I Comanche, foto dei grandi guerrieri delle pianure

Un grazie a Hin Tamaheca e a Wikipedia

I Comanche sono stati dei grandissimi guerrieri, indomiti e quasi invincibili. Erano tra i migliori cavalieri che si potessero incontrare nelle pianure del west ed erano temprati da una vita durissima, spesso fatta di stenti e sofferenze, specialmente queo “il popolo” era aggredito da più parti. La loro abilità, usata in battaglia, finì per far temere i Comanche quanto bastava per fare intervenire l’esercito americano in difesa dei coloni. I Comanche erano potenzialmente sempre in guerra con tutti i gruppi di nativi americani che vivevano nelle Grei Pianure, questo li portò ad essere oggetto delle manovre politiche dei poteri coloniali europei e degli Stati Uniti. IComanche riuscirono a mantenere la loro indipendenza a lungo e ad incrementare i loro territori, ma alla metà del 1800 furono decimati da un’ondata di epidemie introdotte dai coloni bianchi. Epidemie di vaiolo (1817, 1848) e di colera (1849) ridussero notevolmente la popolazione dei Comanche, che passò dalle 20.000 unità della metà del secolo, a poche migliaia intorno al 1870. Leggi il resto

Ferite di freccia

A cura di Gualtiero Fabbri da un lavoro di E. L. Reedstrom

Molti esperti chirurghi militari che avevano avuto modo di osservare tra il 1866 e il 1889 parecchie ferite da freccia da parte di Indiani, ebbero modo di notare la rapidità con cui gli indiani americani riuscivano a scagliarle durante i combattimenti contro i soldati.
Dichiararono che trovare un militare colpito da una singola freccia era un fatto eccezionale, perché quando una freccia trovava il suo bersaglio era rapidamente seguita da altre due o tre. Uno dei primi metodi chirurgici per rimuovere le frecce dalle ferite comportava l’uso del celebre: “Duck-bill forceps” o forcipe ad immersione.
Questo strumento, con una grande varietà di modificazioni fu utilizzato per tutto il periodo delle guerre indiane. Per l’estrazione della freccia si raccomandava di dilatare il foro di entrata, la punta andava presa con forza dalle pinze, e nell’estrazione questa restava protetta tra i due bracci della pinza, il tutto eseguito con elaborata perizia per evitare ulteriori lacerazioni dei tessuti. Leggi il resto

Jesse James e la saga dei Cavalieri del Cerchio d’Oro

A cura di Andrea Carlucci

Cherokee confederati presumibilmente affiliati ai Cavalieri
L’ordine dei Knights of the Golden Circle (i Cavalieri del Cerchio d’Oro) o K.G.C. fu una società segreta americana del XIX secolo, probabilmente ispirata ad una loggia scozzese. Questa confraternita, nel celebrare i propri rituali, univa giuramenti ispirati alla Massoneria con riti presi in prestito dalla magia popolare e letture di brani della Bibbia. I suoi membri erano conosciuti come Copperheads e durante il periodo della guerra civile l’espressione “testa di rame” venne usata per definire tutti i gruppi pacifisti sospettati di sovversione ed i gruppi militanti che cospiravano per rovesciare il governo federale (1).
La nascita dei Cavalieri del Cerchio d’Oro.
Al di là del folklore si ritiene però attendibile la teoria che ignoti cospiratori abbiano pianificato una guerra civile, forse già a partire già dal 1837. Di certo l’obiettivo del K.G.C. era quello di preparare la strada per l’annessione agli Stati del Sud di territori in Messico, America Centrale e nei Caraibi, al fine di creare uno stato schiavista: un’area di circa 2400 miglia quadrate, il cosiddetto Circolo/Cerchio d’oro appunto. Leggi il resto

