Johnny Ringo, una vita agitata

A cura di Omar Vicari

Un ritratto di Johnny Ringo
Philip Jansen Ringo fu il primo dei Ringo a venire in America. Nacque in Olanda attorno al 1600. Si sposò a New Amsterdam, la città che in seguito prese il nome di New York.
La famiglia Ringo si diffuse presto su tutto il territorio dell’ovest. Philip Jansen Ringo ebbe cinque figli. Da uno di questi, Albertus Ringo (1656-1679), discende direttamente il futuro pistolero.
Nel 1848 Martin Ringo sposa Mary Peters nella contea di Clay nel Missouri. Per inciso tale contea sarà per lunghi anni il teatro delle gesta della banda James-Younger. Subito dopo la coppia si sposta nella contea di Wayne nello stato dell’Indiana e lì nasce nel 1850 il loro primo figlio: John Peters Ringo il futuro virtuoso della sei colpi.
Egli fu il maggiore di una famiglia di due fratelli e tre sorelle.
Nel 1853 Coleman Purcel Younger, lo zio di “Cole” Younger futuro compagno di Jesse James, sposa una componente della famiglia Ringo, per l’esattezza la zia di John. Leggi il resto

Gli Arikara (galleria di immagini)

A cura di Jonathan Holmes

Il popolo Arikara, chiamato talvolta Sahnish, Arikaree o Ree, è una tribù di Nativi Americani che vive in Nord Dakota e, in parte, nel Sud Dakota. Nella loro storia gli Arikara, popolo molto valoroso e fiero, hanno vissuto a stretto contatto con i Mandan e gli Hidatsa con i quali avevano instaurato un rapporto basato su equilibri non semplici ma che mostravano di funzionare.
Gli Arikara parlavano la lingua “Caddoan”, ancora oggi parlata dagli anziani della tribù negli insediamenti del Nord Dakota. Il Caddoan è una lingua è simile a quella parlata dai Pawnee, ma non è della stessa famiglia linguistica.
Gli Arikara abitavano inizialmente il Sud Dakota, ma poi furono costretti a spostarsi nel Nord Dakota a causa della decimazione patita a causa delle molte malattie (soprattutto il terribile vaiolo) portate dagli europei dopo il 1830. Il loro numero calò così tanto da costringerli a piegarsi a relazioni deboli con i Mandan e gli Hidatsa, due tribù dei territori circostanti. In seguito molti vennero arruolati dall’esercito americano e dal colonnello George Armgstrong per la campagna di Little Big Horn. Leggi il resto

Hugh Glass, tra verità e finzione

A cura di Domenico Rizzi

ZZ30A2B353Il recente film “The Revenant”, diretto nel 2015 da Alejandro González Iñárritu, destinatario di 12 nomination che gli sono valsi 3 premi Oscar (miglior regia, miglior attore protagonista Leonardo di Caprio e miglior fotografia di Emmanuel Lubezki) e 3 Golden Globe (miglior film drammatico, miglior regista e miglior attore protagonista) ha riproposto l’incredibile odissea di Hugh Glass, un avventuroso cacciatore di pellicce che compì un’impresa quasi unica nella storia del West.
Glass, nato in Pennsylvania da genitori scoto-irlandesi nel 1783 (secondo altre fonti, nel 1780) – pochi anni prima del più famoso David Crockett, che come lui sarebbe perito di morte violenta combattendo ad Alamo contro i Messicani del generale Antonio Lopez de Santa Anna – raggiunse le selvagge terre situate fra il corso del fiume Platte e l’alto Missouri per dedicarsi alla professione del trapper, all’epoca assai redditizia. Leggi il resto

