L’avventura del Pony Express

A cura di Omar Vicari

Tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, la popolazione del nord America era concentrata essenzialmente lungo la costa orientale. Dopo la rivoluzione e l’affrancamento dall’Inghilterra, gli americani cominciarono a guardare all’ovest, verso quelle terre inesplorate che permettevano loro di raggiungere nuovi traguardi. Il Mississippi River poteva essere stato una naturale barriera alla nuova espansione, ma l’acquisto della Louisiana nel 1803 rimosse quella barriera e nell’arco di circa quarant’anni quattro nuovi stati vennero creati in quelle regioni selvagge. Leggi il resto

Silas Soule, un coraggioso al Sand Creek

A cura di Ermanno Bartoli
Silas Soule, capitano e maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, sincero abolizionista fin dalla più giovane età, al seguito di una folta pattuglia di volontari irregolari del Colorado comandata dal colonnello John Chivington prese parte al sanguinoso assalto al campo dei Cheyenne di Pentola Nera al Sand Creek (29 novembre 1864), ma in aperto contrasto con colui che fino a quel tempo gli fu amico ordinò ai suoi uomini di attraversare velocemente l’accampamento senza sparare. Il fatto che il capitano Soule non si fosse tirato indietro, magari passando il comando a un altro, fu di enorme importanza perché in quell’assalto ci fossero almeno dei superstiti. Leggi il resto

Tappeti navajo da record

A cura di Angelo D’Ambra

Una tessitrice Navajo
L’origine della tessitura navajo potrebbe non essere mai conosciuta, ciò che si sà delle origini è davvero poco. Gli spagnoli furono in guerra coi navajo da quando Francisco Vasquez De Coronado mise piede nel sud-ovest nel 1540. Sin da allora si hanno riferimenti alla tessitura navajo e a questo periodo risalgono pure i primi frammenti di tessuti navajo: quelli della “Grotta del massacro” a Canyon del Muerto. È una grotta sopra il livello del canyon, accessibile solo da una ripida parete. Con gli spagnoli alle calcagna, molti navajo si rifugiarono in questo luogo remoto, nascondendo donne, bambini e anziani. Leggi il resto

Le cause della guerra civile americana

A cura di Paolo Brizzi

Il razzismo fu la causa delle guerra civile americana, puro e semplice razzismo, che trascendeva le culture, i confini geografici, e l’orientamento politico e che divenne avviluppato nella Costituzione e nell’Unione. Il commercio degli schiavi iniziò subito dopo i viaggi di Colombo ed era già la regola al tempo della creazione di Jamestown. Alla metà del 1700 la schiavitù ed il commercio degli schiavi erano un affare enorme, con cui si arricchivano imprenditori indigeni della costa dell’Africa Occidentale e armatori del New England. Al suo culmine questo commercio interessò sette milioni di schiavi.
Al tempo della stesura della Costituzione degli Stati Uniti l’attitudine degli americani che vivevano al di sopra della linea Mason Dixon si stava consolidando verso una intesa abolizione della schiavitù. Leggi il resto

Sopravvivere nel west

A cura di Mario Raciti

Nel vecchio West, la sopravvivenza era il primo pensiero che svegliava ogni mattina ogni uomo e donna della Frontiera. Chi viveva nei ranch e nelle fattorie isolate aveva il peso di tutto ciò che succedeva sulle proprie spalle. Chi invece abitava nelle rozze cittadine del West aveva a disposizione “servizi” un po’ meno primitivi ma sempre e comunque assolutamente insufficienti. Vigeva quindi la regola del “chi fa da sé, fa per tre”. Come nel caso della signora Barbara Jones, abitante nel Territorio del New Mexico nel 1870, la quale, un giorno, vide spuntare uno dei suoi dieci figli con un profondo taglio alla palpebra. Leggi il resto

