Henry Plummer, bandito e sceriffo

A cura di Mario Raciti

Henry Plummer
Henry Plummer, famoso durante l’epopea del West per aver prestato i suoi servigi ai due lati della legge, divenendo bandito e sceriffo al tempo stesso, nacque ad Addison (Maine) nel 1832, da William Jeremiah e Elizabeth Plummer, ultimo di sette fratelli. Suo padre, suo fratello maggiore e suo cognato erano stati capitani di Marina, e si pensò che Henry ne avrebbe seguito le orme. Ma non fu così, anche a causa del suo fisico magro e della sua tubercolosi.
Quando, ancora adolescente, morì suo padre, e la famiglia si ritrovò a lottare per non morire di fame, decise di aggregarsi anch’esso al già numerosissimo gruppo di cercatori d’oro che si stavano spostando in California, appena colpita dalla febbre dell’oro, per cercare un po’ di fortuna sufficiente a mantenere la famiglia.
Così, nell’Aprile del 1852, Henry si imbarcò su una nave postale in partenza da New York e diretta ad Aspinwall (Panama), da cui proseguì a dorso di mulo verso Panama City e, da lì, salì su un’altra nave per proseguire e terminare il suo viaggio verso la California. Dopo un totale di ventiquattro giorni di viaggio, arrivò a San Francisco. Leggi il resto

Gli scontri tra i Rangers ed i Comanches

A cura di Renato Ruggeri da un articolo di Wayne R. Austerman

Paint Rock è una delle 3 battaglie dei Texas Rangers negli anni 1840 che rimangono controverse tra gli storici. Semplicemente, alcuni esperti negano decisamente che questi eventi ebbero luogo. A supporto della loro posizione citano la mancanza di fonti documentate e le memorie confuse e nebulose degli anziani uomini di frontiera che raccontarono di aver partecipato a questi scontri. Così, stimati ricercatori affermano che Jack Hays non si difese da solo dai Comanches arroccato sulla cima di Enchanted Rock nel 1841, che Hays e i Rangers non sventarono un’imboscata Comanche a Bandera Pass, e che Devil Jack non sostenne un assedio Comanche all’ombra di Paint Rock, sul fiume Concho, nella primavera 1846.
Lo scrittore di Austin, Mike Cox, ha esaminato a lungo tutte le fonti relative alla battaglia di Paint Rock e conclude “può non essere mai avvenuta o, se ebbe luogo, appare poco probabile che si svolse come è stata raccontata”. Leggi il resto

Quella calamità di Calamity!

A cura di Sergio Mura da un lavoro di William B. Secrest

“Accadde il giorno di paga… Lei era andata a bere con i soldati e dopo una colossale ubriacatura aveva fatto l’inferno con i suoi compari. Quando la portarono in guardina, era quasi nuda e completamente ubriaca. Si chiamava Calamity Jane.”
Nel maggio del 1901, lo scrittore Lewis Freeman era in viaggio lungo lo Yellowstone River. A quel tempo lavorava come cronista a Livingston, nel Montana, una cittadina che non era che un vago ricordo di quel che era stata durante i tempi d’oro del West. Freeman era a passeggio per le vie cittadine quando fu bloccato da una tipa che gli disse: “Ehi giovanotto! Puoi indicare ad una signora dov’è la sua casa?” “Mi dica qual è la signora…”, rispose Freeman.
E lei, senza scomporsi: “Sono io! Martha Canary, Martha Burke, oppure… Calamity Jane.”
Calamity Jane era probabilmente la donna più famosa della frontiera e quel giorno era appena arrivata a Livingston da Cody – una cittadina del Wyoming – ed aveva affittato una stanza. Poi era andata in giro, ma aveva scordato l’indirizzo del saloon. Leggi il resto

La pipa sacra e la catlinite

Un indiano con una pipa sacraUn indiano con una pipa rituale
Non ci sono dubbi sul fatto che la Pipa sia l’oggetto sacro per eccellenza per la maggior parte delle tribù Nativo Americane. La Pipa dava, infatti, significato, importanza e ordine ai rituali che celebravano la vita.
La più conosciuta è sicuramente la Pipa a forma di T, chiamata anche “Calumet”, fumata quando veniva stipulato un trattato di pace, tanto che divenne famosa tra i bianchi come la “Pipa della Pace”, anche se questo termine potrebbe risultare riduttivo, non rendendo interamente il significato profondo della Pipa, non semplice oggetto, secondo la spiritualità dei Nativi, ma “cosa viva”, dimora del potere del Grande Spirito.
Le Pipe rituali erano, e sono conservate, quando non vengono usate, in sacri involti di pelle di daino o di cervo decorata, e le due parti vengono tenute separate poiché essendo dotate di grande potere, l’atto di mantenerle collegate sarebbe considerato sacrilego. Leggi il resto

Nordisti contro sudisti, nelle fotografie

A cura di Anna Madia

Quattro anni di scontri e di sangue, il futuro dell’America in gioco, i singoli Stati divisi in due blocchi. Questi i temi della mostra fotografica “Nordisti contro sudisti”. Una raccolta di 54 riproduzioni digitali di negativi e stampe d’epoca, ospitata a Milano.
Ad essere proposte al pubblico, sotto la supervisione di Alessandro Luigi Perna, immagini provenienti dai National Archives and Records Administration (NARA) e della Library of Congress americana, scattate dai grandi nomi del reportage a stelle e strisce. Mathew B. Brady, Alexander Gardner, Timothy O’Sullivan: i pilastri della prima fotografia statunitense rivivono insieme alla storia che hanno saputo catturare.
Ma, percorrendo gli spazi espositivi, non mancano tracce di autori minori e sconosciuti. Immagini di privati cittadini, oppure opere di membri dei corpi ingegneristici dell’esercito americano. E si può perfino ammirare un dagherrotipo dipinto a mano dal figlio di un ex schiavo liberato. Leggi il resto