Ipotesi su Custer e uniformi al Little Bighorn

A cura di Andrea Carlucci

L’immagine popolare della cavalleria americana nel West è stata fortemente condizionata prima dalla stampa popolare, poi dal circo ed infine sopratutto dal cinema, di cui il fumetto e la televisione ne rappresentano una sintesi. La settima arte, da sempre, ha amato rappresentare i soldati cavallo in un’iconografica uniforme mutuata dal ricordo della Guerra Ispano-Americana, assai più vicina a se nel tempo rispetto alle guerre indiane, piuttosto che agli omaggi artistici di Remington. Questo forse, perché il cinema cominciò ad essere popolare, proprio nell’epoca di Teddy Roosevelt, già comandante dei Rough Riders appunto, la cui uniforme guarda caso somigliava molto a quella dei futuri cavalleggeri in celluloide e non. Un politico e un capo di stato che, più di altri (forse l’unico), seppe incarnare in se lo spirito della frontiera giunta ormai al tramonto. Del resto il pubblico, da sempre, ha bisogno di riconoscere gli eroi e se i “Nostri” fossero arrivati a fine pellicola abbigliati più da guerriglieri, che da soldati tutti avrebbero pensato solo a dei cowboys con tromba e bandiera. Leggi il resto

Le diligenze del West

A cura di Luciano Guglielmi

Una diligenza
Nel secolo XIX, le diligenze erano normalmente trainate da due coppie di cavalli, dette “tiro a quattro”, solo per particolari percorsi, salite o strade con fondo difficile, si attaccavano sei cavalli “tiro a sei”. Le fermate durante il viaggio si definirono “stazioni”, il percorso tra una stazione e l’altra si definì “tratta” l’atto del viaggio era definito “diligenza”, da qui il nome del mezzo. Il viaggiare in diligenza era definito “scena” ed in fine, la diligenza in viaggio con passeggeri, era definita “pullman”.
Tutta questa terminologia la ritroviamo nelle ferrovie, che sostituirono le diligenze e nelle linee degli autobus, chiamati ancora oggi pullman.
La diligenza o stagecoach, era un carro chiuso con all’interno un doppio sedile per i passeggeri, vi era anche un doppio sedile esterno per passeggeri chiamato “paniere”, anteriormente la panca del Driver, con seduto vicino la guardia armata di fucile. Nelle tratte difficili per banditismo, altre guardie armate seguivano a cavallo. Leggi il resto

Prairie Dog Sunset (recensione e intervista)

La copertina del libro
E’ uscito il nuovo attesissimo libro di Domenico Rizzi, infaticabile ed espertissimo scrittore di storia del west e capace romanziere. Il titolo del libro è “Prairie Dog Sunset” ed è un romanzo che ci porta nell’epopea del West attraverso l’ambientazione e i personaggi che hanno fatto della frontiera un mito non solo cinematografico.
Le avventure di Frank Lamar e quelle di una cittadina del Wyoming, ci fanno ripercorrere l’ascesa e il declino di un’epoca. Tutto il romanzo è incentrato sulla vita di un uomo che come molti uomini di frontiera ha l’unica ambizione di portare avanti l’esistenza in luoghi da colonizzare. Ed è così che gli uomini e le donne e i personaggi famosi del West si fondono in un grande romanzo corale. Sunset Prairie Dog è il declino di un epoca, che con l’arrivo del 900 consegna le storie della frontiera all’immaginario collettivo delle generazioni successive entrando di diritto nella storia del mondo occidentale.
Il libro conferma la bravura di Domenico Rizzi e la sua capacità di far sognare il west anche a chi non ci è mai stato di persona, ma anche di catapultare il lettore all’interno delle scene d’azione al punto che sembra di viverle.  Leggi il resto