Fiamme nel Montana: la ribellione di Sword Bearer

A cura di Anna Maria Paoluzzi

La fine di settembre preannunciava un nuovo, freddo inverno nella riserva Crow del Montana. Le giornate si accorciavano sempre di più e, già intorno alle sette di sera, il sole iniziava a calare infreddolito dietro le montagne.
Quel venerdì 30 settembre 1887, l’agente degli Absaroka Henry Williamson e sua moglie, seduti nella veranda della loro residenza, erano così presi dai loro sforzi volti a catturare l’ultimo filo di luce che non prestarono molta attenzione alle grida e al rumore di cavalli in corsa proveniente dalla zona opposta dell’agenzia. Il giorno dopo era prevista la distribuzione settimanale delle razioni e gli indiani, sempre affamati e pronti a protestare per la scarsità dei beni distribuiti, dovevano evidentemente già aver iniziato a radunarsi intorno ai carri in attesa di essere scaricati. Leggi il resto

L’Appaloosa, il cavallo degli indiani

A cura di Fabrizio Lo Cicero
Il cavallo, al giorno d’oggi, è visto come un animale estremamente lontano dalla nostra quotidianità, il simbolo di un’epoca passata, selvaggia, dall’Età del rame al Medioevo, dall’Età moderna a quella contemporanea. Oggi i cavalli li vediamo al circo, al Palio di Siena, da qualche allevatore in campagna, o magari in città, utilizzati per trainare le carrozze per i turisti. I cavalli, però, hanno accompagnato passo passo la storia dell’uomo, e alcune razze sono legate indissolubilmente alla cultura di numerosi popoli. Avrete già capito dal titolo a cosa serve questo preambolo: a presentare l’Appaloosa, il cavallo degli indiani d’America.
Il termine “Appaloosa” deriva dal fiume Palouse, che attraversa gli Stati di Washington e Idaho, lungo i quali argini vennero allevati i primi esemplari della razza esportata dagli spagnoli nel XVI secolo. Gli uomini bianchi usavano chiamarli “Palaouse horse”, col tempo modificatosi in “Apalousey” e dunque Appaloosa. Leggi il resto

Rare foto d’epoca dei Nativi Americani colorate a mano

A cura di Paul Ratner

Come regista, sono sempre stato attratto dalle immagini.
Il mio primo amore per il cinema è venuto dai vecchi e gloriosi film in bianco e nero. Ad un certo punto, al college, mi è sembrato quasi strano vedere un film realizzato a colori. Crescendo, ho accettato il colore e ora ho difficoltà a seguire una “dieta” monocromatica. La vita mi sembra che sia troppo risplendente per essere incardinata intorno ad un solo tono. Leggi il resto

Isaac Coates, il medico che lavorò con il generale Custer

A cura di Matteo Pastore

Il Generale Custer e il Dottor Coates
Tra le molte figure che sono apparse accanto al generale Custer, solo alcune sono state capaci di passare la maglia fitta della memoria storica e sfiorare la leggenda. Il dottor Isaac Coates è una di queste persone.
Isaac Coates e il tenente colonnello George Armstrong Custer si incontrarono per la prima volta a Fort Riley, nel Kansas, all’inizio della campagna del maggiore generale Winfield Scott Hancock contro i Cheyennes del 1867: il battesimo di fuoco per Custer circa le Guerre Indiane. “La prima cosa che ho notato di [lui]… è stata la sua risata esplosiva, simile ad un’eruzione vulcanica, che fece tremare le finestre”, scrisse Coates su Custer nell’aprile 1867. Leggi il resto

Dal Klondike all’Alaska in cerca dell’oro

A cura di Angelo D’Ambra

Cercatori d’oro dello Yukon
I metodi minerari diffusi nello Yukon si andarono perfezionando rapidamente. Dapprima i cercatori limitavano le loro attività all’estate, poi iniziarono a servirsi delle tecniche di bruciatura che i russi usavano da secoli in Siberia e che permisero loro di scongelare il permafrost e lavorare tutto l’anno. Questa procedura restò la più diffusa: si usava collocarsi nel letto del fiume, scavare una buca fino a raggiungerlo e accendervi un fuoco per poi togliere la cenere e riprendere a scavare e a riaccendere il fuoco ripetendo lo stesso procedimento fino a quando la buca era divenuta così profonda da poter raggiungere la ghiaia e passarla al setaccio. Leggi il resto

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