Ultimo tango a Bannack

A cura di Luca Barbieri

Bannack
Il Territorio del Montana era gonfio d’oro, non come la California ma abbastanza per avviare un’altrettanta folle “gold rush” e attirare la solita combriccola di tagliagole in cerca di qualche tasca da svuotare.
Tagliagole come ad esempio Henry Plummer, sceriffo di Bannack. Prima di ricoprire questo prestigioso incarico i suoi rapporti con la legge erano stati però piuttosto burrascosi: nel 1857 venne incarcerato a San Quintino per omicidio di secondo grado nei confronti del minatore John Vedder, ma in cella rimase ben poco, graziato dal governatore per motivi di salute (pare soffrisse di tubercolosi). Qualche anno dopo, nel 1861, un secondo omicidio, quello del ricercato William Riley avvenuto in circostanze non del tutto chiare, lo costrinse ad abbandonare in tutta fretta la California. Leggi il resto

Corsa all’oro in California

A cura di Cesare Bartoccioni

Oro in California!Nelle città e nei centri dell’Est, sembrava quasi come al tempo della guerra. Migliaia di uomini lasciavano le loro case e le loro famiglie e partivano per la California. Le donne si trasferivano dai parenti o provvedevano a se stesse. I bambini scrivevano lettere ai loro padri lontani ed aspettavano impazientemente che tornassero a casa. Era il 1849, e la corsa all’oro della California era iniziata.
James W. Marshall aveva scoperto l’oro il 24 gennaio 1848. Marshall lavorava per John Sutter, un immigrato svizzero che sperava di creare un impero agricolo in California.
Sutter possedeva 39.000 acri di terra (1), sui quali allevava bestiame, coltivava frutta e vegetali. Costruì un grande forte che divenne la sede di diverse attività commerciali.
Marshall stava ispezionando un canale presso la segheria di Sutter sul South Fork (2) del fiume American quando vide un brillio sotto l’acqua. Raccolse la particella scintillante, delle dimensioni di mezzo pisello. Era certo di aver trovato oro. Leggi il resto

L’avanzata dei Sioux a ovest del Missouri

A cura di Gianni Albertoli

Nelle terre a ovest del Missouri gli americani vi trovarono i Tetons, i quali rappresentavano più della metà dell’intera nazione Sioux, ed erano a loro volta divisi in sette gruppi, alcuni dei quali abbastanza grandi da essere considerati delle sottotribù di notevoli dimensioni. Il gruppo centrale era rappresentato dagli Yankton e dagli Yanktonai, vicini occidentali degli “Issati” o “Santee”. I Mdewakanton erano noti da tempo ai bianchi avendo avuto contatti diretti con i francesi che esplorarono le terre dell’Upper Mississippi. Recenti studi dimostrerebbero che i Sioux si sarebbero ritirati dalle terre dell’Upper Mississippi in due successive ondate, la prima delle quali comprendeva gli Yanktonais (con gli Yankton) e i Teton. Un’ondata si sarebbe mossa dopo la metà del XVII secolo, mentre l’altra non si mosse fin dopo il 1735. Non abbiamo però alcune prova sicura sulla prima migrazione ma, a quanto sembra, già intorno al 1670, i Teton e gli Yanktonai vennero attaccati ripetutamente dai Cree, e dai loro alleati Assiniboin e Monsoni, armati di pistole francesi, e costretti a ritirarsi a sud. Sia le tradizioni native che le antiche fonti francesi sono piuttosto vaghe ma, intorno al 1650, un gruppo guerriero Cree del Rainy Lake, sarebbe sceso a sud per attaccare i Sioux. Il Nicolas Perrot, presente nel territorio, affermava che questi indiani erano “feroci guerrieri, ma ancora nell’età della pietra”. Leggi il resto

Butch Cassidy e il Wild Bunch

A cura di El Gringo

Butch Cassidy
Robert Leroy Parker, meglio conosciuto come Butch Cassidy, capo indiscusso della banda criminale meglio organizzata di tutta la storia del west, tra tutti i fuorilegge del West è quello generalmente ricordato più affettuosamente. Considerato dalla gente il Robin Hood del West per i suoi colpi alle grandi società Ferroviarie e alle Banche e per il fatto che non derubò mai il singolo cittadino privato, suscitò ammirazione per la sua intelligenza e per il suo coraggio e il suo valore. Butch nacque a Beaver nello Utah il 15 Aprile 1866. Era l’ultimo di 13 figli di una famiglia di mormoni.
Trascorse la sua adolescenza presso il ranch di Circleville nello Utah. Qui conobbe un navigato cowboy chiamato Mike Cassidy. Mike ebbe una notevole influenza sul ragazzo instradandolo all’arte della rapina. Leggi il resto

L’ultimo grido degli Yaqui

A cura di Josephine Basile

Piccolo campo di Yaqui
Avremmo saputo poco della vera sorte degli Yaqui – schiavizzati e deportati ancora nel xx secolo – se non fosse stato per John Kenneth Turner (1879-1948), un coraggioso ed onesto giornalista nato in Oregon, che volle vedere con i propri occhi gli ultimi scorci della loro triste odissea, che per la verità durava da secoli, fin da quando il feroce conquistador Diego de Guzman, nel 1533, giunse sul Rio Yaqui in cerca di schiavi.
Ma gli Yaqui diedero battaglia e il suo tentativo fallì. Guzman rimase impressionato dalla fierezza di questi Indios, così come i suoi soldati, che affermarono di non aver mai visto, in nessun luogo della Nuova Spagna, guerrieri così valorosi sul campo di battaglia.
Gli Yaqui, infatti, erano una forza poderosa, che nemmeno i Toltechi e Aztechi erano riusciti a conquistare. Leggi il resto