Gli Hopi e la Danza del Serpente

A cura di Ginetta Rocchi

Danzatori Hopi
Gli Hopi si ritengono i primi abitanti dell’America. Infatti il loro villaggio di “Old Oraibi” è considerato il più antico del Nordamerica. Gli Hopi vivono in villaggi di pietra, con terrazze, appollaiati in cima a tre “mesas” sospese tra cielo e terra, nell’Arizona Settentrionale, a circa 60 miglia a nord della linea principale della Ferrovia di Santa Fe. Gli Hopi si riferiscono a se stessi come “Hopitu Shinumu”, cioè “il piccolo popolo della pace”. Sono agricoltori e il loro alimento principale è il granturco.
I bambini hanno un ruolo importante nella vita degli Hopi, fin dalla nascita. Le bambine in particolare, hanno un posto speciale nella società, poiché assicurano il perpetuarsi della tribù. Il bambino appartiene alla tribù della madre, e i suoi legami più stretti, dalla nascita alla morte li avrà con la madre.
Durante i primi 20 giorni dalla nascita, sono poste nella culla, ai due lati del neonato due pannocchie di granturco. Una rappresenta la madre, l’altra il bimbo. Sono chiamate “pannocchie della madre” e sono considerate sacre. Leggi il resto

La costruzione delle sod house e la vita dei coloni

A cura di Sergio Mura

Una tipica, umile sod house
Gli indiani che popolavano il west vivevano spesso nelle infinite praterie dove c’era una cronica scarsità di alberi. Per costruire le loro capanne utilizzavano zolle di terra o di terra mista ad erba. Ne risultavano alloggiamenti robusti e stabili, freschi nelle estati torride e tiepidi nel gelido inverno.
I coloni americani che raggiunsero le praterie e le abitarono dopo i nativi usavano gli stessi poveri materiali disponibili in quei luoghi per edificare le loro casette rettangolari, le “sod house”. Quegli agricoltori realizzavano delle semplici zolle di terra erbosa che venivano estratte dal terreno umido per le piogge utilizzando delle zappe metalliche.
Una sod house è quindi una casetta rettangolare con pareti costruite con zolle di terra o torba, posate in strati orizzontali; non mancavano ovviamente alcune piccole finestre e un tetto, anch’esso ricoperto di zolle di terra o di paglia. Case simili erano assai comuni tra quelle edificate dai coloni delle grandi pianure. D’altra parte le più classiche alternative erano ababstanza improponibili in quei luoghi per via della grande penuria di alberi e persino di pietre. Leggi il resto

Scuole, istruzione e insegnanti nel west

A cura di Sergio Mura

Bambini a scuola
Alla frontiera c’era giusto il tempo per imparare quel che era utile a sopravvivere. L’inclemenza del clima, le difficoltà di relazione tra bianchi e con gli indiani, la distanza dalla civiltà, la natura sostanzialmente ostile, erano tutti elementi che rendevano quasi inutile pensare a qualcosa legato all’istruzione delle persone. D’altro canto, quando erano pochissimi gli adulti che sapevano leggere o far di conto, era perlomeno un azzardo pensare alla scuola ed alla sua promozione.
Solo dopo il 1870 gli stati decisero di affrontare seriamente la problematica, istituendo i distretti scolastici nel tentativo di migliorare la diffusione dell’istruzione in tutto il West.
Nonostante queste premesse, in numerosi avamposti della civiltà, a ovest del Missouri, c’era sempre chi tentava di istruire i propri bambini. Leggi il resto

Along the River

A cura di Giampaolo Galli

Along the River
Una battuta di caccia, un cinico avvocato che indaga su un efferato caso di omicidio, e uno sceriffo che scopre di avere un figlio assassino.
Sono questi gli elementi principali da cui si sviluppa la trama di Lungo il fiume, il racconto da cui è stato tratto il cortometraggio Along the River con Franco Nero, per la regia di Daniele Nicolosi, e che questa settimana ha conquistato un ambito riconoscimento come premio speciale per opere straniere agli American Movie Awards, uno dei festival più importanti per il cinema indipendente. In origine, avevano partecipato a questa rassegna nomi come Steven Spielberg, Michael Cimino, Clint Eastwood, Meryl Streep, Burt Reynods, Henry Fonda, e molti altri.
La consegna ufficiale del trofeo in cristallo avverrà il 22 maggio a Las Vegas, Nevada.
Quando scrissi questa breve storia quattro anni fa, non potevo certo immaginare che avrebbe fatto tanta strada, fino ad approdare oltreoceano e conquistare i critici cinematografici americani. Leggi il resto

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