Quando il cinema western trascende la realtà storica
A cura di Omar Vicari
Gli esperti di storia western che hanno visionato il film di John Ford “My Darling Clementine“ del 1939 che, come è noto, tratta le vicende di Wyatt Earp, di Doc Holliday e lo scontro all’OK Corral, si saranno certamente resi conto delle imprecisioni storiche contenute nella sceneggiatura del film. Di certo John Ford non era uno sprovveduto, per cui viene spontaneo chiedersi perché abbia ambientato, per esempio, il suo film nella Monument Valley, quando invece Tombstone, la cittadina teatro di quel epico scontro, si trova da tutta altra parte dell’Arizona, in pratica al confine con il Messico.
Anche i personaggi della vicenda poi non sono attendibili. Per esempio, Virgil Earp, il fratello più anziano di Wyatt che arrivò a vivere sino al 1906, nel film viene invece identificato come il minore dei fratelli Earp che muore nel difendere la mandria che sta conducendo a destinazione assieme ai suoi fratelli. Nella realtà i fratelli Earp, con Wyatt in testa, non si sono mai sognati di condurre una mandria in Arizona. Leggi il resto
Vita da soldato durante la Guerra Civile
A cura di Renato Panizza
Cadetti in divisa
Gli uomini che affluivano a migliaia nei campi militari, attratti dai bandi di reclutamento e infervorati di retorica, si aspettavano di immergersi in gloriose battaglie, mettere in fuga il nemico e far presto ritorno a casa.
Non ci misero, però, molto a capire che la loro principale occupazione non sarebbe stata quella di combattere, un giorno si e uno no. La vera essenza del fare il soldato era ben altra: lunghi, interminabili mesi da passare negli accampamenti, tra una battaglia e l’altra o uno spostamento, patendo il freddo o il caldo, in mezzo al fango o alla polvere; svegliarsi all’alba, tutti i giorni, e poi esercitazioni e manovre fino a sera; mille mansioni da svolgere, dal raccogliere la legna e pulire il campo, a scavare latrine. Ufficiali matti, estenuanti turni di guardia, picchetti e avanposti nei paraggi del nemico,con qualsiasi tempo e a qualsiasi ora. E nei momenti di riposo… vincere la noia! Leggi il resto
Grande Contest Scrittori del West su Farwest.it
Dopo aver ospitato decine di racconti western di appassionati frequentatori di Farwest.it, abbiamo deciso di fare un passo in avanti, anzi, un vero e proprio balzo!
Abbiamo deciso di promuovere un vero e proprio Contest riservato a scrittori di racconti western o aspiranti scrittori. L’importante è che il genere su cui si scrive sia quello western!
In palio mettiamo ben due cose, entrambe importanti (o almeno lo speriamo per voi): 1) pubblicazione del racconto nell’apposita sezione di Farwest.it; 2) pubblicazione del racconto all’interno del libro che stiamo predisponendo.
Non stiamo proponendo una gara ad ostacoli con mille cavilli e mille cose da sapere prima di prendere in mano la penna o mettere le dita sopra la tastiera di un computer… Proponiamo piuttosto una simpatica competizione tra scrittori di storie western in cui il giudice finale – che potrà semplicemente apprezzare o meno lo sforzo di tutti noi – spetterà esclusivamente al pubblico di Farwest.it. Leggi il resto
Il calendario di Farwest.it (2010)
Aggiornato a Settembre 2010
E siamo al 2010!
Dopo anni e anni di esperienza (e, crediamo, di reciproca soddisfazione), anche nel corso di questo anno, mese dopo mese, stiamo pubblicando regolarmente i calendari di Farwest.it. I nostri calendari sono stati creati per essere stampati ed appesi o incollati all’interno di agende, quaderni, nel nostro posto di lavoro, in casa, a scuola, all’università o dove volete voi.
Per visualizzare l’immagine in dimensioni generose è sufficiente cliccare sulle miniature, mentre se si vuole scaricare il calendario (per collezionarlo o stamparlo) si deve cliccare sulla didascalia delle immagini.
Salvatele sul vostro desktop ed il gioco è fatto!
Se i calendari che scaricate sono di vostro gradimento, scriveteci una email cliccando qui! Per noi sarà uno stimolo a fare ancor meglio. Leggi il resto
La scienza nei duelli del far-west
A cura di Luca Barbieri
Un duello
Nominare il fisico danese Niels Bohr in un articolo sul Far West è un esercizio acrobatico non indifferente, e farlo poi con senno e criterio e non a caso, come se fosse un qualunque immigrato europeo fortunosamente diventato ad esempio Marshal di Fort Worth, ha un che di miracoloso. Ma tutto ha una spiegazione, e ora vedremo quale.