Donne indiane e indiane bianche

A cura di Domenico Rizzi

Cynthia Ann Parker
Nei secoli trascorsi, in diverse aree del mondo considerate civilizzate moltissime donne non possedevano una libera scelta, ma venivano destinata al futuro marito sulla base di un accordo fra le rispettive famiglie.
In pratica, si trattava di una promessa fatta quand’erano ancora bambine, un impegno al quale difficilmente avrebbero potuto sottrarsi: il cosiddetto matrimonio combinato, per motivi di interesse, di prestigio, di alleanza con nuclei famigliari potenti, oppure per garantire alla ragazza una vita che la sua famiglia non era in grado di assicurarle, a causa delle misere condizioni economiche. Spesso ciò era anche dettato dall’esigenza di “sistemare” le figlie femmine per lasciare intatto il patrimonio ereditario riservato ai discendenti maschi.
Tutto questo avveniva anche nella società coloniale del Nord America nel XVI, XVII e XVIII secolo e negli Stati Uniti del XIX secolo, sia fra la gente di razza bianca, che nelle tribù indiane. Presso queste ultime, il matrimonio consisteva in un semplice acquisto della donna, dietro pagamento di un certo numero di cavalli, di coperte, di armi pregiate o di altri generi. Leggi il resto

I duelli e le sparatorie

A cura di Omar Vicari

Pistoleri nel 1870In molti film western, il duello, inteso come lo scontro tra due individui (in genere il buono contro il cattivo), viene rappresentato più o meno sempre alla stessa maniera. In una strada assolata di una sperduta città di frontiera i due antagonisti si affrontano, mano calata sul calcio della pistola, pronti a sparare un unico colpo che ucciderà uno dei due (quasi sempre il cattivo). Nella realtà comunque, la dinamica dei fatti non era neanche lontana parente delle immagini che il cinema ci ha propinato. Molti sono i miti da sfatare. Per esempio era assai difficile che uno dei contendenti “chiamasse fuori“ l’avversario di turno per un eventuale duello in strada. Nella realtà, la maggior parte degli scontri si verificava nell’ambito del momento, quando la tensione, per esempio, saliva durante una partita a poker o al tavolo di faraone.
I due antagonisti poi, quasi mai si trovavano uno di fronte all’altro alla classica distanza dei cinquanta passi. Leggi il resto

La cerimonia del peyote tra i Nativi Americani

A cura di Isabella Squillari

Peyote ceremony
Fin dall’alba della civiltà la religione ha sempre ricoperto un ruolo molto importante nella vita dell’uomo.
Ha viaggiato di pari passo con la comparsa sul nostro pianeta delle prime creature appartenenti al genere umano, e si è moltiplicata nei suoi numerosi culti, servendo da scudo contro le forze del male. La religione ha fornito agli antichi guerrieri armi efficaci quanto incredibili per combattere le altre tribù, esercitando un influsso sinistro sul nemico. Nel 1870 la religione apparve tra gli indiani delle pianure in una forma fino ad allora sconosciuta chiamata “Peyotismo”, anche se già nel 1560 gli spagnoli giunti da poco in Messico scoprirono che i nativi si nutrivano di una “radice diabolica”.
Il peyote era al centro di un culto che si diffuse anche tra gli indiani del Sud e del Sudovest. I missionari si opposero al suo utilizzo e stigmatizzarono questo rito come diabolico e blasfemo, a causa delle allucinazioni provocate dalla droga che generavano le visioni, portando l’individuo in un regno spirituale al di là del mondo reale, in un paradiso insolito e surreale che nulla aveva a che fare con l’esistenza materiale. Leggi il resto

L’angelo di Marye’s Heights

A cura di Renato Panizza

I genieri del 50th New York del maggiore Ira Spaulding e del 15th New York del tenente McGrath avevano finalmente terminato di sistemare i tre pontoni di barche, sotto il tiro micidiale degli sharpshooters sudisti, appostati sull’altra riva del fiume Rappahannock. Ora, alle 14,30 del 11 Dicembre 1862, alcuni reparti delle Divisioni dei generali Howard e Getty, iniziavano ad attraversare il fiume e a costituire le “teste di ponte” nella cittadina di Fredericksburg. Dopo quattro ore e mezza di combattimenti casa per casa, la resistenza dei mississippiani di Barksdale (Divisione McLaws) e degli uomini della Florida di Perry (Divisione Anderson), era vinta. Ma, sulla collina retrostante la città, tre brigate sudiste erano saldamente posizionate in una stradina in cui era stata scavata una trincea e dietro un lungo muretto di pietra: erano le cosiddette “alture di Marye”, una posizione che prometteva di essere veramente forte! Leggi il resto