La carabina Sharps 1869

A cura di Storia in Soffitta

Con C. M. Spencer, Cristhian Sharps (Washington 1810 – Vernon 1874), fornì alle Truppe Unioniste le prime e le migliori armi a retrocarica della Guerra di Secessione americana.
Verso la metà degli anni ’40, lasciato l’Arsenale di Harper’s Ferry, dove lavorava dall’età di 19 anni, Sharps si trasferì a Cincinnati, ove chiese il primo brevetto per una “Carabina a retrocarica”, che gli fu rilasciato nel 1848.
Sulla base di questa prima arma, furono prodotti, in seguito, tutti i fucili e le carabine Sharps.
Le prime armi Sharps vennero prodotte, tra il 1849 eil 1850, a Mill Creek, in Pensylvania, presso le Officine di Albert S. Nippes.
Nel frattempo, Sharps brevettava anche un tipo di pistola a quattro canne, con percussore rotante, ripresa nel 1859, unitamente ad un revolver, simile allo Smith & Wesson, con canna ribaltabile all’indietro. Leggi il resto

Wyatt Earp, the missing years

A cura di Omar Vicari

Wyatt Earp
Dopo il raid della vendetta in seguito all’uccisione di Morgan Earp avvenuta a Tombstone nel marzo 1882, Wyatt e compagni ripararono in Colorado per sfuggire ai mandati di cattura che la legge aveva spiccato nei loro confronti. Doc Holliday si fermò a Leadville, mentre Dan Tipton, Turkey Creek Johnson e Texsas Jack Vermillon presero altre destinazioni.
In quanto a Wyatt, verso la fine di maggio del 1883, fece ritorno a Dodge City per aiutare l’amico Luke Short in quella che fu chiamata la “Dodge City war”. A fine faida i partecipanti furono immortalati nella storica foto nota come la “Commissione di pace di Dodge City”.
Dopo un soggiorno a El Paso, Wyatt, assieme a Josie Mrcus e al fratello James, raggiunse i campi auriferi di Coeur D’Alene nell’Idaho. Nel dicembre 1884 Wyatt e Josie lasciarono l’Idaho per San Diego (California). Leggi il resto

Le guerre indiane, genocidio dei Nativi d’America

Quando si parla di Guerre indiane, l’attenzione degli storici statunitensi si sposta immediatamente verso quella lunga serie di conflitti prima tra i coloni, principalmente di estrazione europea, e le tribù indiane dell’est, poi, con la nascita degli Stati Uniti, tra quegli stati e i popoli nativi in genere (chiamati in genere “Indiani d’America” o “pellerossa”), ma sopratutto quelli collocati ad ovest del Mississippi.
Alcune delle guerre principali furono provocate o presero spunto da una serie di discutibilissimi atti legislativi del Parlamento degli Stati Uniti o dei governi di alcuni stati. Sicuramente è da ricordare, per le enormità in esso contenute, l’Atto di Rimozione degli Indiani, unilateralmente promulgato e pesantissimo per le conseguenze che finì per scatenare. Leggi il resto

Miñaca, il guerriero leggendario

A cura di Josephine Basile

La leggenda è un tipo di racconto molto antico e fa parte del patrimonio culturale di tutti i popoli. Appartiene alla tradizione orale e nella narrazione mescola il reale al meraviglioso. E’ una proiezione della realtà attraverso la lente della fantasia, un racconto in cui coesistono verità e finzione. La leggenda sorge come una relazione contemporanea o relativa al fatto di cui si tratta, ma nel corso della sua trasmissione orale, mediante la quale si propaga, si apportano modifiche e integrazioni che, lungi dal rovinare la sua essenza, la arricchiscono, poiché la sostanza di questa è la sua derivazione collettiva, la sua condizione di racconto forgiato lungo diverse generazioni, aperto a qualsiasi apporto spontaneo. Sono numerose le leggende credute fatti reali e – nella tradizione Chihuahuense – quella del “Guapo Indio Apache” chiamato Miñaca fa parte di queste. Leggi il resto

Ely Parker (Donehogawa)

A cura di Sergio Mura

Ely Parker
Ely Samuel Parker (1828-95), uno dei pellerossa più famosi di tutta la storia del west americano, era un indiano Seneca. Anche se talvolta si legge in giro, non era il pronipote del famosissimo Red Jacket. Sua madre si chiamava Elizabeth Johnson (1800-1862) del Clan del Lupo ed era una persona piuttosto in vista nella sua tribù dato che era anche sorella di Jemmy Johnson, un famoso capo a Tonawanda (1774-1856) e successore di Handsome Lake, il profeta dei Seneca. Jemmy e sua sorella erano dunque figlie della sorella di Red Jacket. Erano tutti appartenenti al Clan del Lupo ed Ely era imparentato con Red Jacket piuttosto alla lontana. La confusione sul grado di parentela tra Ely e Red Jacket è ingenerata dal fatto che tra i Seneca i parenti dei prozii venivano comunque indicati come trisavoli. Ely divenne capo nel 1852 alla morte di John Blacksmith, capo del Clan del Lupo a Tonawanda.
Tra le “Sei Nazioni” c’erano sempre 50 capi; quando ne moriva uno, chi era chiamato a succedergli prendeva anche il nome del capo che andava a sostituire. Leggi il resto

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