La frontiera in fiamme: l’epopea di Pontiac

A cura di Pietro Costantini

Il grande Pontiac
Nel 1760, anche se i Francesi stavano combattendo ancora ostinatamente in mare, la Guerra Franco-Indiana era praticamente finita. Il Canada era stato ceduto agli Inglesi, e le bandiere inglesi sventolavano su Quebec. Le notizie della sconfitta non avevano ancora raggiunto le guarnigioni francesi sui Grandi Laghi. Nell’autunno del 1760 il maggiore Robert Rogers, con duecento rangers britannici, si imbarcò su quindici imbarcazioni per la caccia alla balena, per portare nell’interno la notizia della resa e prendere possesso delle fortezze francesi sui laghi. Questo era un compito alquanto pericoloso. Infatti, anche se non si doveva temere nessuna resistenza da parte dei Francesi, gli Indiani che erano loro alleati potevano non essere al corrente che le cose erano cambiate. In effetti, era dubbio se essi avrebbero acconsentito a parlamentare con i Britannici prima di attaccarli.
Rogers e i suoi uomini, comunque, costeggiarono le sponde del lago Erie senza problemi fino all’inizio di novembre. Leggi il resto

Butch Cassidy

Un ritratto di Butch Cassidy
Di Butch Cassidy si è detto molto, scritto moltissimo e ipotizzato tutto il possibile, quando non l’impossibile. E’ il destino che spetta a chi è entrato nella leggenda del west dalla porta principale, con una fama che è obiettivamente sproporzionata alla vera vita.
Butch Cassidy è stato un autentico fuorilegge, uno che aveva messo su una banda per rapinare le ferrovie e le banche nel sud-ovest degli Stati Uniti. Tuttavia, benché fosse uno dei banditi più ricercati d’America, divenne noto come una specie di “ladro gentiluomo”; una simpatica canaglia, come ce lo tramanda la tradizione, capace addirittura di farsi benvolere e di risultare simpatico.
D’altronde la mitologia legata al personaggio racconta che non ha mai ucciso e che fosse una persona estremamente simpatica e alla mano. Leggi il resto

Il massacro di Camp Grant

A cura di Pietro Costantini

Il capo Eskiminzin
Il primo popolo moderno ad abitare l’attuale Arizona meridionale fu quello degli O’odham. Essi sono divisi in due branchie principali: gli Akimel O’odham, o popolo del fiume, e i Tohono O’odham, il popolo del deserto. Non erano genti nomadi. Erano coloni che si stanziavano lungo il corso dei fiumi, praticavano l’agricoltura e vivevano in piccoli villaggi. Gli Akimel O’odham risiedevano lungo il Gila e deviavano l’acqua del fiume mediante canali d’irrigazione come i loro antenati, gli Hohokam. I Tohono O’odham ed i loro immediati progenitori, i Sobaipuri, avevano colonizzato le zone lungo i fiumi San Pedro e Santa Cruz, che scorrevano verso nord, dal Messico all’Arizona. I villaggi sul Santa Cruz comprendevano Tubac, Bac e Chuk Son. I popoli Atapascan, noti come Navajo e Apache, erano dei nuovi arrivati, migrati in Arizona in qualche momento del XV secolo, proprio un centinaio di anni prima dell’arrivo degli Spagnoli.
Avventurieri spagnoli comparvero sulla costa orientale del Messico nel 1519. Dopo la conquista della capitale azteca, Tenochtitlán, nel 1520 allargarono i territori conquistati, premendo verso nord e verso sud. Leggi il resto

Ombre bianche, chiamata al west!

Il nostro pard Mario Raciti, un giovane assai talentuoso, esperto conoscitore della storia del west e co-amministratore del Il Forum di Farwest.it, ha intrapreso una lodevole strada che lo porta ad unire una prospettiva di lavoro alla sua indomabile passione per la frontiera. In questa prospettiva ci siamo tutti noi, indubbiamente, perché ad essa, anche ad essa, sono agganciate le nostre speranze di avere tra le nostre mani dei nuovi libri dedicati alla storia del west. Libri di cui sentiamo il desiderio e che sono diventati ormai una rarità, sfornata con il contagocce da coraggiose case editrici che meritano il nostro incoraggiamento e che hanno bisogno di sentire la nostra vicinanza.
In questo caso, la prospettiva di cui ci parla Mario è collegata alla casa editrice Villaggio Maori, una piccola e agguerrita azienda di Catania che ha appena lanciato un’intera collana di libri sulla storia del west! Una notizia bomba che in moltissimi attendevamo, scrutando la frontiera alla ricerca di un segno che non arrivava mai… Leggi il resto

1864: Sherman ordina la distruzione di Atlanta

Un grazie a Gilgamesh58

Nel 1864, dopo aver ottenuto la resa della città di Atlanta, il generale Sherman ordinò a tutta la popolazione di sgombrare la città confederata.
Quando il consiglio cittadino si appellò a lui perchè revocasse l’ ordine, adducendo il motivo che avrebbe provocato grande sofferenza a donne, bambini ed anziani ed ad altri che non avevano alcuna responsabilità per quella guerra, Sherman mandò una risposta in cui chiaramente faceva intendere che avrebbe fatto qualunque cosa per ottenere la vittoria dell’Unione: “La guerra è crudeltà e non si può ingentilirla e coloro che hanno portato la guerra nella nostra nazione meritano tutti gli anatemi e le maledizioni che si possano lanciare… Voi non potrete mai avere la pace e contemporaneamente una divisione della nostra nazione… Io condurrò la guerra in modo da ottenere una completa e veloce vittoria.”
Prima di lasciare Atlanta Sherman rase al suolo la città e proseguì la sua marcia in direzione del mare. Leggi il resto