Belle Star, la regina dei banditi

A cura di Luca Barbieri

Belle Star
In un mio articolo ho speso qualche parola sull’affascinante Annie Oakley, e, a proposito di donne armate, un piccolo cenno merita anche Belle Star, popolarmente nota come “la regina dei banditi”.
La “regale” signora in questione si costruì una solida fama assaltando banche, diligenze e treni, e comandando un feroce gruppo di ladri di cavalli e di bestiame nel Territorio Indiano, prodezze che in una qualunque sala da tè di Boston sarebbero però state trattate con una certa sufficienza, il che dimostra come la reputazione di una ragazza non sia un immobile macigno quanto piuttosto una foglia al vento.
All’Est, ad esempio, non avrebbe trovato uno straccio di marito, ma in Territorio Indiano ne ebbe invece una pletora, ovviamente uno più malfamato dell’altro: Cole Younger della banda James; Jim Reed; il mezzo Cherokee Sam Starr, che le diede il cognome; il texano Middleton, che aveva ucciso Starr; l’indiano Creek Jim July. Leggi il resto

Buffalo Bill

A cura di Sergio Mura

Buffalo BillNel 1867, quando fu assunto dalla Union Pacific Railroad, la società che per volontà del presidente Abramo Lincoln stava realizzando la ferrovia transcontinentale che avrebbe collegato New York a San Francisco in otto giorni, Buffalo Bill aveva solo vent’anni e tutti lo conoscevano ancora come William Cody. Per sfamare i milleduecento operai impegnati nella grande opera, la società costruttrice aveva pensato di attingere all’imponente risorsa di bisonti che pascolavano liberamente per le praterie. La scelta della persona a cui affidare l’incarico fu presa in poche ore.
Nei pressi della città di Hays, vicino all’attuale Kansas City, Cody dovette confrontarsi, vincendo, con Bill Comstock, allora famoso come cacciatore di bisonti.
Il suo primo incarico fu come staffetta-portaordini presso la ditta Russel-Majors & Waddel al seguito di una carovana di bestiame da macello diretta a Salt Lake City. Leggi il resto

Oklahoma, 1889, la folle corsa alla terra

A cura di Michele De Concilio

Con una sei-colpi appesa al fianco e un Winchester a pompa nelle mani, il giovane mandriano affrontò un altro pretendente illegale. “Siamo arrivati insieme”, gridava il secondo uomo. Pretendeva una suddivisione non equa della lussureggiante distesa verde da 160 acri nella quale si trovavano: a lui sarebbe andata la porzione più grande e al giovanotto, naturalmente, la più piccola. Il ragazzo fu irremovibile: “160 acri o sei piedi, per me è lo stesso…” Alla fine – insieme al suo Winchester – l’ebbe vinta ed ottenne la sua parte del nuovo Eden nella più selvaggia, grandiosa corsa per le nuove terre nella storia degli Stati Uniti.
La corsa ebbe inizio il 22 aprile 1889, un luminoso giorno di primavera, mite e senza nubi. La prateria dell’Oklahoma era rinverdita con la nuova stagione, un piccolo angolo di paradiso per le migliaia di pionieri in cerca di terre.
Lungo i confini del Territorio Indiano, conosciuto con il nome di Unassigned Lands, fremeva uno sciame di persone eccitate che attendeva impaziente, pregava, litigava, si spintonava per meglio posizionarsi. Esse avevano occhi solo per il grandioso premio davanti a loro: 160 acri di terra del governo, che sarebbero stati del primo che ne avesse rivendicato la concessione… Leggi il resto

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