Il massacro di Mountain Meadows

A cura di Marco Chiornio

Brigham Young
Il primo maggio del 1857 una carovana composta di oltre quaranta carri – con mille capi di bestiame e diverse centinaia di cavalli e in cui viaggiavano 142 pionieri con le loro famiglie – lasciò l’Arkansas, per dirigersi in California.
Era un periodo difficile quello, visto il progressivo aumentare della tensione tra le varie famiglie di Mormoni, dovuto alla crescente paura nei confronti del Governo Federale. Il Presidente James Buchanan, avendo ricevuto rapporti di attività sospette nel territorio dello Utah, decise di inviare in loco un nuovo governatore, Brigham Young, affinché prendesse il posto dell’attuale governatore Mormone.
I Mormoni, però, temevano che l’instaurazione di un più forte Governo Federale in Utah avrebbe portato alla distruzione delle loro tradizioni. Leggi il resto

Feriti da una freccia

A cura di Maurizio Biagini

Guerrieri Paiute
Avvelenata o no, essere infilzato da una freccia indiana era un affare serio. Se anche la freccia non ledeva un organo vitale, c’erano molte complicazioni che potevano insorgere, come le infezioni e la cancrena (la penicillina era ancora molto in là dall’essere scoperta) o le emorragie. Inoltre se la freccia non veniva estratta immediatamente dalla ferita, potevano insorgere conseguenze anche mortali.
A contatto con il sangue i tendini usati per legare la punta all’asta tendevano a gonfiarsi e a tendersi, e se i tempi di estrazione erano troppo lunghi la punta resa scivolosa sarebbe rimasta nella ferita.
A seconda di dove era si infissa la freccia, c’era pure il rischio che i muscoli si contraessero intorno alla punta rendendone ancora più ardua l’estrazione.
Se la freccia si conficcava in un osso non restava altro che la trazione e tutta la forza del medico per rimuoverla. Per i medici militari questi interventi erano vere e proprie imprese, a cui ovviavano anche con molta fantasia ed improvvisazione.
Il già citato dottor J. H. Bill fu uno dei pochi medici che nel XIX secolo scrissero dettagliatamente sulle ferite da freccia. Leggi il resto

Etienne Brulè, il primo Coureur de Bois

A cura di Paolo Brizzi

Etienne Brulè
Etienne (Stephan) Brulè nacque all’incirca nel 1592 a Champigny sur Marne. Non conosciamo nulla della sua infanzia e poco della sua vita adulta, ma questo precursore dei coureurs de bois fu il primo uomo bianco a raggiungere huronia e il primo a visitare la Pennsylvania e a vedere quattro dei cinque grandi laghi americani. Era forse analfabeta, e quello che sappiamo deriva dalle narrazioni di Champlain e dei preti Sagard e Brebeuf; compare e scompare nei loro racconti, eludendo ogni inseguimento, affascinante ed enigmatico allo stesso tempo. Raggiunse Quebec nel 1608, forse su una nave di Champlain, che, nel 1610, di ritorno da una spedizione con gli alleati Algonchini e Huron sul fiume Richelieu in cui distrussero un forte Mohawk uccidendo i suoi 18 difensori, lo inviò a vivere con il capo Iroquet, degli Onontchataronon, una banda algonchina stanziata lungo il S. Nation, Canada. Leggi il resto

La battaglia del fiume Washita (27 Novembre 1868)

A cura di Sergio Mura e Giuseppe Santini

Arrivò infine il tempo in cui i pionieri iniziarono a desiderare le terre popolate dagli indiani. Le desiderarono talmente tanto che le prime scintille di guerra scatenarono un incendio le cui conseguenze apparvero immediatamente incalcolabili.
Fatti e fatterelli si susseguirono accrescendo la diffidenza tra i due popoli, le recriminazioni, le lagnanze, al punto che il Governo Americano decise di indire una delle tante conferenze di pace che nella zona delle Grandi Pianure si alternavano periodicamente senza riscuotere grandi consensi, né grandi risultati.
Nell’ottobre del 1867 gli indiani si incontrarono con i commissari governativi, prima a Fort Laramie e poi a Medicine Lodge Creek, per discutere dell’assetto da dare alle terre reclamate a gran voce dai bianchi ma difese con archi e frecce dagli indiani.
Tutto procedeva bene fra le parate dei soldati e le giostre equestri dei guerrieri, i discorsi dei commissari e quelli dei capi. Solo i Comanche di Quanah, grandi razziatori e guerrieri temibilissimi, se ne stavano in disparte, indecisi sul da farsi. Leggi il resto

Il lungo esilio di Toro Seduto in Canada

A cura di Isabella Squillari

Toro Seduto
I Mounties canadesi, chiamati originariamente North-West Mounted Police, esistevano da meno di tre anni quando, il 25 giugno 1876, i Sioux di Toro Seduto uccisero o ferirono più della metà del 7° Cavalleria del tenente colonnello George Armstrong Custer durante la battaglia di Little Bighorn. Toro Seduto non ricoprì un ruolo particolarmente significativo in quella circostanza, ma il capo Hunkpapa era famoso per essere un leader saggio e potente, che voleva essere libero di girovagare e cacciare i bisonti. L’estate successiva Toro Seduto arrivò in Canada come profugo e in questa occasione i Mounties ebbero con lui un rapporto stretto e talvolta pericoloso per circa quattro anni. Il 7 maggio 1877, circa 11 mesi dopo la sconfitta di Custer, il trentaquattrenne maggiore James M. Walsh, un sergente e tre soldati seguivano un sentiero indiano verso le grigie colline e le gole di Pinto Horse Butte, all’incirca 280 miglia a nord di Little Bighorn. Leggi il resto

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