La battaglia di Little Bighorn

139° anniversario della battaglia di Little Big Horn (25-06-1876/25-06-2015)

A cura di Sergio Mura

La battaglia del Little Bighorn — spesso identificata come “Custer’s Last Stand” o “Il massacro di Custer” o, ancora, secondo gli indiani, come la Battaglia di Greasy Grass — fu uno scontro molto duro tra una coalizione di Lakota e Cheyenne del nord e il 7° Cavalleria degli Stati Uniti. Lo scontro si svolse tra il 25 ed il 26 giugno del 1876 nei pressi del fiume Little Bighorn nella parte orientale del Territorio del Montana. Al Little Bighorn vinse la coalizione indiana e questo rese la battaglia l’episodio più noto tra tutti quelli che hanno caratterizzato le Guerre Indiane. Il distaccamento del 7° Cavalleria comandato dal Tenente Colonnello George A. Custer fu completamente annientato. Fin dai primi mesi dell’anno 1876 migliaia e migliaia di indiani avevano abbandonato le loro riserve per trovare ospitalità nei territori del nord dove risiedevano i cosiddetti “ostili”, ossia quei gruppi di indiani che non accettavano di essere rinchiusi all’interno delle riserve. Leggi il resto

Le malattie dei bianchi contro gli indiani

Nel corso dei lunghi decenni di guerre indiane che caratterizzarono la conquista del west da parte delle popolazioni bianche, un’ampia parte nel ridurre le ribellioni dei popoli nativi la fecero le malattie europee. Il contatto con i bianchi, infatti, non portò agli indiani solamente lo spostamento forzato di decine e decine di tribù da un posto ad un altro e poi ad un altro ancora; portò anche la spettacolare diffusione di numerose malattie che gli indiani non erano in grado di fronteggiare.
Per comprendere meglio la portata di quel che stiamo sostenendo, è importante sottolineare che studi piuttosto accreditati hanno stimato che le morti per malattie di origine europea tra gli indiani siano state da due volte e mezzo a cinque volte di numero superiore a quelle causate da eventi guerreschi. Leggi il resto

Resa dei conti per Bob Ford, l’assassino di Jesse James

A cura di Omar Vicari

Bob Ford
Non fosse stato per la scoperta dell’argento, nel1892 la città di Creede sarebbe rimasta un anonimo punto sulla cartina del Colorado.
In seguito alla scoperta del prezioso minerale invece, la città si riempì di uomini decisi a strappare tale ricchezza alla terra. Oltre a quell’esercito di minatori, la città ospitava un nutrito numero di giocatori, truffatori, prostitute, ladri e assassini. Vi erano saloon in gran numero, ma uno di questi spiccava se non altro per il nome del proprietario, protagonista dieci anni addietro, di un fatto la cui risonanza aveva raggiunto anche gli angoli più lontani degli Stati Uniti : l’assassinio di Jesse James, l’uomo più ricercato d’America.
La persona in questione, proprietario di uno dei saloon di Creede rispondeva al nome di Bob Ford. Leggi il resto

Osage, il popolo venuto dalle stelle (Origini – 1800)

A cura di Pietro Costantini

Nel corso del XVII secolo, le Pianure orientali furono occupate da una serie di nazioni agricole, sia di lingua Caddo, come i Wichita, i Caddo e i Pawnee, sia di lingua Siouan, nella variante Dhegihan come gli Osage, i Kansa (o Kaw), gli Omaha e i Ponca, e nella variante Chiwere come gli Iowa e i Missouri. Costruivano vicino a fiumi e torrenti villaggi di case circolari coperte di terra o erba, coltivavano campi di mais, zucche, fagioli e tabacco, e parte dell’anno si avventuravano nelle praterie per cacciare il bisonte.
Il popolo Osage proveniva dalla valle del fiume Ohio, nell’attuale Kentucky, dove aveva vissuto per migliaia di anni. Come per altri popoli, la necessità di migrare a ovest fu determinata dalla forte espansione degli Irochesi nelle loro terre d’origine. Al culmine della loro potenza, a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, gli Osage controllavano una zona compresa fra gli stati attuali del Kansas, Missouri, Arkansas e Oklahoma. Leggi il resto

Gli affari d’oro, col bestiame, si fanno a Nord!

La marchiatura
Quando gli allevamenti texani erano già una realtà consolidata e in cerca di espansione e di mercati, gli allevatori non tardarono ad accorgersi degli alti prezzi del bestiame raggiunti nelle piazze a Nord e a Est e subito pensarono di portare laggiù le loro bestie per realizzare un buon business. Poco importava se per fare ciò bisognava dannarsi l’anima su una pista di circa 800 chilometri; la cosa importante era per loro il guadagno.
Agli allevatori interessava un obiettivo primario, cioè raggiungere con i minori danni una stazione ferroviaria per poter caricare le bestie su un treno e spedirle ai mercati dell’Est o del Nord dove sarebbero state vendute a peso d’oro.
Una delle prime stazioni poste come meta fu Sedalia, nel lontano Missouri, da cui partivano i treni per Saint Louis e altre lucrose città dell’Est. Leggi il resto

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