Mentre studiavo sui banchi del Liceo le teorie di Niels Henrik David Bohr, fisico e matematico danese, nobel nel 1922 (un solo nobel pare anche poco per così tanti nomi tutti insieme…), mai più me lo sarei immaginato chiuso in un laboratorio scandinavo a inscenare finti duelli con i suoi seri e compassati colleghi; ma le cose andarono proprio così. Leggi il resto
La battaglia di Bentonville
A cura di Romano Campanile
Mentre l’armata della Virginia, a Petersburg, consumava l’ultima resistenza a Grant, sul fronte della Carolina il Generale Sherman avanzava senza tregua verso il congiungimento con le forze del Generale Schofield, al fine di piombare alle spalle di Lee, che già aveva i suoi problemi a contrastare Grant. La situazione era disperata ed era necessario agire subito. Invano l’armata sudista del Tennessee, prima agli ordini del prudente Johnston e poi del coraggioso ma scriteriato Hood, aveva tentato di contrastare Sherman. Ora si trovava accampata a Tupelo nel Mississippi ed era persino senza un comandante, visto che Hood – senza più godere di alcuna fiducia da parte dei suoi uomini sconfitti e demoralizzati – aveva dato le dimissioni. Leggi il resto
Il regno degli Apache
A cura di Sergio Mura
Nella risalita verso nord dall’America Centrale, gli spagnoli si imbatterono con guerrieri che furono capaci, incredibile dictu!, di insegnar loro molte cose sui comportamenti da autentici selvaggi, sulle torture, ma sopratutto sul coraggio e l’intraprendenza in battaglia. Erano capaci di tenere lezioni agli spagnoli di ben noto sangre caliente!
Gli spagnoli chiamarono questi gruppi di spietati guerrieri Coyoteros perché erano scaltri come i coyote. Gli altri indiani della zona, gli Zuni, invece, li chiamavano Apache, un termine che nella loro lingua significava più modestamente… nemico. E nemici erano! Lo erano realmente, sia per gli Zuni che per molte altre tribù che vivevano in quelle vaste regioni del sud e del sud-ovest. Leggi il resto
Il sole Comanche sopra il Messico
A cura di Renato Ruggeri
In questo articolo viene narrata la storia poco conosciuta del capo Comanche Tave Tuk e della sua banda, la House of the sol, la casa del sole. La traduzione del nome è Bajo del Sol (sotto il sole). Fu chiamato così perchè non vi era nessun uomo, sotto il sole, coraggioso come lui. Il suo nome che terrorizzava tutti i cuori, nel Durango, era menzionato solo con sussurro. Essendo liberi di scegliere il loro leader, molti Comanches consideravano El Sol come un tekungniet, un capitancillo major. Facevano raids tutto l’anno, ma il periodo migliore era l’estate. Il loro sport preferito era combattere i Rangers a Nord, scalpare messicani ai Tropici, rapire senoritas come mogli e donne e bambini come schiavi e rubare grandi mandrie di cavalli e muli da vendere ai comancheros. Leggi il resto
I trapper alla conquista del west
A cura di Sergio Mura
Hanno con sé due o tre cavalli o muli e sei trappole portate in una borsa di pelle detta sacco-porta-trappole. Non mancano le munizioni, alcune libbre di tabacco, pelli conciate di cervo per i mocassini che sono trasportate in una bisaccia di pelle conciate di bisonte detta sacco-delle-occorrenze.
Si vestono con una cacciatora di pelle conciata di cervo e ornata di lunghe strisce della stessa pelle; i pantaloni sono ugualmente di pelle di cervo con lunghe strisce di pelle ed aculei di porcospino nella parte esterna delle gambe. In testa portano un cappello floscio ed ai piedi hanno dei mocassini di foggia indiana. A tracolla, dalla spalla sinistra a sotto il braccio destro, pendono il corno con la polvere da sparo e la borsa dei proiettili (con dentro pallottole, pietra focaia, acciarino ed altre cosette). Leggi il resto
Gli indiani della Tampa Bay
A cura di Gianni albertoli
Cosa sappiamo degli indiani Uzita, Mocoso, e degli altri gruppi nativi della Tampa Bay dopo il contatto con gli uomini del de Soto e con le altre spedizioni spagnole? Subirono anche essi il triste destino, conclusosi con lo spopolamento del territorio, come avvenne nella Florida meridionale con i Tequesta e i Calusa? La spedizione di Hernando de Soto era sbarcata nella Tampa Bay undici anni dopo l’arrivo di quella di Panfilo de Narvaez (1528). Ma questa seconda spedizione riveste comunque grande importanza per le conoscenze storiche a noi giunte grazie ai cronisti della spedizione; il Garcilaso evidenziava l’efferata crudeltà del Narvaez nei confronti degli Uzita, ma riconosce le poche notizie sugli aborigeni della parte meridionale della baia ed anche delle zone poste più a est. La storia di queste popolazioni inizia indiscutibilmente nel 1539, l’anno della venuta di Hernando de Soto e delle sue truppe. Leggi il resto













