca e guarda l’orologio. Già!… quella sera c’era da andare a teatro. “Ho promesso alla Signora Lincoln di andare a teatro con lei – disse rivolto alle persone cui era vicino – è uno di quegli impegni cui non manco mai“. Si riferiva alle promesse fatte alla moglie. Ma quella sera Abramo Lincoln era insolitamente felice, non per la prospettiva dello spettacolo teatrale, ma perché si sentiva finalmente il presidente degli Stati Uniti. Sì… Uniti! La guerra era vinta e l’Unione era stata salvata!
Salì sulla carrozza scortata da due cavalleggeri salutando tutti con la mano.
Nel teatro, davanti a una sala quasi piena – e ancora c’era la fila alla biglietteria – il primo atto della commedia “Il nostro cugino americano” stava già incominciando.
Il Presidente arrivò che erano le 20,25. Leggi il resto

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